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11 luglio 2006

di 'O SISTEMA (11/07/2006 - 11:20)

COSTRINGEVANO GIOVANI A PROSTITUZIONE: 22 ARRESTI IN CAMPANIA

NAPOLI - La denuncia di una giovane donna
rumena, che un anno fa ha raccontato di essere stata segregata,
venduta e obbligata a prostituirsi, ha consentito di scoprire
una vera e propria organizzazione criminale dedita alla
compravendita di donne albanesi e rumene ridotte in schiavitu'
da immettere sul mercato della prostituzione campano e
calabrese. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale
Antimafia e condotte dalla Squadra mobile di Napoli, hanno
portato questa mattina all'alba all'arresto di 22 persone, tra
cittadini italiani, albanesi e rumeni, accusati di associazione
a delinquere di stampo camorristico dedita al traffico di esseri
umani, riduzione in schiavitu', immigrazione clandestina e
sfruttamento della prostituzione. Altri fermi - una trentina,
sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Reggio Calabria.
E' stato il racconto di Cristina, una giovane cittadina
rumena, a dare il via alle indagini. Per circa un anno la DDA di
Napoli ha condotto in collaborazione con la squadra mobile di
Napoli e di Reggio Calabria un'indagine che ha portato alla luce
una vera e propria associazione mafiosa che portava illegalmente
giovani donne rumene e albanesi in Italia con la promessa di un
lavoro invece queste ragazze venivano vendute per cifre tra i
mille e i 4mila euro, segregate e ridotte in schiavitu' e
obbligate alla prostituzione. Il giro d'affari - e' stato
spiegato durante un incontro con i giornalisti - si svolgeva con
vere e proprie operazioni di marketing della prostituzione.
Dalla provincia di Napoli e Caserta queste ragazze, circa un
centinaio, venivano vendute ad altri rami dell'organizzazione in
Calabria tutto dipendeva dalla richiesta di nuove prostitute da
parte del territorio. Le donne piu' giovani venivano vendute a
prezzi superiori mentre le anziane potevano valere poco piu' di
500 euro. Tra i 22 soggetti arrestati oggi dalla Squadra mobile di
Napoli durante l'operazione denominata ''Cuoricino'', tutti di
nazionalita' albanese, rumena e italiana, c'erano anche alcune
donne che nella struttura dell'organizzazione svolgevano un
ruolo di ''carceriere'' nei confronti delle giovani ridotte in
schiavitu', le punivano e minacciavano vendette trasversali sui
parenti delle ragazze nei paesi di origine. Tra queste donne
carceriere la ventunenne Muka Alma una ragazza albanese compagna
di uno dei capi dell'organizzazione che secondo Vittorio Pisani
dirigente della Squadra Mobile di Napoli ''era una delle piu'
dure e spietate nel controllo delle altre ragazze''.
''Con questa operazione - ha spiegato Lucio Di Pietro
Procuratore nazionale antimafia - si e' certamente raggiunto un
grande risultato ma e' anche vero che la testa
dell'organizzazione resta nei Paesi di origine e nessuno ci
garantisce che queste ragazze siano sostituite da altre.
Ovviamente l'organizzazione ha avuto il tacito assenso della
camorra e della mafia locale per potere operare indisturbata''.
''E' stato un lavoro complesso e lungo - ha detto Franco
Roberti procuratore aggiunto e coordinatore della DDA di Napoli
- queste ragazze erano ridotte in schiavitu', segregate.
Venivano introdotte in Italia come merce: infatti nelle
intercettazioni telefoniche effettuate i membri
dell'organizzazione parlano di loro utilizzando proprio la
parola merce. Questa organizzazione controllava con armi il
territorio con ramificazioni nel Lazio, in Basilicata e Calabria
con alcuni legami anche nella penisola iberica ed effettuavano
anche rapine in villa, furti di auto, spaccio di sostanze
stupefacenti''. ''Purtropppo - ha aggiunto Roberti - ci troviamo di fronte
anche a Paesi come Romania e Albania dove non ci sono
interlocutori credibili per contrastare questo mercato degli
esseri umani''. Ora la ragazza che ha denunciato, Cristina, e'
sotto protezione vive al nord ed ha ottenuto come ha spiegato il
pm Raffaello Falcone un permesso di soggiorno. (ANSA).

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