30 luglio 2006
UCCISO EX CUTOLIANO: FU IN PRIMA LINEA IN GUERRA NCO
ROMA - Domenico Pagano, freddato oggi in un
agguato a Ottaviano (Napoli), era un fedelissimo di Raffaele
Cutolo, e fu fra i protagonisti della guerra di camorra
scoppiata negli anni '80 fra la Nuova camorra organizzata (Nco)
e la Nuova famiglia. Dai primi mesi del 2006, dopo aver scontato
il carcere, era tenuto all'obbligo di soggiorno per mafia a
Ottaviano. Il suo nome salto' fuori fra l'altro, nelle cronache, per il
sequestro e l'omicidio di un medico psichiatra, Antonio Mottola,
autore di numerose perizie sui camorristi. Pagano fu accusato di
essere uno dei cinque del commando che prelevo' il medico, il 25
luglio nel 1981 a Roma, per farsi rivelare il nascondiglio del
boss del clan rivale Umberto Ammaturo, di cui Mottola era amico.
Pagano fu colpito da una misura di custodia cautelare in
carcere, - mentre era gia' detenuto per altri crimini - nel
febbraio del 1997, insieme a un altro protagonista di quella
vicenda, Antonio Schirato. Gli altri componenti del commando
erano stati invece nel frattempo uccisi, mentre un quinto era
divenuto un collaboratore di giustizia.
Ritenuto responsabile dell'omicidio oltre che del sequestro
del medico, Pagano era stato tuttavia gia' giudicato dalla Corte
di assise di Frosinone ed e' assolto dalla prima accusa.
Lo scontro fra la Nuova camorra organizzata e la Nuova
famiglia provoco' soltanto nel 1981 oltre 200 morti nella
provincia di Napoli.
Gli inquirenti, i carabinieri della compagnia di Torre
Annunziata, ritengono che attualmente Pagano fosse solo un 'cane
sciolto', che non facesse parte di altri clan. Considerati i
molti precedenti per estorsione, si ipotizza pero' che l'ex
cutoliano fosse ancora attivo sul fronte del racket: e una
presenza insistente, su un territorio controllato, potrebbe aver
infastidito la malavita locale. E' noto come oggi la zona sia
presidiata del clan dei Fabbrocino.
Una delle ipotesi, insomma. A terra, del resto, stamattina,
e' rimasto un uomo che aveva trascorso una vita intensa nella
criminalita' organizzata, negli anni d'oro della Nco. Uomo
ritenuto fidatissimo da Cutolo, Pagano fu in prima linea
soprattutto negli anni della guerra di camorra, fra Nco e Nuova
famiglia. Nel 1997 era gia' in cella, quando fu raggiunto da una misura
di custodia cautelare in carcere per il sequestro e l'omicidio
di un medico-psichiatra amico del boss del clan rivale Umberto
Ammaturo. Pagano era accusato di aver fatto parte del commando
che aveva prelevato Antonio Mottola per sapere dal medico dove
si nascondesse Ammaturo, di cui era amico. Mottola fu prelevato
con un espediente, il 25 luglio del 1981, interrogato e poi
ucciso. Ritenuto dagli inquirenti responsabile dell'omicidio
oltre che nel sequestro, Pagano era stato pero' assolto dalla
Corte d'Assise di Frosinone, e per questo rispose soltanto del
sequestro. Per ricordare le dimensioni della faida che insanguino' la
provincia di Napoli in quegli anni, bastera' dire che nel 1981
ci furono oltre 200 morti. (ANSA).
UCCISO EX CUTOLIANO: IL RITORNO DEI SUPERSTITI
NAPOLI - I superstiti della Nco di Raffaele
Cutolo si vanno riorganizzando o quel che resta della potente
organizzazione camorristica, ovvero i ''sopravvissuti'' ai blitz
delle forze di polizia e agli agguati degli avversari, e' ormai
solo un manipolo di cani sciolti? E' l'interrogativo che si
propone agli inquirenti all'indomani dell'omicidio di Domenico
Pagano, 53 anni, ex esponente della Nuova camorra organizzata,
ammazzato in un minimarket a Ottaviano, il paese d'origine di
''don Rafele''. Per i carabinieri che stanno svolgendo le indagini,
coordinate dal pm della Dda di Napoli Simona Di Monte, la pista
piu' plausibile e' quella di un regolamento di conti ai danni di
un malavitoso che pretendeva di esercitare ancora le attivita'
illecite (estorsioni? droga?) in un territorio dove si era ormai
insediato un altro clan. Pagano - spiegano gli inquirenti -
forse aveva dato fastidio a qualcuno dei boss che gestiscono gli
affari illegali nell'area vesuviana. Le indagini puntano in
particolare sul clan di Mario Fabbrocino, il boss (detenuto)
divenuto acerrimo nemico di Cutolo da quando giuro' vendetta
dopo l'uccisione del fratello. Erano gli anni Ottanta e
all'azione dei killer di Fabbrocino vennero attribuiti decine e
decine di agguati attuati nell'ambito della campagna di
sterminio contro i cutoliani.
Ma gli scenari sugli equilibri di camorra nell'area vesuviana
appaiono comunque assai complessi. Da un lato c'e' la potente
cosca di Fabbrocino che dopo l'arresto del boss (condannato
all'ergastolo per l'omicidio di Roberto Cutolo, figlio dell'ex
padrino di Ottaviano), la cattura di diversi esponenti di primo
piano, e una serie di regolamenti di conti interni (quattro le
vittime della lupara bianca) non sembra piu' esercitare un
assoluto controllo nella zona. Dall'altro c'e' il ritorno sulla
scena di ex affiliati al clan di Cutolo, tornati in liberta' al
termine di lunghi periodi di detenzione, o beneficiari di
permessi, concessi sempre dopo aver scontato decine di anni.
