'O sistema, il libro, il film di Matteo Scanni

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28 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (28/02/2006 - 01:22)

SEQUESTRATI A NAPOLI BENI ESPONENTE CLAN MISSO

NAPOLI - Due appartamenti ed un terraneo per
un valore complessivo di 500mila euro sono stati sequestrati
dalla polizia, su provvedimento dei giudici della sezione Misure
di Prevenzione del Tribunale di Napoli ad un esponente del clan
Misso del rione Sanita'.
   Gli agenti della Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali
della Questura di Napoli, in collaborazione con i poliziotti del
commissariato San Carlo all'Arena, hanno dato esecuzione al
decreto di sequestro emesso dal Tribunale nei confronti di
Vincenzo Troncone, di 39 anni, ritenuto ai vertici
dell'organizzazione camorristica che fa capo al boss Giuseppe
Misso, e pregiudicato per reati che vanno dall' associazione per
delinquere di tipo mafioso, rapina, sequestro di persona,
violazione della normativa sulle armi, nonche' sottoposto alla
misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale con obbligo di
soggiorno nel Comune di Napoli.
   In particolare, sono stati posti sotto sequestro un
appartamento in via Cristallini, un locale terraneo e un
appartamento in via Montesilvano ai Vergini.
   Il decreto di sequestro e' stato emesso in base ad una
proposta formulata in seguito ad indagini svolte dai poliziotti
della Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali, che hanno
consentito di svelare che i profitti conseguiti illecitamente
dal Troncone erano stati reimpiegati nell'acquisto di immobili
intestati a prestanome. (ANSA).

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27 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (26/02/2006 - 00:25)

DOPING A CAVALLI:CORSE TRUCCATE IN CAMPANIA, 25 ARRESTI/ANSA
NELL'ORGANIZZAZIONE ANCHE VETERINARI E FARMACISTI

NAPOLI - Cavalli dopati per vincere le
corse, in maggior parte clandestine ma anche competizioni
regolari, e incassare i premi delle scommesse.
Dell'organizzazione, che agiva soprattutto in Campania, facevano
parte fantini, proprietari di scuderie, medici, farmacisti,
veterinari, informatori scientifici, allevatori di cavalli. Con
25 ordinanze di custodia, alcune in carcere altre agli arresti
domiciliari, eseguite oggi dai carabinieri dei Nas di Napoli (24
in Italia, mentre un altro indagato e' stato fermato all'estero)
e' stata sgominata una ''centrale'' attiva nel settore delle
corse ippiche ed in grado di alterare i risultati.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip Paola Valeria
Scandone su richiesta del pm della Dda di Napoli Giovanni Conzo.
Le accuse contestate sono di associazione per delinquere
finalizzata alla truffa ai danni dell'Unire, ricettazione,
detenzione ed immissione in commercio di farmaci dopanti
clandestinamente prodotti nel territorio nazionale e ceduti in
regime di esercizio abusivo della professione sanitaria.
L'inchiesta sfociata oggi negli arresti, effettuati
soprattutto nelle province di Napoli e Caserta, rappresenta lo
sviluppo di una indagine avviata dai Nas nel settembre 2004 e
che conta complessivamente 114 indagati.
Nel corso dell' operazione, denominata Diomede, sono state
sequestrate circa 10mila confezioni di medicinali vietati dal
regolamento antidoping. Tra queste sostanze, antipiretici,
analgesici, antistaminici, stimolanti respiratori, ormoni
sessuali, anabolizzanti, farmaci che modificano la coagulazione
del sangue. Gli inquirenti hanno accertato che anche il Viagra
veniva utilizzato in dosi massicce per il doping.
E' stato sequestrato anche un ippodromo clandestino, a
Marigliano: una struttura abusiva attrezzata con pista, tribune,
box per i cavalli, autostart, torretta per la giuria e
parcheggi. Una struttura edificata in assenza di concessione
edilizia e che doveva essere abbattuta, secondo una disposizione
del Comune. Il provvedimento tuttavia non e' stato mai eseguito.
Gli investigatori dei Nas hanno sottolineato anche il rischio
per la salute, soprattutto dei bambini e degli ammalati,
conseguente all' attivita' illegale. I cavalli, infatti, al
termine della carriera venivano destinati alla macellazione con
il pericolo quindi di introdurre nel circuito alimentare carni
ricche di ormoni che possono provocare gravi danni, tra i quali
l'insorgere di tumori. I militari hanno eseguito 65
perquisizioni in abitazioni e scuderie degli indagati e anche
presso gli ippodromi di Agnano (Napoli) e Cirigliano di Aversa,
in provincia di Caserta. Durante l' indagine avviata nel 2004
sono stati sequestrati complessivamente 82 cavalli iscritti all'
Unire.
Gli investigatori svolgeranno accertamenti anche su eventuali
omissioni nei controlli antidoping in quanto, dagli esami
eseguiti in occasione delle gare regolari al centro
dell'inchiesta, mai sarebbero emersi sospetti di uso di sostanze
proibite. Dalle intercettazioni telefoniche gli inquirenti hanno
scoperto che i componenti della organizzazione erano in grado di
anticipare l'esito delle corse e puntavano sui cavalli
sottoposti al ''bombardamento'' di farmaci illeciti.
''Siamo davanti ad una vera e propria emergenza criminalita'
nel mondo dei cavalli'', e' il il commento di Legambiente.
''Un'emergenza a 360 gradi - ha affermato l'associazione
ambientalista - che va dalle corse clandestine che ormai
dilagano in Sicilia, Campania e Puglia, alle truffe dei concorsi
ippici, dagli ippodromi della camorra ai cavalli dopati,
passando per la macellazione clandestina. Gli arresti di oggi
dimostrano sempre di piu' come e' molto sottile il confine tra
legalita' e illegalita' nell'ambito delle corse dei cavalli. La
Societa' Ippodromi & Citta' S.p.A. (che gestisce l'ippodromo di
Agnano, ha intanto sottolineato ''la propria assoluta
estraneita' all'oggetto dell'indagine'' precisando ''di avere
fornito la massima collaborazione ai carabinieri del
Nas''. (ANSA).

