29 aprile 2006
13 ARRESTI DEI CC NEL SALERNITANO
SALERNO - 13 ordinanze di custodia
cautelare, di cui 11 in carcere e 2 agli arresti domiciliari,
sono state eseguite all' alba di stamani dai carabinieri del
comando provinciale di Salerno.
L' operazione, disposta dal gip del tribunale di Salerno,
Belmonte, su richiesta del pm Antonio Centore, ha consentito di
fare piena luce su una organizzazione operante nel territorio
salernitano della Piana del Sele dedita al traffico di sostante
stupefacenti. I 13 arrestati, a vario titolo, devono rispondere
dei reati di traffico di sostanze stupefacenti, porto e
detenzione di armi da sparo, estorsione, violenze e minacce.
(ANSA).
FERMATO PER OMICIDIO ESPONENTE CLAN DEL CASERTANO
CASERTA - La polizia ha fatto luce
sull'omicidio di Carlo Francesco Troisi, ucciso il 16 febbraio
scorso in un agguato a Parete (Caserta), mentre si trovava
nell'officina meccanica che gestiva in una zona centrale del
paese. L'esecutore materiale dell'omicidio, sulla base delle
indagini della polizia, coordinate prima dalla procura di
S.Maria Capua Vetere e, successivamente dalla Dda di Napoli,
sarebbe stato Francesco Di Maio, di 38 anni, di Mugnano di
Napoli.
Pregiudicato per numerosi reati e ritenuto elemento di spicco
del clan camorristico capeggiato da Raffaele Bidognetti, figlio
di Francesco, detto Cicciotto e mezzanotte, Di Maio e' stato
catturato in un appartamento a Baia Verde di Castelvolturno dove
e' stato trovato insieme con una donna, Concetta Costanzo, di 20
anni di Parete, che e' stata arrestata con l'accusa di
favoreggiamento.
Gli agenti del commissariato di Aversa avevano individuato
subito il presunto assassino del meccanico ma non erano riusciti
a rintracciarlo. Seguendo alcune donne, con le quali in passato
Di Maio aveva avuto relazioni, i poliziotti sono riusciti a
localizzarlo in una delle villette della localita' del litorale
casertano. Alla cattura del latitante (nei confronti del quale ,
su richiesta del pm della Dda di Napoli, Marco Del Gaudio era
stato emesso decreto di fermo) hanno partecipato agenti dei
commissariato di Aversa, di Castelvolturno e del Posto Fisso di
Casapesenna. Nell'operazione di polizia e' stato utilizzato
anche un elicottero. (ANSA).
27 aprile 2006
UCCISO NEL CASERTANO AFFILIATO AL CLAN MOCCIA
TERZO OMICIDIO IN 4 MESI IN COMUNE AL CONFINE COL NAPOLETANO
CASERTA - Nuovo agguato di camorra ad Orta
di Atella, comune casertano quasi al confine con la provincia di
Napoli. Alcuni sicari hanno esploso numerosi colpi di pistola
calibro nove contro Francesco Fenicia di 48 anni, originario di
Frattamaggiore, ma residente da tempo nel comune casertano.
Fenicia, che gli investigatori ritengono affiliato al clan
Moccia, presente in alcuni comuni a Nord di Napoli, e' morto sul
colpo. I killer sono fuggiti, sembra a bordo di due auto,
riuscendo a far perdere le proprie tracce. L'ucciso aveva
precedenti penali ed era stato anche sottoposto a sorveglianza
speciale.
Con l'agguato di oggi salgono a tre le persone uccise nella
zona di Orta d'Atella negli ultimi quattro mesi, vittime,
secondo gli investigatori, di una faida tra gruppi camorristi
che si contrappongono nella zona di Frattamaggiore e di altri
comuni limitrofi. (ANSA).
24 aprile 2006
AGGUATO NEL NAPOLETANO: TROVATA BRUCIATA MOTO SICARI
TORRE DEL GRECO - E' stata trovata
bruciata la motocicletta usata dai sicari nell'agguato avvenuto
a Torre del Greco nel quale e' rimasto ucciso Gennaro Nodo.
La moto e' stata trovata in primo vicolo San Vito, poco
distante dal luogo dove e' avvenuto l'agguato. Sul posto si sono
recati gli agenti della polizia scientifica che stanno
effettuando i rilievi.
Nodo, che aveva 34 anni, era un sorvegliato speciale ed aveva
precedenti. L'uomo e' considerato dagli investigatori vicino al
clan Falanga. E' stato ucciso mentre si trovava all'interno
dell'autolavaggio che gestiva in via Lava Troia.
I sicari, probabilmente due a bordo di una moto, sono entrati
in azione verso a mezzogiorno.
Nodo era titolare di un autolavaggio di Torre del Greco
(Napoli) in via Lava Troia, strada che congiunge via Nazionale
con il litorale. Era al lavoro all'interno dell'officina di cui
era titolare quando i killer sono entrati in azione esplodendo
quattro colpi di pistola alla testa. Nonostante la gravissime
ferite riportate, il 33enne non e' morto all'istante. Ancora
respirava quando i soccorritori sono arrivati sul luogo. Il
disperato tentativo di salvargli la vita, pero', e' risultato
vano: Nodo e' morto pochi istanti dopo essere arrivato
all'ospedale Maresca.
Gennaro Nodo era conosciuto dalle forze dell'ordine: vicino
alle posizione del clan Falanga, egemone nella cittadina
vesuviana, era stato arrestato nell'ambito dell'operazione
denominata ''Never Again'', che due anni fa porto' all'arresto
di oltre trenta persone (furono coinvolti anche un consigliere
comunale e un dipendente comunale). Per lui il pubblico
ministero aveva chiesto 10 anni di reclusione, ma in primo grado
era stato assolto.
