29 giugno 2006
A NAPOLI ARRESTI E PERQUISIZIONI CONTRO CLAN MISSO
NAPOLI - Provvedimenti di fermo e
perquisizioni sono in corso a Napoli contro il clan Misso,
artefice di una cruenta guerra con una componente scissionista
che ha provocato diversi omicidi dall'inizio dell'anno nel
quartiere Sanita' del capoluogo partenopeo.
I carabinieri del comando Provinciale di Napoli, dalle prime
ore dell'alba, stanno eseguendo dei provvedimenti di fermo di
indiziato di delitto, al momento otto, emessi dalla locale Dda,
nonche' una trentina di perquisizioni in tutta Italia, nei
confronti di altrettanti appartenenti al clan Misso.
Agli indagati viene contestata, tra l'altro, l'associazione
per delinquere di tipo mafioso. Nel corso delle perquisizioni e'
stato rinvenuto un quantitativo di sostanza stupefacente,
ingente denaro e materiale di notevole interesse investigativo.
(ANSA).
ARRESTATO BOSS LATITANTE, SEQUESTRATE ARMI
GIUGLIANO, CAPO DELL'OMOMIMO CLAN, SI NASCONDEVA IN UN VILLINO
NAPOLI - Antonio Giugliano, 42 anni,
presunto boss dell'omomimo clan, e' stato arrestato da agenti
del Centro Operativo della Dia di Napoli in un villino di via
Andolfi, a Torre Annunziata. Giugliano e' stato coinvolto
di recente nella vicenda delle presunte pressioni sull'assessore
ai lavori pubblici del Comune di Poggiomarino per
conoscere i nominativi delle ditte aggiudicatarie dei lavori
pubblici dello stesso Comune. Era latitante da oltre un anno
in seguito all'emissione di un ordine di carcerazione, dovendo
scontare una condanna a sei anni e quattro mesi per associazione
camorristica, estorsione aggravata ed altri reati. Il boss e' stato
trovato in compagnia di Paolo Orlanducci, 33
anni, pregiudicato per rapina, ricettazione, violazione alla
legge sulle armi e sugli stupefacenti, che e' stato arrestato
per favoreggiamento aggravato dalla normativa antimafia.
Le indagini sono state dirette dai pm della Dda di Napoli
Giuseppe Borrelli e Simona Di Monte, coordinate dal procuratore
aggiunto Franco Roberti. Secondo gli investigatori, il latitante
si nascondeva da diversi mesi nel villino, di proprieta' di una
persona definita ''assolutamente insospettabile'' e denunciata
in stato di liberta': nei suoi confronti proseguono gli
accertamenti.
Al momento dell'irruzione della Dia, il latitante era armato
con una pistola di grosso calibro. Durante la perquisizione sono
state rinvenute tre pistole (una Colt 45, una 357 Magnum ed una
Beretta cal. 9 x 21) oltre 200 munizioni, una palina segnaletica
in dotazione alle forze di polizia. Sequestrati anche un
giubbotto antiproiettile; 4 ricetrasmittenti palmari; 3
rilevatori di radiofrequenze-scanner sintonizzati sulle
frequenze delle forze di polizia, due documenti d'identita' ed
una patente di guida falsi; diversi orologi di particolare
pregio e valore; nonche' danaro contante per circa 4000 euro,
numerosi assegni bancari, cambiali ed altri titoli per ingenti
importi di danaro e diversa altra documentazione ritenuta ''di
notevole interesse investigativo''.
Giugliano e' ritenuto capo dell'omonimo clan camorristico,
attivo nei comuni di Poggiomarino, Boscoreale, e Scafati, e
considerato articolazione territoriale dell'organizzazione che
fa capo a Mario Fabbrocino. Negli ultimi tempi in seguito a
numerosi arresti, Giugliano - spiegano gli investigatori - ha
visto crescere notevolmente la propria caratura criminale,
divenendo il principale referente delle attivita' illecite nella
zona, soprattutto per l'imposizione di tangenti ed estorsioni ad
imprenditori e commercianti. (ANSA).
27 giugno 2006
NUOVA ORDINANZA IN CARCERE PER BOSS BIDOGNETTI
ACCUSATO DI ESSERE MANDANTE DI OMICIDIO E TENTATO OMICIDIO
CASERTA - Nuova ordinanza di custodia
cautelare in carcere per Francesco Bidognetti, detto 'cicciotte
e mezzanotte', in carcere ormai da anni a L'Aquila, ma
considerato ancora ai vertici di uno dei gruppi camorristici del
clan dei Casalesi.
Il boss, a conclusione di indagini coordinate dalla Dda di
Napoli e' accusato di essere il mandante dell'omicidio di Nicola
Alemanni, il cui cadavere carbonizzato fu trovato nel bagagliaio
di una vettura data alle fiamme nel 1993 e del tentato omicidio
dell'avvocato Delio Iorio. Il professionista sammaritano scampo'
miracolosamente alla morte nell'aprile del 1993, quando, secondo
le risultanze delle indagini Nicola Alemanni e Raffaele Conte,
gli spararono contro colpi di fucile caricato a pallettoni
senza, pero', ucciderlo.
