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27 marzo 2006

di 'O SISTEMA (27/03/2006 - 02:03)

ARRESTATO CAPOCLAN LATITANTE ANTONIO CAVA
E' RITENUTO ALLA GUIDA DELLA COSCA OPERANTE IN IRPINIA

NAPOLI - La polizia ha arrestato il
latitante Antonio Cava, 50 anni, capo, insieme al fratello
Biagio, dell'omonimo clan che controlla le attivita' illecite in
gran parte del territorio della provincia di Avellino, fino al
confine con l'agro nolano.
Gli agenti delle questure di Avellino e di Napoli, sono giunti
all'arresto del latitante a seguito di indagini coordinate dalla
Direzione distrettuale antimafia di Napoli. (ANSA).



CATTURATI ESPONENTI CLAN DEL NAPOLETANO

NAPOLI - Duro colpo alla camorra a Napoli
dove, in operazioni diverse, sono stati arrestati dai
carabinieri di Castello di Cisterna tre noti capi di clan
camorristici presenti nel Napoletano, nei comuni di Caivano,
Acerra e nell'agro di Nola. Sono Domenico La Montagna, Ciro Di
Domenico e Matteo Apicella, quest'ultimo ritenuto affiliato al
'cartello' della 'Nuova Camorra flegrea'.
Domenico La Montagna, 31 anni, di Caivano, a capo
dell'omonimo clan camorristico, contrapposto ai Castaldo e al
cartello Piscopo-Messina-Gallucci, era latitante da circa un
anno e ricercato per una ordinanza di custodia cautelare chiesta
dalla Dda partenopea ed emessa lo scorso anno dal gip di Napoli,
per associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidi,
tentati omicidi ed estorsioni. La Montagna - rinviato tra
l'altro a giudizio per l'omicidio di Pasquale Castaldo, gia'
capozona di Caivano, e raggiunto, da ordinanza di custodia
cautelare per estorsioni a danno di imprenditori e commercianti
- e' stato arrestato ieri pomeriggio, in un ristorante di
Varcaturo, mentre era a pranzo con la moglie.
Neanche un'ora dopo, sempre in un ristorante ma questa volta
in via Tribunali, i carabinieri hanno interrotto un summit che,
molto probabilmente, mirava a creare una tregua per il controllo
delle attivita' illecite nel Nolano. Dopo due giorni di
pedinamento, si e' posto cosi' fine alla latitanza, che durava
dal 2005, anche per un altro esponente di spicco della camorra,
Ciro di Domenico, 47 anni, di Nola.
Di Domenico era attualmente reggente di un gruppo autonomo,
operante nel Nolano, facente capo al fratello Marcello
attualmente detenuto, e contrapposto ai latitanti Pasquale e
Salvatore Russo, con collegamento con il gruppo La Montagna.
Ciro di Domenico era li' per un summit con altri tre esponenti,
tra i quali, Michele Marotta, 46 anni di Acerra, capo anche lui
di un autonomo sodalizio che, gia' nel 1993, faceva parte di una
squadra alle dirette dipendenze di Pasquale e Salvatore Russo.
Un dato, questo, sottolineano le forze dell'ordine,
particolarmente significativo vuoi perche' fino a qualche tempo
prima si era registrata, anche nell'area nolana, una
recrudescenza degli omicidi e vuoi perche', probabilmente,
Marotta era li' per instaurare contatti diretti con il nuovo
gruppo facente capo ai Di Domenico al fine di poter cercare,
forse, una tregua nell'area vesuviana. Al summit partecipavano
anche Mario Cipolletta, 51 anni, ritenuto affiliato al clan
Moccia, e Luigi Cannova, 32 anni, tutti noti alle forze
dell'ordine e tratti in arresto per inosservanza di pena.
Nessuno e' stato trovato armato.
Affiliato al cartello di clan camorristici ''Nuova camorra
flegrea'', e operante nell'area occidentale di Napoli, Matteo
Apicella, 38 anni, e' stato invece catturato, dopo pedinamenti,
in una casa popolare di Casavatore. Era latitante dal dicembre
2005, da quando riusci' a sfuggire all'arresto durante
un'operazione dei carabinieri che, su ordinanza di custodia
cautelare in carcere, chiesta dalla Dda partenopea ed emessa dal
Gip, porto' in carcere una trentina di affiliati al clan
responsabili, come Apicella, di associazione per delinquere di
tipo mafioso, traffico di droga e scommesse clandestine. (ANSA).



SEQUESTRATE POLIZZE PER 1,4MLN EURO A CLAN CASALESI

NAPOLI - Polizze assicurative del ramo vita
per un valore di circa 1,4 milioni di euro sono state
sequestrate dai finanzieri del Gico di Napoli a Ciro Giordano,
ritenuto legato al clan camorristico dei Casalesi ed alle sue
figlie che - spiega in una nota il procuratore aggiunto e
coordinatore della Dda di Napoli Franco Roberti - fungevano da
prestanome per il riciclaggio di danaro di provenienza illecita.
Il sequestro e' stato eseguito sulla base di tre successivi
decreti urgenti emessi dal pubblico ministero della Dda Antonio
Ardituro e successivamente convalidati dal gip Foschini.
Giordano - sottolinea Roberti - gia' sottoposto alla
sorveglianza speciale, aveva avviato un'attivita' di
investimento di capitali di provenienza sospetta e per evitare
l'intervento dell'autorita' giudiziaria aveva intestato alle sue
figlie polizze vita per un ingente valore.
Agli indagati sono state contestati i reati di riciclaggio,
reimpiego, intestazione fittizia di beni, trasferimento
fraudolento di valore con l'aggravante dell'agevolazione del
clan dei Casalesi. (ANSA).

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26 marzo 2006

di 'O SISTEMA (26/03/2006 - 03:00)

CAPOCLAN LATITANTE CATTURATO IN RISTORANTE NAPOLI
E' DOMENICO LA MONTAGNA, CAPO OMONIMA ORGANIZZAZIONE

NAPOLI - I Carabinieri del nucleo operativo
di Castello di Cisterna (Napoli) hanno catturato in un
ristorante di Varcaturo (Napoli) il latitante Domenico La
Montagna, 32 anni, di Caivano, gia' noto alle forze dell'ordine
ed a capo dell' omonimo clan camorristico attivo nei paesi
dell'area Nord della provincia di Napoli.
L'uomo era latitante da circa un anno ed era ricercato per
due ordinanze di custodia cautelare chieste dalla Dda partenopea
per associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidi,
estorsioni e possesso di armi e per un decreto di fermo emesso
dalla stessa Dda per rapine ed estorsioni aggravate dal metodo
mafioso. (ANSA).



SUMMIT IN RISTORANTE A NAPOLI;IRRUZIONE CC,4 ARRESTI
C'ERA ANCHE UN LATITANTE

NAPOLI - Quattro arresti di camorra a
seguito di un summit interrotto in un ristorante di Napoli. I
carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli) hanno fatto
irruzione in un locale in via dei Tribunali, nel centro di
Napoli, interrompendo un summit di camorra e catturando il
latitante Ciro Di Domenico, 47 anni, di Nola (Napoli), reggente
dell'omonimo clan camorristico attivo nel Nolano, ricercato dal
novembre scorso per un ordine di carcerazione a 8 anni e mezzo
per rapina.
Al summit partecipavano anche Michele Marotta, 46 anni, di
Acerra (Napoli), a capo di un altro sodalizio camorristico
operante nel Nolano, Mario Cipolletta, 51 anni, ritenuto
affiliato al clan Moccia e Luigi Cannova, 32 anni, tutti gia'
noti alle forze dell'ordine e arrestati per procurata
inosservanza di pena. (ANSA).