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26 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (26/02/2006 - 00:24)

BOSS ZAPATA MISSO CATTURATO DAI CARABINIERI A ROMA
E' RITENUTO IL REGGENTE DEL CLAN. STAVA PER FUGGIRE IN SPAGNA

 NAPOLI - I Carabinieri del Comando
provinciale di Napoli hanno arrestato a Roma, mentre si
accingeva a fuggire in Spagna, Emiliano Zapata Misso, 25 anni,
ritenuto reggente dell'omonimo clan camorristico protagonista
della faida scatenatasi nel quartiere Sanita' di Napoli.
L'uomo, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere
emessa dal Gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea per
associazione mafiosa ed altro, era ricercato da alcune
settimane. (ANSA).

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25 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (25/02/2006 - 00:23)

ESPONENTE CLAN CASALESI ARRESTATO NEL CASERTANO

CASERTA- I carabinieri hanno arrestato, a
Casal di Principe, Cesare Bianco, di 40 anni, pregiudicato
ritenuto elemento di spicco del clan camorristico dei Casalesi.
E' accusato insieme con altri affiliati all'organizzazione
criminale di estorsioni ai danni di operatori economici e
commercianti di S.Maria Capua Vetere, costretti con continue
minacce a pagare tangenti. Il provvedimento restrittivo e' stato
emesso dal tribunale di Napoli su richiesta della Direzione
Distrettuale Antimafia. (ANSA).

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24 febbraio 2005

di 'O SISTEMA (24/02/2006 - 00:21)

IN FIN DI VITA PREGIUDICATO PARENTE BOSS MISSO
NUOVO CAPITOLO DELLA FAIDA DEL RIONE SANITA'

NAPOLI - E' ricoverato in prognosi riservata
e considerato in imminente pericolo di vita, il pregiudicato
33enne Graziano Borrelli, ferito ieri sera in un agguato nel
quartiere Mercato a Napoli. L'uomo e' imparentato con il boss
della Sanita', Giuseppe Misso: e' infatti il cognato di un suo
nipote, omonimo dello stesso Misso.
Le condizioni di Borrelli sono apparse molto gravi fin da
ieri sera, da subito dopo l'agguato: all'ospedale Loreto Mare e'
infatti giunto in coma, secondo un primo referto stilato dai
sanitari. Il killer lo ha colpito alla testa con un solo
proiettile.
Anche l'agguato di ieri sera sarebbe legato alla faida
esplosa all'interno del clan Misso nella zona della Sanita'. Il
18 febbraio scorso, nell'ambito di un botta e risposta di sangue
iniziato a novembre, fu ucciso il 25enne Francesco Caruso Festa,
nipote del boss Torino, 'scissionista' del clan Misso. Sono otto
le persone uccise nella guerra del rione Sanita' in meno di tre
mesi. (ANSA).

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24 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (24/02/2006 - 00:20)