La decisione di eliminare il penalista, secondo quanto
accertato dagli investigatori, anche grazie al contributo dei
collaboratori di giustizia, Angela Barra, Dario de Simone,
Raffaele Ferrara, Giovanni Ferriero,Giuseppe Pagano e Francesco
Cirillo, sarebbe stata presa da Bidognetti quando Delio Iorio
assunse la difesa di alcuni componenti della famiglia di
Francesco Schiavone, detto 'Sandokan', anche lui in carcere da
anni, ma a tutt'oggi ritenuto al vertice del clan dei Casalesi.
'Cicciotte e mezzanotte', secondo i giudici, temeva
probabilmente che nella sua attivita' il professionista,
ritenuto vicino dalle forze dell'ordine, ad un'altra potente
famiglia dei Casalesi, quella dei De Falco e all'avvocato Aldo
Scalzone, ucciso nel '91, potesse attingere notizie riservate
sull'organizzazione criminale da trasmettere agli investigatori
in cambio di favori per i suoi nuovi assistiti.
In una nota, firmata dal procuratore aggiunto della
Repubblica di Napoli e coordinatore della Dda, Franco Roberti
sono spiegati anche i motivi dell'uccisione di Nicola Alemanni.
Quest'ultimo,ritenuto uomo di fiducia di Bidognetti spiegano i
giudici, ha pagato con la vita il passaggio nelle fila del clan
capeggiato da Vincenzo De Falco e, il suo rientro nei ranghi
dopo l'uccisione di quest'ultimo. Ma Alemanni fu anche punito,
a parere degli investigatori, per non essere riuscito ad
uccidere l'avvocato Iorio, per avere contratto debiti non
onorati, per fare uso di stupefacenti e per ultimo per avere
offeso Angela Barra, ora collaboratrice di giustizia ma
all'epoca legata sentimentalmente a Bidognetti. (ANSA)
26 giugno 2006
RACKET: FAI PARTE CIVILE A PROCESSO CONTRO CASALESI
NAPOLI - La Fai, Federazione Associazioni
Antiracket ed Antiusura Italiane, si costituira' parte civile al
processo contro il clan dei Casalesi per le estorsioni ai danni
danni dell'attivita' commerciale 'Future Games', che si aprira'
domani davanti ai giudici della Prima Sezione del Tribunale di
Santa Maria Capua Vetere (Caserta).
Interverranno il presidente onorario della Fai, Tano Grasso,
il coordinatore delle associazioni antiracket della provincia di
Napoli, Luigi Cuomo ed i presidenti delle associazioni
antiracket di Napoli e provincia, Silvana Fucito (San Giovanni
per la Legalita'), Giorgio Baiano (Pianura per la Legalita'),
Umberto Frenna (Bagnoli per la Legalita'), Maria Belfiore
(Napoli centro per la Legalita'), e Aldo Bisogni (Edili). Le
indagini sono state condotte dalla compagnia dei carabinieri di
Santa Maria Capua Vetere. (ANSA).
22 giugno 2006
BENI PER OLTRE 4 MLN EURO CONFISCATI A CLAN CASALESI
NAPOLI - Beni per oltre 4 milioni di euro
sono stati confiscati, dalla Dia di Napoli, al clan dei
Casalesi, operante nella provincia di Caserta.
L'operazione, ancora in corso, e' considerata di particolare
rilievo, sia per lo spessore criminale dei soggetti coinvolti
sia per il valore dei beni sequestrati, tra cui anche una
farmacia. I relativi provvedimenti di confisca sono stati emessi dal
Tribunale di S. Maria Capua Vetere - Sezione Misure di
Prevenzione. Tra i beni confiscati ci sono
soldi, ma anche il 50% di una farmacia e un autosalone. Beni
risultati di proprieta' di esponenti di spicco del clan dei
Casalesi: Francesco Schiavone, il leader del clan noto come
''Sandokan'', ed il cugino, Saverio Paolo Schiavone, ritenuto il
''cassiere'' dell'organizzazione nell'ambito delle truffe a
danno all'Aima (Azienda di Stato per gli interventi nel mercato
agricolo). Ad eseguire i decreti di confisca, emessi dal Tribunale di
Santa Maria Capua Vetere, e' stato il Centro Operativo della Dia
di Napoli. A ''Sandokan'', in carcere, dopo una lunga latitanza, dal
luglio del 1998, ritenuto indiscusso leader del clan
camorristico operante nel Casertano, destinatario di numerose
condanne e proposte per l'applicazione di misure di prevenzione
patrimoniali, sono stati confiscati beni per un valore di circa
210mila euro. Nel dettaglio, 5mila euro in contanti e il
capitale sociale e compendio aziendale della ''Auto F1 Sas'' di
Giancarlo Corvino & Company, comprensivo dell'autosalone Trident
Motor Group, a Casal di Principe.
