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31 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (31/10/2006 - 08:28)

CRIMINALITA' NAPOLI: LUMIA (DS), SI' A ESERCITO SE SERVE
PER SOLLEVARE FORZE ORDINE DA SORVEGLIANZA OBIETTIVI SENSIBILI

ROMA - ''Se per fare una lotta migliore bisogna usare in minima parte l' esercito, non per militarizzare la Campania ma per sollevare le forze dell' ordine dalla sorveglianza degli obiettivi sensibili, si puo' anche fare, purche' questo porti ad un supplemento di qualita' nel lavoro investigativo e nelle attivita' di controllo del territorio''. Lo sostiene Giuseppe Lumia (Ulivo). ''La valida relazione che la Dia torna ad offrire al Parlamento - spiega Lumia - conferma l' urgenza di ridare forza, risorse, investigatori capaci alla lotta alla criminalita' organizzata. Il Governo e' in grado di dare una risposta forte a questa domanda di cambiamento che parte dal Sud e deve farlo con un supplemento di impegno che deve saper individuare le priorita'''. I progetti del ministero dell' Interno, sottolinea, ''vanno gia' in questo senso cercando di sollevare i poliziotti da lavori d' ufficio che possono benissimo svolgere impiegati civili''. ''Dall' altra parte - prosegue il parlamentare - bisogna investire perche' su Napoli, la sua provincia e sul casertano ci sia una vera e propria svolta sociale che rinforzi le attivita' di formazione alla legalita', dia fiducia agli imprenditori che si ribellano al racket e individui strumenti rapidi per sottrarre alla camorra le ricchezze accumulate con la violenza e la sopraffazione''. (ANSA).


AGGUATO A NAPOLI, NUOVA SCISSIONE NEL CLAN MISSO
INDAGINI SU UCCISIONE DI PRESTIGIACOMO, PARENTE DEI BOSS MISSO

NAPOLI - L'agguato di ieri sera a Porta San Gennaro, nel centro antico di Napoli, con l'uccisione del pregiudicato Vincenzo Prestigiacomo, di 33 anni, e il ferimento di una nomade rumena, Fraga Tudor, di 32, colpita di striscio mentre era al bar, potrebbe essere il segno di una ulteriore lacerazione all'interno del clan Misso, una della piu' potenti organizzazioni camorristiche della citta'. E' una ipotesi sulla quale stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile di Napoli diretta da Vittorio Pisani. Prestigiacomo, che aveva precedenti per associazione mafiosa, era in rapporti di parentela e di ''affiliazione'' con gli esponenti del clan. Era sposato con Celeste Misso, sorella di Emiliano Zapata e Giuseppe Misso junior. Sono tutti figli di Umberto Misso, fratello del capoclan Giuseppe Misso, soprannominato 'o nasone, personaggio di rilievo della camorra napoletana al centro di innumerevoli vicende giudiziarie. Negli anni scorsi, tra l'altro, Giuseppe Misso (che e' dunque lo zio e non il padre di Celeste, Emiliano e Giuseppe junior, come erroneamente era stato comunicato ieri) fu tra l'altro processato e assolto dall'accusa di essere uno dei mandanti della strage del rapido 904 avvenuta nel 1984). Giuseppe Misso e' uno degli uomini di punta della camorra da oltre un ventennio. Negli ultimi anni, secondo quanto emerso da diverse inchieste condotte dalla Dda di Napoli, aveva acquisito un ruolo egemone tra i clan cittadini, entrando in conflitto con il cartello di cosche che va sotto il nome di Alleanza di Secondigliano. Uno scontro al quale sono attribuiti numerosi omicidi, che si sarebbe concluso con una tregua stipulata con uno dei leader dell'Alleanza, Eduardo Contini, detto 'o romano. Di recente all'interno della organizzazione dei Misso, proprio tra la malavita organizzata del rione Sanita', si e' verificata una scissione capeggiata da un ex affiliato, Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto sembrava tuttavia essersi attenuato. Il delitto di ieri sera potrebbe dunque significare la ripresa della faida interna (ma tale ipotesi non troverebbe molto credito tra gli investigatori) oppure il segno di una nuova, ulteriore scissione. Presigiacomo - sottolineano gli inquirenti - era legato soprattutto al gruppo che fa riferimento a Emiliano Zapata e Giuseppe jr. Potrebbe essere stato punito per qualche iniziativa ''autonoma'' che rischiava di alterare i nuovi equilibri all'interno della criminalita' del rione. In questo caso il delitto potrebbe anche restare un episodio isolato, senza dare innesco a nuove vendette e regolamenti di conto. Appare molto difficile ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto affollata, non avrebbe raccolto testimonianze significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e' stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22. Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu' sicari. E' tuttora ricoverata all'ospedale Incurabili la nomade rumena ferita di striscio a una gamba. La donna ha raccontato di essere stata colpita mentre prendeva un caffe' nel bar dal quale era appena uscito Prestigiacomo. In giornata il presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno si rechera' in ospedale a portare la solidarieta' della citta' alla giovane rumena. (ANSA).

FAIDA SANITA'; CLAN MISSO, SETTE ARRESTI

NAPOLI - E' in corso da questa mattina all'alba un' operazione dei carabinieri del Nucleo operativo del comando provinciale di Napoli, che stanno eseguendo sette ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Dda di Napoli nei confronti di altrettante persone ritenute appartenenti al clan camorristico dei Misso. Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i Misso ed una componente scissionista dello stesso clan. Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere viene contestata, tra l'altro, l'associazione per delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso mese di giugno di altrettanti affiliati al clan. Ieri sera, in un agguato, in via Porta San Gennaro, a Napoli e' morto il marito della figlia del boss Giuseppe Misso, Vincenzo Prestigiacomo. Gli arrestati sono accusati in particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a fuggire in aereo in Spagna. L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo tra le due organizzazioni. Tra le fasi salienti dell'inchiesta, la Dda di Napoli e i carabinieri ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su intercettazioni telefoniche. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO,IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA

NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli, contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio' soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33 anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore. I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i Misso ed una componente scissionista dello stesso clan. Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di altrettanti affiliati al clan. I sette arrestati sono accusati in particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a fuggire in aereo in Spagna. L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo tra le due organizzazioni. Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su intercettazioni telefoniche. Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e' stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22. Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu' sicari. Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova scissione. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO, IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA
SETTE ARRESTI DOPO L'AGGUATO DI IERI SERA TRA LA FOLLA

NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli, contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio' soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33 anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore. I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i Misso ed una componente scissionista dello stesso clan. Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di altrettanti affiliati al clan. I sette arrestati sono accusati in particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a fuggire in aereo in Spagna. L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo tra le due organizzazioni. Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su intercettazioni telefoniche. Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e' stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22. Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu' sicari. Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova scissione. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, DUE CLAN DOMINANO IN CITTA'
GRANDE IMPRENDITORIALITA' CAMORRA: 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI '06

ROMA - Due clan camorristici dominano a Napoli: il cartello Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta 'Alleanza di Secondigliano'. A rilevarlo e' l' ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata oggi al Parlamento, che evidenzia come i due gruppi ''si sono divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e della provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e imposto la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti''.
I DUE CLAN - Tra i fautori di questo assetto, rileva la relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O' Scellone', uno dei capi storici della camorra partenopea che avrebbe stretto accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad essa collegati. Una zona ancora ad alta tensione e' l' area controllata dal clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo semestre di quest'anno. Qualche ripercussione, nota la Dia, ''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di Vincenzo Di Lauro, figlio del capo clan Paolo e suo alter ego, avvenuta per un vizio di forma dell' ordinanza di custodia cautelare''. La latitanza di Di Lauro potrebbe aiutare il sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'. Tensioni si sono poi registrate nella zona centrale di Napoli, dove e' proseguita una guerra interna al clan Misso, del rione Sanita', causata da una frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore Torino, detto 'O' Gassusaro'.
20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006 - Nel primo semestre del 2006, rileva ancora la Dia, la conflittualita' tra i vari gruppi camorristici in Campania appare attenuta, come sembra indicare il calo degli omicidi rispetto allo stesso periodo del 2005: 20 contro 38. L' esistenza di numerose aggregazioni criminali, costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un inasprimento delle tensioni tra clan, dall' altro ne accentua la capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare presenza nei quartieri cittadini.
SPICCATA IMPRENDITORIALITA' CAMORRA - Le indagini condotte, spiega la Relazione, ''confermano la capacita' imprenditoriale della camorra, sempre piu' attiva nella gestione di attivita' economiche e finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel settore immobiliare ed edilizio nonche' nella produzione e commercializzazione di prodotti industriali contraffatti''. La Camorra, per la Dia, ''tenta di controllare, direttamente o attraverso imprenditori che prestano le loro strutture societarie ai clan, porzioni di mercato che vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi''.
CICLO RIFIUTI NEL MIRINO - Anche nel ciclo dell' illecito smaltimento dei rifiuti sono forti gli interessi della camorra, che, frequentemente, vede coinvolti sia i produttori dei rifiuti, sia i titolari dei siti di destinazione finale, discarica o centri di recupero ambientale. Le aree campane maggiormente colpite da reati ambientali, sono la zona compresa tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la provincia di Napoli e, per la provincia di Caserta, l' area compresa tra i comuni di Casal Di Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa Maria La Fossa. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006
CAMORRA SEMPRE PIU' ATTIVA IN GESTIONE ATTIVITA' ECONOMICHE