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25 marzo 2006

di 'O SISTEMA (25/03/2006 - 02:00)

SONDAGGIO CHOC A SCUOLA, BOSS SONO INVINCIBILI/ANSA
A OTTAVIANO, NEL REGNO DI CUTOLO; MA IL SINDACO NON E' D'ACCORDO

NAPOLI - Cutolo per molti e' solo un nome
ingombrante. Da trent'anni e' in galera ma lui e' sempre il
superboss di Ottaviano, nonostante il suo clan sia stato
decimato negli anni dalle guerre di camorra e dai blitz delle
forze dell'ordine. Qui, sotto il Vesuvio, i giovani, nonostante
gli sforzi compiuti per la riconquista sulla legalita' rischiano
di cedere allo scoramento: solo il 36% degli studenti
dell'Istituto professionale Ipia interpellati da un sondaggio
ritiene che la camorra si possa sconfiggere.
I dati del test promosso dall'Associazione studenti
anticamorra evidenziano che solo per il 43% la piovra possa
essere debellata mentre, a fronte di una minoranza di giovani
convinti della vittoria della legalita', il 26% ha detto di non
avere un giudizio. Uno studente su due, poi, ha rivelato di aver
conosciuto un malavitoso.
Il sondaggio sui boss invincibili fa rumore. Il sindaco di
Ottaviano, Mario Iervolino, interviene per dire che e' convinto
che le cose stiano in maniera assolutamente diversa da come sono
state rappresentante. ''Siamo disponibili ad effettuare un nuovo
sondaggio in tutte le scuole di Ottaviano perche' la nostra
cittadina e' diversa da quella degli anni '80. Oggi Cutolo -
aggiunge Iervolino - fa notizia solo quando chiede la grazia o
l'inseminazione artificiale per avere un figlio''. E poi,
evidenzia il sindaco, se proprio la si vuole dire, l'istituto in
questione e' frequentato per la maggior parte da giovani di
paesi vicini. ''Quindi - rileva il sindaco - non possiamo dire
che sono i giovani di Ottaviano a pensare che la camorra sia
invincibile''.
Ammette il clamore provocato dal sondaggio, Andrea
Pellegrino, presidente dell'associazione studenti napoletani
contro la camorra, pronto pero' a rassicurare. ''I dati del
nostro questionario organizzato a Ottaviano tra i giovani della
cittadina napoletana - sottolinea - sono sicuramente allarmanti
ma non possono e non devono scoraggiarci, dipingendo la
situazione come catastrofica''. Per passare dalle parole ai
fatti, comunque, l'associazione annuncia, insieme con la
Confederazione degli studenti, l'invio di una lettera a tutte le
segreterie nazionali dei partiti che si presenteranno alle
prossime elezioni per chiedere un impegno concreto nella lotta
contro la criminalita'. Amilcare Troiano, presidente dell'Ente
Parco Vesuvio, concorda sul fatto che ''nel Vesuviano la piaga
della prepotenza esiste ancora. Il sondaggio ci deve far
riflettere perche' la criminalita', il bullismo, la prepotenza
sono piaghe che esistono ancora e noi dobbiamo impegnarci di
piu' e continuare il lavoro cominciato nelle scuole''. Dal canto
suo, Troiano annuncia l'istituzione di una biblioteca
completamente gestita da giovani volontari.
Entro qualche mese sara' realizzata proprio all'interno di
quello che era una volta il castello del boss della Nco,
Raffaele Cutolo.
Nessuna fiducia nelle forze
dell'ordine e un orientamento maggioritario inquietante: la
camorra e' invincibile. La pensano cosi' i ragazzi dell'istituto
Ipia di Ottaviano (Napoli) che hanno risposto al test promosso
dall' Associazione studenti anticamorra e di cui riferiscono
oggi alcuni quotidiani napoletani.
Nel comune che ha dato i natali al capo della Nuova Camorra
organizzata, il boss Raffaele Cutolo, alla domanda: ''Pensi che
la camorra si possa sconfiggere?'', il 43% (pari a 242 dei circa
500 intervistati) ha risposto no; il 26% non so e soltanto il
36% ha detto si'. Valori suffragati da un 37% che ritiene la
camorra un fenomeno inevitabile, cui si aggiunge un 12% dei
ragazzi che ne da' perfino un giudizio positivo.
La rassegnazione verso l'ineluttabilita' del fenomeno
camorristico va di pari passo con la scarsa, per non dire
inesistente, fiducia nelle forze del'ordine. Il 40% degli
interpellati dice di non averne alcuna, mentre il 50% da' un
giudizio negativo del lavoro di contrasto svolto da polizia e
carabinieri. Solo il 19% pensa che polizia, carabinieri e
Guardia di Finanza siano efficienti nella loro attivita'.
Gli altri dati emersi dal sondaggio choc non sono da meno e
contribuiscono a disegnare un quadro a tinte fosche: il 26%
degli intervistati ha intenzione di lasciare al piu' presto la
propria citta', il 54% dice di aver gia' conosciuto un
malavitoso, ben il 57% ritiene inutili le manifestazioni
anticamorra.
Lavoro, sicurezza e istruzione sono le richieste caldeggiate
dai ragazzi per migliorare la situazione sul territorio. Ma
l'esito del sondaggio ha provocato gia' una prima reazione tra
gli stessi studenti che hanno annunciato l'intenzione -
riferisce Il Mattino - di organizzare una grande manifestazione
anticamorra in collaborazione con l'associazione studentesca che
ha promosso il test. (ANSA).

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24 marzo 2006

di 'O SISTEMA (24/03/2006 - 01:55)


SEQUESTRATE ARMI IN RIONE SCAMPIA A NAPOLI

NAPOLI, 24 MAR - Cinque fucili, un revolver,
quattordici cartucce e due passamontagna sono stati sequestrati
a Napoli nel quartiere di Scampia, luogo della sanguinosa faida
di camorra fra il clan Di Lauro e gli 'scissionisti' e dove nei
giorni scorsi sono state uccise in un agguato due persone.
Le armi sono state trovate e sequestrate dalla polizia in un
locale aperto e dunque liberamente accessibile della cosiddetta
'Vela celeste', una delle palazzine degli alloggi popolari della
periferia nord di Napoli a forma di vela, in via di
sgombero. (ANSA).



TRE ARRESTI PER OMICIDIO NEL SALERNITANO
SALERNO - Tre ordinanze di custodia
cautelare in carcere sono state eseguite dalla polizia su ordine
della magistratura salernitana per il delitto di Salvatore
Vaccaro, ucciso in un agguato il 4 novembre del 2002 ad Angri
(Salerno).
Dalle indagini condotte dalla squadra mobile, diretta dal
vicequestore aggiunto Carmine Soriente, e' emerso che a decidere
l'uccisione di Vaccaro, affiliato al clan Galasso, fu Umberto
Adinolfi, ritenuto capo dell'omonimo clan operante nell'Agro
Sarnese-Nocerino.
Sempre secondo gli investigatori, gli autori materiali del
delitto, avvenuto nel mercato ortofrutticolo di Angri, furono
Luigi Iannaco e Giuseppe Bombardini che a bordo di una
motocicletta affiancarono Vaccaro che era alla guida del suo
Maggiolone Volkswagen bersagliandolo con numerosi colpi d'arma
da fuoco. Salvatore Vaccaro aveva denunciato di essere vittima
di una estorsione da parte del clan capeggiato da Umberto
Adinolfi.
I tre pregiudicati sono gia' detenuti in tre penitenziari di
massima sicurezza: Adinolfi e' chiuso nel carcere di Cuneo,
Luigi Iannaco a L'Aquila mentre Giuseppe Bombardino nella casa
circondariale di Avellino. (ANSA).

