'O sistema, il libro, il film di Matteo Scanni

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31 maggio 2006

di 'O SISTEMA (31/05/2006 - 10:27)

CONFISCATA PALAZZINA DEL CLAN D'ALESSANDRO

CASTELLAMMARE DI STABIA - Rappresentava il simbolo
delle attivita' illecite del clan camorristico che per
oltre un ventennio ha soggiogato l'economia
cittadina. Questa mattina, all'alba, polizia municipale e agenti
del commissariato di Castellammare di Stabia hanno sgomberato e
consegnato definitivamente nelle mani dello Stato una palazzina
confiscata al clan D'Alessandro.
Lo stabile si trova nel cuore del centro storico, in via
Santa Caterina, ed era abitato da una famiglia contigua agli
affari illeciti dell'organizzazione criminale. I locali, situati
in una palazzina di quattro piani, era di proprieta' di Liberato
Paturzo, un ''imprenditore del clan'' ed era occupata da Adriana
Rotondale, detta ''lady cocaina'' per l'attivita' di spaccio
alla quale era dedita prima che finisse nelle maglie della
giustizia. Attualmente la donna e' in carcere, ma l'edificio
continuava ad essere occupato dal resto dei suoi familiari. Con
sorpresa, gli agenti di polizia municipale hanno poi dovuto
constatare che nell'edificio si era insediata anche un'altra
famiglia composta da genitori e tre figli.
Tutti sono stati mandati via stamani. L'operazione di
sgombero andra' avanti fino a fine settimana, per completare il
trasloco delle masserizie delle due famiglie.
''La camorra non e' imbattibile - ha commentato il sindaco
Salvatore Vozza -. Contrastarla significa anche sottrarle
materialmente beni e potere. Lo sgombero degli appartamenti a
Santa Caterina lo testimonia, segnando un punto importante nella
lotta alla criminalita' organizzata, che vede il Comune in prima
fila. Devo ringraziare gli agenti di Polizia Municipale, che
hanno eseguito l'operazione, e la Polizia che ha collaborato
alla sua buona riuscita''.
''La palazzina, finora occupata da affiliati del clan, dovra'
diventare un vero e proprio presidio di legalita' nel centro
antico - continua il primo cittadino -.  Sono sicuro che
l'impegno del consorzio 'So.Le', cui aderiamo come Comune e al
quale la giunta ha affidato il riutilizzo sociale dei beni
confiscati, sara' massimo in questo senso''.
Al consorzio ''So.Le'' aderiscono diversi comuni del
napoletano. La finalita' della societa' e' quella di impiegare i
beni confiscati alle organizzazioni criminali del territorio con
progetti di attivita' sociale.
Tra quelli considerati per il riutilizzo dell'ex edificio del
clan D'Alessandro ci sarebbe anche un progetto di Libera. Da
parte dell'amministrazione comunale e' stato espresso
compiacimento perche', a differenza che in passato, l'operazione
di sgombero nel quartiere di Santa Caterina non e' stato
contrastato dalla popolazione locale che, anzi, ha seguito con
indifferenza l'allontanamento degli occupanti dalle abitazioni
acquisite a patrimonio comunale. A questa operazione seguiranno
delle altre, dal momento che sono almeno una decina gli
appartamenti sottratti all'uso delle organizzazioni criminali
stabiesi e destinati a utilizzo sociale. L'edificio e' composto
da 4 piani: il pianterreno e 3 appartamenti, dislocati
ciascuno nei piani superiori. In tutto l'area che deve essere
sgombrata e' di circa 500 metri quadrati. (ANSA).

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30 maggio 2006

di 'O SISTEMA (30/05/2006 - 10:26)

ARRESTATO NEL NAPOLETANO CAPO CLAN OREFICE
SI ERA NASCOSTO IN CASA DELLA FIGLIA A SANT'ANASTASIA

NAPOLI - E' stato arrestato in casa della
figlia, a Sant'Anastasia (Napoli), Gerardo Perillo, ritenuto
elemento di spicco e attuale reggente del clan Orefice, attivo
nei comuni di Sant'Anastasia e di Somma Vesuviana.
Condannato, dal Tribunale di Nola, a 9 anni di reclusione per
associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di
sostanze stupefacenti, usura, lotto clandestino, violazione
legge armi, estorsione ed altro, Perillo e' stato arrestato dai
carabinieri del nucleo operativo di castello di Cisterna.
(ANSA).