CUTOLO: IL MIO SEME PER UN FIGLIO
INTERVISTA ALLA REPUBBLICA

ROMA - ''Non rinnego niente di quello che ho
fatto, mi sono pentito davanti a Dio ma non davanti agli uomini.
Mai moglie vive nella speranza che un giorno usciro' da qui.
Vorrei regalarle un figlio''. Parla per la prima volta dal
carcere l'ex boss della Camorra Raffaele Cutolo, in isolamento
dal 1982. A lui e alla moglie lo Stato ha concesso
l'autorizzazione per l'inseminazione artificiale.
Intervistato dalla REPUBBLICA Cutolo racconta la sua vita,
''gran parte passata in galera. (...) So che mi faranno morire
in carcere. E a una fine cosi', preferisco la pena di morte''.
''Mi sono pentito davanti a Dio, ma non davanti agli
uomini'', dichiara il pluriergastolano. ''E' da anni che i
magistrati provano a convincermi. Riabilitarmi significa essere
coerente con me stesso'', fa sapere.
Cutolo racconta che con sua moglie si sono dati ''un solo
bacio in 23 anni (...). Vive nella speranza che un giorno,
chissa' quando, usciro' da qui. Vorrei tanto regalarle un figlio.
Ma purtroppo le gravidanze, fino ad ora, non sono andate a buon
fine. Ci abbiamo provato due volte. Non ci arrendiamo''.
 'Ogni mattina - racconta - quando mi sveglio faccio il segno
della croce e accompagno il funerale del mio cadavere''.
L'ex capo della Camorra ricorda che quando si e' sposato
nell'83 nel carcere dell'Asinara ha giurato sull'altare e ha
detto: ''Basta con la mia vita passata. Io non rinnego niente di
quello che ho fatto. Sono coerente con me stesso. Ho fatto del
male, ho seminato odio, violenza, morte. E quindi devo
sopportare tutto. Ma da molti anni ho chiuso con la camorra''.
Il boss racconta di aver salvato ''la vita a un uomo dello
Stato, l'assessore regionale democristiano Ciro Cirillo (rapito
dalle Brigate Rosse). (...) Un influente politico della Dc -
aggiunge - mi disse che dovevo intervenire con ogni mezzo per
salvare la vita dell'assessore. Che in cambio avrei ottenuto il
controllo di tutti gli appalti della Campania. Cirillo fu
liberato''. Il caso Cirillo, prosegue,''segno' definitivamente il
mio destino. Per ringraziamento mi hanno mandato "in ritiro
spirituale"''.
Quanto ai politici, dice infine Cutolo, ''ne ho conosciuti
molti. Con qualcuno sono sceso a patti. I politici non sono
molto diversi dai camorristi. Pensano al potere, al consenso''.

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2 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (20/02/2006 - 23:59)

PENTITO RIVELA: PIZZO SU METRO' E OSPEDALE CARDARELLI

NAPOLI - I cantieri della linea 1 della
metropolitana e alcune ditte fornitrici dell'ospedale Cardarelli
di Napoli erano costrette a pagare il ''pizzo'' al clan
camorristico dei Cimmino: e' quanto ha raccontato ai magistrati
della Dda, Bruno Danese, 31 anni, ex esattore per conto del clan
e oggi collaboratore di giustizia.
   Secondo quanto riportano oggi alcuni quotidiani, Danese, nei
primi interrogatori ha raccontato delle estorsioni imposte alla
fine degli anni '90 ad alcune ditte fornitrici dell'ospedale
Cardarelli e sui cantieri della metropolitana. Il collaboratore
ha ammesso di aver ''commesso estorsioni'', tra queste - ha
spiegato negli atti allegati al processo in corso davanti alla
quarta sezione penale del tribunale - ''quelle in danno di
cantieri edili operanti al Vomero, nonche' gli appalti relativi
all'ospedale Cardarelli, riferiti alla raccolta dei rifiuti e
all'apertura di un parcheggio''.
   Sulle dichiarazioni di Danese sono in corso le verifiche dei
magistrati. L'uomo ha sottolineato che ''le estorsioni ai
cantieri del Vomero erano continue da parte del clan Cimmino e
riguardavano in particolare i cantieri della metropolitana e a
varie ditte che rifornivano il Cardarelli, in particolare quelle
che avevano l'appalto per le cucine''. Secondo il racconto dell'
uomo una ditta impegnata nei lavoro per la metropolitana
''pagava 50 milioni al mese alla camorra''. (ANSA).

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18 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (18/02/2006 - 00:18)

FAIDA CLAN MISSO, OTTAVO MORTO E' NIPOTE BOSS TORINO

NAPOLI - Viene inquadrato nell'ambito della
faida esplosa nel clan Misso l'ennesimo omicidio della guerra di
camorra ieri sera nel rione Sanita' a Napoli: i killer hanno
ucciso, dopo averlo inseguito tra la folla terrorizzata, il
giovane pregiudicato Francesco Caruso Festa, 25 anni, nipote del
boss Torino.
Caruso Festa, che si trovava da solo a piedi, e' stato
inseguito e colpito alle gambe. Poi, i due assassini che lo
avevano braccato gli hanno esploso contro una decina di
proiettili: fatali quelli che lo hanno raggiunto alla testa.
Subito soccorso, il 25enne e' morto poco dopo il ricovero
all'ospedale San Gennaro. L'omicidio e' avvenuto tra la folla,
con negozi aperti, il solito traffico nella zona della Sanita' e
molte persone che si trovavano in strada. Caruso Festa ha
probabilmente pagato con la vita la sua parentela con Salvatore
Torino, boss 'scissionista' del clan Misso. E la missione di
morte, forse non a caso, e' stata portata a termine proprio
sotto l'abitazione dello stesso Torino.
Dal 30 novembre ad oggi sono otto i morti della faida della
Sanita'. L'ultimo omicidio c'era stato il 28 gennaio scorso con
l'uccisione all'interno di un bar di Salvatore Mirante, 49 anni,
affiliato al clan Misso.

