'O sistema, il libro, il film di Matteo Scanni

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31 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (31/01/2006 - 21:08)

CLAN CONTROLLAVA ASTE MONTE DEI PEGNI, 32 ARRESTI

NAPOLI - Il clan camorristico capeggiato da
Giuseppe Misso esercitava un controllo assoluto sulla vendita
all' asta del monte dei pegni che si svolgono a Napoli nelle
agenzie del Banco di Napoli e della Banca di Roma. E' quanto e'
emerso da una inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale
antimafia di Napoli.
   La Guardia di finanza di Napoli ha eseguito 32 ordinanze di
custodia e circa 50 perquisizioni, sequestrando gioielli,
negozi, automobili, e danaro in contanti e titoli per un valore
di 3 milioni e 100mila euro. Tra i destinatari dei provvedimenti
diversi esponenti del clan Misso, la potente organizzazione
camorristica attiva nel centro storico di Napoli.
   Le ordinanze sono state emesse dal gip Sergio Marotta su
richiesta dei pm della Dda, Filippo Beatrice e Giuseppe
Narducci. Dalle indagini e' emerso che i camorristi anche
attraverso la complicita' di due funzionari delle banche e
grazie a prestanome entravano in possesso di gioielli pignorati
e non riscattati dai legittimi proprietari. Gli altri potenziali
acquirenti che intendevano partecipare alle gare venivano
estromessi con minacce e altre forme di intimidazione. Una volta
entrati in possesso dei preziosi i camorristi portavano i
gioielli in un locale a piano terra in via San Gregorio Armeno
adibito a ''Circolo per anziani''. Qui si svolgeva un'altra asta
per la distribuzione dei gioielli che venivano destinati alla
rivendita a gioiellieri della citta' oppure avviati alla fusione
per l'immissione in nero nel circuito orafo. Tra le persone
coinvolte nell'inchiesta figurano anche alcuni gioiellieri. E'
stato stimato che l'organizzazione dal 2000 ad oggi ha investito
per l'acquisto degli articoli di oreficeria, gioielleria ed
orologeria circa quattro milioni di euro all'anno.
   I reati contestati sono di associazione camorristica e
turbativa d'asta. A quattro dipendenti delle banche oltre alla
turbativa d'asta e' contestato il concorso esterno in
associazione camorristica e ad uno dei funzionari il reato di
ricettazione.
   Le indagini sono scaturite dalle rivelazioni di alcuni
pentiti del clan Giuliano che avevano rivelato come i Misso
controllassero le aste delle banche. Gli elementi di accusa sono
basati, tra l'altro, su intercettazioni telefoniche e riprese
video. (ANSA).

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27 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (27/01/2006 - 21:06)

TRAFFICO COCAINA DA SUD AMERICA, ARRESTI NEL NAPOLETANO

NAPOLI - Una organizzazione di
narcotrafficanti che importavano cocaina dal Sud America per
rifornire il mercato di Napoli e della Provincia e' stata
scoperta dal Gruppo operativo antidroga della Guardia di Finanza
che ha eseguito oggi 17 ordinanze di custodia emesse dal gip
Maria Picardi, su richiesta del pm della Dda, Stefania Castaldi.
Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati
complessivamente 21 chilogrammi di cocaina
Tra i destinatari dei provvedimenti, esponenti di rilievo di
clan camorristici del Napoletano: oltre al presunto capo
dell'organizzazione, Gennaro Uccello, di 51 anni, figurano la
moglie di quest'ultimo, Nunzia Spina, di 46 anni (entrambi erano
gia' detenuti); il ''chimico'' della banda che provvedeva a
piazzare la droga, Pasquale Palmieri, di 48 anni, anch'egli gia'
detenuto e considerato anche collettore di milioni di dollari
versati ai trafficanti colombiani per l'acquisto delle partite
di cocaina e per la latitanza in Spagna di Uccello prima della
sua cattura; il ''contabile'' del gruppo, Carmine Pastorelli, di
45 anni. Nell'elenco c'e' anche Raffaele Terracciano, di 36 anni
- attualmente gia' in carcere perche' arrestato dagli uomini del
Goa nel 2001 mentre ritirava una partita di cinque kg di cocaina
- considerato esponente di spicco dell'omonimo clan di Pollena
Trocchia (Napoli) e padre della piccola Valentina, la bimba di
due anni uccisa per errore in un agguato di camorra avvenuto nel
novembre del 2000 e del quale l'uomo era il vero bersaglio.
Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno accertato
che Gennaro Uccello, mentre era latitante in Spagna, venne
sequestrato nel dicembre del 2001 da un gruppo di colombiani
perche' non aveva pagato alcune partite di cocaina. Il rapimento
si concluse con il rilascio dell'uomo dietro pagamento di
un'ingente somma di danaro. Durante questa fase, gli uomini del
Goa scoprirono il ruolo della moglie, ritenuta inserita
nell'impresa criminale: la donna tratto' infatti direttamente
con i colombiani per la liberazione del marito. (ANSA).