ROMA - Nel primo semestre del 2006 la conflittualita' tra i vari gruppi camorristici in Campania appare attenuta, come sembra indicare il calo degli omicidi rispetto allo stesso periodo del 2005: venti contro trentotto. Lo rileva la relazione semestrale della Dia, consegnata oggi in Parlamento. L'esistenza di numerose aggregazioni criminali, nota la Dia, costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un inasprimento delle tensioni tra clan, dall'altro ne accentua la capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare presenza nei quartieri cittadini. Le indagini condotte, osserva la relazione, ''confermano la capacita' imprenditoriale della camorra, sempre piu' attiva nella gestione di attivita' economiche e finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel settore immobiliare ed edilizio nonche' nella produzione e commercializzazione di prodotti industriali contraffatti''. La Camorra, prosegue, ''imponendosi con gli strumenti tipici dell' associazione mafiosa, tenta di controllare, direttamente, o attraverso imprenditori che prestano le loro strutture societarie ai clan, porzioni di mercato che vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi''. Questa spiccata propensione imprenditoriale della camorra, ha consentito ad alcuni sodalizi (tra i quali i clan napoletani Di Lauro, Mazzarella, Misso, Licciardi, il gruppo casertano Zagaria, il clan Panella-D'Agostino di Salerno) di raggiungere posizioni di egemonia che in alcuni casi hanno travalicato i confini nazionali. Gli interessi della Camorra, si legge nella relazione, spaziano in tutti i settori dell'illecito, ma in alcuni campi si assiste ad una modifica del modus operandi rispetto al passato. Le estorsioni, ad esempio, sono oggi praticate non piu' attraverso la richiesta a poche vittime di consistenti forme di denaro, ma attraverso la sistematica richiesta di somme meno ingenti a numerosi operatori economici. Anche nel ciclo dell'illecito smaltimento dei rifiuti, sono forti gli interessi della camorra, che, frequentemente, vede coinvolti sia i produttori dei rifiuti, sia i titolari dei siti di destinazione finale, discarica o centri di recupero ambientale. Le aree campane maggiormente colpite da reati ambientali, sono la zona compresa tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la provincia di Napoli, e per la provincia di Caserta, l'area compresa tra i comuni di Casal Di Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa Maria La Fossa. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: IMPEGNO, ESERCITO NON RISOLVE PROBLEMI
NECESSARIO RISVEGLIO COSCIENZE, POLITICA SUPERI LE DIVISIONI

NAPOLI - ''La vicenda esercito in quanto tale, come hanno detto il sindaco ma anche il cardinale Sepe, non risolve i problemi della citta'''. Cosi', il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Leonardo Impegno, interviene sul dibattito degli ultimi giorni. Secondo Impegno - che questa mattina e' andato a trovare la donna rimasta ferita ieri sera in un agguato di camorra - ''certo, un uso intelligente dell'esercito potrebbe favorire un miglioramento della qualita' dell'azione delle forze dell'ordine. Penso ai siti di sicurezza e allora spostare carabinieri, guardia di finanza, poliziotti dal presidio dei posti di sicurezza e avere piu' uniformi in mezzo ai vicoli, alle strade, alle piazze potrebbe essere utile. Ma questa - aggiunge - e' una scelta che dovra' essere assunta di concerto con il Governo e da questo punto di vista il sindaco sta conducendo una trattativa, positiva spero, con il governo affinche' l'emergenza Napoli venga considerata un'emergenza che, come tutte le emergenze, richiede misure straordinarie e tra le misure straordinarie dobbiamo chiedere piu' uomini ma soprattutto piu' intelligence''. Per il presidente del consiglio comunale, poi, ''c'e' il compito della politica locale di creare un clima culturale positivo. C' e' bisogno di un risveglio delle coscienze. Non e' il momento delle divisioni. E' il momento dell'unita', anche tra forze politiche differenti. Quando una ragazza di 32 anni viene sparata ad una gamba e non c'entra niente, quando ci sono 8 morti in 8 giorni, non interessa cosa pensa il centrodestra e cosa il centrosinistra, interessa quali sono le azioni da mettere in campo''. ''Come consiglio comunale - prosegue Impegno - credo che dovremmo essere tra i promotori di una mobilitazione. Insieme agli studenti, alle parti sociali e ai sindacati, agli imprenditori perche' tutti prendano le distanze da quella parte marcia della nostra citta' che e' una piccola parte pero' si fa sentire piu' dell'altra. Quella parte marcia che usa il megafono della forza e della violenza che e' pero' minoranza. Quando viene arrestato un rapinatore, un assassino, un camorrista, il 99,9 per cento della citta' plaude mentre solo una sparuta minoranza si ribella alle forze dell'ordine, alle quali, va tutta la nostra solidarieta'''. ''Noi - conclude - dobbiamo usare il megafono della cultura, della solidarieta' del rispetto delle differenze per fare questo dobbiamo far sentire la nostra voce, a volte anche in maniera simbolica''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: MONS. RIBOLDI,ESERCITO? MEGLIO I MAESTRI

ROMA - Per risolvere il problema criminalita' a Napoli occorre ''un piano'', ma e' meglio evitare l'esercito: a Napoli occorrono piuttosto ''dei maestri, e dei testimoni''. Cosi' commenta la drammatica spirale criminale nel Napoletano monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra (Napoli), famoso per le sue lotte per la legalita' prima nel Belice, dove fu parroco, e, dal 1978, in Campania. In un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it, in cui definisce i camorristi dei ''quaqquaraqqua''', Riboldi sostiene che la situazione non e' ancora precipitata del tutto: ''questi sono ancora 'dolci' rispetto a quelli dei primi Anni '80 - ricorda - in cui, qui a Napoli, si fronteggiavano due criminalita' bene organizzate, i cutoliani e i casalesi. Si moriva a grappoli, anche qui ad Acerra''. E sull'esercito all'ombra del Vesuvio, aggiunge: ''ho vissuto la Sicilia dei tempi duri della mafia, di quando c'erano Chinnici, Falcone, Borsellino, Caponnetto, il generale Dalla Chiesa, e non si e' mai fatta repressione di questo tipo. La repressione di questo tipo e' guerra alla guerra''. A Bassolino, al sindaco Iervolino, a Napolitano, don Riboldi suggerisce: '''fate una campagna di serieta' nella politica. Non sono di nessuna parte - precisa -, ma quello che vediamo non favorisce il clima necessario per un comune impegno''. E continua: ''Mettiamo da parte destra e sinistra, impegniamoci prima di tutto per l'uomo. Se potessi parlare a Bassolino, direi: facciamo una politica che sia servizio di presenza sul posto, facciamo sentire che lo Stato c'e', siamo noi e collaboriamo con loro. Facciamo una politica diversa, non quella del 'comando io', ma del 'costruiamo insieme'''. ''Ma che paura dobbiamo avere della criminalita'? - si chiede poi mons. Riboldi - In fondo chi sono? Uomini come noi: ne ho conosciuti tanti, e mi ha sempre stupito la loro pochezza, la deformazione interiore. Soldi e basta, la vita non conta nulla''. E se non abbiamo paura della criminalita', conclude, se siamo ''pronti anche a denunciare il male, parlare, rischiare, alla camorra tagliamo le unghie. Lo dico per esperienza''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: PARROCO FORCELLA, NO MILITARIZZAZIONE

NAPOLI - ''Non sono favorevole alla militarizzazione della citta' ma auspico un maggiore e piu' capillare controllo del territorio ed una ricetta che dia' lavoro''. Lo ha detto don Luigi Merola, parroco di San Giorgio ai Mannesi a Forcella, dopo gli ultimi fatti di sangue che hanno interessato la citta'. ''Napoli - ha sottolineato - sembra essere in mano alla camorra spietata, violenta, senza codice, ammesso che un codice sia mai esistito, ed affamata solo di denaro. Ha ragione il cardinale Crescenzio Sepe quando dice che in questa metropoli c'e' bisogno di educazione dei valori. Il superfluo non puo' e non deve diventare il necessario. Troppo spesso si ammazza per un telefonino, un paio di scarpe e cose simili: si sta perdendo il senso della vita. Per la nostra citta' serve una ricetta per il lavoro, bisogna dare un'alternativa, solo cosi' si puo' riuscire a sconfiggere la criminalita'''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: RELAZIONE DIA, DUE CLAN EGEMONI
MISSO-MAZZARELLA-SARNO E ALLEANZA DI SECONDIGLIANO