La moto utilizzata, con ogni probabilita', per l'agguato e'
e' stata ritrovata completamente bruciata in vico San Vito,
stradina distante qualche chilometro dal luogo del delitto. Il
mezzo, ad una prima verifica, e' risultato essere stato rubato
sei giorni fa a Castellammare di Stabia.
Diverse le ipotesi al vaglio degli inquirenti (sul caso
indagano i carabinieri della compagnia di Torre del Greco): tra
queste, la piu' accreditata sembra essere quella di un
regolamento di conti interno al clan Falanga per la gestione in
citta' del traffico di sostanze stupefacenti. I carabinieri
stanno indagando anche per individuare possibili
testimoni. (ANSA).
GDF SMANTELLA BANDA COLLEGATA A CAMORRA
SEQUESTRATI BENI IMMOBILI E ATTIVITA' COMMERCIALI PER 5 MLN
FIRENZE - Smantellata dalle Fiamme gialle
una banda di usurai che gli investigatori ritengono collegata
alla camorra. Nove persone sono state denunciate con l' accusa
di usura ed estorsione aggravati in quanto commessi avvalendosi
delle condizioni previste dall'art 416-bis del codice penale. L'
operazione ha portato anche al sequestro di beni immobili e di
attivita' commerciali per un valore di oltre cinque milioni di
euro.
Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della
Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze Pietro Suchan, e
condotte dai militari del Gico del Nucleo Regionale di Polizia
Tributaria Toscana, hanno consentito di smantellare questa
organizzazione guidata, secondo l'accusa, da Vincenzo Saetta, 35
anni, con precedenti per associazione a delinquere di stampo
camorristico. Il sodalizio aveva creato un vero e proprio
sportello bancario all'interno di una ricevitoria del lotto nel
centro di Viareggio, cui si rivolgevano imprenditori della zona
in gravi difficolta' economiche.
L'attivita' investigativa ha consentito di portare alla luce
un vasto giro di prestiti di denaro a tassi d'interesse da
capogiro, che aumentavano vorticosamente ad ogni dilazione.
Quando non erano rispettate le scadenza dei pagamenti, gli
indagati davano vita ad una vera e propria persecuzione
personale, ricorrendo anche a gravi minacce nei confronti delle
loro vittime. Per l'accertamento del reato di usura, oltre gli
ordinari strumenti di indagine anche tecnica, si e' rivelata
determinante la minuziosa ricostruzione dei flussi finanziari.
Gli accertamenti hanno inoltre consentito di ''ricondurre''
al Saetta un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare
intestato a prestanomi, dislocato in Versilia e in Campania.
Avendo riscontrato la assoluta sproporzione rispetto agli esigui
redditi dichiarati ai fini fiscali, il Giudice per le Indagini
Preliminari presso il Tribunale di Firenze ha cosi' disposto il
sequestro preventivo di quattro attivita' commerciali, 16
immobili e tre autovetture, il cui valore complessivo ammonta ad
oltre cinque milioni di euro. Nel corso delle perquisizioni, i
militari del Gico hanno inoltre rinvenuto un vero tesoro in
gioielli, orologi e diamanti, del valore di circa 500.000 euro.
(ANSA).
20 aprile 2006
FERMI PER ESTORSIONE, C'E' ANCHE UN CANTANTE
L'UOMO E' STATO BLOCCATO ALL'INTERNO DI UNA TV PRIVATA
NAPOLI - Gli agenti della squadra mobile di
Napoli hanno fermato Salvatore Sacco, 48 anni , Vincenzo Pone,
44, Rosario Tassero, 20, Francesco Berriola, 30, per
estorsione, reato aggravato dall'aver agito con modalita'
camorristiche.
Uno dei quattro, Rosario Tassero, e' stato bloccato dagli
agenti mentre cantava, la scorsa notte, all'interno degli studi
di una tv privata a Napoli. Il 20enne da tempo aveva intrapreso
la carriera artistica ed era molto attivo in provincia di
Napoli.
Secondo quanto emerso dalle indagini, lo scorso autunno,
avevano estorto un'auto al titolare di una concessionaria una
vettura: si erano rivolti al commerciante per comprare un' auto
pretendendo il finanziamento dell'intero importo, e al rifiuto,
gli avevano poi imposto la consegna dell' auto. (ANSA)
19 aprile 2006
CONDANNATA A 10 ANNI CELESTE GIULIANO
NAPOLI, 19 APR - E' stata condannata a 10 anni di
reclusione Erminia Giuliano, detta Celeste, sorella dell'ex boss
di Forcella - da diversi anni collaboratore di giustizia - Luigi
Giuliano. La sentenza e' stata emessa oggi dalla settima sezione
del Tribunale (presidente Nocera).
Celeste e' stata riconosciuta responsabile di essere tra i
capi del clan Giuliano. Il pm Giuseppe Narducci aveva chiesto la
condanna a 15 anni. (ANSA).
15 aprile 2006
ARRESTATO IL LATITANTE GENNARO MAZZARELLA
SI ERA RESO IRREPERIBILE DOPO BLITZ SU FAIDA RIONE SANITA'
NAPOLI - Il pregiudicato Gennaro Mazzarella,
esponente di primissimo piano dell'omonimo clan capeggiato dallo
zio Vincenzo, e' stato arrestato all'alba ad Ascea Marina
(Salerno) da agenti della sezione omicidi della Squadra Mobile,
della Questura di Napoli. L'uomo si era reso irreperibile dal 16
marzo scorso, in occasione del blitz anticamorra nel corso delle
indagini sulla faida in corso nel rione Sanita' di Napoli.