Diversi cutoliani potrebbero dunque aver deciso di rimettere
in piedi un gruppo in grado di farsi ''rispettare'', senza
tuttavia coltivare quei sogni di dominio assoluto che
appartennero alla Nco e che probabilmente ne determinarono il
crollo. Ad alimentare l'ipotesi di un ritorno, sia pure in scala
ridotta, dei cutoliani sulla scena del crimine organizzato vi
sono una serie di episodi abbastanza recenti, come gli attentati
dinamitardi ai danni di aziende di imprenditori e commercianti
della zona. Tecniche violente, che ricordano a molti il marchio
della Nco. Se fosse l'iniziativa di un clan gia' consolidato sul
territorio - e' la considerazione degli inquirenti - per quale
motivo adottare questa strategia ''terroristica'' nei confronti
delle vittime? (ANSA).
28 luglio 2006
DOPO 3 MESI LATITANZA ARRESTATO SALVATORE IMPARATO
RITENUTO ESPONENTE CLAN CASTALDO, OPERANTE NEL NAPOLETANO
NAPOLI - Dopo quasi tre mesi di latitanza e'
stato arrestato, a Manduria (Taranto), Salvatore Imparato,
pluripregiudicato e ritenuto affiliato del clan Castaldo,
operante nel napoletano, soprattutto a Caivano (Napoli).
Le manette per Imparato, soprannominato ''o codino'' sono
scattate su uno dei lidi balneari di Manduria.
Era dal 3 maggio scorso che le Forze dell'ordine erano alla
ricerca di Imparato, da quando si era reso irreperibile all'atto
dell'esecuzione di un provvedimento restrittivo nel corso di una
piu' ampia operazione anticamorra effettuata dai carabinieri del
Nucleo Operativo del reparto territoriale di Castello di
Cisterno contro i clan La Montagna - Castaldo, operanti a
Caivano: operazione che porto' all'arresto di 56 persone, tra
esponenti di spicco e affiliati, dei sodalizi criminali.
Imparato era sfuggito all'operazione che i Carabinieri
avevano convenzionalmente denominato ''Marcolino''. E' ritenuto
responsabile, in concorso, di associazione per delinquere di
tipo mafioso, finalizzata alla detenzione, al traffico e allo
spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.
La cattura, compiuta ieri pomeriggio dai Carabinieri del
Nucleo Operativo di Castello di Cisterna coadiuvati dai
carabinieri della Compagnia di Manduria, e' avvenuta al termine
di prolungati servizi di osservazione e pedinamento, nell'ambito
di un'attivita' di contrasto ai clan camorristici La Montagna e
Castaldo: clan contrapposti per il predominio delle attivita'
illecite e responsabili della recrudescenza omicidiaria nel
comune di Caivano. L'arrestato sara' condotto in mattinata
nel carcere di Poggioreale. (ANSA).
ERA UN PLURIPREGIUDICATO L'UOMO UCCISO A SCAMPIA
NAPOLI - Era un pluripregiudicato, si chiamava Roberto Romano
e aveva 54 anni l'uomo ucciso stasera
nella periferia Nord di Napoli, nell'agguato avvenuto nel rione
di Scampia. Romano aveva precedenti, fra l'altro, per associazione a
delinquere di tipo mafioso, detenzione d'armi e per reati
connessi al traffico di stupefacenti.
L'uomo si trovava in sella ad un ciclomotore modello SH - in
via Cervino, zona Monterosa - quando e' stato raggiunto da
numerosi colpi di arma da fuoco.
Sul fatto, di cui non e' ancora chiara la dinamica, indaga la
polizia. Gli inquirenti stanno vagliando tutte le ipotesi,
considerando fra l'altro un eventuale collegamento con la faida
esplosa l'anno scorso a Secondigliano fra il clan Di Lauro e i
cosiddetti scissionisti per il commercio della droga. (ANSA).
24 settembre 2006
18ENNE ARRESTATA, RITENUTA AFFILIATA A CLAN
OPERAZIONE CC NEL NAPOLETANO, ALTRI 29 ARRESTI
CASTELLO DI CISTERNA - Ha compiuto
da un mese diciotto anni, ed e' ritenuta dai carabinieri
affiliata ad un clan camorristico del napoletano. Vincenza R.,
18 anni compiuti lo scorso mese di agosto, e' stata arrestata,
insieme ad altre 29 persone, dai carabinieri in una vasta
operazione anticrimine, portata a termine in alcuni comuni della
provincia di Napoli. La ragazza, nonostante la giovane eta', e'
ritenuta dai militari un'affiliata al clan 'Chicchiriello',
attivo a Brusciano e nei comuni limitrofi.
La ragazza e' stata arrestata insieme con un'altra donna,
Carmela G., 41 anni, pure ritenuta dagli inquirenti affiliata
alla stessa organizzazione camorristica. Le due donne sono
accusate di spaccio di cocaina e hashish. Nel corso di una
perquisizione, i carabinieri hanno sequestrato un piccolo
quantitativo di sostanze stupefacenti, e circa 500 euro,
ritenuti provento dell'attivita' illecita. L'operazione e' stata
compiuta dai carabinieri del Nucleo operativo del reparto
territoriale di Castello di Cisterna, al comando del tenente
colonnello Aldo Saltalamacchia, ed ha impegnato i militari di
sette compagnie.
I carabinieri hanno anche notificato in carcere un'ordinanza
di custodia cautelare, emessa dal Gip del tribunale di Napoli,
su richiesta della direzione distrettuale antimafia, nei
confronti di Antonio Panico, ritenuto capo dell'omonimo clan
attivo a Sant'Anastasia, gia' colpito da fermo nei giorni
scorsi. Panico e' accusato di associazione per delinquere di
stampo mafioso finalizzata ad estorsioni, ed altri reati. Tra
gli arrestati, alcuni sono accusati di spaccio di stupefacenti,
altri di rapina, ricettazione, detenzione di armi, ed alcuni
immigrati sono finiti in manette per non aver rispettato il
decreto di espulsione dal territorio nazionale. (ANSA).