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27 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (27/01/2006 - 21:03)

BLITZ POLIZIA A CASERTA; IL CLAN BELFORTE

ROMA - Il raggio d' azione del clan Belforte
- di cui 17 affiliati sono stati arrestati stamattina in un'
operazione della Squadra mobile di Caserta - si sviluppa nel
capoluogo e nelle limitrofe citta' di Marcianise e San Nicola la
Strada.
   La cosca, che fa parte della confederazione dei Casalesi, e'
una delle piu' sanguinarie dell' intera geografia criminale
campana, responsabile di decine di omicidi, soprattutto di
appartenenti alla opposta consorteria dei Piccoli-Delli Paoli.
Il clan, da sempre impegnato nei traffici internazionali di
sostanze stupefacenti, si e', tuttavia, distinto per essere
molto attivo sul territorio nel settore delle estorsioni e dell'
usura. I Belforte vivono oggi un momento di limitata
operativita' anche a causa dei numerosi arresti che hanno
riguardato i capi strategici della cosca.
   Le linee d' intervento stabilite dal Servizio centrale
operativo (Sco) della Direzione centrale anticrimine (Dac) della
polizia nei confronti delle grandi organizzazioni mafiose sono,
da sempre, indirizzate a contrastare i clan in ogni loro azione
criminale. Ogni associazione criminale mafiosa, come nel caso
del clan Belforte, viene esaminata anche da selezionati
investigatori finanziari per individuare e, conseguentemente,
sequestrare gli ingenti proventi illeciti nella loro
disponibilita'. (ANSA).

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25 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (25/01/2006 - 21:01)

INCHIESTA CLAN CASALESI,ARRESTI PER RACKET E OMICIDI

NAPOLI - Sono 34 le ordinanze di custodia
eseguite dalla squadra mobile di Caserta, dal commissariato di
Castelvolturno e dalla compagnia dei carabinieri di Mondragone
nell'ambito dell'inchiesta sul clan dei Casalesi. I
provvedimenti sono stati firmati dal gip Giovanna Ceppaluni su
richiesta dei pm della Dda di Napoli Raffaele Cantone, Giovanni
Conzo e Raffaele Marino.
   L'indagine riguarda l'attivita' del clan dei Casalesi
dall'inizio degli anni '90 sul litorale domizio e in particolare
nella zona di Castelvolturno. L'inchiesta ha preso avvio dalle
rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia sulla gestione
di numerose attivita' illecite da parte della organizzazione
camorristica. In particolare il clan, secondo quanto emerso
dalle indagini, ha imposto il pagamento di tangenti a
commercianti e imprenditori, ha gestito lo spaccio di
stupefacenti, il contrabbando di sigarette e il racket della
prostituzione: i Casalesi, tra l'altro, imponevano pagamento di
somme di denaro agli immigrati presenti nella zona per
consentire lo spaccio di droga e l'attivita' di prostituzione.
   Dalle indagini e' emerso anche che uomini del clan
''rubavano'' l'acqua potabile dalla rete idrica comunale per
rivenderla agli abitanti della zona destra del Volturno, dove
negli anni scorsi non c'era allacciamento con la rete. I
proprietari di villette del litorale erano inoltre costretti a
pagare tangenti per il servizio di vigilanza effettuato da
alcuni affiliati alla organizzazione.
   Le indagini hanno consentito di scoprire i presunti
responsabili di alcuni omicidi e tentativi di omicidio avvenuti
nel corso degli ultimi anni. Le vittime del racket che si
rifiutavano di pagare le tangenti venivano punite spesso con
furti e rapine per costringerli ad accettare la ''protezione''
della camorra.
 Tra gli arrestati figurano anche un
agente di polizia penitenziaria, accusato di aver procurato
cocaina a detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
(Caserta); ed un vigile urbano in servizio a Castelvolturno, che
e' ritenuto legato al clan e che avrebbe favorito la latitanza
di alcuni esponenti dell'organizzazione.
  L'inchiesta ha messo in luce in particolare il rapporto
esistente tra camorra e gli immigrati che si insediarono sul
litorale domizio negli anni scorsi. Inizialmente si tratto' di
un rapporto conflittuale: il clan, infatti, non gradiva la
presenza degli extracomunitari, il cui insediamento aveva
provocato la crisi del turismo locale e una conseguente
diminuzione degli affari della camorra. All'inizio degli anni
'90 risalgono una serie di episodi di intimidazione ai danni
degli immigrati, tra cui diversi incendi delle loro abitazioni e
un raid punitivo che si concluse con la morte di Carolina
Mocerino, ''accusata'' di aver fittato un appartamento a una
coppia di nigeriani. La donna mori' per le conseguenze delle
ustioni provocate dall'incendio della sua abitazione.
   Successivamente, il clan dei Casalesi giunse ad una sorta di
''accordo'' con alcuni gruppi di extracomunitari ai quali venne
consentito di svolgere attivita' illecite (droga e
prostituzione) in cambio di somme di denaro.
   Dalle indagini sono emersi anche condizionamenti della
camorra sulle attivita' delle amministrazioni pubbliche locali
che portarono, tra l'altro, nel 1998, allo scioglimento del
consiglio comunale di Castelvolturno.
   Per quanto riguarda gli episodi di sangue avvenuti a
Castelvolturno nella meta' degli anni '90, sono stati scoperti i
presunti autori di ferimenti ai danni di alcuni nomadi dediti a
furti.(ANSA).