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25 maggio 2006

di 'O SISTEMA (25/05/2006 - 10:24)

CAPOZONA CASALESI UCCISO NEL CASERTANO
OMICIDIO NELLA NOTTE, ESAME STUB PER 4 PREGIUDICATI

CASERTA - Agguato di camorra la notte scorsa
ad Arienzo, un comune a pochi chilometri da Maddaloni. Uno o due
sicari hanno esploso numerosi colpi di pistola calibro 38 contro
Angelo Amoroso, di 40 anni, pregiudicato del luogo, ritenuto
referente del clan camorristico dei ''casalesi'' nella zona.
Amoroso e' stato sorpreso  mentre si apprestava ad entrare in
auto, in piazza dell' Emigrante, una zona centrale del paese e
quando si e' accorto della presenza dei killer ha tentato di
fuggire. E' stato, pero', raggiunto da un primo colpo di pistola
alla schiena e, poi, da altri proiettili alla testa ed al
torace. I killer sono fuggiti.
L'uomo aveva numerosi precedenti penali: associazione per
delinquere di tipo camorristico, estorsioni ed altri reati
contro il patrimonio e la persona. Fu condannato all'ergastolo
in primo grado per l'omicidio di Antonio Turco, ucciso a
Maddaloni nel 1992, ma fu scagionato dall'accusa e torno' in
liberta' nel 2004.
I carabinieri la notte scorsa ed anche stamattina hanno
fermato ed interrogato alcuni pregiudicati ritenuti legati allo
stesso clan camorristico di Amoroso e del clan Massaro, l'altra
organizzazione operante nella zona, ma decapitata da continui
arresti di polizia e carabinieri grazie anche al contributo di
collaboratori di giustizia.
I carabinieri hanno eseguito anche numerose perquisizioni e
sottoposto all'esame dello stub quattro pregiudicati. Non e' da
escludere che Amoroso possa essere stato ucciso per vendetta o
per avere tentato di espandere la sua attivita' in zone
controllate da altri gruppi camorristici. (ANSA).

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24 maggio 2006

di 'O SISTEMA (24/05/2006 - 10:23)

MAXI OPERAZIONE DIA E GUARDIA FINANZA NAPOLI
COINVOLTE DIVERSE PROVINCE ITALIANE

ROMA - Maxi operazione della Direzione
Investigativa Antimafia e della Guardia di Finanza di Napoli
contro la camorra. Dall'alba Dia e Fiamme gialle stanno
eseguendo numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere
emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della
Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di
esponenti di spicco di un clan camorristico. L'accusa e'
riciclaggio, truffa, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta.
L'operazione, tutt'ora in corso, vede impegnati centinaia di
uomini che stanno operando in diverse province italiane, in
particolare Napoli, Roma, Caserta, Rieti, Modena e Brescia.
(ANSA).



ORDINANZE ANCHE PER ENRICO NICOLETTI E FIGLI

ROMA - Anche nei confronti dell'ex boss
della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti, e dei suoi due
figli, Massimo e Antonio, la magistratura ha emesso ordinanze di
custodia cautelare nell'ambito dell' inchiesta contro la camorra
condotta dalla Dia e dalla Guardia di Finanza.
Le ordinanze nei confronti di Enrico
Nicoletti, di 70 anni, e dei suoi figli Antonio e Massimo,
rispettivamente di 43 e 42, sono state emesse dall' autorita'
giudiziaria dopo che sono stati accertati collegamenti economici
fra il clan dei Casalesi e l'ex boss della 'banda della
Magliana'. Collegamenti confermati da continui e significativi
scambi di flussi finanziari da un gruppo all'altro. (ANSA).