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22 marzo 2006

di 'O SISTEMA (22/03/2006 - 01:53)

A SCAMPIA TORNA PAURA, INDAGINI DOPO DUPLICE OMICIDIO

NAPOLI, 22 MAR - Perquisizioni, controlli, posti di
blocco: le forze dell'ordine indagano a tutto campo a Scampia
dopo l'agguato di ieri pomeriggio, nel quale sono rimasti uccisi
due presunti affiliati al clan Di Lauro.
Un duplice omicidio che sembra aver riaperto la sanguinosa
faida di camorra tra il clan che fa capo a Paolo Di Lauro e i
cosiddetti Scissionisti, e che riporta la paura nel quartiere
alla periferia di Napoli.
Con gli arresti dei vertici delle due fazioni in lotta per la
divisione degli equilibri criminali all'interno del quartiere,
la faida aveva conosciuto un periodo di armistizio, durato
all'incirca sei mesi. Il 16 settembre scorso, in manette era
finito il boss Paolo Di Lauro, arrestato dai carabinieri in un
appartamento di Scampia, dopo una latitanza che durava dal 2002.
In manette, l'otto febbraio scorso, anche Salvatore Di Lauro, 18
anni, figlio minore del boss e considerato il suo erede.
L'azione investigativa delle forze dell'ordine ha colpito
anche i vertici degli ''Scissionisti'' con gli arresti di
Raffaele Amato - fermato in Spagna da dove dirigeva le attivita'
del clan - e del suo braccio destro Giacomo Migliaccio.
Almeno 54 omicidi, avvenuti nel 2005, sono attribuiti alla
cosiddetta faida di Scampia scaturita dallo scontro tra il clan
capeggiato da Di Lauro, e la cosca degli Scissionisti.
Una guerra efferata nella quale sono state colpite donne e
persone colpevoli solo di essere imparentate o amiche di
esponenti del clan avversario. I killer spesso hanno agito
sparando nel mucchio, con una tecnica terroristica finalizzata a
fare terra bruciata intorno ai nemici.
La frattura all'interno del clan Di Lauro si sarebbe
consumata all'inizio dello scorso anno, quando Cosimo Di Lauro,
figlio di Ciruzzo, accuso' Raffele Amato (che diventera' poi uno
dei capi degli Scissionisti) di essersi impossessato di una
ingente somma di denaro dell'organizzazione derivante dal
traffico di droga. Amato, insieme con i fratelli Elio e Pietro,
trovo' rifugio in Spagna dove continuo' a gestire il traffico di
stupefacenti. Al ritorno a Napoli degli ''spagnoli'' si scateno'
la faida.
La violenza dello scontro ha determinato la reazione di
magistratura, polizia e carabinieri che hanno decimato i clan
con una serie di blitz condotti con grande spiegamento di forze.
In piu' occasioni gli agenti hanno dovuto fronteggiare vere e
proprie rivolte da parte di gente del quartiere che tentavano di
ostacolare la cattura degli affiliati.
Ieri pomeriggio pero' con l'agguato nel quale sono rimasti
uccisi Ciro Fabricino, pregiudicato 31enne per droga e Ciro
Fontanarosa, di 30 anni, morto poco dopo il ricovero, e' tornato
l'incubo. Per ora le forze dell'ordine non escludono possibili
altri moventi dietro il duplice omicidio, anche se il
collegamento con la faida rimarrebbe, per ora, la pista
privilegiata. (ANSA).



CLAN D'ALESSANDRO; ARRESTI PER ESTORSIONI E DROGA

NAPOLI - Il clan D'Alessandro di
Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, si era
ricostruito, dopo essere uscito vincente dallo scontro con una
cosca avversaria, e aveva imposto il proprio controllo nella
gestione delle estorsioni e dello spaccio di cocaina. E' quanto
emerso dall'inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale
antimafia di Napoli che ha portato all'emissione di 15 ordinanze
di custodia cautelare in carcere eseguite oggi dai carabinieri
della compagnia di Castellammare e del Reparto territoriale di
Castello di Cisterna.
I provvedimenti sono stati firmati su richiesta dei pm della
Dda Francesco Cascini e Maria Antonietta Troncone. Tra i
destinatari figurano Ettore Spagnuolo e Giovanni Battista
Avitabile, ritenuti i capi della organizzazione che si e'
rafforzata dopo lo scontro armato con il clan capeggiato da due
ex cutoliani, Michele Omobono e Massimo Scarpa.
Spagnuolo  fu arrestato per estorsioni a Salsomaggiore nel
marzo 2005. A Castellammare il clan avrebbe continuato a gestire
le attivita' illecite  attraverso Antonio Elefante, indicato
dagli inquirenti come il reggente della cosca, che a sua volta
prendeva ordini da Luigi D'Alessandro, attualmente detenuto in
regime di 41 bis a Cuneo e destinatario di una delle ordinanze
di custodia. Il gruppo di Avitabile, che fa parte della stessa
organizzazione, era dedito allo spaccio di cocaina in diversi
quartieri di Castellammare e in alcuni comuni della penisola
sorrentina. Il canale di rifornimento delle droga - spiegano gli
inquirenti - era la camorra della periferia nord di Napoli.
Nel corso degli anni i carabinieri hanno sventato un agguato
contro esponenti del clan avversario e hanno documentato la
pianificazione dell'omicidio di un fratello del boss Omobono.
(ANSA).



INCHIESTA CLAN D'ALESSANDRO, 15 ORDINANZE CUSTODIA
SCOPERTO TRAFFICO COCAINA IN PENISOLA SORRENTINA

CASTELLAMMARE DI STABIA - I carabinieri della compagnia
di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli,
stanno eseguendo 15 ordinanze di custodia
cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della
Direzione distrettuale antimafia, nei confronti esponenti del
clan camorristico D' Alessandro.
Le accuse, per le persone coinvolte nell' inchiesta, sono di
associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di
stupefacenti.
Nel corso delle indagini i carabinieri hanno, tra l' altro,
sventato un agguato camorristico e documentato le attivita' di
una vera e propria holding della criminalita' organizzata,
scoprendo i canali di approvvigionamento della cocaina,
arrestando i corrieri e documentando lo spaccio nella zona
stabiese ed in penisola sorrentina. (ANSA).