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25 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (25/01/2006 - 21:00)

GRASSO, ANTIRACKET PARTE CIVILE CONTRO ESPONENTI CLAN

NAPOLI, 25 GEN - E' stata rinviata al 6 marzo
l'udienza del processo contro esponenti del clan dei Casalesi,
per il quale la Fai, federazione antiracket italiana, presieduta
da Tano Grasso, consulente anticamorra per il Comune di Napoli,
si e' costituita parte civile.
   ''Dei nove imputati dei Casalesi - afferma Grasso - coinvolti
in vicende di estorsione aggravata, avvenute a Santa Maria Capua
Vetere, cinque di essi hanno ottenuto il rito abbreviato,
condizionato per due imputati all'interrogatorio dei
testimoni''. (ANSA).

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25 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (25/01/2006 - 20:54)

BLITZ POLIZIA CONTRO CLAN CASALESI, 40 ORDINANZE

ROMA - E' in corso dalle prime ore di questa
mattina, in Campania, un' imponente operazione della Polizia di
Stato contro il cosiddetto 'clan dei Casalesi' per l'esecuzione
di una quarantina di ordinanze di custodia cautelare in carcere.
L'operazione, secondo quanto informa un comunicato, e'
diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia del Tribunale di
Napoli, e vede impegnati  oltre 400 agenti della Polizia di
Stato.
Le indagini, coordinate dai Sostituti Procuratori dott.
Giovanni Conso e dott. Raffaele Cantoni, della Procura
Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno consentito al gip presso
il Tribunale del capoluogo campano, dott.ssa Ceppaluni, di
emettere il provvedimento. Gli accusati vengono ritenuti
responsabili, a diverso titolo, di associazione per delinquere
di stampo mafioso, omicidi consumati e tentati, estorsione ed
altro.
La Squadra Mobile di Caserta ha ricostruito, nel dettaglio,
l' insieme delle attivita' illecite che ha consentito al clan
camorristico di assumere, nel tempo, il controllo di interi
settori commerciali ed imprenditoriali nel litorale domizio.
Gli investigatori ritengono inoltre di aver individuato gli
autori di alcuni episodi di sangue commessi, nel 1994, nel
territorio di Castelvolturno e di aver chiarito le dinamiche tra
le azioni illecite riconducibili ai presunti affiliati al clan.
Gli investigatori della Squadra Mobile di Caserta hanno
inoltre messo a disposizione della Direzione Distrettuale
Antimafia di Napoli numerosissimi elementi che hanno messo in
luce illecite ingerenze anche nel settore della fornitura di
acqua potabile.(ANSA).