ROMA - A Napoli, i due cartelli Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta alleanza di Secondigliano, si sono divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e delle provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e imposto la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti. Lo rileva l'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata oggi al Parlamento. Tra i fautori di questo assetto, rileva la relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O' scellone', uno dei capi storici della camorra partenopea che avrebbe stretto accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad essa collegati. Una zona ancora ad alta tensione e' l'area controllata dal clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo semestre di quest'anno. Qualche ripercussione - annota la Dia, ''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di Vincenzo Di Lauro, figlio del capoclan Paolo e suo alterego, avvenuta per un vizio di forma dell'ordinanza di custodia cautelare. La latitanza del Di Lauro, potrebbe aiutare l'omonimo sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'. Tensioni, prosegue la relazione, si sono poi registrate nella zona centrale del capoluogo campano, dove e' proseguita una guerra interna al clan Misso, del rione Sanita', causata da una frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore Torino, detto 'O' gassusaro'. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: SINDACO SALERNO, SERVE TOLLERANZA ZERO

SALERNO - L'escalation criminale nel Napoletano e' ''una tragedia'', che rischia di produrre ''effetti disastrosi'' sull'immagine della Campania. Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, diessino, ribadisce la strada della ''tolleranza zero'', e punta l'indice contro i ''paraocchi ideologici'' che a suo avviso il centrosinistra mantiene verso i temi della sicurezza: ''Ordine e' una parola che fa ancora paura, ma bisogna usarla''. Usarla come quando, poche settimane fa, ha assegnato i manganelli ai suoi vigili urbani: ''Uno strumento di autodifesa per chi decide di non fare marcia indietro di fronte ai violenti''. Diessino, 54 anni, avversario storico di Antonio Bassolino, De Luca e' stato rieletto nel giugno scorso sindaco di Salerno, dopo i due mandati del 1993-2001. E' contrario all'ipotesi di impiegare l'esercito a Napoli, tranne che per sollevare polizia, carabinieri e gdf da compiti d'ufficio. Quel che serve e' piu' attivita' di ''contrasto, intelligence e repressione'', che spetta alle forze dell'ordine: il sindaco di Salerno apprezza il lavoro che stanno svolgendo Amato e Minniti, ma invita a fare passi avanti sul piano del rafforzamento di organici e tecnologie. ''Preferirei si parlasse meno di esercito, e piu' di mezzi per poliziotti e magistrati''. Al Governo nazionale, De Luca addebita l'aver gestito ''in modo inaccettabile'' il rapporto con le autonomie locali nella definizione della Finanziaria: ''C'e' gente che non ha idea di quali problemi debba affrontare chi vive in trincea i problemi dei quartieri popolari. Sarebbe meglio ridurre il taglio del cuneo fiscale per non dover affrontare tagli durissimi ai fondi per le politiche sociali e culturali''. E c'e', secondo il sindaco di Salerno, un nodo di fondo che l'attuale maggioranza deve sciogliere: ''La sicurezza oggi e' un bisogno primario per i cittadini. Va garantita avendo il coraggio di dire che c'e' anche bisogno di ordine e repressione. Invece il centrosinistra sconta un ritardo tutto ideologico su questi temi''. C'e' poi un versante che spetta alle istituzioni locali: ''Dare fiducia ai cittadini, altrimenti la guerra contro la camorra diventa perdente, perche' non c'e' piu' nessuno disposto a combattere in un clima di solitudine e di resa generale''. Secondo il sindaco di Salerno sarebbe decisiva ''un'onda d'urto psicologica, dare la sensazione che si riprende in mano il territorio''. E allora, mano ferma contro ''le mille forme di abusivismo, dai parcheggi agli irregolari di ogni tipo, dimostrando che chi viola le regole del vivere civile e' chiamato a pagare''. Ha un ruolo essenziale, secondo De Luca, la polizia municipale, e bisogna ''motivare nel modo giusto chi ha responsabilita' di ordine pubblico''. L'analisi del caso Napoli fa ribadire al sindaco di Salerno le sue abituali critiche alla gestione amministrativa e politica del capoluogo. ''L'attuale situazione, che rischia di diventare un elemento permanente di crisi per tutto il territorio campano, e' chiara da anni, a chiunque avesse avuto onesta' intellettuale nell'osservare i mali di Napoli e della sua area metropolitana. Invece assistiamo a una oscillazione permanente tra l'oleografia da cartolina e il grido di dolore dell'emergenza''. Critiche all'''altro'' centrosinistra campano, quello di Bassolino e Iervolino: ''Si dice che non tutto e' camorra, ma quali sono le forze prevalenti? Ci si nasconde dietro la drammaticita' dei problemi e le emergenze, dimenticando che il riconoscimento dell'errore e' il primo passo verso la salvezza''. Che, tradotto in soldoni, per De Luca vorrebbe dire ''combattere strenuamente tutte le forme di illegalita' e di abusivismo, mandando i vigili nelle strade invece che tenendoli negli uffici, e dotandoli come abbiamo fatto noi di piccoli strumenti di autodifesa''. E' questo il modello Salerno, secondo il suo sindaco: quello della seconda citta' della Campania che - tiene a dire De Luca - ''e' pulita ed europea, e non ha mai avuto in queste settimane sacchetti in strada. Lo ricordo ai potenziali investitori, spaventati da altre notizie...''. Ma la differenza strutturale tra i problemi delle due citta', cominciando dal ben diverso livello di penetrazione criminale, non e' troppo alta per pensare di fare paragoni o di esportare ricette? ''Chi obietta questo attua una variante del giustificazionismo. Non c'e' nulla di eccezionale nel mandare i vigili in strada, o nel costruire un termovalorizzatore o aprire una discarica in 12 anni. Essendo chiare le mie posizioni, mi sento poco vicino a chi oggi vuole scatenare un uragano polemico su Napoli e la Campania''. Lui, De Luca, infatti polemizza su questi temi da anni: ''Gia', e non vorrei confondermi con gli altri. Viviamo in un Paese che tollera di tutto, dagli stragisti agli stupratori, ma non chi dice la verita'''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: SPIRALE SENZA FINE, OGGI 3 MORTI
GUERRE CLAN E MICROCRIMINE, 12 AMMAZZATI IN 10 GIORNI

NAPOLI - Seminano il terrore i sicari della camorra: anche oggi tre morti, in due diversi agguati, allungando il lugubre bollettino della guerra che insanguina Napoli e la sua provincia. Ben 12 morti ammazzati in 10 giorni, tra guerra di camorra e criminalita' di strada, una spirale infernale che colpisce persone coinvolte in affari dei clan ma che terrorizza anche i cittadini onesti. Oggi a Torre del Greco l'assassinio di due pregiudicati, uno dei quali - Adriano Cirillo, di 37 anni - era uscito di recente grazie all'indulto, e' stata una sorta di sfida allo Stato che si interroga se mandare o meno l'Esercito a Napoli: i killer sono entrati in azione a poche decine di metri dalla sede della compagnia della Guardia di Finanza a dimostrazione che le armi non si placano nemmeno di fronte alle divise. La sequenza di morte e' stata cadenzata anche oggi da una sorta di botta e risposta a distanza tra due zone opposte della provincia: a Torre del Greco, dove l'agguato sembra la risposta appare la risposta all'omicidio di un altro pregiudicato, Luigi Loffredo, venerdi' scorso nella citta' del corallo, e a Sant'Antimo dove e' stato ammazzato Rodolfo Pacilio, di 36 anni, titolare di una piccola azienda che da' in affitto videogiochi. Quest'anno sono 75 le vittime. Negli ultimi giorni la tragica recrudescenza. Il 22 ottobre i killer sparano e uccidono tra la folla, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a Napoli, Salvatore Attanasio, sorvegliato speciale di 37 anni. La mattina del giorno dopo muore in ospedale, per le gravi ferite riportate in un agguato poche ore prima, il cantante neomelodico Antonio Invito, di 36 anni: un delitto, il suo maturato nell'ambiente dello spaccio della droga ad Acerra. Passa un giorno e nel parco Verde di Caivano, zona a nord del capoluogo, viene trucidato il 25enne Umberto Autiero. Parenti ed amici devastano la sala di rianimazione dell'ospedale di Frattaminore dove l'uomo era arrivato gia' cadavere. Ciro De Falco, 42 anni, sorvegliato speciale, esponente di spicco del clan De Sena-Di Fiore rimane vittima di un agguato, il 26 ottobre, sempre ad Acerra, ammazzato mentre viaggia in auto con la moglie incinta che rimane illesa. L'uomo, pur gravemente ferito, riesce a guidare ancora l'auto per cercare di raggiungere una vicina clinica prima di perdere i sensi e tamponare alcune auto in sosta. Il 27 ottobre viene ammazzato tra la folla Luigi Loffredo, a Torre del Greco, mentre il giorno dopo ad Arzano e' la volta di Patrizia Marino, 65 anni, una famiglia segnata da lutti nella guerra di camorra: due figli, vicini al clan Di Lauro, furono ammazzati a giugno scorso, prima era toccato al marito. Ieri sera, poi, un agguato in pieno centro a Napoli con l'assassinio di Vincenzo Prestigiacomo, genero di Umberto Misso, fratello del capoclan Giuseppe. A finire sotto i colpi dei killer anche una passante incolpevole, una donna rumena. Il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno, si e' recato oggi in ospedale per chiedere alla donna scusa a nome della citta'. Ma Napoli, nella morsa della camorra, e' stretta anche da una opprimente criminalita' di strada: non si contano piu' scippi e rapine. Nel tragico bilancio vanno inseriti anche la reazione del tabaccaio che a Crispano, di fronte alle minacce rivolte al figlio, ha ucciso un rapinatore e ferito il complice sedicenne e la lite per gelosia nella quale un sedicenne (per il quale e' stato disposto il trasferimento in comunita') ha ucciso un diciottenne, intervenuto per difendere l'amico e coetaneo rimasto ferito nella colluttazione. Domani a Pozzuoli si svolgeranno i funerali del ragazzo morto. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: TRA LA GENTE, PAURA E SFIDUCIA
PARLANO I COMMERCIANTI DEL CENTRO DOPO OMICIDIO TRA LA FOLLA