A carico di Mazzarella e' stato eseguito un decreto di fermo
emesso dalla Dda di Napoli, per associazione per delinquere di
stampo camorristico ed altri reati. (ANSA).
14 aprile 2006
15 ANNI, A NAPOLI RAPINAVO PER VESTIRE ARMANI
OGGI HA 20 ANNI E RICORDA: L'INIZIO? QUANDO EBBI 16 COLTELLATE
NAPOLI - L'inizio della sua vita da
baby-gangster, a Napoli, mette i brividi: ''Quella volta in cui
ricevetti 16 coltellate da 16 ragazzi in un vicolo dietro piazza
Dante, perche' avevo fatto a cazzotti con uno di loro. Dopo
cambiai''. S. non aveva 15 anni e inizio' ad andare in giro a
rapinare.
Oggi ne ha 20, e' di nuovo libero, dopo aver scontato due
anni e mezzo nel carcere minorile di Nisida e puo' finalmente
provare a rispondere: ''Perche' rapinavo la gente? Perche' mi
servivano soldi. Se andavo in discoteca dovevo vestire Giorgio
Armani''. Pretesa, spiega, che ''hanno'', o almeno certamente
''avevano'', tutti i suoi amici.
Di quanto deve disporre un ragazzo come lui - nato nella
periferia est di Napoli, orfano di padre, e due fratelli a
carico di una donna sola, sua madre - per un sabato sera in
discoteca? ''Duecento euro, anche di piu'. Perche' innanzitutto
ti devi vestire - spiega - io mettevo soltanto scarpe Nike; e se
avevo un pullover si doveva leggere bene che era di Giorgio
Armani. Mi e' sempre piaciuto essere elegante, e all'epoca
volevo anche avere i soldi addosso''. Cioe', voleva come i suoi
compagni, avere disponibilita' di liquidi: ''Anche per offrire
agli altri - aggiunge - per sdebitarti di quando avevano offerto
loro a te''.
La prima legge del branco che emerge dal confronto con un
ragazzino che si dice pentito e pronto a guadagnarsi da vivere
onestamente, e' l'ossessione dei vestiti firmati: ''Si cambia
ogni sabato, mica ti rimetti quello che hai''. Poi la
condivisione con ''gli altri'' del divertimento e della sorte.
Al carcere, prima di finirci, non aveva mai veramente pensato:
''Sono finito tante volte in questura: chiamavano mia madre, lei
veniva a prendermi e mi riportava a casa. Ero convinto che
sarebbe andata sempre cosi'''. Colpa di Napoli tutta questa
storia da raccontare? ''Forse - risponde - magari se fossi stato
figlio di un imprenditore di Parma le cose andavano
diversamente. Nessuno pero' ti dice di andare a rubare, nessuno
ti spinge, sei tu che scegli di farlo con la tua testa''. E la
camorra? ''Anche quella sta la' per chi ci vuole andare. Non
vengono loro da te''. Esiste, risponde ancora, ''perche' manca
il lavoro''.
Dopo Nisida, la vita di S. potrebbe cambiare di nuovo: ''Non
voglio ricaderci. Percio' ho molto bisogno di lavorare''. In
carcere aveva un paghetta: ''La' dentro ho imparato che i soldi
rubati ti scappano dalle mani - conclude - li spendi subito. Se
te li guadagni invece li spendi diversamente''. Un esempio:
''Per Pasqua avrei comprato vestiti firmati a tutta la
famiglia''. Invece? ''Regalero' delle uova di cioccolata''.
(ANSA).
13 aprile 2006
ARRESTI TERRACCIANO, UNA FAMIGLIA AL COMANDO /ANSA
DONNE PROTAGONISTE TRA VICOLI DI NAPOLI, TRA USURA, DROGA E PIZZO
NAPOLI, 13 APR - Una famiglia, prima ancora che un
clan camorristico. Fratelli e sorelle che nel cuore di Napoli,
tra i vicoli dei Quartieri spagnoli, controllavano, secondo le
accuse mosse oggi dalla procura di Napoli, il commercio di
stupefacenti, il gioco clandestino, mettevano in atto usura,
estorsioni, la legge del pizzo. Un clan, i Terracciano, di cui
12 esponenti, sono stati sottoposti a provvedimenti di fermo
emessi dalla Dda di Napoli.
Reati tra i piu' diversi quelli contestati dai pubblici
ministeri, Raffaele Marino e Sergio Amato. Un'operazione che ha
incastrato anche colui che e' ritenuto il capo clan, Salvatore
Terracciano, soprannominato ''O Nirone'' e con la quale gli
inquirenti hanno ricostruito l' identikit dell' intera famiglia.
Elemento di primo piano, gia' negli anni '80, del clan
Mariano, Salvatore Terracciano, gia' in passato era finito in
carcere, accusato di gravi reati omicidiari compiuti nell'ambito
della guerra con i Di Biase, altra famiglia camorristica dei
quartieri spagnoli.
Una volta libero, si rende autonomo e fonda un proprio gruppo
criminale che stringe un patto con l'Alleanza di Secondigliano.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, entra sin da subito,
in contrasto con altri gruppi operanti nella zona: dapprima con
i superstiti del clan Mariano, poi con la famiglia Russo, il cui
capo, detto ''Mimi' dei cani'', muore in un agguato
camorristico.
E' soprattutto il legame familiare tra i componenti a rendere
sempre piu' forte il clan Terracciano. Fratelli e sorelle,
secondo le accuse, si dedicano alle piu' svariate attivita'
illecite, anche la legge del pizzo.