PROFESSIONISTI E IMPRENDITORI PER PULIRE SOLDI CLAN

NAPOLI - Appoggi in ambienti insospettabili
con il coinvolgimento di numerosi professionisti ed imprenditori
operanti in vari settori, da quello edile a quello industriale e
commerciale che venivano utilizzati sia per 'ripulire' il denaro
di provenienza illecita che per gestire, sempre sotto la regia
dell'organizzazione criminale, le attivita' economiche 'pulite'
(supermercati) che venivano alimentate dai flussi finanziari di
origine illecita: sono quelli di cui godevano gli esponenti del
clan dei Casalesi coinvolti nella maxi operazione della
Direzione Investigativa Antimafia e della Guardia di Finanza di
Napoli contro la camorra.
Sono 24 le persone destinatarie di ordinanze di custodia
cautelare (tre delle quali ai domiciliari) emesse dal gip presso
il Tribunale di Napoli, Antonella Terzi al termine delle
indagini dirette e coordinate dai pm Francesco Curcio e Raffaele
Cantone. I reati contestati sono riciclaggio, truffa,
trasferimento fraudolento di valori e beni, falso in bilancio e
bancarotta fraudolenta. L'operazione ha visto impegnati
centinaia di uomini che hanno operato in diverse province
italiane e in particolare a Napoli, Roma, Caserta, Rieti, Modena
e Brescia. Sono emersi collegamenti economici fra il clan dei
Casalesi ed esponenti di rilievo della 'banda della Magliana':
lo confermerebbero continui e significativi scambi di flussi
finanziari da un gruppo all'altro.
Le indagini hanno riguardato l'attivita' di riciclaggio di
denaro di provenienza illecita e il suo reimpiego in attivita'
di carattere imprenditoriale nel settore dei supermercati. le
attivita' economiche venivano gestite da prestanome del gruppo
camorristico che fa capo alla famiglia Zagaria e che si
sviluppavano non solo nella provincia di Caserta, dove,
sottolinea la Procura della Repubblica, e' insediato
militarmente il clan, ma anche nella stessa citta' di Napoli
dove la camorra casalese ha dimostrato di avere solidi e
significativi appoggi anche in ambienti insospettabili.
In questo senso risultano coinvolti e gravemente indiziati
per il reati di riciclaggio e fittizia intestazione di beni
diversi professionisti e imprenditori. In particolare, le
indagini, che sono partite dalla individuazione di alcuni conti
correnti intestati formalmente a prestanome dell'organizzazione
ma di fatto movimentati da esponenti del sodalizio, si sono
sviluppate attraverso indagini bancarie - svolte dal Gico della
Finanza - che hanno consentito di ripercorrere il circuito
attraverso cui il denaro prima entrava sotto forma di imponenti
versamenti in contanti, e talora in titoli, e poi ne fuoriusciva
attraverso un 'carosell' di movimenti e passaggi. L'obiettivo
era farne perdere le tracce per consentire un successivo,
ulteriore reimpiego. Proprio in quest'ultima fase sono emersi i
collegamenti fra il denaro del clan e le svariate societa'
attraverso cui l'organizzazione gestiva i supermercati a Napoli
e in provincia di Caserta.
Questi accertamenti, secondo la Procura, hanno combaciato,
costituendone conferma, con le dichiarazioni di alcuni
collaboratori di giustizia che avevano evidenziato le attivita'
economiche e gli investimenti, oltre alle alleanze
imprenditoriali, del clan dei Casalesi a partire da meta' degli
anni '90. (ANSA).

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20 maggio 2006

di 'O SISTEMA (20/05/2006 - 10:21)