NAPOLI - ''Qui lo Stato e' assente, non servono i militari ma un piano occupazionale''. E' il grido lanciato dai commercianti di via Foria, piazza Cavour e Porta San Gennaro, a poco meno 24 ore dall'omicidio di Enzo Prestigiacomo e del ferimento di una donna rumena, in un agguato tra la folla. ''Napoli - dice Vittorio Carlino, titolare di un negozio di borse - e' tornata indietro, sembra di rivivere gli anni '80 con la sanguinosa guerra di camorra tra cutoliani e Nco''. L'uomo, che ieri al momento della sparatoria non era nel negozio, ha raccontato che qualche giorno fa fu improvvisamente costretto a barricarsi nel negozio mentre nella banca accanto era in atto una rapina. ''Con la militarizzazione - aggiunge il negoziante - non otterremo nulla. C'e' bisogno di un lavoro sinergico per combattere quel 'potere' che sempre piu' sta prendendo il sopravvento''. Accanto c'e' Stefania, una delle commesse del negozio. Lei, al momento dell'omicidio c'era; anzi, dato il fuggi fuggi generale, aveva pensato al terremoto. ''E' difficile vivere a Napoli. Ieri, subito dopo il fatto, mi sono accorta che in zona c'erano persone dai brutti volti che non facevano altro che 'controllare' la zona. Per paura ho deciso di chiudere in anticipo il negozio''. L'esercizio cambia ma il discorso e' lo stesso. Antonio, titolare di un bar della zona, e' amareggiato. Nel negozio per tutta la giornata si e' parlato di quanto accaduto il giorno prima. ''In questo quartiere lo Stato per paura di subire ulteriori rapine ha chiuso un ufficio postale, scappando. A questo punto mi chiedo: cosa possiamo fare per il futuro? Parlano di militarizzare la citta', va bene; a patto che pero' insieme agli uomini inviino anche numerosi carri blindati'', e' la provocazione del titolare del bar''. Anche Antonio nel raccontare la paura della sparatoria tra la folla fa il paragone con il terremoto che nel 1980 colpi' la Campania. ''Ho ancora davanti agli occhi l'immagine di donne con bambini che fuggivano, borse della spesa buttate in terra ed urla, tante urla. All'inizio non si capiva cosa fosse accaduto ma poi... Bisogna che la gente cambi mentalita', dobbiamo tutti insieme ribellarci e far sentire la nostra voce''. Ancora scossa Giovanna Marino che insieme con suo padre Salvatore gestisce il bar davanti al quale e' avvenuto l'omicidio. Entrambi sollecitano una maggiore presenza delle istituzioni ed un piano che porti lavoro ai tanti giovani napoletani. Anche per Ferdinando Lombardi, gestore di una delle piu' antiche pizzerie della zona, il vero problema e' la mancanza ''di una politica atta a creare sviluppo ed occupazione''. Angoscia anche tra i genitori che oggi accompagnavano i propri figli a scuola, nei pressi del luogo dell'agguato. ''Se potessi fuggirei da Napoli, qui non si puo' piu' vivere - commenta Anna, madre di due bambine - Ieri sera sono passata nella zona di Porta San Gennaro intorno alle sei, poco prima che ci fosse la sparatoria. Quando ho sentito dell'agguato al telegiornale mi sono sentita morire, ho pensato che se avessi tardato di poco avrei potuto trovarmi coinvolta. Ho paura, non voglio che le mie figlie vivano in una citta' dove la vita conta cosi' poco''. (ANSA).


RACKET: TANO GRASSO, A PIANURA CAMORRA MINACCIA ASSOCIAZIONI
NUOVA OFFENSIVA CRIMINALITA' IN QUARTIERE SIMBOLO GUERRA A PIZZO

NAPOLI - Rispuntano le sentinelle agli angoli delle strade, a Pianura, quartiere della periferia ovest di Napoli, dove la camorra starebbe muovendo i primi passi di una nuova offensiva ai commercianti. La denuncia e' del consulente per la lotta al racket e all'usura del Comune di Napoli Tano Grasso, secondo il quale la malavita sceglie questa volta come 'interlocutore' proprio le associazioni antipizzo. Grasso ha incontrato la stampa al termine di un Comitato per l'Ordine pubblico e per la Sicurezza che si e' tenuto oggi nella sede dela Municipalita'. Un incontro a porte chiuse, al quale hanno partecipato il questore di Napoli, Oscar Fioriolli e il prefetto Renato Profili, che hanno lasciato la sede prima della conferenza stampa, senza rispondere alle domande sulla emergenza criminalita'. Presenti anche esponenti dei carabinieri della compagnia del rione Traiano e della Guardia di Finanza. ''In questi ultimi mesi abbiamo segnalato un tentativo di forte ripresa del controllo del territorio da parte di piccoli gruppi criminali di nuova costituzione - ha detto il consulente - Negli angoli del quartiere abbiamo rivisto le sentinelle mentre assistiamo a una dinamica inedita nelle strategie della malavita: per la prima volta la sfida della camorra si rivolge direttamente alla societa' civile e non alle istituzioni, mostrando di considerare propri interlocutori le associazioni antiracket''. Grasso ha ricordato che l'associazione di Pianura ha contribuito alla sconfitta dei clan storici del quartiere nel 2005, proprio grazie alle denunce dei commercianti che si sono alleati per fare muro contro la richiesta del pizzo. Al comitato era presente anche l'imprenditrice Silvana Fucito, che dopo aver subito l'incendio del suo negozio, nel 2002, denuncio' i ricattatori, diventando successivamente presidente dell'associazione san Giovanni per la Legalita'. ''Ci riprovano, ma noi non ci riteniamo affatto sconfitti - ha concluso - la reazione della camorra non ci sorprende, stiamo combattendo e andremo avanti. Del resto, le associazioni esistono proprio per fronteggiare il rischio''. (ANSA).

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30 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (30/10/2006 - 08:15)

UCCISO IN AGGUATO, E' COGNATO DEI BOSS MISSO

NAPOLI - E' imparentato con la potente famiglia Misso del rione Sanita' Vincenzo Prestigiacomo, il 33enne pregiudicato, con precedenti per associazione mafiosa, ucciso stasera in un agguato a Napoli. In particolare, a quanto si e' appreso, l'uomo sarebbe cognato di Emiliano Zapata e Giuseppe Misso junior, figli del boss del rione Sanita' Giuseppe Misso. I Misso, clan storico della Sanita', in passato sono stati in conflitto con il cartello di clan che va sotto il nome di Alleanza di Secondigliano e piu' di recente con un gruppo scissionista interno al quartiere. Il delitto, secondo gli inquirenti, potrebbe segnare la ripresa di uno scontro tra le organizzazioni camorristiche cittadine. Prestigiacomo e' stato ucciso con quattro colpi di pistola alla testa esplosi a distanza ravvicinata, da poco piu' di un metro. I sicari hanno utilizzato uno o due revolver, calibro 22: sul luogo infatti non sono stati trovati bossoli. La vittima aveva da poco parcheggiato il suo motorino ed era entrato nel bar davanti porta San Gennaro, nel centro storico di Napoli. All'uscita del locale, scesi i tre gradini, e' stato affrontato dagli assassini. Secondo gli accertamenti della squadra mobile, Prestigiacomo aveva sposato Celeste Misso, figlia del boss Giuseppe Misso. Le indagini sarebbero orientate soprattutto sullo scontro che negli ultimi anni vede contrapposti i Misso a una fazione scissionista. Il delitto e' avvenuto in una zona ritenuta ''territorio'' sotto il controllo dei Misso. (ANSA).