Prendono di mira tutti coloro che tentano di sfuggire al
controllo del clan: in primis una famiglia il cui unico torto
era quello di avere un parente che frequentava i figli di Mimi'
dei cani, l'avversa famiglia Russo. E' la donna della famiglia
che subisce continue minacce a raccontare agli inquirenti una
storia fatta di violenza e intimidazioni. Vessazioni, quelle
messe in atto dai Terracciano, che incendiano la loro porta di
casa, sparano a suo figlio, chiedono al marito 1000 euro a
settimana per la sua illecita attivita' di ricettatore di
ciclomotori rubati.
Un clan, i Terracciano, dove a ricoprire un ruolo centrale
sono le donne. Sono proprio loro, infatti, ad occupare un posto
di rilievo per l'attivita' usuraia, ed e' proprio Anna
Terracciano, detta ''O masculone', vero e proprio alter ego del
capo Salvatore, secondo le accuse,c ad ordinare di sparare al
figlio della donna che aveva denunciato le continue minacce.
Donne che anche oggi hanno, in qualche modo, fatto sentire la
loro voce protestando, davanti alla Questura di Napoli, nel
momento in cui i loro parenti sono stati condotti in carcere.
A finire in manette sono stati Salvatore Terracciano, Assunta
Terracciano, Eduardo Terracciano, Salvatore Terracciano,
Giuseppina Terracciano, Anna Terracciano, Teresa Terracciano,
Pasquale Troise, Francesco Castaldo, Alberto Cacace, Raffaele
Mure' e Antonio Equabile. (ANSA).
NAPOLI;12 FERMI,ANCHE PRESUNTO CAPO CLAN TERRACCIANO
ESEGUITI DA POLIZIA, TRA LE ACCUSE ASSOCIAZIONE STAMPO MAFIOSO
NAPOLI - Esponenti del clan Terracciano
attivo nei quartieri spagnoli, a Napoli, sono stati sottoposti a
fermo su disposizione della Dda.
Sarebbero 12 i fermi eseguiti dalla Squadra Mobile, tra cui
anche colui che e' ritenuto capo del clan Terracciano.
Le accuse vanno dall'associazione di stampo mafioso
all'estorsione. (ANSA).
12 aprile 2006
ACQUISTAVANO MERCI E NON LE PAGAVANO, 11 ARRESTI
ORGANIZZAZIONE OPERAVA IN VENETO, LATITANTE BOSS DELLA CAMORRA
PADOVA - Derrate, vini, macchinari, arredi,
di tutto e di piu', per un controvalore superiore a nove milioni
di euro in diciotto mesi, sono stati acquistati e mai pagati da
un sodalizio criminoso stroncato nell'ambito dell'operazione
''Titanic'' illustrata oggi a Padova dagli agenti della
Direzione investigativa antimafia.
L'operazione che ha portato all'arresto di 11 persone e' stata
condotta nei giorni scorsi dagli uomini della Dia in
collaborazione con carabinieri, polizia di Padova e Vicenza e
Guardia di Finanza dei due capoluoghi veneti. Le aziende
truffate sarebbero alcune centinaia. Tredici le ordinanze di
custodia cautelare in carcere firmate dal giudice per le
indagini preliminari di Vicenza, Eloisa Pesenti, in gran parte
eseguite nei giorni scorsi da polizia, fiamme gialle e
carabinieri, assieme a 26 ordini di perquisizione domiciliare e
quattro provvedimenti di sequestro, tra cui quelli relativi ai
magazzini di Castel D'Ario (Mantova), Grisignano di Zocco
(Vicenza) e Valvasone (Pordenone) dove l'organizzazione stoccava
le merci acquistate per conto di due societa' con sede virtuale
a Grantorto (Padova). Amministratore delle societa', almeno
nominalmente, e' Pietro Priante, destinatario di custodia
cautelare ma attualmente ricercato dagli uomini della Dia.
A capo dell'associazione a delinquere finalizzata alla truffa
e alla bancarotta fraudolenta, secondo gli investigatori
coordinati dal procuratore Paolo Pecori ci sarebbe Michele
Siciliano, capoclan camorrista attualmente in Scozia gia'
colpito da due ordini di custodia cautelare per associazione di
stampo camorristico.
Intercettazioni telefoniche e ambientali e minuziose
ricostruzioni documentali che hanno portato all'Eurofood sas di
Pietro Priante poi diventata Eurofood Supplyer's la cui filiale
di Valvasone e' stata ieri posta sotto sequestro dopo
l'irruzione degli uomini della Dia. Gli investigatori in
diciotto mesi di indagini hanno stretto il cerchio attorno alle
tredici persone destinatarie delle ordinanze di custodia
cautelare (11 quelle eseguite) ed hanno indagato altre 14
persone in tutta Italia.
Semplice e articolato nel contempo il meccanismo escogitato
che ruotava attorno a societa' operanti nel commercio
all'ingrosso di alimenti e bevande gia' esistenti o create
appositamente per dare corpo a un gruppo agro-alimentare
fantasma che si qualificava attivo su scala internazionale.
E il biglietto da visita presentato a clienti e istituti di
credito risultava talmente accreditato da riuscire ad
accaparrarsi ordini e finanziamenti con importi da capogiro.