Beni per un valore presunto di circa 4milioni di euro sono
stati, invece, confiscati a Saverio Paolo Schiavone. Nel
dettaglio: il 50% di un immobile sito nella zona centrale della
citta' di Caserta; il 50% della ''Farmacia del sole'' e la
confisca del diritto di credito a partecipare agli utili
prodotti dalla gestione.
Quanto confiscato a Saverio Paolo Schiavone, era stato
acquistato anche con i soldi ricavati dalle truffe condotte ai
danni dell'Aima, di cui proprio il cugino di Sandokan, secondo
la ricostruzione degli inquirenti, era cassiere, gia' dal 1991,
e coordinatore. Sarebbe stato lui a coordinare ed organizzare la
complessiva attivita' attraverso la falsificazione della
documentazione relativa a fittizi conferimenti di prodotti
agricoli e l'illecita percezione dei contributi comunitari per
la distruzione e trasformazione dei prodotti ortofrutticoli
nella provincia di Caserta. Soldi successivamente reinvestiti,
unitamente ai proventi di altre attivita' illecite, in attivita'
commerciali tra le quali anche quelle oggetto della confisca
eseguita oggi. (ANSA).
CLAN E APPALTI, ARRESTI E SEQUESTRO BENI PER 50 MLN
NEL MIRINO UNA COSCA CASERTANA, INDAGATO CONSIGLIERE REGIONALE
NAPOLI - Beni per un valore di circa 50
milioni di euro sequestrati, 27 ordinanze di custodia cautelare
eseguite in Campania ed Emilia-Romagna: e' il bilancio di
un'operazione coordinata dalla Dda di Napoli e basata su
indagini dei carabinieri del Ros, per reati che vanno
dall'associazione di tipo mafioso all'estorsione e alla
turbativa d'asta. Le indagini - coordinate dal procuratore Franco Roberti
e dai pm Raffaele Cantone, Raffaello Falcone e Francesco Marinaro - si
sono concentrate sulle infiltrazioni del clan capeggiato dal
boss latitante Michele Zagaria e sul reinvestimento, soprattutto
in immobili, di danaro di provenienza illecita. Gran parte dei
beni sequestrati e' rappresentata da immobili, ubicati non solo
nel Casertano ma anche in Emilia-Romagna e Lombardia.
Dalle indagini sono emersi anche ''rapporti collusivi con
esponenti di rilievo dell'imprenditoria e dell'amministrazione
pubblica''. Tra gli indagati, destinatari di avvisi di garanzia
emessi nei giorni scorsi, figura anche un consigliere regionale
della Campania, Vittorio Insigne, dell'Udeur, che secondo
l'accusa avrebbe favorito l'azienda di una donna ritenuta legata
al clan, per l'assegnazione di un subappalto. L'esponente
politico si sarebbe adoperato per il rilascio di una
certificazione antimafia per la stessa azienda. Insigne, che
nella scorsa consiliatura regionale fu anche capogruppo
dell'Udeur, non era stato rieletto l'anno scorso ma sta per
tornare in aula dopo le dimissioni di un collega di partito,
divenuto nel frattempo parlamentare.
L'inchiesta ha messo in luce, inoltre, un capillare sistema
di infiltrazione del clan Zagaria negli appalti pubblici e, in
particolare, per quanto riguarda i lavori di ampliamento della
ferrovia alifana e la realizzazione del centro radio della Nato
di Giugliano-Licola. Tra le accuse contestate anche le
intimidazioni ai danni di imprenditori del Casertano.
Destinatario di una ordinanza agli arresti domiciliari e' un
colonnello dell'aeronautica militare,
Giancane Cesare, coinvolto nell'inchiesta per un episodio
definito ''indipendente dal contesto mafioso in cui operavano
gli altri indagati''. All'epoca dei fatti contestati dai pm,
svolgeva attivita' di rappresentante del ministero della Difesa
per i lavori alla base Nato. L'ufficiale avrebbe chiesto a
Immacolata Capone (ritenuta esponente del clan) uno scooter e
due forniture di gomme per evitare controlli e intralci
all'attivita'.
Gli inquirenti hanno, tra l'altro, scoperto i condizionamenti
della camorra sulla attivita' del comune di Casapesenna, nel
Casertano, dove il clan avrebbe avuto alcuni candidati alle
ultime elezioni amministrative (nelle telefonate i camorristi, a
proposito dei candidati, parlavano dei propri ''cavallucci'').
Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e
ambientali nonche' di riprese effettuate con microcamere. In una
circostanza e' stata filmata un consegna di armi in un deposito
di Villa Literno gestito da Pasquale Zagaria, fratello del boss
latitante e dal presunto alter ego di Michele Zagaria, ovvero
Michele Fontana. I filmati documentano anche le prove di
efficienza fatte dai camorristi su pistole e fucili.
