22 marzo 2006
A SCAMPIA TORNA PAURA, INDAGINI DOPO DUPLICE OMICIDIO
NAPOLI, 22 MAR - Perquisizioni, controlli, posti di
blocco: le forze dell'ordine indagano a tutto campo a Scampia
dopo l'agguato di ieri pomeriggio, nel quale sono rimasti uccisi
due presunti affiliati al clan Di Lauro.
Un duplice omicidio che sembra aver riaperto la sanguinosa
faida di camorra tra il clan che fa capo a Paolo Di Lauro e i
cosiddetti Scissionisti, e che riporta la paura nel quartiere
alla periferia di Napoli.
Con gli arresti dei vertici delle due fazioni in lotta per la
divisione degli equilibri criminali all'interno del quartiere,
la faida aveva conosciuto un periodo di armistizio, durato
all'incirca sei mesi. Il 16 settembre scorso, in manette era
finito il boss Paolo Di Lauro, arrestato dai carabinieri in un
appartamento di Scampia, dopo una latitanza che durava dal 2002.
In manette, l'otto febbraio scorso, anche Salvatore Di Lauro, 18
anni, figlio minore del boss e considerato il suo erede.
L'azione investigativa delle forze dell'ordine ha colpito
anche i vertici degli ''Scissionisti'' con gli arresti di
Raffaele Amato - fermato in Spagna da dove dirigeva le attivita'
del clan - e del suo braccio destro Giacomo Migliaccio.
Almeno 54 omicidi, avvenuti nel 2005, sono attribuiti alla
cosiddetta faida di Scampia scaturita dallo scontro tra il clan
capeggiato da Di Lauro, e la cosca degli Scissionisti.
Una guerra efferata nella quale sono state colpite donne e
persone colpevoli solo di essere imparentate o amiche di
esponenti del clan avversario. I killer spesso hanno agito
sparando nel mucchio, con una tecnica terroristica finalizzata a
fare terra bruciata intorno ai nemici.
La frattura all'interno del clan Di Lauro si sarebbe
consumata all'inizio dello scorso anno, quando Cosimo Di Lauro,
figlio di Ciruzzo, accuso' Raffele Amato (che diventera' poi uno
dei capi degli Scissionisti) di essersi impossessato di una
ingente somma di denaro dell'organizzazione derivante dal
traffico di droga. Amato, insieme con i fratelli Elio e Pietro,
trovo' rifugio in Spagna dove continuo' a gestire il traffico di
stupefacenti. Al ritorno a Napoli degli ''spagnoli'' si scateno'
la faida.
La violenza dello scontro ha determinato la reazione di
magistratura, polizia e carabinieri che hanno decimato i clan
con una serie di blitz condotti con grande spiegamento di forze.
In piu' occasioni gli agenti hanno dovuto fronteggiare vere e
proprie rivolte da parte di gente del quartiere che tentavano di
ostacolare la cattura degli affiliati.
Ieri pomeriggio pero' con l'agguato nel quale sono rimasti
uccisi Ciro Fabricino, pregiudicato 31enne per droga e Ciro
Fontanarosa, di 30 anni, morto poco dopo il ricovero, e' tornato
l'incubo. Per ora le forze dell'ordine non escludono possibili
altri moventi dietro il duplice omicidio, anche se il
collegamento con la faida rimarrebbe, per ora, la pista
privilegiata. (ANSA).
CLAN D'ALESSANDRO; ARRESTI PER ESTORSIONI E DROGA
NAPOLI - Il clan D'Alessandro di
Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, si era
ricostruito, dopo essere uscito vincente dallo scontro con una
cosca avversaria, e aveva imposto il proprio controllo nella
gestione delle estorsioni e dello spaccio di cocaina. E' quanto
emerso dall'inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale
antimafia di Napoli che ha portato all'emissione di 15 ordinanze
di custodia cautelare in carcere eseguite oggi dai carabinieri
della compagnia di Castellammare e del Reparto territoriale di
Castello di Cisterna.