Ancora da eseguire le custodie cautelari indirizzate a Michele
Siciliano, sospettato di essere il capo clan di Mondragone
(Caserta), e attualmente cittadino scozzese residente da anni ad
Aberdeen e quella in capo a Pietro Priante, 61 anni, formalmente
residente a Vicenza, ma irreperibile, probabilmente espatriato
in Ucraina. Il Gip ha chiesto la custodia cautelare in carcere
per Arturo Salvatore Di Caprio, pluripregiudicato campano, 59
anni, sospettato di essere affiliato al clan camorristico dei
casalesi, che si trovava gia' in carcere per detenzione ai fini
di spaccio di sostanza stupefacente. Arrestati anche Pasquale
Romano (36 anni) e Salvatore Giugliano (47 anni) entrambi
originari della provincia di Napoli. In carcere su ordine del
Gip berico Antonietta Bifulco (49 anni) di Vicenza; Claudio
Picco (46 anni) di Costabissara; Bruno Pietrosanto (55 anni)
residente a Lenola (Lt) ma domiciliato a Bigarello (Mn); Rosalba
Gasparini (38 anni) residente a Tito (Pz); Romeo Felitti (50
anni) residente a Vietri di Potenza (Pz); Marco Pressanto (49
anni) di Pordenone; Barnaba Gasparini (57 anni) di Villa D'Alme'
(Bergamo). (ANSA).
11 aprile 2006
BANDA RAPINATORI SCAMPIA, DECINE DI FERMI
VICINI A DI LAURO, SPECIALISTI TECNICA 'CAVALLO DI RITORNO'
NAPOLI - Un decreto di fermo disposto dalla
Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di piu'
di 30 persone ritenute appartenenti ad una associazione per
delinquere finalizzata alle rapine, ai furti ed alle estorsioni
con la tecnica del 'cavallo di ritorno', attiva nel territorio
di Scampia e Secondigliano, e' in corso dall' alba.
I provvedimenti della magistratura vengono eseguiti dalla
squadra mobile della questura e dal nucleo operativo del comando
provinciale dei carabinieri di Napoli.
L' associazione, costituita da piu' di 40 persone, operava
anche per agevolare le attivita' del clan camorristico dei Di
Lauro, nel periodo in cui si verificavano gli eventi della
'faida di Secondigliano'. (ANSA).
BOSS SCISSIONISTA SCARCERATO, PM RICORRE CASSAZIONE
NAPOLI - La Direzione distrettuale
antimafia, coordinata dal procuratore aggiunto Franco Roberti,
ricorrera' in Cassazione contro la scarcerazione per decorrenza
dei termini di custodia cautelare di Raffaele Amato, 41enne boss
del clan degli Scissionisti. Amato era detenuto dal 27 febbraio
dello scorso anno in Spagna dove fu arrestato. Il boss era in
attesa di estradizione.
La revoca dell'ordinanza di custodia e' stata disposta ieri
dal Tribunale del Riesame di Napoli che ha considerato decorsi i
cosiddetti termini ''di fase'': l'udienza preliminare davanti al
gup di Napoli nei confronti di Amato era stata fissata il 27
febbraio, a un anno dall'arresto. Per i giudici del Riesame quel
giorno i termini erano gia' decorsi. Di diverso avviso la
procura antimafia che sta mettendo a punto il ricorso alla
Suprema Corte nel quale, sulla base delle norme sul computo dei
termini, a quanto si e' appreso si sottolinea che i termini
decorrono dal momento della cattura e non si condivide
l'interpretazione della norma, ad avviso dei pm molto
restrittiva, data dai magistrati del Riesame. (ANSA).
FAVORIVANO CLAN DI LAURO, 29 ARRESTI A SCAMPIA
NAPOLI - I 29 decreti di fermo eseguito
dalla squadra mobile e dal Nucleo operativo dei carabinieri di
Napoli, sono stati firmati dai pm della Dda Filippo Beatrice e
Antonio Ardituro e dal sostituto Enrica Parascandolo. Agli
indagati sono contestate 110 imputazioni per reati che vanno
dalla ricettazione alla estorsione e all' associazione per
delinquere aggravata dall' articolo 7, ovvero per aver agevolato
l'attivita' del clan Di Lauro.
I componenti della banda erano dediti a furti e rapine
soprattutto di autovetture di grossa cilindrata che poi venivano
rivendute ai proprietari con il sistema del cosiddetto ''cavallo
di ritorno''. I furti e le rapine avvenivano soprattutto nel
quartiere di Secondigliano e nei comuni dell'area nord come
Caivano, Cardito, Melito, Frattamaggiore e Frattaminore. La
maggior parte dei furti e rapine non venivano denunciate dalle
vittime che dopo essere state contattate da intermediari,
versavano somme in contanti per ottenere la restituzione
dell'auto.
L' organizzazione e' ritenuta contigua al clan Di Lauro, al
quale versava parte dei proventi illeciti. Tra i destinatari dei
provvedimenti figurano anche due esponenti di primo piano del
clan Di Lauro, come Ugo De Lucia e Giovanni Cortese.
Le indagini si sono basate soprattutto sulle rivelazioni di
un collaboratore di giustizia, Pietro Esposito e su
intercettazioni telefoniche che tra il settembre del 2004 e i
primi mesi del 2005 erano state disposte nell'ambito
dell'inchiesta sulla cosidetta faida di Scampia. Alcuni fermati
come Michele Emmausso, Vincenzo La Cava e Enrico De Stefano
erano gia' stati arrestati per la rapina di una vettura a
Portici ai danni di Sergio Raggioli che mori' mentre raccontava
l'accaduto ai famigliari vittima di un infarto. Inoltre tra i
destinatari dei fermi vi e' Giovanni Di Vaio, gia' detenuto per
l' omicidio avvenuto il 17 dicembre 2005 del pizzaiolo Giuseppe
Riccio, ucciso alla Calata Capodichino.