OMICIDIO ANNALISA; PM CHIEDE 24 ANNI PER GIULIANO

NAPOLI - Ventiquattro anni di reclusione e'
la richiesta di condanna avanzata dal pm della Dda Raffaele
Marino nei confronti del pregiudicato Salvatore Giuliano, 20
anni, imputato per l'omicidio della 14enne Annalisa Durante,
uccisa per errore il 27 marzo 2004 durante una sparatoria tra
esponenti di clan rivali al rione Forcella a Napoli.
La richiesta e' stata formulata al termine della requisitoria
davanti alla quarta sezione della Corte di Assise (presidente
Giustino Gatti, giudice a latere Isabella Iaselli).
Per il pm, Giuliano e' responsabile di omicidio volontario con
dolo eventuale, nonche' di tentativo di omicidio ai danni dei
rivali contro i quali ingaggio' il conflitto a fuoco e
detenzione illegale di pistola. I reati sono aggravati
dall'art.7, ovvero dalla finalita' camorristica del suo agire.
Il pm Marino ha sostenuto, tra l'altro, che Giuliano non e'
meritevole delle attenuanti generiche che si concedono in
considerazione della giovane eta'.
A tale proposito il magistrato ha ricordato come a Napoli
siano numerosi i boss della camorra molto giovani responsabili
di gravi crimini. Il rappresentante dell'accusa ha inoltre
ricostruito, sulla base delle perizie balistiche e
medico-legali, lo scenario della sparatoria. Giuliano avrebbe
sparato per primo all'indirizzo degli aggressori del clan rivale
dei Mazzarella esplodendo quattro colpi di pistola. Il secondo
proiettile, deviato leggermente dall'auto dietro la quale il
giovane pregiudicato si era riparato, raggiunse la ragazza alla
tempia. Il magistrato ha parlato di dolo eventuale spiegando che
l'imputato nel momento in cui apriva il fuoco metteva in conto
la possibilita' di colpire e uccidere delle persone. (ANSA).

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21 marzo 2006

di 'O SISTEMA (21/03/2006 - 01:49)

CC TROVANO ARSENALE IN CASA ESPONENTE CLAN GALLO
A TORRE ANNUNZIATA DURANTE CONTROLLI DOPO SPARATORIA CON GDF

TORRE ANNUNZIATA - Due fucili
mitragliatori, una pistola mitragliatrice, due silenziatori,
alcuni caricatori, anche per armi diverse da quelle rinvenute, e
centinaia di munizioni per armi da sparo comuni e da guerra: un
vero e proprio arsenale e' stato trovato dai carabinieri a Torre
Annunziata (Napoli), nell'abitazione di Pasquale Cherillo, di 21
anni, ritenuto affiliato al clan camorristico dei Gallo, che e'
stato arrestato.
   Le armi sono state trovate durante i controlli scattati ieri
sera a Torre Annunziata, dopo una sparatoria tra alcuni
sconosciuti ed una pattuglia della Guardia di finanza, in
servizio ad un posto di controllo.
   Durante le prime indagini, i carabinieri hanno fatto
irruzione nella casa di Cherillo, dove hanno trovato e
sequestrato le armi. (ANSA).



COMUNI SCIOLTI: TAR ACCOGLIE RICORSO DI TORRE DEL GRECO
 
TORRE DEL GRECO - ''E' la vittoria di un'intera citta' mortificata da un provvedimento ingiusto ed immeritato. La mia fede
e la mia personale fiducia nella
magistratura sono state ripagate da una sentenza che restituisce
onore alla classe dirigente locale, ma soprattutto alla gente
comune di questa citta' che non meritava di subire una simile
offesa''. Lo ha detto il sindaco Valerio Ciavolino dopo aver
appreso la notizia che il ricorso avverso allo scioglimento
dell'amministrazione comunale di Torre del Greco (Napoli) e'
stato accolto dalla sezione napoletana del Tar Campania.
   ''Imprenditori, esercenti, istituzioni religiose ed
associazionismo, in simbiosi con l'ente Comune - prosegue
Cavolino -, potranno d'ora in poi riprendere a testa alta il
proprio determinante cammino per il rilancio in grande stile di
una citta' che ha potenzialita' e risorse per divenire fiore
all' occhiello della regione Campania''.
Il Tar Campania ha accolto il ricorso presentato dall'ex sindaco
di Torre del Greco (Napoli), Valerio Ciavolino (Forza Italia), avverso la
decisione del Consiglio dei ministri di sciogliere
l'amministrazione comunale per infiltrazioni camorristiche.
   La decisione, le cui motivazioni saranno rese note nei
prossimi giorni, segue la discussione svolta dai legali
difensori di Ciavolino, gli avvocati Enrico Angelone e Lorenzo
Lentini, mercoledi' scorso nella sede del Tar di Napoli.
  L'amministrazione di Torre del Greco era stata sciolta lo
scorso 20 ottobre su decisione del ministro dell'Interno,
Giuseppe Pisanu. (ANSA)



DUE MORTI, A SCAMPIA RIESPLODE LA FAIDA /ANSA
DOPO AGGUATO CONFLITTO A FUOCO TRA POLIZIA E KILLER

NAPOLI - A Scampia, il quartiere di Napoli
dove l'anno scorso oltre 50 persone sono state ammazzate in una
faida sanguinaria, si torna a uccidere. Oggi due persone sono
state ammazzate in un agguato di chiara matrice camorristica in
via Labriola, alla periferia nord della citta'.
   Subito dopo l'agguato e' iniziato un inseguimento tra un'auto
della polizia e i killer a bordo di una moto. Sono stati esplosi
colpi di pistola, uno dei quali avrebbe ferito uno dei sicari.
   Sotto i colpi dei killer sono finiti Ciro Fabricino,
pregiudicato 31enne per droga, trasportato all'ospedale
Cardarelli dove e' arrivato gia' cadavere, e Ciro Fontanarosa,
di 30 anni, morto poco dopo il ricovero. I due sono stati
portati al nosocomio, in un disperato tentativo di soccorso, a
bordo di una Mercedes, ma non c'e' stato nulla da fare.
   La missione di morte e' stata eseguita all'altezza del
lotto G dove, secondo quanto riferito dagli investigatori, erano
presenti diversi esponenti del clan Di Lauro. Momenti di
tensione sul posto quando le forze dell'ordine sono dovute
intervenire per sedare gli animi, particolarmente accesi, subito
dopo il fatto.
   I killer, con il volto coperto dai passamontagna, erano a
bordo di una Beverly. Quando hanno visto Fabricino e Fontanarosa
hanno esploso numerosi colpi di pistola nei loro confronti.
Nella zona si trovava a passare una volante della polizia. Ne e'
seguito un conflitto a fuoco. Uno dei killer sarebbe fuggito a
piedi, l'altro sulla moto. Uno dei due potrebbe essere stato
ferito.
   La faida di Scampia si riaccende cosi' dopo aver seminato
morte e terrore nel corso del 2005 quando oltre 50 persone
furono ammazzate in un botta e risposta di sangue per lo scontro
all'interno del clan Di Lauro. A Napoli si combatte, nonostante
i tentativi di risposta delle forze dell'ordine, un'altra faida,
questa nel pieno centro della citta', al rione Sanita', dove lo
scontro e' all'interno del clan Misso.
   I morti di oggi, secondo quanto si e' appreso,
apparterrebbero al clan Di Lauro. Dopo un periodo di
'armistizio', provocato anche dai colpi assestati dalle forze
dell'ordine alle due parti in guerra, si tratterebbe cosi' di un
colpo di coda degli scissionisti della cosca che a Scampia si
fronteggia per la divisione degli equilibri criminali
all'interno del quartiere. (ANSA).



DUE MORTI IN AGGUATO SCAMPIA, E' DI NUOVO FAIDA

NAPOLI - E' di due morti il bilancio
dell'agguato avvenuto in via Labriola a Scampia, alla periferia
nord di Napoli. Con colpi di arma da fuoco sono stati uccisi
Ciro Fabricino, 31 anni, pregiudicato per droga, e un'altra
persona non ancora identificata. Fabricino e' morto e'
all'istante, mentre l'altra vittima e' deceduta al reparto di
rianimazione del Cardarelli. L'agguato e' avvenuto all'altezza
del lotto G, dove vi sarebbero, secondo quanto riferito dagli
investigatori della polizia, numerosi esponenti del clan Di
Lauro. Il duplice omicidio potrebbe rappresentare la ripresa
della faida che ha visto contrapposti i Di Lauro agli Scissionisti,
uno scontro al quale sono attribuiti decine di morti.
E' Ciro Fontanarosa, 30 anni,
anch'egli pregiudicato, l'altra vittima dell'agguato di Scampia.
I due sono stati portati a bordo di una Mercedes all'ospedale
Cardarelli: Fabricino, all'arrivo in ospedale, era gia'
deceduto, mentre Fontanarosa e' morto poco dopo il ricovero.
(ANSA).