Un ruolo centrale all'interno dell'organizzazione sarebbe
stato rivestito da Immacolata Capone, gia' considerata in
passato legata al clan Moccia attivo soprattutto nel settore dei
lavori pubblici (e' moglie di Giorgio Salierno, condannato per
appartenenza al clan Moccia). Intorno a lei sarebbe ruotato un
sistema di societa' attraverso le quali il clan si infiltrava
nei lavori pubblici, grazie al sistema dei subappalti.
L'organizzazione aveva ramificazioni anche in altre regioni
d'Italia: a Parma aveva creato una sorta di ''testa di ponte''
per l'acquisto di immobili che venivano poi ristrutturati e
rivenduti. Dalle indagini e' emersa la grande disponibilita' di
danaro in contante del clan: in una circostanza, di sabato e con
le banche chiuse, Pasquale Zagaria riusci' a procurarsi in poche
ore di 500mila euro per l'acquisto di un immobile a Milano.
I particolari dell'operazione sono stati illustrati nel corso
di una conferenza stampa dal procuratore della Repubblica
Giovandomenico Lepore, con il procuratore aggiunto Franco
Roberti (coordinatore della Dda di Napoli), il procuratore
aggiunto della Direzione nazionale antimafia Lucio Di Pietro, i
pm Raffaele Cantone, Raffaello Falcone e Francesco Marinaro, e
dal comandante del Ros Giampaolo Ganzer. Gli inquirenti hanno
messo in rilievo la complessita' dell'operazione basata non solo
su intercettazioni e filmati, ma su una intensa attivita' di
controlli, pedinamenti e accertamenti su societa' e conti
bancari. Nell'ambito dell'inchiesta sono state emesse
complessivamente 27 ordinanze di custodia, oltre a una serie di
decreti di perquisizione e avvisi di garanzia nei confronti di
esponenti dell'imprenditoria parmense. (ANSA).
OPERAZIONE CC IN CAMPANIA E EMILIA, ARRESTI
NAPOLI - I carabinieri stanno eseguendo in
Campania ed Emilia Romagna 27 ordinanze di custodia cautelare in
carcere, emesse su richiesta della Procura distrettuale
antimafia di Napoli, per reati di associazione di tipo mafioso,
estorsione, turbativa d'asta. In corso di esecuzione anche
numerosi sequestri preventivi di beni riconducibili agli
indagati, per un valore complessivo di oltre 45 milioni di euro.
Al centro delle indagini le infiltrazioni del clan
camorristico Zagaria negli appalti e nei servizi pubblici della
Provincia di Caserta, come quelli relativi all'ampliamento della
ferrovia Alifana e alla realizzazione del centro radio della
Nato di Licola (Na). L'organizzazione camorristica esercitava il
controllo sul territorio facendo ricorso a intimidazioni e
sistematiche estorsioni ai danni di operatori economici. (ANSA)
15 giugno 2006
ARRESTATO IN SPAGNA LATITANTE CLAN DI LAURO
NAPOLI - Carmine Rispoli, di 28 anni,
latitante affiliato al clan camorristico Di Lauro di Scampia, e'
stato arrestato nella tarda serata di ieri dai carabinieri del
comando provinciale di Napoli, con la collaborazione della
polizia spagnola e dell' Interpol, a Sitges, nei pressi di
Barcellona, in Spagna. Il latitante, riconosciuto al termine
di una lunga attivita' investigativa, e' stato bloccato mentre
stava entrando in un supermercato della nota localita'
balneare spagnola. (ANSA).
14 giugno 2006
CLAN BIDOGNETTI, CINQUE ARRESTI NEL CASERTANO
NAPOLI - Raffaele Bidognetti, 32 anni,
ritenuto elemento di spicco del clan camorristico dei casalesi,
e' stato sorpreso e arrestato dai carabinieri in un appartamento
a Casale di Principe (Caserta). L'uomo, che era sottoposto
all'obbligo di dimora nel Comune di Parete, era in compagnia di
altre quattro persone che sono state arrestate.
In manette, infatti, sono finiti Nicola Gargiulo, 39 anni,
detto '''o capitone''; Vincenzo Duccillo, 25 anni; Giuseppe
Pellegrino, 23 anni, e Giosue' Fioretto, 43 anni.
Secondo i carabinieri, nell'appartamento, era in corso un
summit per pianificare eventuali strategie criminali. Gli
arrestati devono rispondere, a vario titolo, di violazione delle
prescrizioni degli obblighi sorveglianza speciale e di
favoreggiamento personale. (ANSA).
UOMO UCCISO E' RITENUTO AFFILIATO CLAN DI ZONA
NAPOLI - E' di matrice camorristica l'ultimo
agguato avvenuto a Napoli, dove un uomo e' stato ucciso con
colpi d'arma da fuoco in via Mercalli, nel quartiere di Barra.