Secondo gli inquirenti, questi arresti dimostrano come quello
dei ''cavalli di ritorno'' sia un fenomeno riconducibile alla
criminalita' organizzata e non a quella comune. (ANSA).
8 aprile 2006
ARRESTATO CAPO CLAN GIUSEPPE CASTALDO
CONDANNATO PER VIOLAZIONE 416 BIS, ERA SFUGGITO A CATTURA
NAPOLI, 8 APR - E' finito in manette Giuseppe
Castaldo, ritenuto dagli investigatori capo del clan
camorristico operante nella zona di Marigliano, nel Napoletano,
condannato lo scorso 16 marzo a 7 anni di reclusione, per
violazione dell'articolo 416 bis, e resosi irreperibile gia'
prima dell'emissione della sentenza.
E' stata la Squadra Mobile, dopo diversi pedinamenti, ad
arrestare, nel quartiere Forcella, a Napoli, Castaldo, 37 anni,
soprannominato ''o commerciante''.
Castaldo e' considerato esponente di spicco di sodalizi
criminali ''Capasso-Arlistico - Orefice - Anastasio - Panico -
Reca'', tutti, un tempo, aderenti alla confederazione
camorristica facente capo ad Carmine Alfieri, e protagonisti,
oggi, di lotte per il controllo dei comuni di Cercola, Pollena
Trocchia, Somma Vesuviana, Sant'Anastasia, Castello di Cisterna,
Marigliano e comuni vicini.
Lo scorso 16 marzo Castaldo era stato condannato al termine
di un processo che vedeva imputati personaggi come Domenico
Arlistico, Carmine Beneduce, Giuseppe Orefice, Antonio Capasso,
Antonio Panico e Pino Piscopo. (ANSA).
LATITANTE ARRESTATO NEL CASERTANO
POLIZIA VAGLIA POSIZIONE DI DUE PERSONE PER FAVOREGGIAMENTO
NAPOLI - Il 23 dicembre dello scorso anno era
sfuggito all'arresto ma nel primo pomeriggio Luigi Carobene, 30
anni e' stato arrestato dagli agenti del commissariato di
polizia di Aversa.
L'uomo e' stato sorpreso dai poliziotti, coordinati dal primo
dirigente Enrico Moja, in un appartamento alla periferia di
Teverola. Al vaglio degli inquirenti, pero', c'e' anche la
posizione di due persone che avrebbero favorito la latitanza
dell'uomo.
Carobene a dicembre era sfuggito all'arresto disposto
nell'ambito di una piu' vasta operazione con la quale era stata
sgominata ritenuta responsabile di una serie di estorsioni ai
danni di diversi commercianti dell'agro aversano, in provincia
di Caserta. Tra le accuse contestate dai magistrati della
Direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno coordinato
le indagini c'era anche quella di usura. Nel solo periodo
compreso dal luglio 2001 al dicembre 2002 la polizia avrebbe
accertato 40 episodi di estorsioni. (ANSA).
7 aprile 2006
ESTORSIONI A IMPRENDITORI, QUATTRO FERMI
SONO AFFILIATI CLAN CESARANO. VITTIME COLLABORANO CON INQUIRENTI
NAPOLI, 7 APR - Quattro provvedimenti di fermo,
emessi dalla Dda di Napoli, sono stati eseguiti dalla polizia
nell'ambito di una inchiesta su estorsioni ai danni di
imprenditori della zona di Pompei. Agenti della squadra mobile
di Napoli, e dei commissariati di Pompei e Castellammare di
Stabia, hanno fermato Luigi Di Martino, 45 anni, Antonio
Avitabile, 29, Domenico Vanacore, 38, e Nicola De Sanctis, 35.
I provvedimenti restrittivi sono scaturiti - spiegano gli
inquirenti - dalla necessita' di scongiurare atti intimidatori e
di ritorsione nei confronti di tre imprenditori della zona di
Pompei che non avevano aderito alla richiesta di pagamento di
somme di danaro o di consegna di beni. Le indagini hanno
dimostrato l'attuale operativita' del clan Cesarano, in passato
gia' colpito da provvedimenti cautelari e da sentenze di
condanna.
Di Martino, soprannominato '''o Cifrone'' e Avitabile ,
soprannominato ''Quagliariello '' sono stati, in particolare,
entrambi condannati per associazione camorristica come affiliati
del clan Cesarano, alla pena di 5 anni e sei mesi di reclusione
dal Tribunale di Torre Annunziata con sentenza non ancora
passata in giudicato.
L'attivita' investigativa, coordinata dai pm Pierpaolo
Filippelli, Francesco Cascini e Simona Di Monte, ha dimostrato
che gli affiliati al clan, ottenuta la liberta', hanno
proseguito nelle attivita' estorsive, fonte principale di
guadagno per il sostentamento dell'organizzazione di ''Ponte
Persica ''.
I fermi sono stati emessi anche in seguito alle dichiarazioni
delle vittime che, dopo essere state messe di fronte
all'evidenza delle risultanze investigative, hanno denunciato i
fatti e riconosciuto in foto gli indagati. La collaborazione
degli imprenditori e dei commercianti - sottolineano gli
inquirenti - ha permesso di interrompere l'attivita' di raccolta
delle tangenti estorsive programmata dall'organizzazione in
vista delle prossime festivita' pasquali. Agli indagati sono
contestati singoli tentativi di estorsione..
Le indagini hanno confermato la prassi delle organizzazioni
criminali di riscuotere le tranche dalle estorsioni in occasione
delle festivita' di Natale, Pasqua e Ferragosto. (ANSA).