24 luglio 2006
SEQUESTRATI BENI PER 5 MLN EURO NEL CASERTANO
RICONDUBILI A SARNATARO, CLAN LA TORRE
NAPOLI - Beni del valore di 5 milioni di
euro e riconducibili a Raffaele Sarnataro, imprenditore nel
settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, in
carcere dal 2000 in quanto ritenuto appartenente al clan
''La Torre'', sono stati sequestrati nel Casertano.
Sarnataro, avrebbe, infatti, avrebbe consentito
all'associazione camorristica ''La Torre'', operante a
Mondragone e anche in altre parti d'Italia, di stringere
rapporti con la Pubblica Amministrazione: rapporti
apparentemente ''puliti'', ricevendo in cambio cospicui
guadagni. La confisca dei beni, disposta dal Tribunale di Santa Maria
Capua Vetere, su proposta del direttore della Dia, ha riguardato
immobili di Napoli, Anacapri, e di Portorotondo ma anche quote
di partecipazione in alcune societa', conti correnti e depositi
titoli. (ANSA).
20 luglio 2006
CONDANNATI EREDI BOSS CARMINE ALFIERI
NOLA - Salvatore Autorino e Alfonso
Nino, ritenuti tra i capi dell'organizzazione camorristica
attiva nell'hinterland nolano, un tempo diretta da Carmine
Alfieri (da anni collaboratore di giustizia), sono stati
condannati rispettivamente a 17 e 30 anni di carcere dal
tribunale di Nola (Napoli), tra l'altro per estorsione ed
associazione a delinquere.
I carabinieri della compagnia di Nola, che hanno diretto a
suo tempo indagini a tutto campo, ritengono Autorino e Nino,
insieme con Pietro Pianese (assolto per ''non aver commesso il
fatto''), i capi di un'organizzazione camorristica che
controllava la gestione di videopoker illegali, la gestione del
contrabbando di Gpl, racket del pizzo nei cantieri allestiti nei
comuni sotto il loro diretto controllo, racket a commercianti,
traffico di sostanze stupefacenti, ed il controllo monopolistico
delle forniture di calcestruzzo alle ditte appaltatrici di
lavoro di vario genere.
L'organizzazione aveva il controllo dei comuni di Nola,
Cimitile, Cicciano, Roccarainola, Schiava, Saviano, Piazzolla di
Nola, San Vitaliano, Marigliano, Scisciano e Brusciano. Insieme
con Autorino (figlio di Giuseppe, evaso dall'aula bunker di
Salerno nel 1988 e poi rimasto ucciso in un conflitto a fuoco),
e Nino, sono stati condannati Nicola Luongo (17 anni di
reclusione), Domenico Marrone (18), Francesco De Sena (7),
Vincenzo Ambrosino (8 anni e mezzo), Pasquale Manzi (18),
Domenico Amato (18), Umberto Panico (4), e Giuseppe Pagano (16),
tutti accusati a vario titolo, tra l'altro, di estorsione ed
associazione a delinquere. Il tribunale, infine, ha assolto, per
non aver commesso i fatti, Nicola Di Palma, Fabio Criscuolo,
Vincenzo Aloia, Giovanni Veneroso, Antonio Galateo, Salvatore
Aloia, e Pietro Pianese. (ANSA).
EVASE DA CARCERE SPAGNOLO, ARRESTATO NEL NAPOLETANO
AFFILIATO AL CLAN DEI NUVOLETTA, DEVE SCONTARE PENA DI 10 ANNI
NAPOLI - I carabinieri della compagnia di
Giugliano hanno arrestato a Calvizzano (Napoli) il latitante
Antonio Arena, 53 anni, ritenuto affiliato al clan camorristico
dei ''Nuvoletta'' operante nell'hinterland napoletano, ricercato
con mandato di arresto europeo per traffico internazionale di
stupefacenti dovendo scontare 10 anni e 6 mesi di reclusione.
L'uomo, ricercato dall'aprile scorso, era evaso da un
istituto di pena spagnolo non facendo piu' rientro in carcere
dopo un permesso, ed e' stato individuato e bloccato nel suo
paese di origine dove si nascondeva in casa di parenti. ANSA).
SEQUESTRATA VILLA MANDANTE OMICIDIO GIGI E PAOLO
ANCHE GARAGE E UN TERRENO, VALORE UN MILIONE EURO
NAPOLI - Una villa, 800 metri quadri di
terreno e un garage, per un valore complessivo di circa 1
milione di euro, sono stati sequestrati oggi dalla polizia nel
quartiere Pianura, alla periferia occidentale di Napoli.
Appartenevano a Luigi Mele, esponente di spicco del clan
camorristico Martella che secondo i magistrati commissiono'
l'omicidio di Luigi Sequino e Paolo Castaldi, due ragazzi uccisi
per errore nell'agosto di sei anni fa proprio a Pianura,
suscitando un'ondata di sdegno in tutta la citta'.