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18 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (18/02/2006 - 00:17)

ARRESTATO 25ENNE, PER POLIZIA KILLER CLAN MISSO

NAPOLI - Gli agenti della sezione omicidi
della Squadra Mobile di Napoli, all'alba di oggi hanno arrestato
Vincenzo Persico, 25enne, napoletano, alias ''o gettone'',
considerato dalla Questura di Napoli uno dei killer piu' attivi
dell'organizzazione criminale che fa capo al clan Misso.
Nell'abitazione del giovane i poliziotti hanno trovato e
sequestrato un fucile a pompa e cinque cartucce. L'arresto,
secondo quanto riferisce la Polizia, e' scaturito dalle indagini
scattate subito dopo l'omicidio di Francesco Caruso Festa,
25enne, avvenuto nella serata di ieri in via Arena alla Sanita'
Francesco Caruso Festa, nipote di Salvatore Torino, 50enne,
affiliato al gruppo criminale che fa capo a quest'ultimo e
contrapposto al clan Misso capeggiato dai fratelli Emiliano
Zapata Misso 24enne e Giuseppe Misso, 29enne, nipoti del
capoclan Giuseppe.
Infatti proprio nel quartiere Sanita' e' in atto una violenta
faida tra i due gruppi criminali che si contendono il controllo
del territorio e che ha portato ad una serie di omicidi. In
questo contesto sarebbe maturato, secondo gli investigatori,
anche il delitto della scorsa sera.
Al momento non e' ancora chiaro se Persico sia direttamente o
meno coinvolto nell'omicidio di ieri sera al Rione
Sanita'.
Persico e' stato arrestato dalla
polizia con l'accusa di detenzione illecita di arma da sparo.
Gli agenti hanno trovato il fucile a pompa e le cinque cartucce
durante la perquisizione domiciliare effettuata nell'armadio
della camera da letto del giovane. In un altro mobile, sul
terrazzo dell'abitazione, gli agenti hanno trovato due
parrucche, due barbe finte, due paia di baffi finti. Tutto
sequestrato, insieme con una tuta.
Le indagini sono in corso per accertare l'eventuale
coinvolgimento di Persico nell'omicidio di ieri dopo il quale
sono scattate le attivita' investigative che hanno portato al
suo arresto. (ANSA).

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14 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (14/02/2006 - 00:15)

GIUGLIANO; LOCALE DEL CLAN, 8 ARRESTI PER CORRUZIONE
ANCHE UN MARESCIALLO CC, COMANDANTE E VICE POLIZIA MUNICIPALE

NAPOLI - Otto persone - tra le quali un
maresciallo dei carabinieri, il comandante ed il vice comandante
della polizia municipale di Giugliano in Campania - sono state
arrestate oggi, in esecuzione di un'ordinanza cautelare emessa
dal gip Aldo Esposito, dai militari del Reparto operativo di
Napoli in quanto gravemente indiziate di corruzione aggravata e
falso per soppressione.
   Secondo le indagini, fa sapere una nota della Procura, un
esercizio commerciale, di fatto riconducibile alla
disponibilita' di persone legate al clan camorristico Nuvoletta,
ha operato per diversi anni, anche grazie alle connivenze di
pubblici ufficiali corrotti, nella pressoche' totale
illegalita', non essendo munito di regolari licenze.
   L'indagine, coordinata dai sostituti procuratori della
Direzione distrettuale antimafia Paolo Itri e Raffaella Capasso,
ha riguardato numerose vicende illecite relative a pratiche
amministrative (condono edilizio, autorizzazione agli scarichi,
autorizzazione sanitaria, licenza di trattenimenti danzanti)
relative al locale pubblico di Giugliano, vicende che si sono
svolte tra il 1996 e l'ottobre del 2001.
   Gli arrestati sono Vincenzo
Alfiero, di 61 anni, Carmine Carbone, di 51, impiegato comunale,
Giovanni De Vivo, di 52, impiegato comunale, Armando Del Prete,
maresciallo dei carabinieri in servizio presso la Compagnia di
Giugliano, di 48 anni, Giacomo Gala, di 29, Umberto Nannini,
comandante della polizia municipale di Giugliano, di 60 anni,
Ciro Testa, di 52, impiegato comunale, Vincenzo Vitiello, vice
comandante della polizia municipale, di 53 anni.
   Nei confronti di Alfiero, Del Prete, Gala, Nannini, Testa e
Vitiello e' stata disposta la misura cautelare della custodia in
carcere; arresti domiciliari, invece, per Carbone e De Vivo.
   Sono emersi numerosi episodi di corruzione riconducibili ad
impiegati e funzionari del Comune, oltre che ad ufficiali di pg
appartenenti sia al corpo dei Vigili urbani che alla Compagnia
dei carabinieri di Giugliano. Seconda la Procura tali episodi di
corruzione, erano finalizzati, dopo il versamento di somme di
denaro ed altre utilita' ai funzionari e ai pubblici ufficiali,
''ad ottenere le licenze amministrative (ovvero il il relativo
rinnovo o la voltura) necessarie a condurre l'attivita'
commerciale, ovvero ad indurre gli ufficiali di pg coinvolti,
nonostante fossero ben consapevoli delle irregolarita'
riscontrate, ad omettere i controlli amministrativi di propria
competenza''.
  Tra i vari episodi illeciti, si e' accertato che i due
dirigenti della polizia municipale, come spiega il procuratore
aggiunto Franco Roberti, ''si erano concretamente attivati al
fine di impedire o ritardare la chiusura del locale, nonostante
i diversi solleciti intervenuti in tal senso da parte degli
organi di pg che avevano piu' volte proceduto a segnalare le
numerose irregolarita' emerse nel corso dei controlli eseguiti
nell'esercizio dei loro compiti di polizia amministrativa''.
   Sempre nel corso delle indagini, sono inoltre emersi
ulteriori episodi quali la falsificazione delle ricevute di
versamento relativo al pagamento degli oneri concessori relativi
alla domanda di condono edilizio, la sottrazione e la
sostituzione delle planimetrie allegate all'istanza di condono.
L'immobile e' stato sequestrato.
    Il locale al centro dell'inchiesta
e' la discoteca ''La Villa'' di proprieta', negli anni scorsi,
di Giovanni Nuvoletta, figlio del capo del clan. Nel corso degli
anni nella proprieta' del locale si sono avvicendati, secondo
quanto si e' appreso da fonti della procura, alcuni pregiudicati
ritenuti legati ai Nuvoletta.
   I vigili, secondo l'accusa, avrebbero ricevuto tangenti di un
milione e un milione e mezzo di lire, oltre a un computer e
all'assunzione nella discoteca di un parente. Il maresciallo dei
carabinieri e' accusato invece di aver ricevuto cinque milioni
di lire, un telefono cellulare e un orologio per non eseguire
controlli nel locale. Il militare e' indagato per corruzione e
istigazione alla corruzione. Secondo gli inquirenti avrebbe
anche tentato, inutilmente, di indurre un suo collega a non far
svolgere ispezioni nella discoteca. (ANSA).

