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22 giugno 2006

di 'O SISTEMA (22/06/2006 - 11:04)

BENI PER OLTRE 4 MLN EURO CONFISCATI A CLAN CASALESI

NAPOLI - Beni per oltre 4 milioni di euro
sono stati confiscati, dalla Dia di Napoli, al clan dei
Casalesi, operante nella provincia di Caserta.
L'operazione, ancora in corso, e' considerata di particolare
rilievo, sia per lo spessore criminale dei soggetti coinvolti
sia per il valore dei beni sequestrati, tra cui anche una
farmacia. I relativi provvedimenti di confisca sono stati emessi dal
Tribunale di S. Maria Capua Vetere - Sezione Misure di
Prevenzione. Tra i beni confiscati ci sono
soldi, ma anche il 50% di una farmacia e un autosalone. Beni
risultati di proprieta' di esponenti di spicco del clan dei
Casalesi: Francesco Schiavone, il leader del clan noto come
''Sandokan'', ed il cugino, Saverio Paolo Schiavone, ritenuto il
''cassiere'' dell'organizzazione nell'ambito delle truffe a
danno all'Aima (Azienda di Stato per gli interventi nel mercato
agricolo). Ad eseguire i decreti di confisca, emessi dal Tribunale di
Santa Maria Capua Vetere, e' stato il Centro Operativo della Dia
di Napoli. A ''Sandokan'', in carcere, dopo una lunga latitanza, dal
luglio del 1998, ritenuto indiscusso leader del clan
camorristico operante nel Casertano, destinatario di numerose
condanne e proposte per l'applicazione di misure di  prevenzione
patrimoniali, sono stati confiscati beni per un valore di circa
210mila euro. Nel dettaglio, 5mila euro in contanti e il
capitale sociale e compendio aziendale della ''Auto F1 Sas'' di
Giancarlo Corvino & Company, comprensivo dell'autosalone Trident
Motor Group, a Casal di Principe.
Beni per un valore presunto di circa 4milioni di euro sono
stati, invece, confiscati a Saverio Paolo Schiavone. Nel
dettaglio: il 50% di un immobile sito nella zona centrale della
citta' di Caserta; il 50% della ''Farmacia del sole'' e la
confisca del diritto di credito a partecipare agli utili
prodotti dalla gestione.
Quanto confiscato a Saverio Paolo Schiavone, era stato
acquistato anche con i soldi ricavati dalle truffe condotte ai
danni dell'Aima, di cui proprio il cugino di Sandokan, secondo
la ricostruzione degli inquirenti, era cassiere, gia' dal 1991,
e coordinatore. Sarebbe stato lui a coordinare ed organizzare la
complessiva attivita' attraverso la falsificazione della
documentazione relativa a fittizi conferimenti di prodotti
agricoli e l'illecita percezione dei contributi comunitari per
la distruzione e trasformazione dei prodotti ortofrutticoli
nella provincia di Caserta. Soldi successivamente reinvestiti,
unitamente ai proventi di altre attivita' illecite, in attivita'
commerciali tra le quali anche quelle oggetto della confisca
eseguita oggi. (ANSA).