UCCISO NEL CASERTANO: ERA FRATELLO CAPOZONA CASALESI

CASERTA -  Michele Caterino, l'operatore del
settore pubblicitario di 38 anni, ucciso nell'agguato di questo
pomeriggio in via Campostrino, a Cesa (Caserta) era fratello di
Nicola, ritenuto il capozona del gruppo del clan dei Casalesi
facenti capo ad uno dei capi storici dell'organizzazione,
Francesco Bidognetti, in carcere ormai da anni insieme con altri
boss.
I sicari hanno sorpreso Caterino, fermo nelle adiacenze
dell'abitazione del fratello e gli hanno precluso ogni
possibilita' di scampo. I killer sono fuggiti, sembra a bordo di
un'auto mentre il ferito, soccorso da alcuni passanti e' stato
trasportato nell'ospedale Moscati di Aversa, dove e' morto poco
dopo. Secondo gli investigatori la vittima dell'ennesimo agguato
di camorra nell'agro aversano era legata all'organizzazione
capeggiata dal fratello. Nell'agosto scorso Michele Caterino fu
arrestato dai carabinieri con l'accusa di estorsione continuata
ed aggravata.
I militari sequestrarono nella sua abitazione un elenco di
nomi di commercianti ed operatori economici che, secondo gli
investigatori, sarebbero stati taglieggiati dall'organizzazione.
Per il pregiudicato e per i suoi legali si trattava soltanto di
un 'libro clienti', ovvero di commercianti che si rivolgevano a
lui per  la fornitura di materiale pubblicitario.
Le indagini, per tentare di chiarire il movente e identificare i
responsabili sono state avviate dai carabinieri e da agenti del
commissariato di Aversa si presentano difficili per il muro di
omerta' che regna nella zona. Tra le ipotesi al vaglio degli
investigatori uno sgarro, una vendetta all'interno della stessa
organizzazione o una vendetta trasversale nei confronti del
fratello dell'ucciso. (ANSA)

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17 maggio 2006

di 'O SISTEMA (17/05/2006 - 10:19)

BOSS PAOLO DI LAURO CONDANNATO A 30 ANNI
PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA, TRAFFICO DROGA ED ESTORSIONI

NAPOLI - Il boss della camorra Paolo Di
Lauro, attualmente detenuto, e' stato condannato a 30 anni di
carcere dalla IV sezione del Tribunale di Napoli. Il clan
capeggiato da Di Lauro era stato tra i protagonisti della
sanguinosa faida nel quartiere Secondigliano.
I fatti si riferiscono al periodo dal 1991 al 2000: la
condanna e' stata emessa per associazione mafiosa, traffico di
droga ed estorsioni. (ANSA).

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15 maggio 2006

di 'O SISTEMA (15/05/2006 - 10:18)

ARRESTI CLAN FABBROCINO: DDA NAPOLI, ERA 'ANTISTATO'

NAPOLI - Via via che tornavano in liberta'
riorganizzavano le attivita' del clan, dall'estorsione
all'usura, costituendo un vero e proprio ''antistato'' a San
Giuseppe Vesuviano e nelle aree di competenza del sodalizio che
fa capo al boss Mario Fabbrocino.
E' quanto hanno accertato i magistrati della Dda che hanno
condotto le indagini che hanno portato stamani all'arresto di
nove persone ritenute affiliate al clan camorristico Fabbrocino.
Dalle indagini e' emerso che la reimmissione in liberta' dei
componenti del sodalizio criminale - tra loro Berardo e Domenico
Striano - ha costituito il volano per la ripresa delle attivita'
illecite e del controllo del territorio di San Giuseppe
Vesuviano e dei comuni limitrofi.
Lo stesso boss Mario Fabbrocino - arrestato nel '97 dopo una
lunga latitanza e tornato in liberta' nel 2004, prima di essere
poi nuovamente arrestato nell'agosto del 2005 - ''una volta
libero aveva riassunto le redini dell'organizzazione
ricostituendone la trama strutturale intorno alle figure che
storicamente vi avevano aderito''.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il ritorno a San
Giuseppe Vesuviano di Fabbrocino - scrive in una nota il
procuratore aggiunto Franco Roberti - ha segnato ''un deciso ed
indubbio rafforzamento della capacita' operativa
dell'organizzazione con i guadagni tratti dalla riscossione di
tangenti estorsive (e' stato dimostrato il pagamento da parte di
un imprenditore di 100 mila euro in tranches da 12mila euro
ciascuna)''.
Gli inquirenti hanno definito ''allarmante'' il livello di
penetrazione del sodalizio nel tessuto imprenditoriale e
commerciale della realta' produttiva di San Giuseppe Vesuviano e
nei comuni limitrofi dove il clan agiva ''avendo intessuto una
ramificata e intricata rete di relazioni con i titolari di
singole aziende. Molteplici, in particolare, sono i rapporti
accertati tra i camorristi e gli esponenti del settore
tessile''.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il sodalizio ''si e'
posto nei confronti della comunita' civile quale vero e proprio
'antistato', capace di rappresentare e farsi carico delle
istanze  dei privati cittadini in maniera alternativa,
affermandosi quale unico interlocutore credibile e conveniente
cui ricorrere''.
''La forza e la caratura criminale del clan - conclude
Roberti - hanno legittimato i suoi vertici a offrire la loro
mediazione e a garantire il loro intervento anche in 'favore' di
imprenditori e commercianti sottoposti a pressioni estorsive da
parte di organizzazioni criminali attive in territori limitrofe
come quella riconducibile ai fratelli Pasquale e Salvatore
Russo, latitanti da anni''.
''Allarmante'' secondo i magistrati anche la tipologia di
armi - da guerra e clandestine - cui disponeva il clan
Fabbrocino. Sono stati complessivamente sequestrati un congegno
esplosivo, due mitra, due fucili, quattro pistole, un elevato
numero di cartucce di vario calibro e parti di armi. (ANSA).