UCCISO PARENTE BOSS MISSO, RISCHIO NUOVA FAIDA

NAPOLI - Un delitto che potrebbe essere il preludio a una nuova stagione della guerra tra i clan. E' avvenuto stasera a Porta San Gennaro, nel centro storico di Napoli, una zona sempre molto affollata. Obiettivo dei sicari Vincenzo Prestigiacomo, 33 anni, imparentato con i boss del potente clan Misso, del rione Sanita'. L'uomo, che ha precedenti per associazione mafiosa, ha sposato una figlia del capoclan, Giuseppe Misso, ed e' cognato di altri due esponenti di primo piano Emiliano Zapata e Giuseppe Misso junior. I sicari lo hanno affrontato mentre usciva da un bar. Quattro colpi alla testa esplosi con un revolver, probabilmente una calibro 22. Prestigiacomo e' morto all'istante. Una pallottola ha colpito di striscio a una gamba una nomade rumena, Fraga Tudor, di 32 anni, che era all'interno del bar. I Misso negli anni scorsi erano in guerra con il cartello di clan che va sotto il nome di Alleanza di Secondigliano. Di recente e' in atto uno scontro con un gruppo scissionista, composto cioe' da ex affiliati, attivi anch'essi al rione Sanita'. Quanto accaduto stasera a Napoli e' l'ultimo episodio, in ordine di tempo, della forte recrudescenza criminale, soprattutto nella provincia, che da piu' parti sta facendo invocare l'invio dell'esercito Un 19enne, ieri sera, e' stato ferito ieri sera a coltellate Poggiomarino (Napoli), durante una lite per futili motivi. ''Una parola di troppo'', cosi' in sintesi estrema spiegano in paese il motivo dell'aggressione. Michele Iervolino, 21 anni, autore del ferimento, e' stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio. ''Come sta Fabio? Ditemi che sta bene'', sono le prime parole che ha detto ai carabinieri al momento dell'arresto il 21enne, che ha precedenti per droga. In pochi giorni e' accaduto di tutto e di piu': una donna di 63 anni, alla quale avevano gia' ucciso due figli e il marito, ammazzata a Arzano in un agguato camorristico, un tabaccaio che reagisce a un tentativo di rapina e uccide un pregiudicato e ferisce il complice, e infine l'omicidio di Pozzuoli sabato sera dove un 16enne ha accoltellato mortalmente un ragazzo di 18 anni e ferito gravemente un altro giovane durante una lite per motivi di gelosia. Salvatore si trova ora detenuto e domani mattina comparira' davanti al gip del Tribunale per i minori per l'udienza di convalida. Una vicenda che molti trovano inspiegabile, soprattutto quanti conoscono il ragazzo, descritto come uno studente modello. ''Un bravissimo ragazzo'', lo ricorda l'istruttore della palestra di taekwondo di Pozzuoli che il 16enne frequentava con assiduita'. ''Non era uno dei nostri. I ragazzi del parco sono fatti e pensano in altro modo. Le questioni sentimentali sono capitate anche tra di noi. Le abbiamo chiarite con una discussione, forse con qualche pugno. Nessuno di noi cammina con un coltello a lama lunga in tasca'', dicono radunati davanti all'ospedale Santa Maria della Grazie gli amici di Loris De Roberto, il 18enne ferito sabato sera a coltellate. Rimangono stazionarie le condizioni: e' stato sottoposto a tre interventi chirurgici nelle ultime 36 ore per bloccare le emorragie interne, procurate dalla lesione ai polmoni. ''Dai Loris lotta per noi! Ti aspettiamo! Il tuo amico Vincenzo''. E' la scritta che campeggia di fianco all'ingresso della rianimazione . Tra gli amici si e' aperta una gara di solidarieta' per la donazione di sangue di cui Loris ha bisogno. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: BASSOLINO, NON RUBI FUTURO RAGAZZI
POTENZIARE MEZZI FORZE ORDINE E MAGISTRATURA

NAPOLI - ''La camorra, la criminalita' di strada e la violenza rischiano di rubare il nostro futuro, il futuro dei nostri ragazzi. Noi pero' non dovremo consentire che cio' accada: e' necessario andare avanti tutti insieme in una grande battaglia di liberta' e solidarieta' ''. E' quanto ha detto il presidente della giunta regionale della Campania, Antonio Bassolino, ribadendo anche la necessita' di potenziare, dove necessario, gli organici e le risorse di magistratura e forze dell'ordine. Bassolino e' intervenuto questa mattina alla presentazione dell'iniziativa che vede insieme Rai e Regione Campania, in collaborazione con l'ufficio scolastico regionale per la Campania ed il ministero per i beni e attivita' culturali per la realizzazione di un portale della cultura della regione dove i giovani studenti saranno protagonisti. Agli studenti Bassolino, riferendosi ai tre episodi di criminalita' accaduti nei giorni scorsi, ha chiesto un impegno per vincere ''la battaglia di liberta'''. ''Siamo di fronte a tre fatti diversi ma inquietanti - ha proseguito Bassolino - una donna, sospettata di essere donna di camorra, uccisa da agenti di camorra; un tabaccaio che ha sparato dopo un colpo nel suo negozio; un ragazzo di 16 anni che ha accoltellato un altro perche' evidentemente ha una concezione proprietaria delle persone''. Da qui la necessita', a giudizio di Bassolino, di far si' che i giovani abbiano sempre di piu' rispetto ''delle identita' delle altre persone''. Bassolino ha sottolineato che purtroppo camorra e criminalita' di strada accomunano la Campania a tante altre realta' del Sud, mentre quelli che si definiscono invece 'delitti civili' avvengono ''a Napoli come a Brescia''. Da qui la necessita' ''del contributo di tutti, del cambiamento di idee e di mentalita', con piu' cultura e valori veri'', ma senza trascurare l'esigenza di ''piu' risorse alla magistratura, con piu' polizia e carabinieri per le strade''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: DON PALMESE, SFIDUCIA? COLPA ISTITUZIONI
NON SANNO RISOLVERE PROBLEMI GENTE E ALIMENTANO RASSEGNAZIONE

NAPOLI - Se tra la gente serpeggia sfiducia e' anche colpa delle istituzioni, ''che non riescono ad affrontare i problemi e ad ascoltare i cittadini, contribuendo ad alimentare la rassegnazione''. Don Tonino Palmese, religioso salesiano e referente di Libera per la Campania, commenta cosi' lo stato d'animo dei napoletani nelle giornate difficili legate all'emergenza criminalita'. ''Oggi - sostiene don Palmese - il cittadino torna a casa con lo stesso senso di sfiducia, sia che si scontri con la camorra, sia che si incontri con le istituzioni. Questo non perche' le istituzioni siano colluse, anzi, ma perche' non riescono a rappresentare un punto di riferimento nella vita quotidiana, per risolvere concretamente mille problemi, dai rifiuti alla viabilita'''. Insomma, ''non basta che le istituzioni siano sane nel senso di non subire infiltrazioni mafiose: si puo' non avere il cancro, ma morire ugualmente per altre patologie non curate''. Cio' che manca ''sono persone e istituzioni cosi' autorevoli, nei fatti, da indicare un'alternativa e dare speranza''. Palmese cita un esempio: un recente incontro con un gruppo di familiari di vittime della camorra, impegnatisi in iniziative sociali e culturali. ''Molti di loro hanno la tentazione di lasciar perdere, perche' non si sentono aiutati nel lavoro che si ostinano a svolgere. Per la societa' civile sono un'enorme risorsa, e' grave che avvertano questo senso di sfiducia''. Quanto ai giovani che ormai uccidono per un nonnulla, il salesiano non ha dubbi: ''Sono privi di radici, immersi in una cultura che privilegia solo l'istinto. Purtroppo raccogliamo i frutti del nulla che e' stato seminato''. Ma l'indice viene puntato anche contro il disagio sociale: ''Quando si vive in citta' disegnate a misura non d'uomo ma di bestia, diventa tragicamente piu' facile estrarre il coltello''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: IERVOLINO, UNITI COME CONTRO TERRORISMO

NAPOLI - ''Le manifestazioni di violenza che in questi giorni hanno colpito il nostro territorio sono gravi e preoccupanti e rischiano di vanificare parte degli sforzi che si stanno compiendo per il rilancio della citta''. Lo afferma il sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo riferendosi a quanto accaduto negli ultimi giorni ''Le cause sono molteplici ed il rafforzarsi della camorra, attraverso il traffico di droga, costituisce l'asse portante intorno al quale ruotano molti degli episodi di violenza. - ha spiegato il sindaco - Occorre reagire con una mobilitazione delle istituzioni e della societa' civile unite come al tempo del terrorismo''. ''La repressione ed il controllo del territorio sono indubbiamente importanti, ma e' fondamentale tener conto che la radice del problema e' anche culturale e sociale. Ai giovani dobbiamo essere in grado di offrire, testimoniandoli, valori di rispetto della legalita', percorsi formativi e, soprattutto, occasioni di lavoro ed una buona qualita' della vita. - ha proseguito Iervolino - Nessuno puo' farcela da solo, occorre impegnarsi tutti insieme, Governo centrale, Enti Locali e societa' civile''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: IL PROF DI SCAMPIA, NO AD ESERCITO
BASTEREBBE PRESENZA PIU' FORTE DELLE FORZE DI POLIZIA