CLAN E APPALTI, ARRESTI E SEQUESTRO BENI PER 50 MLN
NEL MIRINO UNA COSCA CASERTANA, INDAGATO CONSIGLIERE REGIONALE

NAPOLI - Beni per un valore di circa 50
milioni di euro sequestrati, 27 ordinanze di custodia cautelare
eseguite in Campania ed Emilia-Romagna: e' il bilancio di
un'operazione coordinata dalla Dda di Napoli e basata su
indagini dei carabinieri del Ros, per reati che vanno
dall'associazione di tipo mafioso all'estorsione e alla
turbativa d'asta. Le indagini - coordinate dal procuratore Franco Roberti
e dai pm Raffaele Cantone, Raffaello Falcone e Francesco Marinaro - si
sono concentrate sulle infiltrazioni del clan capeggiato dal
boss latitante Michele Zagaria e sul reinvestimento, soprattutto
in immobili, di danaro di provenienza illecita. Gran parte dei
beni sequestrati e' rappresentata da immobili, ubicati non solo
nel Casertano ma anche in Emilia-Romagna e Lombardia.
Dalle indagini sono emersi anche ''rapporti collusivi con
esponenti di rilievo dell'imprenditoria e dell'amministrazione
pubblica''.  Tra gli indagati, destinatari di avvisi di garanzia
emessi nei giorni scorsi, figura anche un consigliere regionale
della Campania, Vittorio Insigne, dell'Udeur, che secondo
l'accusa avrebbe favorito l'azienda di una donna ritenuta legata
al clan, per l'assegnazione di un subappalto. L'esponente
politico si sarebbe adoperato per il rilascio di una
certificazione antimafia per la stessa azienda. Insigne, che
nella scorsa consiliatura regionale fu anche capogruppo
dell'Udeur, non era stato rieletto l'anno scorso ma sta per
tornare in aula dopo le dimissioni di un collega di partito,
divenuto nel frattempo parlamentare.
L'inchiesta ha messo in luce, inoltre, un capillare sistema
di infiltrazione del clan Zagaria negli appalti pubblici e, in
particolare, per quanto riguarda i lavori di ampliamento della
ferrovia alifana e la realizzazione del centro radio della Nato
di Giugliano-Licola. Tra le accuse contestate anche le
intimidazioni ai danni di imprenditori del Casertano.
Destinatario di una ordinanza agli arresti domiciliari e' un
colonnello dell'aeronautica militare,
Giancane Cesare, coinvolto nell'inchiesta per un episodio
definito ''indipendente dal contesto mafioso in cui operavano
gli altri indagati''. All'epoca dei fatti contestati dai pm,
svolgeva attivita' di rappresentante del ministero della Difesa
per i lavori alla base Nato. L'ufficiale avrebbe chiesto a
Immacolata Capone (ritenuta esponente del clan) uno scooter e
due forniture di gomme per evitare controlli e intralci
all'attivita'.
Gli inquirenti hanno, tra l'altro, scoperto i condizionamenti
della camorra sulla attivita' del comune di Casapesenna, nel
Casertano, dove il clan avrebbe avuto alcuni candidati alle
ultime elezioni amministrative (nelle telefonate i camorristi, a
proposito dei candidati, parlavano dei propri ''cavallucci'').
Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e
ambientali nonche' di riprese effettuate con microcamere. In una
circostanza e' stata filmata un consegna di armi in un deposito
di Villa Literno gestito da Pasquale Zagaria, fratello del boss
latitante e dal presunto alter ego di Michele Zagaria, ovvero
Michele Fontana. I filmati documentano anche le prove di
efficienza fatte dai camorristi su pistole e fucili.
Un ruolo centrale all'interno dell'organizzazione sarebbe
stato rivestito da Immacolata Capone, gia' considerata in
passato legata al clan Moccia attivo soprattutto nel settore dei
lavori pubblici (e' moglie di Giorgio Salierno, condannato per
appartenenza al clan Moccia). Intorno a lei sarebbe ruotato un
sistema di societa' attraverso le quali il clan si infiltrava
nei lavori pubblici, grazie al sistema dei subappalti.
L'organizzazione aveva ramificazioni anche in altre regioni
d'Italia: a Parma aveva creato una sorta di ''testa di ponte''
per l'acquisto di immobili che venivano poi ristrutturati e
rivenduti. Dalle indagini e' emersa la grande disponibilita' di
danaro in contante del clan: in una circostanza, di sabato e con
le banche chiuse, Pasquale Zagaria riusci' a procurarsi in poche
ore di 500mila euro per l'acquisto di un immobile a Milano.
I particolari dell'operazione sono stati illustrati nel corso
di una conferenza stampa dal procuratore della Repubblica
Giovandomenico Lepore, con il procuratore aggiunto Franco
Roberti (coordinatore della Dda di Napoli), il procuratore
aggiunto della Direzione nazionale antimafia Lucio Di Pietro, i
pm Raffaele Cantone, Raffaello Falcone e Francesco Marinaro, e
dal comandante del Ros Giampaolo Ganzer. Gli inquirenti hanno
messo in rilievo la complessita' dell'operazione basata non solo
su intercettazioni e filmati, ma su una intensa attivita' di
controlli, pedinamenti e accertamenti su societa' e conti
bancari. Nell'ambito dell'inchiesta sono state emesse
complessivamente 27 ordinanze di custodia, oltre a una serie di
decreti di perquisizione e avvisi di garanzia nei confronti di
esponenti dell'imprenditoria parmense. (ANSA).



OPERAZIONE CC IN CAMPANIA E EMILIA, ARRESTI

NAPOLI - I carabinieri stanno eseguendo in
Campania ed Emilia Romagna 27 ordinanze di custodia cautelare in
carcere, emesse su richiesta della Procura distrettuale
antimafia di Napoli, per reati di associazione di tipo mafioso,
estorsione, turbativa d'asta. In corso di esecuzione anche
numerosi sequestri preventivi di beni riconducibili agli
indagati, per un valore complessivo di oltre 45 milioni di euro.
Al centro delle indagini le infiltrazioni del clan
camorristico Zagaria negli appalti e nei servizi pubblici della
Provincia di Caserta, come quelli relativi all'ampliamento della
ferrovia Alifana e alla realizzazione del centro radio della
Nato di Licola (Na). L'organizzazione camorristica esercitava il
controllo sul territorio  facendo ricorso a intimidazioni e
sistematiche estorsioni ai danni di operatori economici. (ANSA)

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