I provvedimenti sono stati firmati su richiesta dei pm della
Dda Francesco Cascini e Maria Antonietta Troncone. Tra i
destinatari figurano Ettore Spagnuolo e Giovanni Battista
Avitabile, ritenuti i capi della organizzazione che si e'
rafforzata dopo lo scontro armato con il clan capeggiato da due
ex cutoliani, Michele Omobono e Massimo Scarpa.
Spagnuolo fu arrestato per estorsioni a Salsomaggiore nel
marzo 2005. A Castellammare il clan avrebbe continuato a gestire
le attivita' illecite attraverso Antonio Elefante, indicato
dagli inquirenti come il reggente della cosca, che a sua volta
prendeva ordini da Luigi D'Alessandro, attualmente detenuto in
regime di 41 bis a Cuneo e destinatario di una delle ordinanze
di custodia. Il gruppo di Avitabile, che fa parte della stessa
organizzazione, era dedito allo spaccio di cocaina in diversi
quartieri di Castellammare e in alcuni comuni della penisola
sorrentina. Il canale di rifornimento delle droga - spiegano gli
inquirenti - era la camorra della periferia nord di Napoli.
Nel corso degli anni i carabinieri hanno sventato un agguato
contro esponenti del clan avversario e hanno documentato la
pianificazione dell'omicidio di un fratello del boss Omobono.
(ANSA).
INCHIESTA CLAN D'ALESSANDRO, 15 ORDINANZE CUSTODIA
SCOPERTO TRAFFICO COCAINA IN PENISOLA SORRENTINA
CASTELLAMMARE DI STABIA - I carabinieri della compagnia
di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli,
stanno eseguendo 15 ordinanze di custodia
cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della
Direzione distrettuale antimafia, nei confronti esponenti del
clan camorristico D' Alessandro.
Le accuse, per le persone coinvolte nell' inchiesta, sono di
associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di
stupefacenti.
Nel corso delle indagini i carabinieri hanno, tra l' altro,
sventato un agguato camorristico e documentato le attivita' di
una vera e propria holding della criminalita' organizzata,
scoprendo i canali di approvvigionamento della cocaina,
arrestando i corrieri e documentando lo spaccio nella zona
stabiese ed in penisola sorrentina. (ANSA).
OMICIDIO ANNALISA; PM CHIEDE 24 ANNI PER GIULIANO
NAPOLI - Ventiquattro anni di reclusione e'
la richiesta di condanna avanzata dal pm della Dda Raffaele
Marino nei confronti del pregiudicato Salvatore Giuliano, 20
anni, imputato per l'omicidio della 14enne Annalisa Durante,
uccisa per errore il 27 marzo 2004 durante una sparatoria tra
esponenti di clan rivali al rione Forcella a Napoli.
La richiesta e' stata formulata al termine della requisitoria
davanti alla quarta sezione della Corte di Assise (presidente
Giustino Gatti, giudice a latere Isabella Iaselli).
Per il pm, Giuliano e' responsabile di omicidio volontario con
dolo eventuale, nonche' di tentativo di omicidio ai danni dei
rivali contro i quali ingaggio' il conflitto a fuoco e
detenzione illegale di pistola. I reati sono aggravati
dall'art.7, ovvero dalla finalita' camorristica del suo agire.
Il pm Marino ha sostenuto, tra l'altro, che Giuliano non e'
meritevole delle attenuanti generiche che si concedono in
considerazione della giovane eta'.
A tale proposito il magistrato ha ricordato come a Napoli
siano numerosi i boss della camorra molto giovani responsabili
di gravi crimini. Il rappresentante dell'accusa ha inoltre
ricostruito, sulla base delle perizie balistiche e
medico-legali, lo scenario della sparatoria. Giuliano avrebbe
sparato per primo all'indirizzo degli aggressori del clan rivale
dei Mazzarella esplodendo quattro colpi di pistola. Il secondo
proiettile, deviato leggermente dall'auto dietro la quale il
giovane pregiudicato si era riparato, raggiunse la ragazza alla
tempia. Il magistrato ha parlato di dolo eventuale spiegando che
l'imputato nel momento in cui apriva il fuoco metteva in conto
la possibilita' di colpire e uccidere delle persone. (ANSA).


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