ROMA - L'esercito a Napoli? ''Non la vedo un'ipotesi molto fattibile. Questa cosa viene tirata fuori ogni qualvolta ammazzano qualcuno. Basterebbe una presenza piu' massiccia delle forze di polizia, come e' stato fatto l'anno scorso'': cosi' Nicola Finelli, il professore della Scuola Media Carlo Levi di Scampia, che quattro anni fa ha 'armato' di flauti, chitarre, microfoni e percussioni i Ragazzi di Scampia, approdati l'anno scorso al Festival di Sanremo, interviene sullo scontro sulla sicurezza a Napoli. ''Poi non significa niente - aggiunge - Non vedo l'utilita' di farlo per un periodo breve. Non e' che possono tenere qui l'esercito per un anno intero''. Per Finelli, ''ci sono sempre state faide, camorra, non e' in 10 giorni che si risolve la questione. Penso che potrebbe bastare una forte presenza delle forze dell'ordine, come hanno fatto l'anno scorso''. Dopo aver affermato che nel rione comunque ''non si sta vivendo questa cosa, anche perche' e' avvenuta fuori'', il professore dice: ''In effetti ci sono commissariati e polizia, ma hanno bisogno loro di qualcuno che li difenda, sono trincerati all'interno''. Per quanto riguarda il progetto Ragazzi di Scampia, ''stiamo continuando a portarlo avanti e ad allargarlo, anche in altre scuole, in altri quartieri. Abbiamo chiesto una struttura al Comune. E abbiamo bisogno di fondi perche' una scuola di musica costa. La circoscrizione ci ha promesso che ce la dara'. Ma - aggiunge il professore - le promesse dei politici lasciano sempre a desiderare. Ad oggi ci sono state solo chiacchiere e belle promesse. Finora ci ha aiutato solo RaiTrade'', che ha prodotto il primo disco. E conclude: ''E' inutile fare retorica. Abbiamo dato opportunita' a dei giovani di fare nuove esperienze di vita, senza tante velleita'. Sanremo (dove hanno presentato un brano firmato da Gigi D'Alessio e da Mogol, ndr.) e' stata una parentesi, che e' servita molto, il disco ha venduto bene''. L'anno scorso al teatro Politeama i Ragazzi di Scampia sono stati protagonisti di un concerto con grandi nomi del panorama musicale italiano, al quale hanno partecipato oltre mille persone arrivate da Scampia con i pullman. All'inizio dell'anno prossimo, sempre a Napoli, si replichera' l'evento. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: L'ESERCITO? ISTITUZIONI DICONO NO
MA CHI PENSA A SOLDATI LI VUOLE PER PRESIDIO OBIETTIVI SENSIBILI

NAPOLI - I no classici e i si' che non ci si aspetterebbe all'ipotesi dell'arrivo dell'esercito, mentre il sangue aumenta nelle ultime ore a Napoli: per la verita' il bollettino si aggiorna al minuto, con una rumena ferita per errore in un ennesimo agguato di camorra, in piazza Cavour, e un cadavere eccellente, un uomo imparentato con i boss Misso. E' il guardasigilli Clemente Mastella a mettere fine al ''tabu'', accettando di discutere sulla proposta avanzata ieri dal leghista Roberto Calderoli. Insomma: Napoli vuole davvero i militari per le strade? La citta' si divide, sembra prevalgano i no, ma non mancano i consensi alla prospettiva della 'tolleranza zero'. Chi vuole che l'eventualita' arretri, risponde provando ad immaginarselo, l'esercito per strada: ''Un omicidio, che fa un soldato, spara?''. I militari ''sarebbero un corpo estraneo''. Di piu', ''una provocazione'', ''un trauma'', ''Napoli come Baghdad''. Chi risponde ''si''' immagina di liberare gli obiettivi sensibili in modo da avere piu' forze dell'ordine in strada. E da piu' parti il richiamo ad Alto Impatto: l'esperimento che porto' 1000 uomini in piu' alle forze dell'ordine, consentendo alla citta' di respirare, nel 2003. All'esercito sono contrari i vertici delle istituzioni: il sindaco Rosa Russo Iervolino, il presidente della Campania Antonio Bassolino, il presidente della Provincia Dino di Palma. E anche il procuratore della Repubblica Giovandomenico Lepore e il cardinale Crescenzio Sepe. Tacciono il questore Oscar Fioriolli e il comandante dei carabinieri Gaetano Maruccia. Mentre il rettore del primo ateneo cittadino Guido Trombetti accetta che a decidere sia chi ne ha la competenza. Non risolverebbe il problema, secondo il presidente della Camera di Commercio, Gaetano Cola. ''Ci sono diversi problemi: c'e' la criminalita' organizzata e c'e' la criminalita' di strada. Che farebbe l' esercito?'', aveva ribattuto Bassolino replicando all'ipotesi di Calderoli. Al freno di ieri aggiunge oggi: ''La camorra, la criminalita' di strada e la violenza rischiano di rubare il nostro futuro, il futuro dei nostri ragazzi. Noi pero' non dovremo consentire che cio' accada: e' necessario andare avanti tutti insieme in una grande battaglia di liberta' e solidarieta'''. Iervolino insiste sulle strategie di controllo del territorio cui si lavora con il ministero dell'Interno: ''La repressione ed il controllo del territorio sono indubbiamente importanti, ma e' fondamentale tener conto che la radice del problema e' anche culturale e sociale. Nessuno puo' farcela da solo, occorre impegnarsi tutti insieme, Governo centrale, Enti Locali e societa' civile''. Bocciata l'ipotesi dal cardinale Sepe: ''Serve una formazione alla cultura della legalita. Le forze dell'ordine lavorano tanto per rispondere a tutte le emergenze''. Senza la prevenzione pero' ''non troveremo alcuna soluzione nell'esercito o in altre forme di repressione''. Per il procuratore Lepore, da sempre contrario, ''sarebbe molto piu' opportuno che i soldi utilizzati per una manovra del genere fossero spesi invece nell' aumento delle risorse per le attivita' investigative, per la giustizia, e per un controllo piu' capillare del territorio da parte delle forze dell'ordine''. ''Puo' anche essere utile, ma non risolve il problema - e' l'opinione di Cola - Lo abbiamo gia' sperimentato in passato e non mi pare che ci siano stati cambiamenti sostanziali''. Qualche sociologo si', Domenico De Masi, ''la sinistra non proceda con schemi ideologico, servirebbe a liberare gli obiettivi''; qualche sociologo no, Enrico Pugliese, ''una proposta razzista, sarebbe per la citta' una prova evidente della sconfitta''; qualcun altro non esclude l'ipotesi, Enrica Morlicchio, ''potrebbe servire a ridare sicurezza alla gente, assieme a politiche sociali inclusive''. No per lo scrittore Erri De Luca, ''servirebbe a fare riempire posti letto, sarebbe interessante forse l'indotto - provoca - ma risulterebbe totalmente inefficace alla causa''. No per un sacerdote di frontiera, che vive a Scampia, Fabrizio Valletti: ''Resterebbe un corpo estraneo, la criminalita' organizzata e' troppo raffinata per l'esercito. A che servirebbe allora?''. Risponde anche l'ex questore Franco Malvano: ''Sarebbe un trauma per il turismo e per la citta'. I militari possono venire a Napoli soltanto a presidiare obiettivi sensibili, per liberare le forze dell'ordine. Sarebbe dannoso averli in giro per le strade di Napoli. Meglio riproporre Alto impatto''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI:SERVIZI, RISCHIO SANGUINOSE FAIDE
DIA: CLAN IN CONTINUO FERMENTO, AGGRESSIVITA' ACCESA