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11 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (11/02/2006 - 00:13)

MAFIA: UTILIZZATI MENO DELLA META' DEI BENI CONFISCATI
PM PALERMO, NEGLI ULTIMI 5 ANNI DIMINUITI SENSIBILMENTE SEQUESTRI

PALERMO - Su 2.744 beni confiscati alla
mafia, 1.246, meno della meta', sono utilizzati dallo Stato. Il
dato e' emerso nel corso di un seminario all'Universita' di
Palermo, che fa parte del ciclo sull'educazione alla legalita',
organizzato dallo stesso Ateneo, dal Centro Pio La Torre
dall'Anm. Inoltre, secondo il procuratore aggiunto di Palermo,
Roberto Scarpinato, dal 2001 allo scorso anno i sequestri sono
diminuiti sensibilmente rispetto ai cinque anni precedenti.
In provincia di Palermo su 2.091 confische sono 1.060 i
terreni e i fabbricati riutilizzati. ''Tutto cio' - spiega il
presidente del Centro La Torre, Vito Lo Monaco - rischia di
vanificare quello spirito di 'risarcimento' alla societa' che il
riutilizzo rappresenta. Il rischio e' che agli occhi dei
cittadini la mafia appaia piu' forte dello Stato''.
Secondo Lo Monaco ''occorre un albo dei beni confiscati
gestito da una sola agenzia specializzata, che non puo' certo
essere il Demanio''.
Per Scarpinato, che ha commentato i dati forniti dal
ministero dell'Interno, ''i sequestri a carico di esponenti
mafiosi, dal luglio 2001 al giugno 2005, sono diminuiti rispetto
ai cinque anni precedenti: meno 20% per Cosa nostra, meno 40%
per la camorra e per la criminalita' pugliese e meno 50% per la
'ndrangheta. Diminuite anche le confische''.
Secondo il magistrato ''diminuiscono a Palermo anche i
procedimenti giudiziari per associazione mafiosa pari al 57%.
Diminuiranno di conseguenza anche i procedimenti per misure di
prevenzione''.
Per contrastare la mafia dei ''colletti bianchi che giocano
in borsa'', Scarpinato indica una via: ''l'anagrafe
centralizzata dei conti correnti bancari (prevista dall'articolo
20 della legge 413 del 1991). A causa dell'impossibilita' di
consultare una banca dati - ha detto -, le indagini per
individuare eventuali conti correnti devono essere effettuate
mediante richieste di informazioni notificate in tutte le sedi
degli istituti di credito che, ad esempio, in Italia sono circa
milletrecento''. (ANSA).

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9 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (09/02/2006 - 00:12)