Enrico Sessa, 37 anni, pregiudicato, era ritenuto un
fiancheggiatore del clan Reale.
Sessa era originario del quartiere di San Giovanni a Teduccio,
vicino al rione nel quale e' stato ucciso nella periferia
orientale di Napoli.
Enrico Sessa e' stato ucciso da due
colpi d'arma da fuoco: uno alla schiena, l'altro alla nuca. Il
pregiudicato si trovava in strada, quando e' stato raggiunto da
chi lo ha ammazzato prendendolo evidentemente alle spalle.
Fra gli elementi all'esame degli inquirenti, per un agguato
considerato al momento di matrice camorristica, la circostanza
che Sessa, ritenuto un ex fiancheggiatore del clan Reale, stesse
provando a mettersi in proprio.
Resta da chiarire la dinamica dell'omicidio, sul quale
procedono gli agenti della squadra mobile, affiancati dal
commissariato di San Giovanni-Barra. (ANSA)
7 giugno 2006
SCARCERATO DI LAURO: RICERCHE ANCHE A TORINO
TORINO - Carabinieri e polizia sono impegnati
da ieri anche a Torino nelle ricerche di Vincenzo di Lauro, 30
anni, esponente di primo piano della camorra, liberato per un
difetto nell' ordinanza che l' aveva portato in carcere a Torino
all' alba del primo aprile 2004. Quando mezz' ora dopo la
scarcerazione e' arrivato il contrordine di lui non c' era ormai
piu' traccia.
Sono stati predisposti subito posti di blocco su strade e vie
d' accesso agli aeroporti, ma del camorrista non c' erano ormai
piu' tracce. I controlli ora proseguono, anche se non risultano
legami dei Di Lauro con Torino o il Piemonte. La Procura
torinese non ha finora aperto formalmente inchieste, ma ha
ricevuto la segnalazione da parte della casa circondariale delle
Vallette.
Vincenzo Di Lauro era stato accusato di associazione per
delinquere di stampo mafioso e di traffico internazionale di
stupefacenti. L' accusa per droga era caduta un mese fa, con l'
assoluzione da parte del Tribunale di Napoli. Per la prima
accusa gli era stata inflitta invece una condanna ad otto anni
di carcere.
L' arresto di due anni fa, su ordinanza di custodia
cautelare, era avvenuto proprio nel torinese, dove forse l' uomo
era convinto di non essere cercato, perche' distante dagli
interessi familiari. Era in una soffitta di Chivasso, dove i
carabinieri del nucleo operativo di Torino l' avevano bloccato,
mentre si trovava in compagnia di una donna, Elise Marie
Juarros, 24 anni, originaria di Strasburgo. La giovane,
incensurata, aveva affittato per Di Lauro quella soffitta e per
questo era stata arrestata per favoreggiamento.
Fino ad allora Vincenzo Di Lauro era stato uno dei primi 500
ricercati d' Italia, sfuggito insieme al padre Paolo ad un'
operazione che aveva portato in carcere 92 persone nel
napoletano. I carabinieri a Chivasso erano entrati in azione in
40, dopo dodici giorni di appostamento, solo con la certezza
della presenza del camorrista. Avevano sfondato la porta
blindata della mansarda, ma l' uomo aveva tentato la fuga sui
tetti e l' avevano inseguito, saltando da un palazzo all' altro.
Il camorrista si era nascosto sotto un mucchio di tappeti, a due
stabili di distanza. Non aveva armi, ne' con se', ne' nella
soffitta. (ANSA).
6 giugno 2006
FIGLIO BOSS DI LAURO SCARCERATO DA TRIBUNALE RIESAME
NAPOLI - Il Tribunale del Riesame di Napoli
ha annullato per un difetto di motivazione una ordinanza di
custodia in carcere nei confronti di Vincenzo Di Lauro, figlio
del boss della camorra Paolo Di Lauro. A quanto si e' appreso, i
giudici hanno motivato la scarcerazione con il fatto che nel
provvedimento restrittivo a carico di Di Lauro mancava un
paragrafo.
Di Lauro il mese scorso era stato assolto dal tribunale di
Napoli dall'accusa di associazione finalizzata al traffico di
droga e condannato a otto anni per associazione camorristica
(imputazione, quest'ultima, per la quale non risultava detenuto
essendo in carcere solo in base al primo reato); contestualmente
alla sentenza di primo grado, il tribunale emise anche una
ordinanza di custodia che evito' la scarcerazione del figlio del
boss. Il Riesame ha pero' oggi deciso l'annullamento del
provvedimento di custodia in carcere rimettendo in liberta' Di
Lauro.
Il clan Di Lauro e' protagonista di una sanguinosa faida alla
periferia di Napoli e nell'hinterland settentrionale con il
gruppo degli Scissionisti. Una guerra che ha fatto registrare
decine di omicidi. (ANSA).