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24 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (24/01/2006 - 20:52)

OMICIDIO FAIDA SANITA', FERMATO DA CC PRESUNTO KILLER
E' AFFILIATO AL CLAN MISSO

NAPOLI - Con l'accusa di omicidio aggravato,
i carabinieri del nucleo Operativo di Napoli, al termine di
indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia,
hanno fermato Luigi Esposito, 23 anni, di Melito di Napoli,
ritenuto componente del commando camorrista che il 19 gennaio
scorso ha portato a termine l'agguato in cui e' stato ucciso
Vincenzo Benitozzi. L'omicidio rientra nell'ambito della faida
in corso nel rione Sanita' di Napoli.
Ritenuto affiliato allo storico clan Misso presente nel
centro storico di Napoli ed attualmente in lotta contro una
frangia 'dissidente', Esposito e' accusato di aver partecipato
all'agguato in cui e' stato ucciso Benitozzi, considerato legato
agli 'scissionisti'. Si tratta del sesto omicidio della faida. (ANSA).

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22 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (22/01/2006 - 19:29)

A SCAMPIA ASSAGGIATORI EROINA PER DOSE GRATIS

NAPOLI - A Scampia, quartiere di Napoli
diventato famigerato per la guerra di camorra esplosa nel clan
Di Lauro, ci sono tossicodipendenti disposti a rischiare la vita
pur di ottenere in cambio gratis una dose di droga. Cosi' si
offrono ai signori dello spaccio come assaggiatori di eroina,
provando gli stupefacenti prima che vengano immessi sul mercato.
Della vicenda si occupa oggi il quotidiano la Repubblica. In
media ogni quindici giorni vengono reclutati - secondo quanto
riferiscono medici del Sert, il Servizio tossicodipendenti del
distretto 48 che opera a Scampia - dai dieci ai venti giovani -
consumatori abituali di stupefacenti - disposti a provare la
droga, sia che si tratti di eroina, cocaina o kobrett. (ANSA).

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20 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (20/01/2006 - 19:26)

SEQUESTRATE QUOTE SOCIETA' A ESPONENTE CLAN CASALESI

CASERTA - Agenti della Divisione Anticrimine
della questura di Caserta hanno sequestrato quote di societa' ed
una polizza assicurativa vita nella disponibilita' di Carlo Di
Bianco, ritenuto referente nella zona di S. Maria Capua Vetere e
nelle zone limitrofe del clan camorristico dei Casalesi. Il
provvedimento e' stato adottato, a conclusione di indagini della
Divisione Anticrimine diretta dal vice questore Luigi Botte,
dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di S.Maria
Capua Vetere. In particolare sono state sequestrate quote di
capitale sociale dell'impresa ''Reale&C.'' S.a.S, con sede a S.
Maria Capua Vetere, che opera nel settore dello sbancamento
terra e lavori edilizi e una polizza assicurativa vita intestata
allo stesso Carlo Di Bianco. (ANSA).

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20 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (20/01/2006 - 19:24)

CLAN INSANGUINANO NAPOLI, E C'E' UNA NUOVA FAIDA
TERRORE ALLA SANITA

NAPOLI - Cinque omicidi dall'inizio
dell'anno a Napoli, due nel giro di poche ore. E sei morti
ammazzati in meno di due mesi in quella che, dopo quella di
Scampia, e' la nuova faida che insanguina un altro rione della
citta', la Sanita'. Non conosce soste l'escalation criminale in
citta' dove i responsabili degli ultimi delitti non hanno ancora
alcun nome e cresce la polemica per la concessione degli arresti
domiciliari a Luigi Pesce, uno dei killer, pentito, di Luigi
Sequino, vittima innocente di un'altra guerra di camorra, a
Pianura.
Nella Sanita' i carabinieri hanno continuato oggi controlli e
perquisizioni alla ricerca del killer solitario (probabilmente
accompagnato da un altro uomo che si e' allontanato con
l'omicidio a bordo di una moto) che ieri sera ha ucciso il
pregiudicato di 34 anni Vincenzo Benitozzi all'interno di una
officina meccanica. L'uomo non ha avuto scampo, raggiunto alla
testa, al torace ed all'addome dai colpi di pistola esplosi dai
sicari. Nel locale si trovavano anche il titolare dell'officina
e altri due clienti rimasti illesi. Secondo i carabinieri
l'omicidio potrebbe essere inquadrato nella faida all'interno
del clan Misso esplosa nel rione: Benitozzi era considerato uno
'scissionista', attualmente vicino al clan Torino. E cosi' si
tratta del sesto omicidio dall'inizio dello scontro, da quando
il 29 novembre fu compiuto il primo delitto della serie. Nel
quartiere regna il terrore, tra le persone oneste che assistono
al divampare di una escalation di sangue e probabilmente tra
coloro che sono in qualche modo riconducibili ad una delle
fazioni in lotta e che temono di cadere sotto i colpi dei killer
avversari.
Vittima probabilmente di una trappola e' stato invece
Pasquale Angelino, l'uomo di 49 anni ammazzato nel pomeriggio di
ieri nella zona di San Giovanni a Teduccio, alla periferia
orientale della citta'. I sicari, che forse conosceva, hanno
aperto lo sportello della sua auto, una Y10, scaricandogli
contro cinque colpi di pistola. Angelino sarebbe stato in
passato un autista del clan camorristico guidato dal boss Paolo
Reale.
Non si e' ancora spenta l'eco della rapina con stupro al
corso Vittorio Emanuele di Napoli. C'e' un quattordicenne
accusato, che nega la violenza e ottiene l'esame del Dna. La
testimone del fatto, una ragazza 22enne amica della vittima
dello stupro, dopo aver raccontato i particolari della vicenda
alle forze dell'ordine, vuole essere protetta da eventuali
ritorsioni. (ANSA).