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17 marzo 2006

di 'O SISTEMA (17/03/2006 - 01:45)

CLAN IN GUERRA PER DROGA E RACKET,UNDICI IN MANETTE

NAPOLI, 17 MAR - Sono undici i provvedimenti di
fermo eseguiti dalla squadra mobile di Napoli nell'ambito
dell'inchiesta sul clan capeggiato da Salvatore Torino, di 51
anni, promotore della scissione dall'organizzazione dei Misso. I
decreti di fermo sono stati emessi dal procuratore aggiunto
Franco Roberti e dai pm della Dda, Raffaele Marino, Sergio
Amato, Stefania Castaldi e Barbara Sargenti. Le accuse
contestate vanno dall'associazione camorristica al traffico di
droga, estorsioni e detenzioni di armi.
Allo scontro tra il gruppo di Salvatore Torino e quello dei
Misso sono attribuiti una serie di omicidi avvenuti dal 29
novembre 2005 (agguato in via Salvator Rosa con l'uccisione di
Antonio Colucci al febbraio scorso).
Il conflitto e' stato originato da contrasti relativi alla
gestione delle estorsioni e al traffico di droga in seguito alla
decisione di Torino di approvvigionarsi di droga da una
organizzazione diversa da quella che riforniva i Misso. Tra le
undici persone fermate, vi sono anche quattro donne legate a
vario titolo al boss Torino. La cattura di quest'ultimo da parte
degli agenti della squadra mobile e' stata piuttosto
movimentata. L'uomo infatti nel tentativo di sfuggire ai
poliziotti si e' lanciato dal secondo piano della sua abitazione
in via Portico Vita al Rione Sanita' fratturandosi una gamba.
Gli investigatori hanno spiegato che il tentativo di fuga e'
stato originato anche dal timore che nei prossimi giorni
diventasse definitiva una sentenza di condanna a undici anni di
reclusione. Altre sei persone ritenute affiliate al clan Torino
risultano latitanti.
Oltre a Salvatore Torino, soprannominato Totoriello 'o gassusaro,
sono stati fermati Nicola Sequino, Salvatore Sequino, Pietro Esposito,
Pasquale Donato, Maria Manzo, Pasqualina Pastore, Patrizia Salierno,
Giuseppina Troise, Salvatore Amabile, Ferdinando Schlemmerer.
Secondo gli inquirenti, le donne avevano un ruolo di
''intermediazione'', portavano messaggi e riscuotevano dal clan
le ''paghe'' settimanali, provento soprattutto dell'attivita'
estorsiva.
Salvatore Torino, che aveva contatti con esponenti della
camorra dell'area nord di Napoli, da cui proveniva, avrebbe
esteso il racket delle estorsioni anche in altre zone di Napoli,
come la Torretta, cercando di acquisire il controllo delle
attivita' illecite grazie ai ''vuoti'' lasciati dagli arresti
eseguiti da polizia e carabinieri. Sarebbe stato questo uno dei
motivi che ha innescato il conflitto con i Misso, soprattutto
con figli e nipoti di Giuseppe Misso, il boss del rione Sanita'.
Secondo quanto emerso dalle indagini sella squadra mobile,
diretta da Vittorio Pisani, il gruppo ''scissionista'' di Torino
avrebbe inoltre acquistato partite di droga da una
organizzazione diversa da quella dei Di Lauro, che riforniva da
tempo anche il rione Sanita'. Una ''sfida'' quindi al potere dei
Misso, analoga a quella, che a Secondigliano e Scampia, fu
all'origine della contrapposizione tra i Di Lauro e il gruppo
degli ''scissionisti'' o ''spagnoli''.
Alla guerra tra i Misso e gli Scissionisti sono attribuiti
numerosi fatti di sangue, la maggior parte dei quali hanno avuto
vittime esponenti del clan capeggiato da Salvatore Torino.
Finora lo scontro ha provocato sette morti e diversi feriti. Le
indagini si sono avvalse del contributo di un collaboratore di
giustizia che ha spiegato, in particolare, gli attriti causati
dalle intromissioni dei Torino nel racket delle estorsioni e nel
traffico di droga. (ANSA).



FAIDA SANITA'; POLIZIA ESEGUE ORDINANZE
INCHIESTA SU ATTIVITA' DEL CLAN TORINO

NAPOLI - Un' operazione anticamorra della
questura di Napoli e' in corso nel quartiere Sanita',
recentemente scenario della faida tra il clan Misso ed il gruppo
degli scissionisti, che fanno capo a Salvatore Torino.
La Polizia sta eseguendo diversi provvedimenti di fermo
emessi dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia della
procura di Napoli, nei confronti del capoclan Torino e dei suoi
affiliati.
Le accuse per le persone coinvolte nell' inchiesta vanno
dall' associazione per delinquere di stampo camorristico, all'
associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di
sostanze stupefacenti, alla tentata estorsione aggravata, porto
e detenzione di armi da guerra.
Per tentare di sfuggire all'arresto
Salvatore Torino si e' lanciato da una finestra della sua
abitazione e si e' ferito. Soccorso dagli stessi agenti, che
avevano circondato l'intero isolato, Torino e' stato dapprima
portato all'ospedale San Gennaro, che si trova nel quartiere
Sanita', e successivamente trasferito all'ospedale San Giovanni
Bosco. Le sue condizioni non sono preoccupanti. (ANSA).

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15 marzo 2006

di 'O SISTEMA (15/03/2006 - 01:42)

OPERAZIONE ROS CONTRO CLAN ANNUNZIATA, 22 ORDINANZE
TRAFFICO COCAINA DA SUDAMERICA IN CAMPANIA, VENETO E PIEMONTE

NAPOLI - I Carabinieri del Ros di Napoli,
insieme con quelli del comando provinciale, stanno eseguendo in
Campania, Piemonte e Veneto, 22 ordinanze di custodia cautelare
in carcere emesse dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta
della locale Dda, nei confronti di esponenti del clan
camorristico Annunziata di Boscoreale, indagati per associazione
di tipo mafioso, usura, estorsioni e, soprattutto, traffico
internazionale di cocaina gestito tra il sud america e la
Campania, il Veneto ed il Piemonte. (ANSA).
L' operazione dei carabinieri del
Ros in corso oggi - denominata Mito III - completa una indagine
contro i canali di approvvigionamento di ingentissimi
quantitativi di cocaina colombiana, che aveva gia' consentito,
nel corso di due operazioni realizzate lo scorso anno, la
cattura di 84 persone ed il sequestro di oltre 10.000 kg di
sostanza stupefacente, individuati alle foci del fiume Orinoco.
In quelle circostanze reparti dei Ros e della Dcsail, in
collaborazione con la polizia venezuelana e la Dea americana,
diedero luogo ad una spettacolare operazione internazionale.
Nel corso dell' indagine, i carabinieri avevano documentato
anche le importazioni dello stupefacente dal Sud America in
Europa, attraverso la Spagna, l' Olanda e l' Albania, per la
successiva distribuzione in Italia, ai clan camorristici ed alla
'ndrangheta.
Oggi sono state colpite le ramificazioni del clan Annunziata
in Veneto e Piemonte, particolarmente attive sul fronte
internazionale. Fra gli altri destinatari dell' ordinanza di
custodia cautelare in carcere vi e' anche Alfonso Annunziata,
capo dell' omonimo clan di Boscoreale.
Una conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'
operazione, sara' tenuta presso il comando provinciale
carabinieri di Napoli alle ore 11.00.(ANSA).