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12 maggio 2006

di 'O SISTEMA (12/05/2006 - 10:13)

AGGUATO A NAPOLI, UN MORTO

NAPOLI - Un uomo, Francesco Estatico, di 48
anni, di Napoli, ritenuto affiliato al clan Grimaldi, e' stato
ucciso pochi minuti fa in un agguato avvenuto in via Croce di
Piperno, nel quartiere Soccavo di Napoli.
Estatico - che era pluripregiudicato - stava camminando
quando e' stato avvicinato dai sicari che gli hanno sparato
contro numerosi colpi. Soccorso da una autoambulanza e' morto
durante il trasporto nell'ospedale San Paolo. Sull'agguato sono
in corso indagini da parte dei carabinieri.
L'uomo e' stato raggiunto
nell'androne di un edificio dove abitano alcuni familiari. I
killer, sembra che fossero in due, hanno aperto il fuoco
esplodendo almeno una decina di colpi.
Per Estatico non c'e' stata alcuna possibilita' di scampo.
Compiuta la loro missione di morte, i sicari si sono allontanati
precipitosamente. (ANSA).

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8 maggio 2006

di 'O SISTEMA (08/05/2006 - 10:12)

CONTRAFFAZIONE: SGOMINATA BANDA A NAPOLI, IN 10 IN MANETTE
SCOPERTO DA DDA INTRECCIO CRIMINALITA' CINESE E IMPRESE COLLUSE

NAPOLI, 8 MAG - Criminalita' cinese e imprese vicine
alla camorra insieme in un sodalizio criminale ramificato su
tutto il territorio nazionale e che si avvaleva anche della
complicita' di dipendenti pubblici per l'introduzione e la
distribuzione in Italia di grandi quantitativi di merce
contraffatta prodotta in Cina.
Dieci persone tra cui sei di nazionalita' cinese, gli altri
quattro italiani, sono stati arrestati nell'ambito di
un'operazione della Dda di Napoli sul fenomeno della
contraffazione e dell'importazione illecita di merce.
Dalle indagini e' emerso come il porto di Napoli fosse stato
scelto come porta di accesso delle merci contraffatte da
introdurre in Italia. Il traffico, proveniente dalla Cina, era
gestito da imprenditori cinesi con la complicita' di
spedizionieri doganali italiani, operatori economici, alcuni dei
quali in contatto con esponenti della camorra e dipendenti della
Pubblica amministrazione che in associazione tra loro avevano
messo in piedi una struttura dedita alla contraffazione.
L'operazione di oggi, oltre a portare all'arresto delle dieci
persone, di cui cinque donne, ha consentito l'esecuzione di
cospicui sequestri di merce contraffatta o di provenienza
illecita rinvenuta presso sedi di aziende e depositi commerciali
facenti capo a imprenditori cinesi. (ANSA).