Il vero obbiettivo dei killer inviati da Mele era Rosario
Marra, genero di Pietro Lago, esponente del clan rivale che
opera a Rione Traiano, Soccavo, Pianura e Fuorigrotta. Mele e'
in carcere dal maggio dell'anno scorso e ha al suo attivo ''una
inquietante serie di condanne dal 1972 al 1999'', come
sottolinea la questura. I reati contestati vanno dalla
violazione di norme sulla circolazione stradale all'emissione di
assegni a vuoto, dal furto alla detenzione abusiva di armi,
dalle lesioni personali colpose al gioco d'azzardo. Fra le altre
imputazioni a suo carico anche violazioni delle norme sulla
edificabilita' dei suoli, di sigilli, delle leggi doganali e
delle norme sull'assicurazione obbligatoria. Altra attivita'
illecita di Mele la commercializzazione di tabacchi privi delle
prescritte avvertenze. A suo carico anche l'accusa di
associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di
sigarette. Nel febbraio del 2004 Mele era stato arrestato per estorsione
ai danni di un commerciante di materiale edile di Pianura. I
proventi delle sue attivita' illecite venivano investiti
nell'acquisto di immobili con rifiniture di pregio, come quello
sequestrato oggi dalla polizia nella contrada Pignatiello di
Pianura. (ANSA).
TRAFFICO DROGA GESTITO DA CLAN DI LAURO, 28 CONDANNE
NAPOLI - Si e' concluso con 28 condanne a
pene varianti dai 3 ai 20 anni di reclusione il processo di
primo grado, svoltosi con rito abbreviato davanti al gup di
Napoli Primavera, contro presunti trafficanti e spacciatori di
droga ritenuti vicini al clan capeggiato da Paolo Di Lauro. Il
giudice ha accolto le richieste del pm della Dda Stefania
Castaldi. Si tratta di una seconda tranche del procedimento che
ha gia' portato a condanne di esponenti di primo piano
dell'organizzazione.
Le principali condanne siono state emesse nei confronti di
Angelo De Pompeis (10 anni) Vincenzo Di Franco (10), Vincenzo Di
Natale (12), Luigi Di Natale (12), Antonietta Di Vaia (10),
Gennaro Gargiulo (20), Raffaele Guarracino (12), Pasquale
Guarracino (10), Patrizio Mercogliano (10), Rita Pagliarini
(10), Rachele Paolo (10), Vincenzo Papaccio (12), Vincenzo
Riviercio (10), Antonio Salvati (12), Sandra Siciliano (10),
Vincenzo Spasiano (12), Enrico Tedesco (10), Alfredo Viscardi
(10). Il boss Paolo Di Lauro ha chiesto di essere processato con
rito ordinario. Le indagini sul traffico di droga, svolte dalla
squadra mobile di Napoli, portarono all'emissione di numerose
ordinanze di custodia cautelare e la maggior parte degli
imputati del processo conclusosi oggi sono tuttora
detenuti. (ANSA).
19 luglio 2006
OMICIDIO NEL NAPOLETANO, GUERRA CLAN PANICO E SARNO
NAPOLI - I carabinieri non sembrano avere
dubbi sulla matrice camorristica dell'omicidio di ieri a
Sant'Anastasia, nel Napoletano. Giuseppe Castiello, di 41 anni,
mentre si trovava nella sua Ford Fiesta, fermo sotto ad un ponte
per acquistare frutta da un venditore ambulante sulla strada
statale 268, e' stato avvicinato da due killer in sella ad una
moto e con il volto coperto dal casco.
I sicari hanno esploso diversi colpi di pistola nei confronti
della vittima. Sul posto sono stati trovati numerosi bossoli.
Per i militari del Nucleo operativo del reparto territoriale e
della compagnia di Castello di Cisterna l'agguato sarebbe
riconducibile alla contrapposizione per il controllo del
territorio tra il clan Panico, cui era affiliato Castiello, ed
il clan Sarno. La salma dell'uomo e' al II Policlinico di Napoli
per l'autopsia disposta dalla magistratura. (ANSA).
18 luglio 2006
48 ARRESTI, SGOMINATO ASSE MAZZARELLA-SARNO
NAPOLI - Quarantotto arresti mettono in
scacco l'asse costituito da due clan che esercitavano un
controllo ormai capillare nell'area nord orientale della
provincia di Napoli, i Mazzarella e i Sarno di Ponticelli. Un
duro colpo al cartello criminale e' stato messo a segno oggi con
l'esecuzione di 48 ordinanze di custodia cautelare, eseguite dai
carabinieri di Castello Cisterna, emesse dal gip del Tribunale
di Napoli, su richiesta della Procura distrettuale antimafia.
Spiccano i nomi del boss Vincenzo Mazzarella, di suo fratello
Roberto e del consigliori Umberto Ponziglione. Numerosi i capi
di accusa: associazione di tipo mafioso, estorsione, usura,
violazione alla disciplina di armi e favoreggiamento.
L'indagine, denominata 'La rosa del deserto', ha ricostruito
le dinamiche che hanno portato alla estensione del dominio dei
due clan alleati: ne emerge anche la sottomissione di un intero
territorio, piegato dalla paura in una situazione di obbligata
omerta', laddove anche di fronte a prove inequivocabili nessun
imprenditore della zona ha ammesso di aver subito pressioni.
Gli inquirenti hanno sottolineato pero' che proprio la
denuncia di due coraggiosi ''aspiranti commercianti'' - vittime
di un'aggressione estorsiva anche fisica ancor prima di
insediarsi sul territorio - ha consentito che l'inchiesta
partisse. Decisive le intercettazioni, che rivelano la capillarita' del
controllo: ''Il fatto e' che questi vedono fare un buco in mezzo
alla strada? Vanno li' e vogliono 100 euro - dice una delle
vittime intercettate - Fermano un cantiere la settimana scorsa,
hanno fermato un cantiere per 200 euro al mese, e' stato due
giorni sopra ad un cantiere per avere 200 euro, siamo proprio
alla fine...''. In un ulteriore passaggio si legge: ''S. Quindi tutti i
magazzini devono pagare? G. I magazzini... quelli pagano tutti
quanti S. E percio' ti dico G. A partire da quello dove si fanno
le lampade, la salumeria, i vestiti...tutti quanto, purtroppo i
cristiani vanno una volta per i 100, 50. 200 euro al mese e'
esagerato, qualcuno gli ha chiesto i soldi, pero' chiunque gli
ha dato fiducia pero' questi sono quella gente, per non mettersi
in difficolta', gli hanno dato la roba e non lo hanno pagato
piu', poi quando sono andati, oltre a questo metteteci anche
questo e passiamo domani''.