BIMBO MINACCIATO DI MORTE DA BANDITI NEL NAPOLETANO/ANSA
E' ACCADUTO A QUARTO. IL SINDACO, ATTO VIGLIACCO

NAPOLI - Un bambino di cinque anni preso in
ostaggio e minacciato di morte sotto gli occhi della madre che
lo stava accompagnando a scuola. L'azione e' durata pochi
secondi, il tempo necessario perche' la donna consegnasse ai
rapinatori le chiavi della sua auto per poter riabbracciare il
bimbo che piangeva terrorizzato. E' avvenuto stamattina a
Quarto, comune dell'hinterland settentrionale di Napoli, nei
pressi di una scuola materna.
  Appostati in via Casalanno, due uomini armati di pistola e a
volto scoperto, hanno atteso l'arrivo della vittima, confusi tra
i genitori che accompagnano i figli a scuola. Una donna alla
guida della sua Ford Fiesta, in compagnia del suo bambino e'
giunta, puntuale come ogni mattina, alla scuola Casalanno.
Appena scesa dall' auto, e' stata avvicinata dai due banditi
entrambi armati di pistola e a volto scoperto, che hanno preso
in ostaggio il bambino e minacciando di ucciderlo, si sono fatti
consegnare dalla madre le chiavi dell'auto e quelle dell'allarme
satellitare. I due si sono poi allontanati a tutta velocita'
facendo perdere le loro tracce.
   La vicenda ha destato paura e sconcerto tra gli abitanti del
comune flegreo. Carabinieri e polizia hanno eseguito una serie
di controlli in una vasta area, attuando numerosi posti di
blocco, nel tentativo di catturare i rapinatori. Le indagini
sono concentrate in particolare negli ambienti della
criminalita' della zona, ''E' un atto vigliacco ed
inqualificabile, che indigna ancora di piu' perche' rivolto
contro un bambino di pochi anni. Questi malviventi non devono
farla franca''. Questo il commento del sindaco di Quarto
Pasquale Salatiello, dopo aver appreso le circostanze della
rapina avvenuta nel comune segnato, come tanti altri paesi della
zona, dalla violenza della criminalita' organizzata e della
delinquenza comune.
   ''Il mio auspicio - ha aggiunto Salatiello - e' che le forze
dell'ordine possano al piu' presto individuarli ed assicurarli
alla giustizia, perche' e' vergognoso che si arrivi al punto di
rubare un'auto puntando una pistola contro un bambino''.
   Il primo cittadino evidenzia l'importanza del progetto di
videosorveglianza fuori alle scuole cittadine e il potenziamento
della polizia municipale.
   ''Abbiamo bisogno di fondi extracomunali - dice il sindaco -
e di accordi in deroga che possano far aumentare il numero di
agenti che fanno parte del comando di polizia municipale di
Quarto. Il progetto di videosorvegliare le scuole e' gia'
partito con la scuola media statale 'Carlo Emilio Gadda' del
Rione 219 Alcide de Gasperi. Adesso vogliamo reperire dei fondi
per estenderlo alle altre strutture''.
    ''Non ci sono aggettivi per definire quello che e' successo
oggi a Quarto - ha detto Andrea Pellegrino, presidente
dell'associazione degli studenti napoletani contro la camorra -
arrivare a minacciare un bimbo per rubare un'auto dimostra che
non c'e' limite alla violenza. Ormai il clima si e' imbarbarito
al punto da non escludere neanche piu' i bambini e le donne dal
vortice di violenza, sono caduti anche gli ultimi tabu' che
impedivano violenze alle donne e ai bambini''. (ANSA).

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8 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (08/02/2006 - 00:10)