5 giugno 2006
AGGUATI NEL NAPOLETANO, SI TEME RIPRESA FAIDA
MA OMICIDI IN CALO RISPETTO ALLO STESSO PERIODO DEL 2005
NAPOLI - Tre uomini uccisi e una bambina
ferita: l'ultimo week end di sangue nel Napoletano ha fatto
suonare il campanello d'allarme nelle istituzioni. Il prefetto
di Napoli, Renato Profili, ha convocato il comitato per la
sicurezza e l'ordine pubblico, riunitosi oggi con la
partecipazione dei vertici delle forze dell'ordine e della Dda.
Nonostante il dato emerso dal vertice delle forze
dell'ordine, riguardante il calo degli omicidi in calo in
provincia di Napoli rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno (20 a fronte dei 37 del 2005), quello che preoccupa gli
inquirenti sono le ultime morti di camorra che potrebbero
rappresentare un segnale di ripresa della faida tra i Di Lauro e
gli scissionisti, che negli ultimi due anni ha fatto contare
decine di morti.
L'incontro, svoltosi in prefettura ha coinvolto il
Coordinamento interforze, e ha visto la partecipazione oltre che
dei responsabili provinciali delle forze dell'ordine anche del
coordinatore della Dda di Napoli, Franco Roberti.
Nel corso della riunione - si legge in una nota della
prefettura - e' stata effettuata ''un'analisi ad ampio raggio
della situazione della locale criminalita' organizzata, alla
luce dei recenti fatti criminosi avvenuti a Quarto ed ad
Arzano''. ''Sono stati altresi' verificati ed ulteriormente
affinati - continua il documento - i dispositivi di prevenzione
generale e di controllo del territorio con specifico riferimento
alle aree del capoluogo e zone limitrofe interessate dai recenti
omicidi''.
A far innalzare il livello di guardia delle forze
dell'ordine, il duplice omicidio di sabato sera ad Arzano, in
provincia di Napoli, che potrebbe rappresentare una possibile
riapertura della faida camorristica. In via Cardarelli ad
Arzano, infatti, i killer hanno esploso numerosi colpi d'arma da
fuoco contro Ciro Girardi, di 26 anni e il fratello Domenico, di
22 anni. I due giovani, noti alle forze dell'ordine, erano
ritenuti, dai carabinieri, affiliati al clan camorristico dei
Di Lauro.
''Serrate attivita' investigative sono in corso in tale
contesto - conclude la nota della prefettura - al fine di
individuare gli autori dei citati fatti delittuosi. Parimenti
l'azione repressiva e' particolarmente intensa alla stregua di
quanto gia' posto in campo lo scorso anno che ha prodotto
lusinghieri risultati, testimoniati dalla circostanza che
nell'analogo periodo 1 gennaio 31 maggio 2005 sono stati
commessi 37 omicidi per camorra, a fronte dei 20 registrati
nello stesso periodo del 2006''. (ANSA).
4 giugno 2006
AGGUATO A FRATELLI, PREFETTO CONVOCA FORZE ORDINE
NAPOLI - Il prefetto di Napoli, Renato
Profili, ha convocato per domani il comitato per l'ordine e la
sicurezza pubblica con la partecipazione dei vertici delle forze
dell'ordine - tra gli altri il questore Oscar Fioriolli e il
comandante provinciale dei carabinieri, Gaetano Maruccia - dopo
il duplice omicidio di ieri sera ad Arzano, in provincia di
Napoli. In via Cardarelli i killer hanno esploso numerosi colpi
d'arma da fuoco contro Ciro Girardi, di 26 anni e il fratello
Domenico, di 22 anni. I due, gia' noti alle forze dell'ordine,
sono ritenuti, dai carabinieri che indagano sul delitto,
affiliati al clan camorristico dei Di Lauro, protagonisti della
guerra di camorra di Scampia con la cosca contrapposta degli
scissionisti. I due, secondo la ricostruzione fornita dai
carabinieri del luogo, della compagnia di Casoria e del Nucleo
operativo del reparto territoriale di Castello di Cisterna, sono
statti violentemente speronati da una Fiesta risultata rubata
sulla quale si trovava il gruppo di fuoco. Le vittime sono state
verosimilmente uccise mentre erano ancora distese a terra dopo
l'urto. I killer sono poi scappati abbandonando l'auto usata per
l'agguato e all'interno della quale e' stato trovato un
giubbotto antiproiettile. Durante il sopralluogo effettuato dai carabinieri
sono stati sequestrati una trentina di bossoli per fucile mitragliatore e
una dozzina di bossoli per pistola semiautomatica. Le salme sono
state trasferite al II Policlinico di Napoli per l'autopsia.
Dopo l'agguato di ieri, proprio alla luce del timore della
riesplosione della faida, e' scattata la convocazione del
prefetto che probabilmente chiedera' alle forze dell'ordine di
intensificare la presenza nelle zone piu' a rischio del
territorio. Poche ore prima dell'omicidio, un altro uomo era
stato ucciso in provincia, a Quarto, davanti ai figli ma per
vicende diverse rispetto alla faida di Scampia. (ANSA).