Ancora nelle intercettazioni, il capo-clan si rivolge a uno
dei suoi uomini incitandolo: ''Non ha soldi? E tu come stai? Noi
come stiamo? Lei come sta? (si riferisce alla moglie) Chiudi,
chiudi e vattene. Non chiudi? La mattina piglia a Massimino
mettigli una cosa addosso vai la' bum-bum'' (mima una pistola
con la mano sinistra).
Curioso che nel corso di una perquisizione, lo scorso aprile,
sia stato rinvenuto anche una sorta di 'pizzino', di tipo
siciliano: lo stralcio di quaderno nel quale uno degli indagati
aveva annotato il nome dei commercianti da ricattare con
indirizzi e percorsi segnati per arrivare agli esercizi
commerciali. Impressionante, per gli inquirenti, l'estensione
dell'influenza dei due clan, che dal comune di Marigliano,
attraversando le cittadine di Mariglianella, Brusciano, Castello
di Cisterna, e' arrivata fino a Pomigliano D'Arco: le
popolazioni sono state costrette a subire la prevaricazione
della camorra anche per effetto della politica abitativa del
post terremoto, che ha trasferito in massa numerosi esponenti
dei clan in quartieri noti come ex legge 219/81 divenuti
roccaforti della malavita. (ANSA).
COLPITO ASSE MAZZARELLA-SARNO, 48 ARRESTI
NAPOLI - Sono 48 le ordinanze di custodia
cautelare in carcere eseguite dai carabinieri di Castello
Cisterna, nella operazione avviata all'alba di oggi per colpire
il clan Mazzarella. Colpito, assieme a uno dei clan piu' feroci
del Napoletano, il 'cartello criminale' costituito dalla
alleanza con il clan Sarno di Ponticelli: una federazione che
aveva esteso la sua influenza su una larga fetta della provincia
di Napoli, in particolare nel Vesuviano.
Arrestati fra gli altri - su ordinanza emessa dal Gip del
tribunale di Napoli, che ha accolto la richiesta della procura
distrettuale antimafia guidata da Franco Roberti - il boss
Vincenzo Mazzarella, e alcuni dei suoi piu' fedeli sodali come
il nipote Roberto Mazzarella e il Umberto Ponziglione, ritenuto
'consigliori' del capoclan. Numerosi i capi di accusa per
i 48 arrestati: associazione di stampo mafioso, estorsione,
usura, violazione alla disciplina di armi e favoreggiamento.
L'indagine, denominata 'La rosa del deserto' - che si e'
avvalsa dell'uso delle intercettazioni - riguarda le dinamiche
che hanno portato alla estensione del dominio dei due clan
alleati, che avevano messo in scacco un intero territorio,
contando sul silenzio di chi era posto sotto ricatto. Rinvenuto
durante le perquisizioni anche una sorta di 'pizzino' di tipo
siciliano, un quaderno nel quale uno degli indagati aveva
annotato il nome dei commercianti da ricattare con indirizzi e
percorsi segnati per arrivare agli esercizi commerciali. (ANSA).
Nell'operazione 'La rosa nel deserto', nell'ambito della quale
sono state arrestate oggi 48 persone ritenute affiliate dei
clan Mazzarella e Sarno, essenziali sono state le intercettazioni:
che hanno dimostrato fra l'altro la capillarita' del sistema di estorsioni
nel tessuto territoriale dominato dalla camorra. Ecco il contenuto
di alcune passaggi intercettati.
Il capoclan detenuto si rivolge ai suoi uomini per incitarli
a fare di piu': ''Se quello dice questa viene tanto, dammi la
panda e vi rimane a dare tanto, tu dici vengo la settimana
prossima e ti inizio a portare 3-400 euro, 500 euro e ce li
porti, il mese dopo non ci portare niente. Il mese dopo manda a
qualcuno da Autoshopping a Marigliano e gli fai fare la botta.
Hai capito? Cosi' quello ti chiama e dice, Gennaro... tu gli
rispondi ''Fratello stanno i carcerati''. Quello ti dice, va
bene la macchina sta bene cosi', quello che rimarrebbero tremila
euro sulla macchina?''
Le vittime intercettate a loro insaputa confermano al
pervasivita' e la capillarita' del controllo criminale sul
territorio: ''Il fatto e' che questi vedono fare un buco in
mezzo alla strada? Vanno li' e vogliono 100 euro. Fermano un
cantiere la settimana scorsa, hanno fermato un cantiere per 200
euro al mese, e' stato due giorni sopra ad un cantiere per avere
200 euro, siamo proprio alla fine...''.
In un ulteriore passaggio si legge:
S. Quindi tutti i magazzini devono pagare? G. I magazzini...
quelli pagano tutti quanti
S. E percio' ti dico
G. A partire da quello dove si fanno le lampade, la salumeria, i
vestiti...tutti quanto, purtroppo i cristiani vanno una volta
per i 100, 50. 200 euro al mese e' esagerato, qualcuno gli ha
chiesto i soldi, pero' chiunque gli ha dato fiducia pero' questi
sono quella gente, per non mettersi in difficolta', gli hanno
dato la roba e non lo hanno pagato piu', poi quando sono andati,
oltre a questo metteteci anche questo e passiamo domani''. (ANSA).