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19 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (19/01/2006 - 19:22)

ARRESTATO PAGNOZZI, E' CAPOCLAN DEL BENEVENTANO

BENEVENTO - Gli agenti della sezione
criminalita' organizzata della squadra mobile di Benevento, in
collaborazione con la Mobile di Napoli, hanno arrestato Gennaro
Pagnozzi, di 67 anni, ritenuto capo dell'omonimo clan
camorristico. Era latitante dal giugno dello scorso anno quando
fu emessa nei suoi confronti una ordinanza di custodia cautelare
in carcere emessa dal gip di Di Giuro su richiesta del pm della
Dda Maria Antonietta Troncone.
La individuazione e la cattura di Pagnozzi, soprannominato
'o' giaguaro, e' stata possibile grazie a pedinamenti ed
appostamenti. Diversi affiliati al clan erano stati arrestati
negli ultimi anni.
Pagnozzi e' stato bloccato mentre era a bordo di un' auto
sulla tangenziale di Napoli. A Pagnozzi sono contestati i reati
di associazione per delinquere finalizzata all' usura ed alle
estorsioni nel territorio della Valle Caudina, tra le province
di Benevento ed Avellino. (ANSA).

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18 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (18/01/2006 - 19:20)

OMICIDIO ANNALISA; GIULIANO, NON HO SPARATO
'QUELLA SERA MI VOLEVANO UCCIDERE SOLO PER IL COGNOME CHE PORTO'

NAPOLI - Non ha mai posseduto una pistola,
tanto meno ne impugnava una la sera del delitto, e chi gli ha
teso l'agguato l'ho ha fatto solo per il nome che porta. Un nome
oggi marchiato di infamia per la decisione di tanti familiari,
un tempo boss incontrastati della camorra di Forcella, di
collaborare con la giustizia. E' la ''verita''' di Salvatore
Giuliano, il 19enne pregiudicato del rione Forcella che ha
deposto al processo, davanti alla quarta sezione della Corte di
Assise, per l'omicidio della 14enne Annalisa Durante, uccisa per
errore durante una sparatoria la sera del 27 marzo 2004.
Per oltre due ore Giuliano ha risposto alle domande dei
giudici della Corte (il presidente Giustino Gatti e il giudice a
latere Isabella Iaselli), del pm Raffaele Marino e dei suoi
difensori, gli avvocati Giacomo Mungiello e Bartolomeo Giordano.
L'imputato ha fornito la sua versione dei fatti, soffermandosi
soprattutto sulla ricostruzione della dinamica dell'agguato, che
contrasta con le conclusioni degli inquirenti: l'accusa sostiene
infatti che egli abbia sparato per rispondere al fuoco aperto
dai due sicari e che ad uccidere la ragazza sia stato un
proiettile partito quasi certamente dalla sua arma; lui afferma
invece che era disarmato e che a sparare furono quindi solo i
suoi aggressori, ai quali sfuggi' riparandosi dapprima dietro
un'auto in sosta e mettendosi a correre verso vico Carbonari a
Forcella, dove riusci' poi nascondersi nel proprio appartamento.
''Solo quando all'inizio del vicolo mi voltai per un attimo per
vedere se mi stavano inseguendo ho visto per terra il corpo di
Annalisa''.
Secondo l'accusa, Salvatore Giuliano faceva da guardaspalle
armato allo zio Ciro Giuliano, detto 'o Barone. L'imputato ha
negato con decisione ed ha affermato di aver invece sempre
lavorato: ''Ho fatto di tutto, il salumiere, il macellaio, il
meccanico. Con un mio amico facevo 'il magliaro', mi recavo a
Bologna o a Milano a vendere biancheria a domicilio. Volevo
allontanarmi per quanto possibile da Forcella''. Ha anche
ammesso il coinvolgimento nelle due vicende giudiziarie per le
quali negli anni scorsi era finito in carcere: una rapina a
Roma, bottino un orologio (''una mia stupidaggine di
minorenne''), e il tentativo di estorsione in un cantiere.
''Ma perche' mai avrebbero dovuto tendere un agguato nei suoi
confronti?'', ha domandato il pm. ''Ci ho riflettuto, anche dopo
l'uccisione di mio zio. E' una vendetta trasversale per il
cognome che porto e che ancora oggi mi pesa''. (ANSA).