ROMA - Il rischio di ''sanguinose faide'' di camorra nell' area napoletana era stato segnalato nell' ultima Relazione semestrale dei servizi segreti inviata dal Cesis al Parlamento. L' attivita' informativa dell' intelligence, rileva la Relazione, ''ha individuato nei quartieri centrali partenopei le situazioni di maggior tensione, che potrebbero far registrare la rivitalizzazione di sanguinose faide''. Nell' hinterland vesuviano, proseguono i servizi, ''contrassegnato da modelli operativi improntati ad un forte radicamento sul territorio e all' infiltrazione dell' economia legale, le operazioni condotte dalla Direzione investigativa antimafia il 15 ed il 26 maggio hanno fortemente ridimensionato il gruppo egemone, delineando mire espansionistiche da parte di altri sodalizi''. E proprio la crisi delle principali alleanze, un tempo capaci di controllare le bande polverizzate sul territorio, notano gli 007, ha offerto inediti spazi a gruppi emergenti e favorito ripetuti cambi di fronte. Anche la Dia, nella sua ultima Relazione inviata al Parlamento, evidenzia il ''continuo fermento'' dei gruppi mafiosi campani e la peculiarita' della realta' delinquenziale locale, caratterizzata da ''un' accesa aggressivita'''. Rileva inoltre la ''stretta correlazione esistente tra la capacita' di controllo dei traffici illeciti ed il numero dei fatti di sangue''. Laddove, infatti, il clan criminale si vede messo in discussione da un altro clan, osserva la Dia, ''scatena faide per l' affermazione della supremazia, tanto piu' violente quanto piu' rilevanti sono gli interessi criminali in gioco''. A Napoli, secondo la Direzione investigativa antimafia, il '''cartello' dominante continua ad essere quello costituito dai sodalizi Misso-Mazzarella-Sarno, che opera nell' area metropolitana e in diversi comuni limitrofi del capoluogo campano, direttamente o attraverso gruppi mafiosi alleati''. Ma alcuni fatti di sangue che hanno riguardato frange del 'cartello' dimostrano che ''la densita' criminale di alcuni quartieri continua a generare aspri contrasti tra le organizzazioni mafiose in cerca di maggiori spazi di azione''. (ANSA).

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29 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (29/10/2006 - 08:04)

DONNA UCCISA: SPUNTA IPOTESI TERZO CLAN IN AREA FAIDA
GESTIVA PIAZZE DROGA DI 2 FIGLI UCCISI, VICINI AL CLAN DI LAURO

NAPOLI, 29 OTT - Gestiva lo spaccio e organizzava personalmente il mercato della droga nelle piazze ereditate dai suoi figli, due giovani vicini al clan Di Lauro, uccisi nel giugno scorso dalla camorra: e forse, proprio in questi ultimi mesi, Patrizia Marino, 45 anni, freddata ieri dai proiettili di un sicario, ad Arzano (Napoli), aveva dato fastidio a qualcuno, con pretese ritenute eccessive da chi avrebbe per questo deciso di farla fuori. L'ennesimo omicidio, avvenuto nella serata di ieri nella periferia nord del capoluogo campano, in un negozio di articoli sportivi, riaccende l'attenzione anche sulla faida scatenata dai cosiddetti scissionisti del clan di Lauro, per la contesa del 'supermercato' degli stupefacenti attivo fra i quartieri popolari di Scampia e Secondigliano. La donna era fra l'altro imparentata con un collaboratore di giustizia, Domenico Rocco, un nipote: elemento preso naturalmente in considerazione dalla dda della Procura di Napoli, coordinata dal pm Franco Roberti. Su questo caso prende corpo pero' nelle ultime ore l'ipotesi di un terzo clan, stuzzicato proprio da una donna ormai lanciata in una 'carriera' pericolosa, titolare di una attivita' massiccia, che gestiva probabilmente da sola, avvicinandosi troppo all'area di interessi controllati da un altro gruppo criminale. Troppe richieste, la donna insomma si sarebbe avvicinata troppo a chi ne ha voluto poi la morte. La Marino conduceva gli affari ereditati dai due figli, Ciro e Domenico Girardi, di 22 e 26 anni, vicini al clan Di Lauro: fino alla fine, arrivata ieri sera, in via Volpicelli, dove si trovava con la figlia, una bambina di 12 anni, che ha fatto in tempo a fuggire. Secondo la prima ricostruzione dei fatti, a far fuoco ripetutamente - sul posto sono stati trovati quattro bossoli a terra - sarebbe stata una sola persona, a volto coperto, poi scappata. Sul fatto procede la squadra mobile della questura di Napoli. Due piste dunque, secondo gli inquirenti, che non tralasciano naturalmente l'ipotesi di una 'coda' della faida di Secondigliano, e della classica vendetta trasversale, movente che, a meno di 24 ore dall'omicidio, sembra meno convincente agli investigatori. (ANSA).

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27 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (27/10/2006 - 02:32)

DUE ERGASTOLI PER OMICIDIO NEL NAPOLETANO

NAPOLI - Antonio Di Buono e Michele Di Lauro, ritenuti affiliati al clan camorristico dei Crimaldi, sono stati condannati all'ergastolo per l'omicidio di Pasquale Castaldo, presunto esponente dell'omonimo clan, avvenuto a Caivano, in provincia di Napoli, il 19 settembre 2003, e per il reato di associazione mafiosa. La sentenza e' stata emessa dalla quinta sezione della Corte di Assise che ha accolto le richieste del pm della Dda Carmine Esposito. Il delitto, secondo la ricostruzione degli inquirenti bastata soprattutto su intercettazioni telefoniche e ambientali, e' da inquadrare nell'ambito dello scontro tra le due organizzazioni per il controllo degli affari illeciti, soprattutto il traffico di droga. Assolti dall'accusa di omicidio, ma condannati a 13 e 10 anni di reclusione Domenico La Montagna e Antonio Aloia, riconosciuti responsabili di associazione camorristica, traffico di droga e detenzione di armi. Cinque anni, infine, sono stati inflitti a Salvatore Giordano Pacilio, che avrebbe dato alle fiamme l'auto utilizzata dal commando omicida. (ANSA).


OMICIDIO AI QUARTIERI SPAGNOLI, DUE ERGASTOLI CONDANNATO BOSS SALVATORE CARDILLO, DETTO BECKENBAUER

NAPOLI - Il boss della camorra Salvatore Cardillo, detto Beckenbauer, e Gennaro Sola sono stati condannati all'ergastolo quali mandante ed esecutore materiale dell'omicidio di Raffaele Scarnato, avvenuto a Napoli, ai Quartieri Spagnoli, il 27 novembre 1989. La sentenza e' stata emessa oggi dalla seconda sezione della Corte di Assise, che ha accolto le richieste del pm della Dda. Otto anni di reclusione sono stati inflitti al collaboratore di Giustizia Ciro Ruggiero, anch'egli ritenuto esecutore materiale, che ha dato un forte contributo alle indagini. La Corte, su richieste della Dda, ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Cardillo, capo storico del clan di S. Anna di Palazzo e leader del gruppo scissionista del clan Marian. Cardillo era stato scarcerato nei mesi scorsi avendo beneficiato dell'indulto. (ANSA).


RIFIUTI:BERTOLASO SOTTO SCORTA

NAPOLI - Smaltimento dei rifiuti: la Campania e' la grande ammalata. Guido Bertolaso, capo del dipartimento della Protezione civile, non esita a dire che ci ''troviamo dinanzi ad un ammalato che e' in sala di rianimazione''. A Bertolaso, che da poco piu' di tre settimane ha assunto anche l'incarico di commissario di governo per l'emergenza rifiuti in Campania, e' stata assegnata una scorta anche se, come egli stesso ha assicurato, non ha subito minacce. Una sorveglianza che pero' viene considerata come un segnale del clima teso che si continua a respirare in regione. Bertolaso pero' ha avvertito che la camorra ''non deve diventare un alibi per coprire disfunzioni'' e che e' necessario continuare a lavorare per trovare la soluzione ad una crisi senza fine, iniziata appunto dodici anni fa. E' questo il quadro della situazione emerso oggi nel corso delle audizioni, svoltesi negli uffici della prefettura di Napoli, da parte della commissione ambiente del Senato. Al momento nella regione e' attiva solo una discarica, quella di Villaricca. La macchina del commissariato ha provveduto alla rimozione di circa 30mila tonnellate di spazzatura che nelle scorse settimane si sono accumulate lungo le strade che sono state stoccate in siti provvisori. Al momento e' stato deciso di far ricorso al trasferimento fuori regione (sono state portate poco piu' di 8000 tonnellate) e si ipotizza di portare la spazzatura anche all'estero. Ma si tratta, e' stato ribadito, di soluzioni provvisorie anche perche' eccessivamente costose: ogni mese il commissariato di governo segna un deficit di 5 milioni di euro. ''L'emergenza dura ormai da 12 anni ma si e' drammaticamente aggravata negli ultimi cinque'', ha denunciato invece Tommaso Sodano, presidente della commissione ambiente del Senato, evidenziando che l'unica soluzione al momento e' quella del ricorso alle discariche. Una scelta che amareggia: dodici anni fa le discariche furono chiuse ''perche' si disse che erano controllate dalla camorra e ora siamo costretti a riaprirle senza aver eliminato la camorra dal ciclo dei rifiuti'', dice il parlamentare. Sodano ha chiesto che sia redatto un piano non in contrasto con le linee di sviluppo economico della regione, con una impiantistica compatibile; piano che sia redatto di intesa con le comunita' locali e con il quale si possa verificare la disponibilita' offerta da alcune realta'. Duro il commento di alcuni esponenti di minoranza della commissione che hanno parlato di ''vergogna nazionale''. Il senatore Pasquale Giuliano (Forza Italia) ha detto che a sua giudizio ''il problema non ha immediate soluzioni'' e che dalle audizioni tenute oggi si e' avuta ''la conferma che c'e stata una gestione scandalosa della emergenza''. Giuliano si e' soffermato sul mancato utilizzo degli addetti Lsu per la differenziata, sul passaggio di mano delle aree utilizzate come discariche e delle ''tante consulenze delle quali non vi era bisogno''. (ANSA).