FAR WEST NEL NAPOLETANO,ORA SI TEME NUOVA FAIDA
TRE MORTI IN POCO MENO DI 24 ORE
NAPOLI - Tre morti ammazzati, in poco meno di
24 ore, nei due agguati avvenuti a Quarto ed Arzano. Ora nel
napoletano si teme che riesploda di nuovo la faida di camorra
dopo un periodo di relativa tranquillita'. Il prefetto di
Napoli, Renato Profili, ha convocato per la mattinata di domani
il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Con i
responsabili delle forze dell'ordine - questore e comandante
provinciale dei carabinieri in testa - il prefetto vuole fare il
punto della situazione.
Ad Arzano, nella serata di ieri, hanno perso la vita due
giovani fratelli. Le vittime si chiamavano Ciro e Domenico
Girardi, rispettivamente di 26 e 22 anni che sono stati
raggiunti dai killer che hanno fatto fuoco anche con un fucile
mitragliatore, esplodendo decine di colpi.
Almeno una delle vittime era ritenuta vicina al clan Di Lauro,
la potente organizzazione criminale che per anni ha controllato
lo spaccio delle sostanze stupefacenti nel quartieri a nord di
Napoli. Un business miliardario che, tra la fine del 2004 e gli
inizi dello scorso anno, e' stato oggetto dello scontro feroce
tra il gruppo dei fedelissimi del capoclan Paolo Di Lauro, noto
col nome di Ciruzzo 'o milionario, ed alcuni emergenti dello
stesso clan - ovvero gli ''scissonisti'' - che avevano deciso di
mettersi in proprio. Organizzazioni che avevano fatto diventare
Scampia e Secondigliano il ''supermarket'' della droga. Ma le
forze dell'ordine, lo scorso anno, contro queste due
organizzazioni hanno sferrato colpi durissimi, arrestando capi
e gregari. Una faida che ha contato decine di morti, tra cui anche
alcune vittime innocenti, persone che hanno avuto la sola colpa di
essersi trovate lungo la strada di sanguinari sicari.
Sull'agguato di Arzano gli inquirenti stanno valutando anche
un'altra ipotesi: quella della vendetta. Un cugino delle
vittime, ritenuto vicino alla stessa cosca, sta rivelando una
serie di particolari sulla guerra di camorra nella zona.
Insomma, sono diverse le piste da seguire. L'unica certezza e'
che i killer, forse in quattro giunti sul luogo del delitto con
una vettura risultata rubata e nella quale e' stato trovato un
giubbotto antiproiettile, avevano l'ordine di uccidere e di non
sbagliare. E per questo avrebbero preparato il piano di morte
senza trascurare neanche i dettagli. Le vittime sono state
colpite al volto, non hanno avuto alcun possibilita' di scampo.
A Quarto, sempre i carabinieri, stanno continuando a lavorare
per fare luce su un altro delitto, avvenuto nella notte di
venerdi' e sabato, quando in un agguato e' stato ucciso Giuseppe
Iadonisi, 36 anni, e' stato ammazzato davanti ai suoi tre figli
piccoli. Nell'agguato e' rimasta ferita, anche se fortunatamente
in maniera non grave, la figlia 12enne della vittima. Si scava
nel passato dell'uomo, recluso per diversi anni per spaccio di
droga, ma anche nei rapporti recenti. Iadonisi lo avrebbero
ucciso perche', come ha detto il parroco della chiesa di San
Castrese a Quarto ''voleva tirarsi fuori da brutti giri. Non
glielo hanno permesso e lo hanno punito. Quando era in carcere
ci siamo scritti molte volte: mi diceva che voleva uscirne, per
sua moglie e i suoi figli''. La vittima, infatti, aveva aperto
una merceria che gestiva con la moglie.
E dinanzi a questa nuova mattanza Michele Florino, ex
senatore di An e componente della commissione antimafia, dice
che non bastano solo uomini e mezzi ma e' ''indispensabile
mettere in atto una strategia comune contro la malavita: occorre
utilizzare l'intelligence ed istituire un coordinamento di tutte
le forze dell'ordine, un Alto commissario cosi' come Alleanza
Nazionale chiede da tempo''. (ANSA).
OMICIDIO DUE FRATELLI, TORNA PAURA FAIDA SCAMPIA
ROTTI EQUILIBRI TRA COSCHE, PREFETTO CONVOCA FORZE DELL'ORDINE
NAPOLI - Due fratelli trucidati da almeno
trenta colpi da killer armati di fucile mitragliatore e pistola
automatica: un segnale di morte che fa temere il riesplodere di
conflitti che gia' avevano seminato il terrore.
La faida di Scampia, nel clan Di Lauro, tra il 2004 e il 2005
ha gia' provocato 57 morti. Cosi' Napoli e il suo hinterland
rivivono la paura di una nuova fase di guerra di camorra dopo il
duplice omicidio di ieri sera ad Arzano, centro alla periferia
nord del capoluogo, con l'esecuzione dei fratelli Ciro e
Domenico Girardi ritenuti affiliati ai Di Lauro.