OPERAZIONE CC, ARRESTI AFFILIATI DUE CLAN
UNA CINQUANTINA PROVVEDIMENTI DDA CONTRO I MAZZARELLA E I SARNO
NAPOLI - I carabinieri di Castello Cisterna
stanno eseguendo circa cinquanta arresti emessi dalla Dda
nell'ambito di una inchiesta che coinvolge affiliati ai clan
camorristici Mazzarella e Sarno, ritenuti responsabili di reati
connessi al traffico di stupefacenti, di omicidi, estorsioni e
violazioni della legge sulle armi.
L'operazione in corso dall'alba vede 600 carabinieri
impegnati in perquisizioni di decine di abitazioni. Sono state
gia' rinvenute centinaia di dosi di stupefacente, giubbotti
antiproiettile e armi. (ANSA).
SI FERMA A COMPRARE FRUTTA, UCCISO NEL NAPOLETANO
NAPOLI - L'uomo ucciso in un agguato oggi,
poco dopo le 13,30 in via Pomigliano, a Sant'Anastasia, nel
Napoletano, si chiama Giuseppe Castiello, di 41 anni ed e'
ritenuto dai carabinieri affiliato al clan Panico.
E' stato raggiunto dai killer giunti a bordo di due moto di
grossa cilindrata e con il volto coperto da caschi integrali che
hanno esploso diversi colpi di pistola. A sparare potrebbero
essere stati almeno due sicari visto che a terra sono stati
trovati due diversi tipi di bossoli. Castiello si era fermato
con la sua auto sotto al ponte della statale 268 per comprare
frutta da un venditore ambulante quando e' stato raggiunto e
ucciso dai killer. Sul posto, in attesa della rimozione del cadavere,
si sono recati i parenti dell'uomo.
Sono stati dieci i colpi di pistola esplosi dai due killer
che oggi hanno ucciso in un agguato avvenuto a Sant'Anastasia
(Napoli), Giuseppe Castiello, 41 anni,
pregiudicato, ritenuto dagli inquirenti affiliato al clan
Panico, al quale era unito anche da un vincolo di parentela.
I carabinieri non escludono alcuna ipotesi sul movente
dell'omicidio, ma le piu' accreditate sembrano essere quelle
legate a un regolamento di conti tra clan camorristici rivali: a
Sant'Anastasia, infatti, sarebbe in atto una guerra per il
predominio del territorio, da parte dei clan rivali Panico e
Sarno. L'uomo, che si trovava da solo a bordo di una Ford
Fiesta, era fermo sotto al ponte della strada statale 268 del
Vesuvio, per acquistare pesche e ciliegie da un venditore
ambulante, quando e' stato raggiunto da due killer a bordo di
una moto di grossa cilindrata, che gli hanno esploso contro
dieci colpi di pistola da due diverse armi.
Castiello e' stato raggiunto al torace e all'addome, ed e'
morto sul posto per le gravi ferite riportate. Secondo quanto si
e' appreso, l'uomo in passato era stato condannato per
estorsione e porto abusivo d'armi, ed aveva appena scontato una
condanna agli arresti domiciliari. Sul posto e' giunto anche uno
dei figli, accompagnato da alcune zie, che ha voluto dare
l'ultimo saluto al padre, prima che il cadavere fosse rimosso
per essere portato in obitorio, dove ora si trova in attesa
dell'esame autoptico. (ANSA).
12 luglio 2006
DA CASERTA AL LAZIO, 18 ARRESTI CONTRO CLAN VENOSA
ATTIVI IN DISTRIBUZIONE CAFFE'. DOMICILIARI PER DUE FINANZIERI
NAPOLI - Diciotto arresti di appartenenti al
clan Venosa sono stati eseguiti dalla squadra mobile della
Questura di Frosinone. Provvedimenti emessi dal Gip di Napoli,
su richiesta dei Pm della Dda e della sezione criminalita'
economica della Procura di Napoli che vanno a colpire un
sodalizio attivo nel casertano ma che aveva spostato il suo
centro di affari illeciti a Cassino, in provincia di Frosinone.
Camorristi imprenditori, come li definiscono gli inquirenti,
attivi nelle truffe alle assicurazioni, nella duplicazione e
vendita di prodotti musicali ma anche nella concorrenza illecita
nel settore della distribuzione del caffe', nello spaccio di
droga e in prima linea anche nelle amministrative del 2005
quando avrebbero sostenuto la candidatura di un politico locale
per il consiglio provinciale di Caserta. Un clan dedito anche
alla corruzione di forse dell'ordine: a finire agli arresti
domiciliari anche due militari della Guardia di Finanza, gia' in
servizio presso il comando della compagnia di Aversa, per un
episodio di corruzione relativo a un controllo effettuato a un
esercizio commerciale riconducibile al clan Venosa.
Una famiglia ai vertici del potere camorristico, i Venosa,
formata prevalentemente dai parenti del capo clan Luigi Venosa,
detto ''Gigginiello o' cocchiere'', frangia del noto clan dei
Casalesi. Nonostante Venosa non potesse piu' risiedere in
Campania, in seguito a un divieto di dimora, e nonostante, dal
luglio scorso, fosse stato arrestato, dalle indagini e' emerso
che avrebbe continuato a dirigere gli affari del clan e che il
nipote, Raffale Venosa, anche lui tra gli arrestati, fosse
diventato il reggente per le attivita' illecite
dell'organizzazione. Anche quest'ultimo, non in Campania
per divieto di dimora, attraverso una fitta rete di collaboratori
riusciva a gestire il malaffare nel casertano. San Cipriano di Aversa,
Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe, Frignano ma anche
Casapenna i comuni dove il clan era piu' forte.