POLIZIA SEQUESTRA A NAPOLI BENI PER 300 MILA EURO
MISURA DI PREVENZIONE NEI CONFRONTI CAPO CLAN GIUSEPPE PRINNO

NAPOLI - Beni per un valore complessivo di
300 mila euro sono stati sequestrati dalla polizia a Giuseppe
Prinno, ritenuto dalla questura di Napoli il capo del clan
Prinno-Pistillo.
Gli agenti della sezione Misure di prevenzione patrimoniali
hanno dato esecuzione al decreto di sequestro emesso dalla
sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli
(presidente Eugenia Del Balzo, giudici Giovanna Ceppaluni e
Paola Faillace), ai sensi della normativa antimafia.
Prinno, 50 anni, e' considerato a capo della cosca operante
nel territorio di Napoli nella zona compresa tra i quartieri
Porto, Chiaia e Monte di Dio.
In piu' atti giudiziari, secondo quanto riferisce la questura
di Napoli, nell'ordinanza di rinvio a giudizio prima e nella
sentenza del Tribunale di Napoli (3 luglio 1995) poi, Prinno e'
stato condannato alla pena di 15 anni per il reato di
associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione ed
altro. Nella stessa sentenza Prinno e' descritto come
personaggio apicale all'organizzazione camorristica facente del
clan. Nella stessa sentenza, si mette in evidenza, da una parte,
l'effettiva sussistenza del sodalizio criminoso finalizzato
all'illecita acquisizione di denaro attraverso la ''pratica
sistematica'' delle attivita' estorsive ai danni di operatori
edili e commerciali con cantieri ed esercizi nell'ambito
cittadino.
Ulteriore conferma dell'esistenza del sodalizio criminoso,
secondo la Questura, proviene dalla sentenza della Corte di
Appello di Napoli che gli riduce la pena a 8 anni e sei mesi di
reclusione, per il reato di associazione mafiosa, ed estorsione.
Prinno annovera precedenti penali per associazione per
delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze
stupefacenti.
Acclarata, secondo la polizia, la sua diretta partecipazione
al clan Prinno-Pistillo, con compiti organizzativi, soprattutto
nel settore delle estorsioni, e' stato sottoposto alla misura di
prevenzione della sorveglianza speciale, in base alla normativa
antimafia, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza,
misura tuttora in atto.
Il decreto di sequestro e' stato emesso oggi in accoglimento
di una proposta del questore di Napoli, formulata a seguito di
attivita' di indagine, svolta dagli agenti della sezione misure
di prevenzione patrimoniali. In particolare, sono stati
sequestrati, un appartamento al secondo piano in via Rua
catalana a Napoli e una cantinola, al piano terra. (ANSA).



SGOMINATA RETE PER IMPORT COCAINA IN ITALIA / ANSA
22 ORDINANZE, CLAN NAPOLETANO SI APPROVVIGIONAVA IN SUDAMERICA

NAPOLI - Clan camorristici trasportavano
cocaina dal Sud America, attraverso la Spagna, l'Olanda,
l'Albania per arrivare, in Italia, fino alla Campania, al
Veneto, al Piemonte. Controllavano tutte le fasi del traffico:
dall'approvvigionamento, all'occultamento con carichi di
copertura per arrivare al trasporto via mare, allo stoccaggio e
alla finale distribuzione.
Oggi, un'operazione dei Ros di Napoli, insieme ai carabinieri
del comando provinciale, li ha fermati eseguendo 22 ordinanze di
custodia cautelare in carcere emesse dal gip del tribunale di
Napoli, su richiesta della locale Dda. Nel mirino dell'accusa,
esponenti del clan camorristico Annunziata di Boscoreale, nel
napoletano, accusati di associazione di stampo mafioso, usura,
estorsioni e di traffico internazionale di cocaina messo in atto
grazie a qualificati canali e a vere e proprie alleanze con
altre organizzazione camorristiche come la 'ndrangheta.
L'indagine di oggi, denominata ''Mito III'', e' solo l'atto
finale dell'inchiesta ''Journey'' che, nell'agosto 2000, aveva
consentito il sequestro, alle foce del fiume Orinoco, in
Venezuela, di 10 tonnellate di cocaina ad opera del Ros e della
direzione centrale per i servizi antidroga unitamente ai
colleghi venezuelani e statunitensi. In quell'occasione fu
individuata una imponente rete di narcotrafficanti in grado di
provvedere a tutte le fasi del traffico. Ventidue furono le
persone arrestate. L'indagine, in particolare, evidenzio' come
tra i principali destinatari della cocaina vi fossero
qualificati esponenti di clan camorristici consorziatisi al fine
di importare ingentissimi quantitativi di cocaina e di
monopolizzare il narcotraffico nell'area campana.
Proprio dopo una serie di sequestri di narcotico, il Gip di
Napoli su richiesta della Dda, emise 62 ordinanze di custodia
cautelare in carcere che consentirono di recidere i canali di
approvvigionamento della cocaina e di colpire i clan Puccinelli,
Pignalosa, Gallo ed Annunziata, quest'ultimo radicato a
Boscoreale ed in alcune province del nord Italia.
Una battuta d'arresto che, pero', non aveva messo all'angolo
il clan Annunziata e le sue ramificazioni internazionali. Nel
giugno 2003 le indagini confermarono che il gruppo camorristico
si approvvigionava di cocaina in Germania ed Olanda.
Successivamente, nelle province di Torino e Verona furono
individuate le cellule dell'organizzazione che costituivano
l'elemento di raccordo tra i finanziatori del traffico e la
componente fornitrice in Olanda. La cocaina era, infatti,
destinata, non solo alle province di Napoli e Salerno ma anche
in Veneto e Piemonte dove le proiezioni del clan Annunziata
erano in contatto con esponenti della 'ndrangheta reggina.
Le organizzazioni campane avevano anche cercato di mettere in
atto il tentativo di scavalcare i livelli intermedi e di
stabilire contatti diretti con i cartelli fornitori. Da qui,
secondo gli investigatori, il ruolo centrale nel narcotraffico
in Italia ricoperto, fino all'operazione di oggi, dal clan
Annunziata, gia' affiliato alla ''Nuova famiglia'' di Carmine
Alfieri. Tra i destinatari delle 22 ordinanze c'e' anche il capo
storico del clan, Alfonso Annunziata, gia' in carcere per altre
accuse. (ANSA).