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5 maggio 2006

di 'O SISTEMA (05/05/2006 - 10:09)

DDA NAPOLI, IPOTESI CLAN DIETRO SCALATA LAZIO
NELL'INCHIESTA CHINAGLIA E' INDAGATO PER RICICLAGGIO

NAPOLI - Vi e' stato un tentativo della
camorra di riciclare denaro sporco attraverso l'acquisizione
della Lazio? Un progetto nel quale l'ex campione biancoceleste
Giorgio Chinaglia avrebbe avuto un ruolo importante, da
promotore della scalata alla societa' calcistica, fallita per il
rifiuto opposto dalla attuale dirigenza. Ed era consapevole l'ex
calciatore che si trattava di un'operazione dai tanti lati
oscuri? Sono i principali interrogativi ai quali i pm della Dda
di Napoli, Raffaele Cantone e Alessandro Milita, stanno cercando
di dare una risposta.
I magistrati hanno affidato oggi alla Guardia di Finanza l'
esecuzione di quattro decreti di perquisizione, destinatari
Giorgio Chinaglia (indiziato per riciclaggio aggravato dall'
articolo 7, ovvero dall'aver agevolato l'attivita' di un clan),
i promoter finanziari Carlo Guido Di Cosimo e Giancarlo
Benedetti (indagati per lo stesso reato), e l'imprenditore
casertano Giuseppe Diana, titolare di diverse aziende per la
vendita di gas gpl, indagato per associazione camorristica e
estorsione e ritenuto elemento chiave dell'inchiesta.
Questa la ricostruzione della vicenda da parte della Dda di
Napoli. Diana avrebbe avuto la disponibilita' in Ungheria di
oltre 21 milioni di dollari. Una somma apparsa sproporzionata in
relazione alle attivita' imprenditoriali dell'imprenditore
casertano. I magistrati ritengono che quel denaro investito in
Ungheria sia collegato ai legami che Diana avrebbe avuto con
esponenti del gruppo di Mondragone del potente clan dei
Casalesi. Legami con la ''famiglia'' Fragnoli che si
riferirebbero in particolare alla societa' ''Eco 4 spa'',
affidataria della raccolta di rifiuti sul litorale domizio.
Diana avrebbe tentato di reintrodurre in Italia l'ingente somma,
attraverso fittizie operazioni di investimento che potessero in
qualche modo giustificare l'arrivo di una forte disponibilita'
di denaro.
Per tale operazione sarebbero stati coinvolti due
professionisti, Di Cosimo e Benedetti, ai quali Diana avrebbero
affidato l'incarico. A tale scopo i due promoter avrebbero avuto
come punto di riferimento un finanziere ungherese, Zoltan
Szilvas. In un primo momento gli indagati avrebbero individuato
nel Lanciano (squadra che milita nel campionato di serie C1
girone B) la societa' che avrebbe dovuto servire per l'
operazione di rientro. E' a questo punto che entrerebbe in gioco
Chinaglia, che ebbe l'incarico di ''formale acquirente'', come
sottolineano i pm. Una operazione non andata in porto. Gli
inquirenti hanno notato che i nomi di Chinaglia, dei due
promotori e dell'ungherese sono gli stessi che compaiono
successivamente nel tentativo di scalata alla Lazioni. Anche la
somma proposta per l'acquisto (pare 24 milioni) appare vicina
alla quantita' di denaro attribuita alla disponibilita' di
Diana. Per i magistrati e' da ritenersi ''del tutto probabile''
quindi che la somma che si intendeva utilizzare per acquisire la
Lazio derivava dal patrimonio ''illecito'' dell'imprenditore
casertano.
Gli indagati, destinatari dei
decreti di perquisizione emessi dai pm Cantone e Milita sono
l'ex calciatore della Lazio, Giorgio Chinaglia, di 59 anni,
indagato per riciclaggio aggravato dall'articolo 7; Giuseppe
Diana, di 47 anni, originario di Casal di Principe, in provincia
di Caserta, e titolare della Domizia Gas, indagato per
associazione camorristica ed estorsione; Guido Carlo Di Cosimo,
di 54 anni, di Vittoria (Ragusa) e Giancarlo Benedetti, di 40
anni, di Roma: questi ultimi sono indagati per riciclaggio
aggravato dall'articolo 7. (ANSA).