Gli inquirenti hanno portato allo scoperto estorsioni su
imprenditori locali, truffe, corruzioni: un'attivita' che
mettevano a segno dall'agro aversano fino ad arrivare al Basso
Lazio. Nonostante i reggenti fossero in carcere, le loro
direttive arrivavano comunque a destinazione. Era quasi tutto
affidato ai parenti e ai colloqui in carcere: conversazioni
durante le quali si avvalevano di un frasario apparentemente
incomprensibile, ma, a detta degli inquirenti, di sicura
affidabilita'. Sono state soprattutto le intercettazioni telefoniche e i
pedinamenti a ricostruire il quadro d'azione dei Venosa: poche
le denuncie di coloro che subivano le minacce, imprenditori e
commercianti, vittime delle intimidazioni, costretti a
sottostare alle illecite richieste del clan anche se svolgevano
la loro attivita' in zone lontane dalla terra d'origine.
Una strategia, quella dei Venosa, che gli inquirenti
definiscono ''imprenditorial- mafiosa'': camorristi pronti a
investire e a occupare con violenza intere fette di mercato,
come la distribuzione di caffe'.
Arresti, quelli di oggi, che vanno a colpire figure di spicco
come Luigi Venosa, Raffaele Venosa e Umberto Venosa, e che hanno
portato alla luce la metodologia criminale applicata al mercato.
Chiaro, secondo gli inquirenti, l'obiettivo: bypassare le
normali regole della concorrenza con l'imperativo di fare
soldi. (ANSA).
1 MLN EURO SEQUESTRATI A ESPONENTE CLAN MARIANO
TRA NAPOLI E SCALEA, SIGILLI PER PROPRIETA' DI MICHELE MOSCA
NAPOLI - Patrimoni del valore di oltre un
milione di euro sono stati sequestrati a Michele Mosca, 40enne
napoletano, elemento di spicco del clan Mariano.
Tra Napoli e Scalea (Cosenza) sono scattati i sigilli per
appartamenti, fabbricati e locali.
Michele Mosca, sorvegliato speciale della Polizia con obbligo
di soggiorno nel comune di residenza, ha a suo carico precedenti
penali per associazione per delinquere di stampo mafioso,
estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.Nel 2000 fu
condannato alla pena di anni 11 e mesi 11 di reclusione per
cumulo di pene relative a reati associativi.
Figura ritenuta centrale del clan Mariano, operante nel
territorio di Napoli, nella zona compresa tra i quartieri Porto,
Ghiaia e Monte di Dio e Mercato, Mosca era in prima linea
soprattutto nel settore delle estorsioni.
Il decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Napoli, e'
stato eseguito dalla Sezione misure di prevenzione
patrimoniali. (ANSA).
11 luglio 2006
COSTRINGEVANO GIOVANI A PROSTITUZIONE: 22 ARRESTI IN CAMPANIA
NAPOLI - La denuncia di una giovane donna
rumena, che un anno fa ha raccontato di essere stata segregata,
venduta e obbligata a prostituirsi, ha consentito di scoprire
una vera e propria organizzazione criminale dedita alla
compravendita di donne albanesi e rumene ridotte in schiavitu'
da immettere sul mercato della prostituzione campano e
calabrese. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale
Antimafia e condotte dalla Squadra mobile di Napoli, hanno
portato questa mattina all'alba all'arresto di 22 persone, tra
cittadini italiani, albanesi e rumeni, accusati di associazione
a delinquere di stampo camorristico dedita al traffico di esseri
umani, riduzione in schiavitu', immigrazione clandestina e
sfruttamento della prostituzione. Altri fermi - una trentina,
sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Reggio Calabria.
E' stato il racconto di Cristina, una giovane cittadina
rumena, a dare il via alle indagini. Per circa un anno la DDA di
Napoli ha condotto in collaborazione con la squadra mobile di
Napoli e di Reggio Calabria un'indagine che ha portato alla luce
una vera e propria associazione mafiosa che portava illegalmente
giovani donne rumene e albanesi in Italia con la promessa di un
lavoro invece queste ragazze venivano vendute per cifre tra i
mille e i 4mila euro, segregate e ridotte in schiavitu' e
obbligate alla prostituzione. Il giro d'affari - e' stato
spiegato durante un incontro con i giornalisti - si svolgeva con
vere e proprie operazioni di marketing della prostituzione.
Dalla provincia di Napoli e Caserta queste ragazze, circa un
centinaio, venivano vendute ad altri rami dell'organizzazione in
Calabria tutto dipendeva dalla richiesta di nuove prostitute da
parte del territorio. Le donne piu' giovani venivano vendute a
prezzi superiori mentre le anziane potevano valere poco piu' di
500 euro. Tra i 22 soggetti arrestati oggi dalla Squadra mobile di
Napoli durante l'operazione denominata ''Cuoricino'', tutti di
nazionalita' albanese, rumena e italiana, c'erano anche alcune
donne che nella struttura dell'organizzazione svolgevano un
ruolo di ''carceriere'' nei confronti delle giovani ridotte in
schiavitu', le punivano e minacciavano vendette trasversali sui
parenti delle ragazze nei paesi di origine. Tra queste donne
carceriere la ventunenne Muka Alma una ragazza albanese compagna
di uno dei capi dell'organizzazione che secondo Vittorio Pisani
dirigente della Squadra Mobile di Napoli ''era una delle piu'
dure e spietate nel controllo delle altre ragazze''.
''Con questa operazione - ha spiegato Lucio Di Pietro
Procuratore nazionale antimafia - si e' certamente raggiunto un
grande risultato ma e' anche vero che la testa
dell'organizzazione resta nei Paesi di origine e nessuno ci
garantisce che queste ragazze siano sostituite da altre.
Ovviamente l'organizzazione ha avuto il tacito assenso della
camorra e della mafia locale per potere operare indisturbata''.
''E' stato un lavoro complesso e lungo - ha detto Franco
Roberti procuratore aggiunto e coordinatore della DDA di Napoli
- queste ragazze erano ridotte in schiavitu', segregate.