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18 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (18/01/2006 - 19:18)

CONFISCATI BENI A ESPONENTI DEL CLAN VERDE

NAPOLI - La polizia - sezione misure di
prevenzione della questura di Napoli - ha eseguito la confisca
dei beni di Antonio Liguori, 32 anni, soprannominato
''crocche''', di Antonio Verde, 41, di Sant'Antimo, alias
''capuzzella'', di Antonio Verde, 53, di Sant'Antimo, detto ''o
furnaro'', e di Antimo Chiariello, 34, di Sant'Antimo. Sono
tutti ritenuti elementi di spicco del clan Verde, attivo a
Sant'Antimo e in altri comuni dell'hinterland settentrionale.
L'attivita' di indagine patrimoniale - spiegano gli
investigatori della questura - ha consentito di svelare che, i
lauti profitti conseguiti illecitamente sono stati reimpiegati
nell'acquisto di immobili e in investimenti imprenditoriali. In
particolare, sono stati confiscati un terreno a Sant'Antimo,
contrada Friano; due societa', una villa bunker, un altro
terreno in localita' Baracca e un immobile. Il valore
complessivo del patrimonio confiscato ammonta a circa tre
milioni di euro. (ANSA).

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13 gennaio 2003

di 'O SISTEMA (13/01/2006 - 19:16)

CINQUE ORDINANZE NEL CASERTANO PER DELITTO DEL '93
IN MANETTE PRESUNTI ESPONENTI DEL CLAN DEI CASALESI

NAPOLI - Cinque ordinanze di custodia
cautelare sono state eseguite, nel Casertano, nei confronti di
altrettanti presunti affiliati al clan dei Casalesi, accusati di
un omicidio commesso nel 1993 a Villa Literno, nell'ambito della
lotta tra le cosche locali.
Due degli arrestati - Rodolfo Iavarazzo, 35 anni, e Gaetano
Pagano, di 53 - erano gia' stati sottoposti a fermo dalla Dda di
Napoli lo scorso 21 dicembre, per scongiurarne il pericolo di
fuga in vista dell'imminente scarcerazione.
Gli altri destinatari della misura restrittiva sono Domenico
Bidognetti, 39 anni, Guido Mercurio di 49 e Tammaro Iavarazzo di
40. L'omicidio in questione fu commesso il 7 dicembre 1993 a
Villa Literno: la vittima, Vincenzo Diana, fu colpita - secondo
le rivelazioni fatte da vari collaboratori di giustizia -
perche' a sua volta aveva partecipato all'omicidio di Vincenzo
Pagano, legato alla famiglia della madre di Domenico Bidognetti.
Le ordinanze di custodia, emesse dal gip del tribunale di
Napoli, sono state eseguite dai carabinieri del comando
provinciale di Caserta. Le indagini sono state condotte dai pm
Curcio, Conzo e Del Gaudio della Direzione distrettuale
antimafia di Napoli. (ANSA).