Due giovani, 26 anni il primo, appena 22 il secondo, sono
finiti sotto i colpi dei sicari, forse quattro, che a bordo di
un' auto, una Ford Fiesta, hanno intercettato le vittime che si
trovavano, insieme con un amico rimasto miracolosamente illeso,
su due moto in una strada ai confini col quartiere di
Secondigliano. I fratelli Girardi, secondo la ricostruzione dei carabinieri
del luogo, di quelli della compagnia di Casoria e del nucleo
operativo del reparto di Castello di Cisterna, sono stati
violentemente speronati. Le vittime predistinate dell'agguato
sono state uccise mentre erano ancora a terra dopo l'urto. Gli
assassini li hanno crivellati di proiettili, colpendoli piu'
volte al capo, proprio per non sbagliare bersaglio.
Numerosissimi i colpi esplosi che hanno devastato i due
giovani. Tanta ferocia: il viso di una delle due vittime,
Domenico Girardi, e' stato cosi' sfigurato che la sua
identificazione e' stata possibile solo con molta difficolta'.
Subito dopo la missione di morte, i sicari sono scappati, prima
rapinando una Cinquecento ad un automobilista di passaggio, poi
allontanandosi a piedi.
Il lavoro dei carabinieri del reparto investigazioni
scientifiche si e' protratto a lungo a causa delle decine di
colpi sul selciato (una trentina i bossoli per fucile
mitragliatore ed una dozzina per pistola semiautomatica) ed
anche per rilevare eventuali impronte lasciate dai sicari.
I due fratelli, il cui padre, Vincenzo, fu ucciso in un
agguato nove anni fa, erano i cugini di un pentito della stessa
cosca, Domenico Rocco, che sta rivelando una serie di
particolari sulla guerra di camorra nella zona. Gli inquirenti
vagliano le piste legate alla appartenenza delle vittime al clan
Di Lauro - sono considerate vicine a Cosimo Di Lauro, figlio del
capo cosca Paolo - ed al ruolo svolto nell'organizzazione
criminale e quindi alla vendetta da parte dei contrapposti
'scissionisti'. Non si escludono nemmeno i risvolti legati al pentimento
del cugino, sia per le rivelazioni sul ruolo svolto da almeno uno
dei due fratelli nella fase piu' calda della faida che per
un'eventuale punizione trasversale contro il collaboratore di
giustizia. L'amico dei fratelli Girardi, risparmiato dai killer, e'
riuscito ad allontanarsi a piedi subito dopo il delitto. Nella
notte si e' recato lui stesso dai carabinieri.
Momenti di forte tensione dopo l'agguato con i parenti dei
due uccisi che si sono riversati sul posto. Urla di
disperazione, tentativi di scavalcare le transenne con le quali
i carabinieri hanno isolato la zona del delitto. Poi, anche un
accoltellamento di una persona alla gola ma l'episodio ma non
viene ritenuto collegato al fatto di sangue. Nella notte, poi,
una troupe di 'Anno zero', la trasmissione di Michele Santoro
che andra' prossimamente in onda su Raidue e' stata aggredita da
tre persone, due uomini e una donna, parenti dei due uccisi. La
troupe, composta da Peppe Ronca, Giuseppe Mancini e Paolo
Mondani e' stata costretta a calci, pugni e sputi ad
allontanarsi dal luogo sul quale stava riprendendo le operazioni
di rilevamento della polizia scientifica.
La ferocia dell'esecuzione fa temere che gli equilibri,
precari, tra le cosche contrapposte si siano rotti. La paura e'
che la zona di Scampia e l'immediato hinterland vengano
sconvolti dalla riesplosione della guerra di camorra che gia' ha
seminato lutti, anche tra gli innocenti. E' per questo che il
prefetto di Napoli, Renato Profili, ha convocato per domani un
comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica con i vertici
delle forze dell'ordine. (ANSA).
1 giugno 2006
ARRESTATO NELL'AVELLINESE CAPO CLAN LATITANTE
DEVE SCONTARE UNA CONDANNA A 26 ANNI DI CARCERE
NAPOLI - I carabinieri della compagnia di
Castello di Cisterna (Napoli) hanno catturato a Baiano
(Avellino) il latitante Raffaele Orefice, 35 anni, pregiudicato,
ritenuto dai militari il reggente dell'omonimo clan camorristico
presente nell'area sud dei paesi vesuviani.
L'uomo era latitante dal 16 marzo scorso quando il Tribunale
di Nola lo aveva condannato a 26 anni di carcere al termine di
un processo alla camorra vesuviana per i reati di associazione a
delinquere di tipo mafioso, omicidi e tentati omicidi,
estorsioni, usura, traffico di stupefacenti. (ANSA).


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