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14 marzo 2006

di 'O SISTEMA (14/03/2006 - 01:38)

9 ARRESTI, APPOGGIO A ESTERO A 2 BOSS CLAN CASALESI
OPERAZIONE POLIZIA STATO CASERTA E NAPOLI CON AUTORITA' TEDESCHE

ROMA - Garantivano una fitta trama di
complicita' all'estero ai due boss latitanti Francesco
Schiavone, alias ''cicciariello, catturato in Polonia nel marzo
del 2004, e Giuseppe Russo, alias ''u padrino'', arrestato in
Germania nel settembre del 2003. Per questo motivo 9 persone,
ritenute affiliate al clan dei casalesi, sono state arrestate
dalla Polizia di Stato di Caserta e di Napoli con l'accusa di
associazione per delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento
della  latitanza di boss camorristici.
Le indagini - rende noto un comunicato - sono state svolte
dagli agenti della squadra mobile coordinati dal Servizio
centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della
Polizia di Stato.
Gli arrestati garantivano l'appoggio e la copertura di
Schiavone e Russo in Germania e Polonia consentendo loro di
governare il sodalizio casalese pur trovandosi a migliaia di
chilometri di distanza.
Durante l'operazione gli agenti italiani, con la
collaborazione della polizia tedesca, hanno rinvenuto a
Francoforte alcune lettere con le disposizioni impartite da
Schiavone ''cicciariello'' che hanno fornito importanti conferme
sugli equilibri dei clan e sui settori delle attivita'
economiche di maggiore interesse. (ANSA).



SCOPERTA 'RETE' PER AIUTARE LATITANTI IN PAESI EST

NAPOLI - Sono accusate di aver garantito una
fitta trama di complicita' all'estero ai due boss latitanti
Francesco Schiavone, catturato in Polonia nel marzo del 2004, e
a Giuseppe Russo, arrestato i Germania nel settembre del 2003,
le sei persone ritenute affiliate al clan dei Casalesi,
arrestate questa mattina dagli agenti delle questure di Napoli e
Caserta, in esecuzione dei decreti di fermo, emessi dalla Dda di
Napoli.
In manette, con le accuse di associazione per delinquere di
tipo mafioso e favoreggiamento della  latitanza di boss
camorristici sono finiti Alfonso Chioccarelli, di 33 anni, nato
a Boston, negli Stati Uniti, Elio Diana, di 47 anni, di Casal di
Principe (Caserta), Giuseppe Diana, di 51 anni, di San Cipriano
d'Aversa (Caserta), Pasquale Esposito, di 42, di Caivano
(Napoli), Francesco Russo, di 48 anni, di Santa Maria La Fossa
(Caserta) e Luigi Sepe, di 58, di Caivano (Napoli).
Dalle indagini, coordinate dai pm Francesco Curcio e Raffaele
Cantone - che hanno consentito prima l'arresto di Russo e
Schiavone, latitanti rispettivamente in Germania e Polonia - e'
emersa una struttura che garantiva l'appoggio e la copertura ai
boss consentendo loro di governare il sodalizio casalese pur
trovandosi a migliaia di chilometri di distanza.
L'organizzazione - spiega in una nota il procuratore
aggiunto, Franco Roberti - operava su tre livelli: il primo
livello garantiva l'appoggio e la copertura di ciascuno dei
latitanti, nel luogo o nei luoghi nei quali avevano trovato
riparo; un secondo livello garantiva ai due capi dell'
organizzazione la possibilita' di comunicare fra loro e di
comunicare con il resto del clan operante in Italia, il terzo
livello, infine, era costituito dai capi e dai gregari che
operavano stabilmente sul territorio nazionale. In pratica, i
capi dell'organizzazione, oltre a continuare a gestire dall'
estero i loro affari in Italia, investivano in Romania i
proventi delle loro attivita' illecite in attivita' immobiliari
e produttive.
Dalle indagini - che si sono avvalse della collaborazione fra
diverse autorita' giudiziarie e di polizia, soprattutto
italiane e tedesche - e', inoltre, emerso che dai paesi esteri
dove si trovavano in latitanza i capi, giungevano in Italia
ordini scritti ed orali per la pianificazione delle attivita'
del sodalizio criminale. (ANSA).

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13 marzo 2006

di 'O SISTEMA (13/03/2006 - 01:37)

MAFIA: 5.546 BENI CONFISCATI, IL 31,6% IN VIA DEFINITIVA
RELAZIONE MINISTERO GIUSTIZIA AL PARLAMENTO

ROMA, 13 mar - Lieve flessione, nell'arco di qualche
mese, dei beni della criminalita' organizzata confiscati con
provvedimento emanato tra il 2001 e il 2006: sono 5.546 al 31
gennaio del 2006, contro i 6.044 registrati lo scorso semestre.
La confisca definitiva riguarda 1.755 beni (il 31,6% del totale)
di cui  gli immobili rappresentano il 56,4%, i beni mobili lo
17,9% e i titoli il 25,7%. E' questo il quadro tracciato
dall'ultima relazione trasmessa dal ministero della Giustizia al
Parlamento sulla consistenza, la destinazione e l'utilizzo dei
beni sequestrati o confiscati a mafia, 'ndrangheta e camorra.
Per quanto riguarda la destinazione dei beni, la maggior
parte va ai Comuni; quelli destinati allo Stato, seppure minori
in quantita', hanno pero' un valore unitario maggiore.
I comuni utilizzano i beni ricevuto destinandoli a tre
tipologie: finalita' istituzionali (20%), sociali (43%) e aree
destinate a fini sociali (37%). Nel primo caso gli immobili
confiscati sono stati utilizzati come canili, scuole, sedi di
vigili urbani, uffici comunali etc; nel caso di finalita'
sociali, invece, la maggior parte dei beni confiscati (il 40%)
e' divenuta sede di associazioni, o di centri per
tossicodipendenti (8%). Tra le aree destinate a fini sociali ci
sono parchi giochi, verde etc.
Tra il 2001 e il 2005 i beni immobili confiscati con
provvedimento definitivo sono stati 1.016. Nella relazione si fa
notare che oil valore reale dei beni immobili ha subito una
flessione tra il 2001 e il 2004 ma che, considerando che nel
triennio preso in esame il numero di immobili diminuisce, e'
possibile ipotizzate che il valore reale unitario dei singolo
immobile tenda ad aumentare. (ANSA).

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10 marzo 2006

di 'O SISTEMA (10/03/2006 - 01:35)

POLIZIA SGOMBERA CASE OCCUPATE DA CLAN,9 DENUNCIATI
ABBATTUTI 12 CANCELLI ABUSIVI, OTTO TELECAMERE SEQUESTRATE

NAPOLI - Otto telecamere per la sorveglianza
degli edifici sequestrate, nove persone denunciate e 12 cancelli
abbattuti: e' il bilancio di un operazione della polizia al
Rione Pazzigno, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, alla
periferia orientale di Napoli, finalizzata al censimento degli
occupanti dei terranei e degli appartamenti di diversi edifici.
Sul luogo sono intervenuti gli agenti del commissariato San
Giovanni a Teduccio, del Reparto Mobile, del Nucleo Prevenzione
Crimine Campania, con l'ausilio delle unita' cinofile ed in
collaborazione con le squadre dei Vigili del Fuoco.
L'attivita' della polizia e' stata incentrata  sugli
occupanti ritenuti  vicini ai clan camorristici del quartiere o
legati alla criminalita' comune. Al civico 6 di via Pazzigno
cinque persone sono state denunciate per occupazione abusiva di
immobili. Sei terranei sono stati consegnati all'ente
proprietario.
In via Pazzigno ''edilizia Alta'' la polizia ha denunciato
altri quattro occupanti abusivi: in casa e' stato fatto entrare,
con l'ausilio della polizia municipale, il nuovo legittimo
assegnatario. Con la collaborazione delle squadre dei Vigili del
Fuoco, sono stati abbattuti 12 cancelli blindati, installati
abusivamente. Sono state inoltre eseguite 18 perquisizioni
domiciliari e sequestrate 8 micro-telecamere, installate
abusivamente sui pianerottoli delle abitazioni.
La polizia ha controllato 38 persone, 18 veicoli ed in
collaborazione con gli agenti della polizia municipale, ha
provveduto alla chiusura di una sala giochi installata in un
vano inizialmente adibito a deposito. (ANSA).

