14 febbraio 2006
GIUGLIANO; LOCALE DEL CLAN, 8 ARRESTI PER CORRUZIONE
ANCHE UN MARESCIALLO CC, COMANDANTE E VICE POLIZIA MUNICIPALE
NAPOLI - Otto persone - tra le quali un
maresciallo dei carabinieri, il comandante ed il vice comandante
della polizia municipale di Giugliano in Campania - sono state
arrestate oggi, in esecuzione di un'ordinanza cautelare emessa
dal gip Aldo Esposito, dai militari del Reparto operativo di
Napoli in quanto gravemente indiziate di corruzione aggravata e
falso per soppressione.
Secondo le indagini, fa sapere una nota della Procura, un
esercizio commerciale, di fatto riconducibile alla
disponibilita' di persone legate al clan camorristico Nuvoletta,
ha operato per diversi anni, anche grazie alle connivenze di
pubblici ufficiali corrotti, nella pressoche' totale
illegalita', non essendo munito di regolari licenze.
L'indagine, coordinata dai sostituti procuratori della
Direzione distrettuale antimafia Paolo Itri e Raffaella Capasso,
ha riguardato numerose vicende illecite relative a pratiche
amministrative (condono edilizio, autorizzazione agli scarichi,
autorizzazione sanitaria, licenza di trattenimenti danzanti)
relative al locale pubblico di Giugliano, vicende che si sono
svolte tra il 1996 e l'ottobre del 2001.
Gli arrestati sono Vincenzo
Alfiero, di 61 anni, Carmine Carbone, di 51, impiegato comunale,
Giovanni De Vivo, di 52, impiegato comunale, Armando Del Prete,
maresciallo dei carabinieri in servizio presso la Compagnia di
Giugliano, di 48 anni, Giacomo Gala, di 29, Umberto Nannini,
comandante della polizia municipale di Giugliano, di 60 anni,
Ciro Testa, di 52, impiegato comunale, Vincenzo Vitiello, vice
comandante della polizia municipale, di 53 anni.
Nei confronti di Alfiero, Del Prete, Gala, Nannini, Testa e
Vitiello e' stata disposta la misura cautelare della custodia in
carcere; arresti domiciliari, invece, per Carbone e De Vivo.
Sono emersi numerosi episodi di corruzione riconducibili ad
impiegati e funzionari del Comune, oltre che ad ufficiali di pg
appartenenti sia al corpo dei Vigili urbani che alla Compagnia
dei carabinieri di Giugliano. Seconda la Procura tali episodi di
corruzione, erano finalizzati, dopo il versamento di somme di
denaro ed altre utilita' ai funzionari e ai pubblici ufficiali,
''ad ottenere le licenze amministrative (ovvero il il relativo
rinnovo o la voltura) necessarie a condurre l'attivita'
commerciale, ovvero ad indurre gli ufficiali di pg coinvolti,
nonostante fossero ben consapevoli delle irregolarita'
riscontrate, ad omettere i controlli amministrativi di propria
competenza''.
Tra i vari episodi illeciti, si e' accertato che i due
dirigenti della polizia municipale, come spiega il procuratore
aggiunto Franco Roberti, ''si erano concretamente attivati al
fine di impedire o ritardare la chiusura del locale, nonostante
i diversi solleciti intervenuti in tal senso da parte degli
organi di pg che avevano piu' volte proceduto a segnalare le
numerose irregolarita' emerse nel corso dei controlli eseguiti
nell'esercizio dei loro compiti di polizia amministrativa''.
Sempre nel corso delle indagini, sono inoltre emersi
ulteriori episodi quali la falsificazione delle ricevute di
versamento relativo al pagamento degli oneri concessori relativi
alla domanda di condono edilizio, la sottrazione e la
sostituzione delle planimetrie allegate all'istanza di condono.
L'immobile e' stato sequestrato.
Il locale al centro dell'inchiesta
e' la discoteca ''La Villa'' di proprieta', negli anni scorsi,
di Giovanni Nuvoletta, figlio del capo del clan. Nel corso degli
anni nella proprieta' del locale si sono avvicendati, secondo
quanto si e' appreso da fonti della procura, alcuni pregiudicati
ritenuti legati ai Nuvoletta.
I vigili, secondo l'accusa, avrebbero ricevuto tangenti di un
milione e un milione e mezzo di lire, oltre a un computer e
all'assunzione nella discoteca di un parente. Il maresciallo dei
carabinieri e' accusato invece di aver ricevuto cinque milioni
di lire, un telefono cellulare e un orologio per non eseguire
controlli nel locale. Il militare e' indagato per corruzione e
istigazione alla corruzione. Secondo gli inquirenti avrebbe
anche tentato, inutilmente, di indurre un suo collega a non far
svolgere ispezioni nella discoteca. (ANSA).


Ultimi commenti