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13 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (13/01/2006 - 19:14)

ARRESTATO MEMBRO CLAN BELFORTE

FIRENZE - Un operaio edile pregiudicato,
originario del casertano, condannato dal tribunale di Santa
Maria Capua a Vetere (Caserta) nell' ambito di un processo a
carico del clan camorristico Belforte, e' stato arrestato questa
mattina all' alba dai carabinieri. Antonio Raucci, 27 anni, si
trovava nel suo appartamento di Campi Bisenzio dove vive da
qualche tempo con la moglie e la figlia.
L'arresto, eseguito dai carabinieri della compagnia di Signa,
e' scattato nell' ambito di un' operazione coordinata dalla Dda
di Napoli e condotta, in Campania, dalla Compagnia carabinieri
di Santa Maria Capua Vetere. L' operazione ha portato all'
arresto di sette esponenti del clan camorristico attivo nel
Casertano, i cui affiliati sono ritenuti particolarmente
pericolosi dagli investigatori perche' dediti al traffico di
droga e all' estorsione a danni di imprenditori locali. (ANSA).

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12 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (12/01/2006 - 19:12)

ESPONENTE CLAN DI LAURO ARRESTATO NEL CASERTANO

CASERTA - Si era  rifugiato in un villino di
Baia Verde di Castelvolturno, sul litorale casertano, sia per
sottrarsi ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere
emessa dalla Dda perche' accusato di associazione per delinquere
finalizzata  al traffico di sostanze stupefacenti, e sia per non
essere coinvolto nella faida tra il clan Di Lauro e gli
'Scissionisti' del Rione Scampia di Napoli. La polizia che gli
dava da caccia da tempo e' riuscita, pero', a localizzare il
suo rifugio seguendo, con appostamenti e pedinamenti, i suoi
familiari. E' stato cosi' catturato Salvatore Ferraro, di 50
anni, ritenuto dagli investigatori elemento di spicco del clan
capeggiato da Paolo Di Lauro.
Il latitante a Baia Verde godeva di appoggi di pregiudicati
locali insieme con i quali stava organizzando una base autonoma
per la gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Agenti
del commissariato, dopo avere accertato la presenza del boss
nel villino, hanno circondato la zona precludendogli ogni
possibilita' di fuga. La polizia  ha avviato nuove indagini per
stabilire  eventuali collegamenti tra esponenti della
criminalita' organizzata del Napoletano e l'organizzazione
camorristica operante nella zona di Castelvolturno, ritenuta
capeggiata da Francesco Bidognetti. Salvatore Ferraro e' stato
chiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.  (ANSA)

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9 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (09/01/2006 - 19:10)

ESTORSIONI IN CANTIERE, DUE ARRESTI

BENEVENTO - Due ordinanze di custodia cautelare
sono state eseguite dalla sezione criminalita' organizzata della
squadra mobile di Benevento nell'ambito di indagini su un
tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore del
Beneventano. I destinatari dei provvedimenti sono Antonio Papa e
Domenico Nuzzo, pregiudicati ritenuti affiliati al clan Massaro,
attivo nei comuni di San Felice a Cancello, Arienzo e Santa
Maria a Vico. Risulta latitante Antimo Mastroianni, presunto
affiliato al clan Perreca di Recale.
Le ordinanze sono state emesse dal gip Maria Picardi su
richiesta dei pm della Dda di Napoli Marco Del Gaudio, Raffaello
Falcone e Raffaele Cantone. L'episodio contestato risale
all'estate 2004 quando quattro persone si presentarono in un
cantiere alla periferia di Benevento intimando di interrompere i
lavori e di pagare al piu' presto una tangente se intendevano
proseguire l'attivita' (ANSA).

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9 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (09/01/2006 - 19:08)