6 aprile 2006
OPERAZIONE CC MODENA, ARRESTI PER ESTORSIONE
MODENA - I carabinieri di Modena,
nell'ambito di attivita' investigative coordinate dalla
direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno arrestato
alcuni camorristi accusati di estorsione a danno di imprenditori
edili operanti a Modena. L'operazione dei militari, ancora
in corso tra Modena e Caserta, e' contro affiliati all'organizzazione
camorrista del ''clan dei Casalesi''.
Sono cinque gli arresti compiuti dai carabinieri di Modena
nei confronti di affiliati al 'clan dei Casalesi'. Tutti sono
accusati a vario titolo di associazione
per delinquere finalizzata all'estorsione.
Secondo le indagini, avvalendosi della forza intimidatoria
del sodalizio camorristico a cui appartengono, avevano estorto
agli imprenditori edili somme tra i 50.000 e i 100.000 euro a
cantiere. Sono state eseguite anche perquisizioni a vari esponenti del
clan. Agiva soprattutto nella zona di
Bomporto, Ravarino e Bastiglia, fra Modena e la Bassa modenese,
la banda di casalesi che taglieggiava piccoli imprenditori
edili, costringendoli a pagare tangenti, e che ha portato al
fermo di cinque affiliati nell'operazione
Le indagini dei Carabinieri del Reparto operativo di Modena
hanno permesso di ricondurre a questa gang anche un episodio,
avvenuto la scorsa estate proprio a Bastiglia, quando vennero
sparati due colpi di fucile in direzione di un cantiere: era
evidentemente un atto intimidatorio nei confronti di un
imprenditore che non voleva sottomettersi alle richieste del
racket.
''Certo, la provincia di Modena e' sicuramente appetibile per
gli interessi di organizzazioni criminali'', ha sottolineato il
colonnello Marco Rizzo, comandante provinciale dei Carabinieri
di Modena. ''Ma e' giusto che ai primi segnali i cittadini
collaborino, perche' queste infiltrazioni possano essere
scoperte e stroncate al loro nascere''. (ANSA).
RACKET: COSTRUTTORI MODENESI PORTATI DA CAPICLAN/ANSA
NAPOLI - Erano costretti a lavorare nel
terrore gli imprenditori edili vittime delle estorsioni nel
Modenese: per costringerli a pagare le tangenti li prelevavano
di forza dalle loro abitazioni e li portavano al cospetto dei
capi del sodalizio criminale per esercitare nei loro confronti
un'intimidazione ancora maggiore. E poi, l'obiettivo, insieme
con la riscossione delle tangenti, era quello di sostituire gli
imprenditori che si erano aggiudicati gli appalti con altri,
organici ai clan della camorra, per monopolizzare il settore
edile.
Sono alcuni dei particolari delle indagini che hanno portato
al decreto di fermo di cinque affiliati al clan dei Casalesi
(tra i quali tre imprenditori) per estorsioni in provincia di
Modena.
I provvedimenti sono stati emessi dal pm della Direzione
distrettuale antimafia della Procura presso il Tribunale di
Napoli, Raffaello Falcone, al termine delle investigazioni
coordinate dal procuratore aggiunto Franco Roberti e affidate ai
carabinieri del reparto operativo di Modena. I fermati sono i
pregiudicati Vincenzo Della Corte, di San Cipriano d'Aversa
(Caserta), di 51 anni e Nicola Nappa, di Napoli ma residente a
Bastiglia (Modena), di 40 anni e gli imprenditori edili Antonio
Pagano, di 38 anni e Antonio Pellegrino, di 33 anni, entrambi di
San Cipriano d'Aversa ma il primo residente a Bomporto (Modena)
come anche il terzo imprenditore edile fermato, Raffaele
Picazio, nativo di Torre Annunziata (Napoli), di 27 anni.
Il prezzo dell'estorsione consisteva principalmente in denaro
(accertato il pagamento di somme tra i 50 mila ed i 100 mila a
cantiere) ma gli appartenenti all'organizzazione non
disdegnavano di farsi consegnare ingenti quantita' di costosi
materiali edili; inoltre, ed e' questo che il procuratore
aggiunto Roberti giudica piu' allarmante, riuscivano talvolta a
subentrare al 100% nei lavori commissionati alle ditte
aggiudicatrici degli appalti attraverso l'impiego di imprese
edili a loro stessi riconducibili.
I carabinieri hanno anche ricostruito i metodi mediante i
quali gli appartenenti al sodalizio criminale operavano ed
intimorivano gli imprenditori presi di mira, prelevandoli dai
cantieri o dalle private abitazioni per portarli di fronte ai
capi dell'organizzazione o recandosi direttamente nei cantieri.
Non solo gli imprenditori edili impegnati con propri cantieri
nella zona della provincia di Modena erano gli obiettivi del
clan, ma anche imprese compartecipi in subappalto o i fornitori
di materiale necessario all'esecuzione dei lavori.
I fermati, secondo l'accusa, si sono avvalsi dell'uso delle
armi in alcune occasioni, danneggiando, con alcuni colpi la
parete esterna della baracca adibita ad ufficio del titolare di
una delle imprese vittima di estorsione o mostrando in pubblico
una pistola calibro 7,65 e una Beretta e ostentandole a scopo
intimidatorio. Le indagini erano partite nel 2004 in seguito
alla ricerca di Giuseppe Caterino, all'epoca latitante, uomo di
spicco del clan dei Casalesi e referente per l'organizzazione
criminale per l'Emilia. L'uomo fu successivamente arrestato, nel
giugno del 2005, a Tropea (Vibo Valentia), stanato proprio dai
carabinieri di Modena. Da li' erano scaturiti gli interessi
illeciti della camorra nel Modenese. (ANSA).