IERI 18 ANNI,GIA' BOSS A SCAMPIA; FERMATO EREDE DI LAURO
PROCURA: LA FAIDA PUO' RIESPLODERE, 29 FERMI PER EVITARLO

NAPOLI - I diciotto anni li ha compiuti ieri,
non ne aveva bisogno pero' Salvatore Di Lauro, fermato oggi dai
carabinieri a Napoli, per diventare 'il boss'. Il giovane ha
ereditato oneri e onori da suo padre Paolo, l'ex superlatitante
'Ciruzzo o' milionario', che fu arrestato il 16 settembre scorso
quando la guerra per il controllo della droga esplosa fra il
clan Di Lauro e i cosiddetti scissionisti, aveva aperto un
credito con la citta' di 54 morti.
   Il ragazzo compare nell'elenco dei 29 fermati di oggi, nel
corso di una megaoperazione condotta dai carabinieri di Castello
di Cisterna, su provvedimenti emessi dalla direzione
distrettuale Antimafia della Procura di Napoli per colpire il
commercio della droga. Collaborano la Procura del Tribunale dei
minori - oltre al giovane Di Lauro, minorenne all'epoca dei
fatti, anche due 17/enni - e la Guardia di Finanza, coinvolta
per colpire il clan e i suoi 'scissionisti' sul patrimonio.
   L'operazione ha successo, ma la conclusione e' inquietante:
la faida potrebbe riesplodere. Erano gia' pronte le armi, ne e'
stato sequestrato un arsenale (7 kalashnikov, una bomba a mano,
12 pistole, 15 giubbotti antiproiettile). E che sotto la cenere
i carboni siano accesi, a Scampia, si avverte anche altrove:
secondo il procuratore Giovandomenico Lepore, i sette morti
della faida della Sanita' sono ''un riflesso'' di quella
sanguinosa guerra ora in tregua apparente.
   ''Il vuoto lasciato da chi viene fermato viene subito
riempito da altri'', spiega. Boccone anche piu' amaro nelle
parole del procuratore nazionale dell'Antimafia Piero Grasso:
nella periferia nord di Napoli, il lavoro congiunto delle forze
dell'ordine e della magistratura corrisponde al tentativo di
''svuotare il mare con un canestro''. ''Tuttavia abbiamo
continuato e continueremo - ha aggiunto Grasso - la mia presenza
qui dimostra l'attenzione della Procura nazionale per questo
distretto''.
   C'erano anche, per incontrare i giornalisti, oggi in Procura,
il procuratore aggiunto Franco Roberti, Luciana Izzo,
procuratore minorile, il comandante provinciale dei carabinieri
Gaetano Maruccia, il comandante provinciale della Guardia di
Finanza Giuseppe Vicanolo.
   Sono stati sequestrati beni per il valore complessivo di 1
milione di euro: oltre alle case, e a 15 mila euro in contanti,
la finanza ha sequestrato motociclette fiammanti di grossa
cilindrata, autovetture di lusso e orologi modello 'Rolex'.
Indici inconfutabili di un tenore di vita che non sorprende
nella periferia nord: dove chi si mette con la malavita
contribuisce a un'attivita' che frutta 500.000 euro al giorno,
smerciando eroina, cocaina, hashish, kobrett. Si tratta del
triangolo Secondigliano, Scampia, Melito: un'area che ha
meritato l'appellativo di 'supermarket' della droga.
   Il procuratore Cannavale aggiunge che, per spacciarla, i
giovani assoldati dalla camorra guadagnano 500 euro alla
settimana: un lavoro blindato, dietro barriere di metallo,
ripristinate tutte, nonostante il controllo capillare delle
forze dell'ordine nei mesi scorsi. Chi spaccia tira fuori una
mano, attraverso la feritoia, per dare la roba in cambio del
denaro. Il sistema si preoccupa di tutelarlo. Infine, una
speranza: portano ai fermi di oggi intercettazioni telefoniche
che registrano un linguaggio 'secco'; i collaboratori di
giustizia sono ai margini di questa inchiesta, essendo
intervenuti in qualche caso a svelare chi si nascondesse dietro
qualche soprannome. ''E' un buon motivo per ritenere quasi certa
la convalida dei fermi - ha concluso Lepore - strumento del
quale continuiamo ad avvalerci proprio per evitare che si ripeta
quello che e' accaduto l'anno scorso''. (ANSA).

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8 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (08/02/2006 - 00:08)

OPERAZIONE CARABINIERI CONTRO CLAN DI LAURO, ARRESTI
SEQUESTRATE ARMI, MUNIZIONI E STUPEFACENTI

NAPOLI - E' in corso un' operazione dei
carabinieri del reparto territoriale Castello di Cisterna contro
una trentina di affiliati e scissionisti del clan camorristico
dei Di Lauro (coinvolto nella recente e sanguinosa Faida di
Secondigliano) dediti alla gestione dello spaccio di droga nell'
area settentrionale della provincia di Napoli.
   Oltre 500 carabinieri stanno eseguendo decine di
perquisizioni e notificando gli ordini di custodia cautelare in
carcere chiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di
Napoli, che ha coordinato le indagini.
   Sono state sequestrate armi, munizioni ed ingenti
quantitativi di stupefacenti. (ANSA).

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8 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (08/02/2006 - 00:06)

FERMATO A NAPOLI EREDE 18ENNE BOSS FAIDA SCAMPIA

NAPOLI - E' stato fermato anche Salvatore Di
Lauro, l'unico erede ancora attivo sul territorio di Ciruzzo
0'Milionario, boss catturato il 16 settembre scorso. Nella
operazione realizzata dal Nucleo operativo dei carabinieri
Castello di Cisterna, sono stati fermati 29 (3 sono minorenni)
esponenti dei clan che si sono contrapposti nella feroce faida
di Scampia, che nel 2005 ha contato oltre 50 morti. Salvatore Di
Lauro era minorenne durante la faida, ha compiuto soltanto ieri
i 18 anni, ma era gia' considerato un criminale carismatico,
pronto a ereditare la missione del padre, in assenza dei
fratelli maggiori, tuttora latitanti.
   Presentata dal Procuratore generale di Napoli Giandomenico
Lepore affiancato per l'occasione dal Procuratore nazionale
antimafia Piero Grasso, l'operazione segna il prosieguo del
contrasto dei clan che contendono il controllo della droga nelle
zone di Secondigliano, Scampia, Melito. Erano presenti
all'incontro con la stampa per la Procura dei minorenni Luciana
Izzo, il comandante provinciale dei Carabinieri Gaetano
Maruccia. L'indagine, hanno spiegato in Procura, si e' avvalsa
di intercettazioni telefoniche ''secche'': i personaggi
coinvolti parlavano senza mezzi termini delle droghe accessibili
nel cosiddetto supermercato della periferia di Napoli, dove si
possono trovare cocaina, eroina, hashish, cobret. Il fatto che
l'operazione si sia avvalsa di intercettazioni che non avevano
bisogno di essere decriptate, e in misura soltanto marginale dei
collaboratori di giustizia - che sarebbero intervenuti soltanto
per chiarire quali soggetti criminali corrispondessero ad alcuni
soprannomi - rende certi gli inquirenti della convalida dei
fermi di oggi.
   Nell'operazione e' stata coinvolta la guardia di finanza per
procedere anche al sequestro del patrimonio immobiliare dei
clan: in questa occasione, e' stato spiegato, il patrimonio
sequestrato ha complessivamente il valore di un milione di euro.
Sequestrati anche numerose armi: 7 Kalashnikov, una bomba a
mano, 12 pistole e 15 giubbotti antiproiettile, pronti per
essere riutilizzati. Gli inquirenti hanno infatti spiegato di
avere numerosi elementi per poter immaginare una riattivazione
della faida che ha insanguinato i rioni di Scampia e
Secondigliano nel 2005: ''La faida della Sanita' (che ha fatto
gia' 7 morti, ndr) - ha sottolineato Lepore - e' chiaramente un
riflesso di quella esplosa tra i Di Lauro e gli Scissionisti''. (ANSA).