CATTURATO VISCARDI, DEVE SCONTARE 16 ANNI RECLUSIONE

TORINO - Un esponente di spicco della camorra
e' stato catturato nei giorni scorsi a Torino dalla squadra
mobile della questura. Si tratta di Andrea Viscardi, 42 anni,
originario di Portici (Napoli), domiciliato a Torino, ma in
realta' irreperibile fino alla cattura, avvenuta due giorni fa.
L' uomo, componente del clan Nuova Famiglia, legato al clan
Alfieri, deve scontare una condanna definitiva a 16 anni di
carcere emessa dalla Corte d' assise d' appello di Napoli a
dicembre per i reati di associazione per delinquere di stampo
mafioso, omicidio di un bambino, rapina aggravata, detenzione
illegale di armi e ricettazione.
Viscardi, noto nel napoletano come ''la belva'', viveva da
anni nel torinese, ma la sua abitazione e' tuttora sconosciuta
agli investigatori, che l' hanno individuato solo attraverso
intercettazioni telefoniche e indagini su conoscenti e
familiari. Ha raccontato che lavorava in un ristorante di
Torino. E' stato bloccato per strada nella zona ovest della
citta', in via Luserna, e riconosciuto in particolare per il
fatto che e' completamente calvo e per la sua mole non
indifferente.
Agli agenti che l' hanno catturato, Viscardi si e' rivolto
sottolineando l' importanza del proprio ruolo all' interno della
camorra. E' certo che a Torino si fosse creato una solida rete
di contatti, e che frequentasse almeno due o tre zone diverse
della citta'. Viscardi e' separato dalla moglie, dalla quale ha
avuto dei figli, e probabilmente aveva una nuova compagna a
Torino. Il camorrista ora si trova rinchiuso, in isolamento, nel
Viscardi, a meta' degli anni '90,
era ritenuto dagli investigatori legato al clan Orefice. E nello
scontro scatenato dallo stesso clan per cercare di conquistare
la supremazia nell'area vesuviana in un agguato fu ucciso un
uomo, Giuseppe Averaimo. Ma i killer fecero fuoco anche sul
nipotino della convivente, Gioacchino Costanzo, di appena due
anni che era in compagnia della vittima.
Fu proprio Andrea Viscardi, con le sue dichiarazioni ai
pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia di
Napoli, a ricostruire i contorni della guerra di camorra
scoppiata nell'area vesuviana per il controllo delle attivita'
illecite  (ANSA).

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7 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (07/01/2006 - 19:04)

SICUREZZA: DA 12 SINDACI AREA VESUVIANA 'MANIFESTO LEGALITA''

NAPOLI - Dodici sindaci dell'area vesuviana
hanno sottoscritto un documento dal titolo ''Piu' sicurezza per
i cittadini, piu' Stato contro i poteri criminali'' che
rappresenta un ''manifesto per la legalita' e la sicurezza''
nelle citta' dell'area a Sud di Napoli.
Il 'manifesto' e' stato sottoscritto dai sindaci Salvatore
Vozza (Castellammare di Stabia), Vincenzo Cuomo (Portici),
Ferdinando Riccardi (San Giorgio a Cremano), Nino Daniele
(Ercolano), Luigi Monaco (Torre Annunziata), Claudio D'Alessio
(Pompei), Michele Serrapica (Gragnano), Alfredo Rosalba (Casola
di Napoli), Antonio Pentangelo (Lettere), Gennaro Somma
(Rimonte), Franco Cascone (Santa Maria la Carita') e Antonio
D'Auria (Sant'Antonio Abate).
I sindaci si rivedranno venerdi' prossimo a Portici prima
dell'audizione presso la Commissione Regionale Anticamorra per
stilare una piu' organica piattaforma di confronto.
''Occorre una forte ed adeguata ripresa di un'iniziativa per
accrescere l'incisivita' dell'azione dello Stato e delle
istituzioni democratiche - scrivono i sindaci nel 'manifesto' -
Grazie all'impegno generoso delle forze dell'ordine e della
magistratura sono stati conseguiti percepibili risultati ed
inferti colpi ai clan camorristici. Ma il lavoro per garantire
il diritto alla sicurezza non deve conoscere soste poiche'
costituisce la condizione essenziale per la crescita economica e
civile di un'area strategica per il futuro della Campania''.
Gli amministratori solleciteranno ''un incontro con il
prefetto di Napoli e il ministro dell'Interno per chiedere
mezzi, risorse, strutture e uomini rispettando i parametri
previsti per citta' e territori dalle dimensioni demografiche
pari o superiori a capoluoghi di provincia'' e la costituzione,
in collaborazione con l'Universita' ''di un Osservatorio sul
fenomeno della camorra che costituisca un punto di riferimento
per l'analisi ed anche di interlocuzione con l'associazionismo
impegnato su questi temi''.
Infine si sollecitano ''riunioni del Comitato per l'ordine
pubblico e la sicurezza su base territoriale e con cadenza
periodica'' e la promozione e il sostegno ''d'intesa con le
categorie economiche, della nascita dell'associazionismo
antiracket''.
Per i sindaci e' necessario approvare con urgenza ''prima
dello scioglimento delle Camere, la proposta di legge
Mancino-Villone-Formisano ed altri ''per rendere piu' rigorosa
la normativa per lo scioglimento dei Comuni esposti a
condizionamenti mafiosi''. (ANSA)