5 aprile 2006
DELITTO GELSOMINA;ERGASTOLO A KILLER,COMPLICI IGNOTI
DOPO LA CONDANNA DI DE LUCIA PROSEGUONO INDAGINI SU OMICIDIO
NAPOLI, 5 APR - Almeno altre due persone
parteciparono all'omicidio di Gelsomina Verde, la 22enne
sequestrata e torturata per farle rivelare il nascondiglio del
fidanzato e uccisa il 22 novembre 2004. Ne sono convinti i
magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che
ieri hanno visto accogliere la loro richiesta di ergastolo nei
confronti di Ugo De Lucia, ritenuto uno degli aguzzini della
ragazza. La sentenza, emessa dal gup Paola Valeria Scandone, ha
rappresentato la chiusura della prima ''tranche'' del processo
su uno dei piu' efferati delitti attribuiti allo scontro tra il
clan Di Lauro e quello degli Scissionisti. Fondamentali si sono
rivelate le dichiarazioni del pentito Pietro Esposito,
condannato a sette anni e quattro mesi di reclusione: l'uomo
ammise, tra l'altro, di aver attirato la ragazza nella trappola
sostenendo tuttavia di non essere a conoscenze delle intenzioni
omicide di De Lucia e dei suoi complici. Questi ultimi non sono
stati ancora individuati.
Gelsomina, fidanzata con un esponente degli Scissionisti,
secondo quanto stabilito dalla sentenza, fu sequestrata e uccisa
da affiliati al clan Di Lauro, tra i quali De Lucia, indicato
come uno dei killer piu' spietati dell'organizzazione e autore
di diversi agguati attribuiti alla cosiddetta faida di Scampia.
Sono stati 33 gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
Di questi 32 - oltre a De Lucia - sono stati condannati a pene
varianti dagli otto ai tre anni di reclusione. (ANSA).
4 maggio 2006
CORSE CAVALLI TRUCCATE: LEGAMBIENTE, E' EMERGENZA CRIMINALE
NAPOLI - ''Siamo davanti ad una vera e
propria emergenza criminalita' nel mondo dei cavalli.
'Un'emergenza a 360 gradi che va dalle corse clandestine che
ormai dilagano in Sicilia, Campania e Puglia, alle truffe dei
concorsi ippici, dagli ippodromi della camorra ai cavalli
dopati, passando per la macellazione clandestina''. Cosi'
Legambiente commenta, in una nota, l'operazione di oggi della
Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sul mondo
dell'ippica.
''Il fenomeno del doping e delle gare truccate - prosegue la
nota - e' in continua crescita e a questo purtroppo sono legati
anche altri tipi di reati come i furti per la vendita di cavalli
destinati alla macellazione clandestina, o lo spaccio di farmaci
proibiti usati per dopare gli animali. Un'illegalita' sempre
piu' collegata alle cosche della criminalita' organizzata che
hanno fiutato l'affare spesso agendo con cinismo nei confronti
degli animali e mettendo a serio rischio anche la salute dei
consumatori''.
''Non possiamo che complimentarci - conclude Legambiente -con
le forze dell'ordine per l'ottimo lavoro svolto e augurarci che
si continui ad indagare perche' questa attivita' criminosa possa
essere stroncata all'origine. La camorra dei cavalli rappresenta
ormai in modo consolidato, una delle filiere piu' redditizia per
incrementare il portafoglio dell'ecomafia e sicuramente la sua
repressione indebolisce la macchina criminale che da questo e'
alimentata''. (ANSA).
4 aprile 2006
DIA, SEQUESTRATI BENI A CLAN PER 56 MLN EURO
NEL SECONDO SEMESTRE 2005, CONFISCHE PER 9,4 MLN
ROMA, 4 apr - Nel secondo semestre del 2005 la Dia
ha sequestrato beni ai clan mafiosi per circa 56,1 milioni di
euro, mentre ha eseguito confische per 9,4 milioni di euro. I
dati emergono dalla Relazione al Parlamento consegnata dalla
Direzione investigativa antimafia. Per quanto riguarda i beni
sequestrati, la maggior parte (per 50 milioni di euro)
riguardano la camorra. (ANSA).
3 aprile 2006
CLAN CESARANO, SEQUESTRATE ARMI E MUNIZIONI
NAPOLI - Gli agenti del commissariato di
polizia di Castellammare di Stabia (Napoli) hanno sequestrato
armi e munizioni durante una perquisizione nell'abitazione di
Luigi De Martino, 44 anni, soprannominato 'il profeta'', e
detenuto dal 2001. De Martino risulta affiliato al clan
Cesarano, attivo nei comuni di Pompei e Castellammare di Stabia.
In via Schito, in una rimessa di pertinenza di De Martino,
adiacente alla sua abitazione, gli agenti hanno rinvenuto e
sequestrato un vero e proprio arsenale. Sotto un metro di ghiaia
la polizia ha scoperto un grosso bidone. All'interno sono state
rinvenute 15 pistole, 2 fucili a canne mozze, una pistola
mitragliatrice, migliaia di munizioni e 4 giubbotti
antiproiettili. I poliziotti hanno scoperto l'arsenale grazie
anche a un metal detector. Nell'abitazione di De Martino, c'era
la moglie Teresa De Julio, di 42 anni, che e' stata arrestata.
Sono in corso indagini balistiche per accertare se le armi siano
state usate in recenti episodi criminosi. (ANSA).


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