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9 marzo 2006

di 'O SISTEMA (09/03/2006 - 01:33)

COLPITI 2 CLAN SALERNITANI, ERANO PRONTI PER FAIDA

NAPOLI - L'esecuzione di 32 ordinanze di
custodia cautelare in carcere, per i presunti affiliati di due
clan salernitani, e il sequestro di numerosi beni rappresentano
il bilancio dell' operazione realizzata a Salerno nelle prime
ore del mattino della Dia che ha eseguito i provvedimenti emessi
dal gip su richiesta della Dda.
Un intervento che potrebbe aver evitato l'esplosione di una
sanguinosa faida fra i due clan colpiti: quello dei
Pennella-d'Agostino, operativo nella citta' campana gia' dagli
anni '90, e il gruppo nato da una sua costola, il clan Faggioli,
di piu' recente costituzione. Entrambi attivi nel controllo del
gioco d'azzardo, nelle estorsioni e nello spaccio di
stupefacenti, secondo gli inquirenti, i due clan erano entrati
in contrapposizione.
Nell'ambito dell'operazione sono stati sequestrati tre
imprese di noleggio viedeogiochi, una pizzeria, un bar, una
societa' operativa nella raccolta e smaltimento dei rifiuti,
alcune quote societarie, e un appartamento.
La formazione del gruppo malavitoso dei Faggioli risale
probabilmente al 2004, quando cioe' uno dei suoi componenti di
spicco, Angelo Ubbidiente, gia' legato al clan
Panella-D'Agostino, si associo' al pregiudicato salernitano
Vincenzo Faggioli, dando vita al nuovo asse intorno al quale ben
presto si sono aggregati altri elementi del piu' antico clan.
Le indagini della sezione operativa della Dia  di Salerno
hanno delineato gli equilibri attuali tra le due famiglie
criminali ed hanno consentito di evitare che il conflitto tra i
due gruppi sfociasse in scontri e desse vita a una faida.
All'operazione hanno partecipato personale dei centri Dia di
Padova, Roma e della sezione di Catanzaro nonche' personale
della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e della
Guardia di Finanza. (ANSA).



OPERAZIONE DIA CONTRO DUE CLAN SALERNITANI

ROMA - E' in corso una vasta operazione
anticamorra del Centro operativo della DIA di Napoli e della
sezione operativa di Salerno.
L'operazione e' per l'esecuzione, a Salerno e provincia, di
numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal
Gip di Salerno su richiesta della locale Direzione Distrettuale
Antimafia, nei confronti dei presunti affiliati di due distinti
clan camorristici operanti nella citta' di Salerno: i
"Panella-D'Agostino" e i "Faggioli".
Contestualmente vengono anche sottoposte a sequestro
numerose societa' considerate frutto delle illecite attivita'
dei clan quali estorsioni traffico di stupefacenti e gioco
d'azzardo.
All'operazione prende parte personale dei centri DIA di
Padova, Roma e della sezione di Catanzaro nonche' personale
della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della
Guardia di Finanza. (ANSA)

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7 marzo 2006

di 'O SISTEMA (07/03/2006 - 01:31)

12 ARRESTI PER ESTORSIONE, OPERAZIONE PS SALERNO
ROMA - Dodici persone sono appartenenti ad
un'associazione a delinquere di stampo camorristico sono state
arrestate dalla Polizia di Stato di Salerno con l'accusa di
estorsione ai danni di esercizi commerciali e di attivita'
imprenditoriali.
L'operazione - rende noto la Polizia - e' il risultato di una
complessa indagine condotta anche sul traffico di sostanze
stupefacenti.
Gli episodi di estorsione e la pressante attivita'
intimidatoria sono stati compiuti anche in danno di imprese
impegnate nella realizzazione di opere pubbliche e nella
fornitura di pubblici servizi, creando gravi ripercussioni nella
gestione della cosa pubblica. (ANSA).



SORPRESO CON ARMI, ARRESTATO ESPONENTE CLAN GIONTA
TORRE ANNUNZIATA - Lo hanno sorpreso
con due pistole mentre, presumibilmente, si apprestava a
compiere un agguato: accusato di detenzione e porto illegale di
armi clandestine, Michele Palumbo, di 37 anni, esponente di
spicco del clan camorristico Gionta e' stato arrestato dai
carabinieri a Torre Annunziata (Napoli).
L'uomo e' stato bloccato e perquisito mentre si trovava
all'interno di palazzo Fienga, storica roccaforte del clan
camorristico di Torre Annunziata: aveva con se' due revolver
carichi, uno calibro 357 magnum e l'altro 38 special. (ANSA).



TRAFFICO DROGA E ARMI NEL SALERNITANO, 11 ARRESTI
SALERNO - Oltre a detenere il monopolio del
traffico di droga nella provincia di Salerno e nell'hinterland
napoletano, avrebbero gestito un traffico di armi, fornendo
anche quelle utilizzate nella faida di camorra a Scampia. E'
quanto emerso nell'ambito dell'operazione della polizia di
Salerno che ha portato all'emissione di 11 ordinanze di custodia
cautelare, di cui nove in carcere e due ai domiciliari, nei
confronti di un'organizzazione criminale attiva nell'agro
sarnese-nocerino e che fa riferimento al clan capeggiato da
Luigi Iannaco e Umberto Adinolfi, arrestati nei mesi scorsi in
Spagna dove erano latitanti.
Secondo quanto accertato, l'organizzazione riforniva di droga
attraverso i propri canali sia il territorio salernitano sia
quello dell'hinterland napoletano. Oltre al traffico di
stupefacenti, l'organizzazione trafficava in armi: gli
inquirenti ritengono infatti che alcune delle armi utilizzate
nella guerra di camorra a Scampia tra fedelissimi del boss Paolo
Di Lauro e i cosiddetti Scissionisti, siano state fornite dal
gruppo Iannaco-Adinolfi.
Iannaco ed Adinolfi, secondo l'attivita' investigativa,
avevano il monopolio del traffico di stupefacenti nel
Salernitano ed erano riusciti a creare una rete di importazione
grazie ai cartelli colombiani, ma soprattutto alla centrale del
traffico di stupefacenti con sede in Spagna. I due erano
riusciti a far entrare in Italia, a piu' riprese, oltre 10 mila
chilogrammi di hascisc e tra i 400 e 500 chilogrammi di cocaina.
La droga finiva sul mercato salernitano ma approvvigionava anche
l'hinterland partenopeo, dove il referente era un noto
personaggio di Torre Annunziata (Napoli), Francesco Tamarisco,
finito stamani in carcere.
Adinolfi, destinatario di una delle 11 ordinanze di custodia
cautelare, e' accusato anche di estorsione per aver rallentato i
lavori di realizzazione della villa comunale di San Marzano sul
Sarno (Salerno), imponendo alla ditta casertana Ati di versare
una tangente di 50 mila euro e di lasciar effettuare le opere di
piantumazione ad un ditta vicina all'organizzazione criminale.
Gli arrestati, ad eccezione di Francesco Tamarisco, sono
tutti dell'agro sarnese nocerino. Un'altra persona, di cui non
sono state fornite le generalita', e' ricercata
all'estero. (ANSA).

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