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6 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (06/02/2006 - 00:04)

25 CONDANNE PER ESPONENTI CLAN DEL NAPOLETANO

 NAPOLI - Venticinque condanne, a pene
varianti dai 30 ai cinque anni di reclusione, sono state
inflitte dal Tribunale di Nola al termine del processo contro
presunti appartenenti a clan della camorra attivi nel Vesuviano.
I giudici hanno accolto le richieste del pm della Dda Francesco
Soviero. Gli imputati sono stati condannati per vari reati, tra
cui l'associazione camorristica e il tentativo di omicidio del
boss Domenico Arlistico. Le indagini, coordinate dal pm della
Dda di Napoli Carmine Esposito, furono avviate dopo l'omicidio
della piccola Valentina Terracciano, uccisa per errore durante
un agguato a un esponente del clan Arlistico.
   Ventotto anni di reclusione sono stati inflitti a Aniello
Anastasio, 20 a Gennaro Veneruso (entrambi indicati come
mandanti), 27 a Ciro Balzano, 22 a Salvatore Alfuso e Domenico
Della Ratta, 17 a Enrico Fasano, tutti riconosciuti colpevoli,
tra l'altro, del tentato omicidio di Arlistico. Paolo Milone,
ritenuto l'attuale ''reggente'' del clan Veneruso, e' stato
condannato a 30 anni. Condannati anche a 9 anni il collaboratore
di giustizia Luigi Pesce, e a 17 anni Eugenio Pesce (coinvolti
anche nell'omicidio di due ragazzi uccisi per errore a Napoli,
Luigi Sequino e Paolo Castaldo, vicenda per la quale si e'
celebrato il processo davanti alla Corte di Assise di Napoli).
   Il tribunale di Nola ha condiviso la tesi dell'accusa secondo
cui l'agguato che costo' la vita alla piccola Valentina fu
diretto contro Arlistico e organizzato dai clan Anastasio,
Veneruso, De Luca Bossa e Marfella.  (ANSA).

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5 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (05/02/2006 - 00:02)

ARRESTATO IN SPAGNA RICERCATO

MADRID - E' stato arrestato a Barcellona
dalla polizia spagnola Raffaele Petrazzuolo, membro della
camorra, ha informato oggi la polizia.
 Su di lui gravava un ordine d'arresto internazionale per
associazione di stampo mafioso.
Petrazzuolo, 26 anni, nato a Torre del Greco e residente a
Hospitalet de Llobregat (Barcellona), apparteneva al clan
Vollaro, operante a Portici. Dovra' rispondere in Italia per
fatti avvenuti nel 2003 a Portici e dintorni. (ANSA).

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22 febbraio 2006

di 'O SISTEMA (02/02/2006 - 23:57)

IL BOSS PAGNOZZI ARRESTATO SU AUTOSTRADA A1
OPERAZIONE DELLE SQUADRE MOBILI DI NAPOLI E BENEVENTO

BENEVENTO - Il boss latitante Domenico
Pagnozzi, 46 anni, ritenuto il capo dell' omonimo clan
camorristico attivo Valle Caudina, e' stato arrestato dagli
agenti della Squadra Mobile di Benevento nei pressi del casello
autostradale dell' A1 di Caianello.
    Pagnozzi deve espiare una pena di sei anni di reclusione
sulla base di un provvedimento della Procura Generale di Napoli.
    L' egemonia del clan  Pagnozzi si estende nei territori
della Valle Caudina tra le province di Benevento, Avellino e
Caserta.
   L' arresto di Pagnozzi - ha detto il questore di Benevento,
Biagio Ciaramella - e' avvenuto al termine di indagini
coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica, Raffaello
Falcone della Direzione Distrettuale Antimafia, e condotte dalle
Squadre Mobili di Napoli ed altre questure della Campania.
   L' arresto del boss della Valle Caudina segue quello del
padre latitante, Gennaro, eseguito qualche giorno fa dagli
agenti delle Squadre Mobili di Napoli e Benevento.
   Pagnozzi, che viaggiava a bordo di una "Ford Focus", e' stato
riconosciuto dagli agenti, pedinato e bloccato e non ha opposto
resistenza. Poi e' stato trasferito nel carcere di Capodimonte
di Benevento. (ANSA).