RICICLAGGIO, INCHIESTA DDA NAPOLI INDAGATO GIORGIO CHINAGLIA
NAPOLI - L'ex giocatore della Lazio, Giorgio
Chinaglia, e' indagato nell'ambito di una inchiesta condotta
dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
A quanto si e' appreso, i pm della Dda Raffaele Cantone e
Alessandro Milita, ipotizzano nei confronti dell'ex calciatore
il reato di riciclaggio aggravato dall'articolo 7, ovvero per
avere agevolato l'attivita' della camorra.
Chinaglia e' destinatario di un decreto di perquisizione
eseguito in questo ore dalla Guardia di Finanza.
Tra gli altri destinatari dei provvedimenti vi sarebbero due
promotori finanziari ed un imprenditore casertano.
L'inchiesta, a quanto si e' appreso, riguarda un presunto
riciclaggio di denaro da parte del potente clan dei Casalesi.
Tra le ipotesi investigative vi sarebbe anche un tentativo di
acquisire la societa' di Calcio della Lazio per riciclare il
denaro.  L'imprenditore casertano, del quale
non e' ancora noto il nome, sarebbe indagato per associazione
camorristica.
La vicenda al centro delle indagini e' scaturita da una
inchiesta sulle attivita' di riciclaggio del denaro di
provenienza illecita da parte di presunti esponenti del clan dei
Casalesi, attivo nella provincia di Caserta.
Gli inquirenti della Dda intendono verificare, tra l'altro,
se vi sia stato un tentativo da parte del clan di ''ripulire''
il denaro attraverso l'acquisizione della Lazio.
Ma questa, al momento - si sottolinea negli ambienti
giudiziari - e' soltanto una ipotesi investigativa.
Gli inquirenti stanno indagando sul
tentativo di far entrare in Italia dall'Ungheria una cospicua
somma di denaro, pari a oltre 21 milioni di dollari.
Si tratterebbe di denaro di origine incerta. Allo scopo di
riciclare tale somma gli indagati, secondo l'ipotesi
accusatoria, avrebbero in un primo momento cercato di rilevare
la societa' calcistica del Lanciano.
Il sospetto degli investigatori e' che, fallito tale
tentativo, gli indagati avrebbero cercato di portare a termine
una identica operazione con la Lazio.
A quanto si e' appreso l'imprenditore casertano indagato e'
titolare di un'azienda per la vendita del gas. Tuttavia e'
considerato un riciclatore di denaro per conto del clan dei
Casalesi. (ANSA)

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3 maggio 2006

di 'O SISTEMA (03/05/2006 - 10:01)

OPERAZIONE CC, 47 ARRESTI CLAN CASTALDO E LA MONTAGNA

NAPOLI - Oltre 40 persone, ritenute legate ai
clan camorristici ''Castaldo'' e ''La Montagna'' operanti nei
paesi a Nord di Napoli sono state arrestate dai carabinieri del
reparto territoriale di Napoli durante una operazione nella
quale, dalle prime ore dell'alba, sono impegnati, in Campania ed
in altre regioni d'Italia, 400 militari, un elicottero ed alcune
unita' cinofile.
Secondo quanto si e' appreso, durante le indagini, i
carabinieri, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di
Napoli, hanno accertato il coinvolgimento a vario titolo dei
personaggi nelle associazioni per delinquere di tipo mafioso,
nel traffico e spaccio di ingenti quantita' di stupefacenti e
nel riciclaggio.
Al momento sono stati eseguiti 47 arresti e centinaia di
perquisizioni nonche' sequestrati beni (immobili, quote
societarie e automobili) per circa 10 milioni di euro. (ANSA).