Venivano introdotte in Italia come merce: infatti nelle
intercettazioni telefoniche effettuate i membri
dell'organizzazione parlano di loro utilizzando proprio la
parola merce. Questa organizzazione controllava con armi il
territorio con ramificazioni nel Lazio, in Basilicata e Calabria
con alcuni legami anche nella penisola iberica ed effettuavano
anche rapine in villa, furti di auto, spaccio di sostanze
stupefacenti''. ''Purtropppo - ha aggiunto Roberti - ci troviamo di fronte
anche a Paesi come Romania e Albania dove non ci sono
interlocutori credibili per contrastare questo mercato degli
esseri umani''. Ora la ragazza che ha denunciato, Cristina, e'
sotto protezione vive al nord ed ha ottenuto come ha spiegato il
pm Raffaello Falcone un permesso di soggiorno. (ANSA).
10 luglio 2006
AGGUATO A NAPOLI: PREGIUDICATO UCCISO MENTRE ESULTA
FERITI ANCHE 21ENNE CON PRECEDENTI, E 17ENNE DI PASSAGGIO
NAPOLI - Un agguato di camorra, con un morto
e due feriti, a pochi minuti dalla fine della partita
Francia-Italia, macchia la vittoria col sangue nella periferia
nord di Napoli, a Chiaiano. Muore, mentre stava festeggiando,
un pluri-pregiudicato di 30 anni, Michele Coscia, e viene ferito
alle gambe un ragazzo, anche lui con precedenti, di 21,
Giuseppe Di Donato. Ferita alla caviglia anche una diciassettenne
che si trovava in zona solo di passaggio, I.C.
Coscia, aveva precedenti per reati di droga e rapine, ed era
ritenuto un affiliato al clan degli Stabile. Mandante del
commando che ha agito stasera - si trattava probabilmente di
alcuni uomini in sella ad una motocicletta - e' secondo gli
inquirenti il clan Lo Russo.
Coscia si trovava davanti al bar 'Centrale', in corso
Chiaiano, e stava festeggiando nella folla la vittoria appena
conquistata dagli azzurri, quando e' stato raggiunto dai
proiettili in piu' parti del corpo, in particolare allo stomaco
e alle natiche. Trasportato in ospedale, al Cardarelli, e' morto
durante il tragitto. Fratello di un altro esponente del clan,
morto qualche anno fa in un agguato analogo, l'uomo non era
considerato membro di spicco della famiglia malavitosa.
In corso Chiaiano, dopo l'agguato, la festa per la vittoria
italiana e' finita con i proiettili, ma continuano a transitare
in zona automobili e motociclette di tifosi esultanti.
Sul posto gli agenti del commissariato di Chiaiano guidati da
Guglielmo Fallucca, il responsabile del territorio Antonio
Schiattarella, e gli uomini del commissariato di Scampia. (ANSA).
7 luglio 2006
LATITANTE CASALESI ARRESTATO A SAN CIPRIANO D'AVERSA
SI NASCONDEVA IN CASUPOLA ADIACENTE A RECINTO DI BUFALE
CASERTA - Era latitante da oltre due anni e
si nascondeva in una casupola adiacente ad un recinto di bufale
nell'azienda zootecnica dei fratelli Carmine e Michele Reccia, a
San Cipriano d'Aversa (Caserta). I carabinieri di Casal di
Principe, localizzato il nascondiglio gli hanno precluso ogni
via di scampo nonostante che i titolari dell'azienda avessero
tentato di favorire la sua fuga.
Si e' conclusa, cosi', oggi la latitanza di Giuseppe Diana,
di 59 anni, ritenuto elemento di spicco del clan camorristico
dei Casalesi, appartenente al gruppo ancora capeggiata da
Francesco Schiavone, detto Sandokan, in carcere ormai da anni.
Diana, che fu gia' condannato nel processo Spartacus, nel quale
furono coinvolte oltre 200 persone tra affiliati al clan dei
casalesi, esponenti politici, amministratori, professionisti e
rappresentanti delle forze dell'ordine, deve scontare una
residua pena di nove anni di reclusione, deve rispondere di
associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsioni e,
tra l'altro, dell'omicidio dell'avvocato Aldo Scalzone, ucciso
in un agguato nell'ottobre del 1991. Il boss e' stato condotto
nel carcere di Santa Maria Capua Vetere insieme con i fratelli
Reccia. Questi ultimi sono accusati di favoreggiamento
aggravato. (ANSA).
1 luglio 2006
CLAN MISSO; INDAGATO DIACONO, BENEDIVA ANCHE SALME
NELL'INCHIESTA SU COSCA DEL RIONE SANITA'
NAPOLI - C'e' anche un diacono permanente fra
gli indagati per camorra, nell'inchiesta sul clan Misso. Secondo
quanto riportato da alcuni giornali, l'uomo, definito dagli
inquirenti 'curatore spirituale' del clan, sarebbe stato
coinvolto nell'indagine per i suoi rapporti con i Misso, i quali
gli avrebbero tra l'altro chiesto di benedire le salme delle
vittime della faida esplosa recentemente nel rione Sanita'.
E' al vaglio degli inquirenti invece la posizione di un
poliziotto della squadra mobile, sezione omicidi.
Nella inchiesta sul clan - protagonista di una faida con un
gruppo di scissionisti, che nei mesi scorsi ha insanguinato il
rione popolare - che ha portato agli 8 arresti realizzati dai
carabinieri del comando provinciale di Napoli due giorni fa, e'
indagato S.C., di 52 anni, che risulterebbe essere 'curatore
spirituale' del clan. Da alcune intercettazioni, nell'ambito delle indagini
realizzate dalla Dda di Napoli, emerge che il diacono sarebbe
stato chiamato in particolare per la benedizione delle salme di
Ciro Scarallo e Ciro Daniele, vittime dello scontro che si e'
aperto nel clan. (ANSA).


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