ORDINANZE CLAN NAPOLI NORD, ARRESTATE ANCHE 7 DONNE

NAPOLI - Un duro colpo e' stato inferto ai
clan camorristici ''Castaldo'' e ''La Montagna'', che gestivano
un ingente traffico di stupefacenti, ed altre attivita' illegali
a Caivano, un grosso centro alla periferia nord di Napoli: 47
persone, tra le quali sette donne, sono state arrestate dai
carabinieri del nucleo operativo del reparto territoriale di
Castello di Cisterna, in esecuzione di ordinanze di custodia
cautelare emesse dal Gip del tribunale di Napoli, Luigi
Giordano.
Cinque le persone che sono sfuggite all'arresto. Tutti sono
indagati per associazione per delinquere finalizzato al traffico
di sostanze stupefacenti, prevalentemente importate dalla
Spagna. L'operazione, eseguita all'alba, secondo gli
investigatori, ha consentito di smantellare un ''fiorente
traffico di cocaina ed hascisc'' nel territorio di Caivano, da
parte di consorterie camorristiche in lotta tra loro per il
predominio sul territorio e la gestione esclusiva delle
attivita' illegali.
In una conferenza stampa, il procuratore aggiunto, Franco
Roberti, ha sottolineato che l'esecuzione delle ordinanze
cautelari nei confronti di esponenti del clan La Montagna e di
trafficanti e spacciatori di droga, gravitanti intorno al
gruppo, ha consentito di ''mettere fine ad un traffico di droga
svolto quotidianamente a Caivano, ed in particolare nel Parco
Verde, uno dei mercati di droga tra i piu' grossi della
Campania''.
Secondo gli investigatori, la contrapposizione tra i clan La
Montagna e Castaldo, ha inoltre provocato anche una
''lunghissima scia di sangue, con omicidi ed attentati'', tra
questi quello di Giuseppe Di Micco, avvenuto il 24 aprile del
2003, e di Pasquale Castaldo, nel settembre dello stesso anno,
nonche' le morti di Domenico Fortunato (21 gennaio 2004), Luigi
Ponticelli (30 aprile 2004), e Raffaele Caterino D'Urso (16
maggio 2004), genero del capo clan Cuono Crimaldi, il cui
gruppo, secondo gli inquirenti, e' ora diretto da Di Buono.
Nella lunga serie di morti, anche il duplice omicidio a Caivano,
di Raffaele Angelino e Sandro Chioccarello. Gli investigatori
non escludono che anche alcuni omicidi avvenuti negli ultimi tre
mesi, possano essere messi in relazione alla faida tra i due
clan per il controllo del territorio per la gestione del
traffico di droga.
I carabinieri, inoltre, hanno sequestrato beni ritenuti
proventi del traffico di sostanze stupefacenti, tra i quali otto
societa', 15 mila euro, 15 autovetture, otto, appartamenti, due
ville e cinque terreni, per un valore di circa 10 milioni di
euro.
''L'operazione si e' svolta in due fasi - ha sottolineato il
maggiore Fabio Cagnazzo, al comando del nucleo operativo di
Castello di Cisterna - con l'esecuzione, nel 2004, di ordinanze
emesse dal Pm Raffaela Capasso, di fermo indiziato per delitto
per 17 persone, e con l'arresto di altre che, secondo le
indagini, erano in procinto di commettere omicidi o attentati
dinamitardi. Le indagini sono state possibili anche grazie ad un
collaboratore di giustizia, ex affiliato al clan Castaldo. L'
operazione di oggi, e' la fase conclusiva, con l'arresto di
esponenti dei clan che gestivano la piazza piu' grande per lo
spaccio di droga in Campania, per un giro di affari di milioni
di euro annui''. ''La nostra e' una risposta alle attivita'
della criminalita' organizzata ed a quella cosiddetta minore -
ha affermato il comandante provinciale dei carabinieri, il
colonnello Gaetano Maruccia - con risultati piu' che
apprezzabili, come dimostrano le statistiche degli arresti e
delle ordinanze eseguite negli ultimi mesi''. Tra le donne
arrestate anche Rosa Amato, soprannominata ''Rosetta 'a
terrorista'', che da sola, secondo gli inquirenti, gestiva lo
spaccio nella piazza ''dei carcerati'', nel Parco Verde, i cui
proventi erano destinati al sostentamento delle famiglie di
detenuti. (ANSA).

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