RIFIUTI: CAMPANIA; SODANO, DISCARICHE PER USCIRE DA CRISI AUDIZIONI A NAPOLI COMMISSIONE AMBIENTE SENATO

NAPOLI - La gestione dell'emergenza rifiuti in Campania e' stata fallimentare e per uscire dall'emergenza, al momento, l'unica strada e' quella di ricorrere alle discariche, anche con provvedimenti straordinari, nonostante dodici anni fa ne fosse stata decisa la chiusura. E' quanto ha detto il presidente della Commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano, in una conferenza stampa nel corso dell'audizione tenuta oggi negli uffici della prefettura di Napoli. ''L'emergenza dura ormai da 12 anni ma si e' aggravata negli ultimi cinque'', ha denunciato Sodano che e' tornato a criticare la decisione, assunta negli anni passati, di far ricorso a un gestore unico del ciclo - ovvero la Fibe - decisione che e' stata superata. Sodano pero' ha rilevato che la societa' ha di fatto ancora rapporti con il commissariato di governo e che ha fatturato nei primi 10 mesi dell'anno ''circa 80 milioni di euro per i servizi prestati''; servizi previsti dal decreto legge approvato nel novembre 2005 e poi convertito nel febbraio scorso. Per Sodano e' necessario verificare concretamente la disponibilita' offerta oggi nel corso dell'audizione da parte degli enti locali (come le province di Salerno, Benevento e Avellino e le citta') coinvolgendo le comunita' locali per la stesura del piano rifiuti, che ''non puo' essere redatto da chi viene da fuori'' e deve essere in sintonia con le linee di sviluppo. Quindi il presidente della commissione ambiente ha anche rivolto un appello alla Regione ''che non puo' continuare a rimanere in silenzio come ha fatto in questi anni''. A giudizio di Sodano e' impensabile continuare pensare di far ricorso ancora alla solidarieta' di altre regioni, alcune delle quali sono gia' in una fase di pre-emergenza. ''Nel febbraio del '94 si chiusero le discariche perche' si disse che erano controllate dalla camorra - ha aggiunto Sodano - e ora dopo dodici anni siamo costretti a riaprirle senza aver eliminato la camorra dal ciclo dei rifiuti''. Di positivo per Sodano c'e' il decreto emesso recentemente dal governo ma ''il clima non e' migliore: non si comprende perche' periodicamente si debba discutere periodicamente dell'emergenza della Campania in Parlamento. Se questa regione non riesce a dimostrare di aver voltato pagina noi avremo difficolta' anche a far convertire il decreto''. I rappresentanti dell'opposizione in commissione (Mauro Libe', Gennaro Coronella e Pasquale Giuliano) invece hanno stigmatizzato l'assenza del presidente della Giunta regionale della Campania, Antonio Bassolino. ''Le audizioni di oggi sono state di grande interesse - ha detto Pasquale Giuliano - perche' abbiamo preso atto di quella che e' una vera vergogna nazionale. Il problema non ha immediate soluzioni, abbiamo la conferma che c'e stata una gestione scandalosa della emergenza''. Giuliano si e' soffermato sul mancato utilizzo degli addetti Lsu, sul passaggio di mano delle aree utilizzate come discariche e delle ''tante consulenze delle quali non vi era bisogno''. (ANSA).


RAPINATORE UCCISO DA TABACCAIO

NAPOLI - Un rapinatore ucciso, il complice 16enne ferito e catturato dai carabinieri: e' accaduto stasera a Crispano, comune dell'hinterland settentrionale di Napoli, dove un tabaccaio ha reagito a un tentativo di rapina messo in atto poco prima della chiusura del negozio. Un bandito armato spalleggiato da un complice ha fatto irruzione nella tabaccheria; forse per intimidire la vittima, il rapinatore ha esploso un colpo che ha mandato in frantumi la vetrina. La dinamica deve essere ancora ricostruita nei dettagli dai carabinieri, che stanno interrogando il negoziante. La reazione del tabaccaio, un ex poliziotto, e' stata fulminea. L'uomo ha sparato piu' colpi all'indirizzo degli aggressori: Francesco Amura, 35 anni, con diversi precedenti penali, che impugnava l'arma, e' morto all'istante. Il complice sedicenne, G.D.G., e' stato raggiunto da un proiettile a un fianco; il ragazzo ha provato a fuggire, ma e' stato bloccato poco dopo dai carabinieri. I medici non ritengono che le sue condizioni siano gravi, anche se in serata e' stato disposto il ricovero al piu' attrezzato ospedale Cardarelli di Napoli. Davanti alla tabaccheria si sono radunati numerosi amici e parenti dell'ucciso, che hanno inveito contro il tabaccaio mentre quest'ultimo veniva ascoltato dai carabinieri all'interno del negozio. La recrudescenza della criminalita' in provincia di Napoli ha fatto anche registrare in mattinata, a Torre del Greco, un omicidio di chiaro stampo camorristico: un uomo con precedenti penali, Luciano Loffredo, e' stato assassinato a colpi di arma da fuoco in via Circumvallazione. La vittima era a bordo della sua ''Smart'' quando e' stato avvicinato da due persone in sella ad uno scooter. Ha abbandonato l'auto nel traffico e ha provato a fuggire, ma e' stato raggiunto, non lontano dalla caserma dei carabinieri, e freddato con diversi colpi di arma da fuoco. (ANSA).

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26 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (26/10/2006 - 02:30)

ESTORSIONE A COMMERCIANTI, DUE FERMI A NAPOLI

NAPOLI - Due uomini - Achille Esposito, 39 anni e Claudio Sorrentino, 43 anni - sono stati fermati dagli agenti della squadra mobile di Napoli e del commissariato di Bagnoli, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica, perche' indiziati di aver avanzato richieste estorsive ad alcuni commercianti di viale Campi Flegrei. Achille Esposito scarcerato di recente, e' gia' noto alle forze dell'ordine. Nel 2004 fu arrestato per tentata estorsione aggravata, per aver chiesto la somma di 2000 euro al proprietario di un autolavaggio di Agnano. Sorrentino, invece. nel 2003 venne denunciato per tentata estorsione aggravata in concorso con un esponente di spicco del clan capeggiato da Domenico D'Ausilio, alias ''Mimi o'sfregiato'', capo clan di Bagnoli, scarcerato il 22 dicembre scorso ed attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di Villaricca.


NAPOLI; POLIZIA SEQUESTRA BENI PER 250MILA EURO

NAPOLI - Gli agenti della questura di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Napoli - sezione misure di prevenzione (presidente Vincenzo Lomonte, giudici Lucia La Posta e Paola Faillace) ai sensi della normativa antimafia, nei confronti di Gennaro Formigli, 60 anni, napoletano, ritenuto legato dapprima all' organizzazione malavitosa facente capo a Giovanni Alfano e poi, dopo l'arresto di quest'ultimo avvenuto nel 1997, a quella capeggiata da Luigi Cimmino, operante nella zona alta di Napoli, Vomero, Arenella, Torretta e Posillipo. Il decreto di sequestro e' stato emesso in accoglimento di una proposta del Questore. In particolare, sono stati sequestrati, a Marano di Napoli un appartamento ed un box, intestati ad un familiare dell'uomo. Il valore complessivo del patrimonio posto sotto sequestro ammonta a circa 250mila euro. Formigli ha precedenti penali per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. (ANSA).

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25 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (25/10/2006 - 02:28)

SEQUESTRATE TELECAMERE A PROTEZIONE CASE BOSS

NAPOLI - Tre impianti di videosorveglianza collocati a protezione delle abitazioni di personaggi ritenuti contigui al clan Mazzarella sono stati sequestrati dai carabinieri nel quartiere San Giovanni a Teduccio, alla periferia orientale di Napoli. La vasta operazione di controllo e' stata disposta dal Comando Provinciale dei carabinieri di Napol, con l'intervento della compagnia di Poggioreale, il Nucleo operativo, le CIO (Compagnie di Intervento Operativo) dei Battaglioni Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, artificieri antisabotaggio e unita' cinofile di Napoli e un elicottero del 7ø elinucleo di Pontecagnano (SA). I militari hanno eseguito numerose perquisizioni domiciliari nel rione Pazzigno e nel rione Villa, quest'ultimo roccaforte del clan camorristico dei Reale-Rinaldi contrapposto ai Mazzarella per il controllo degli affari illeciti. Sono stati sequestrati anche due giubbotti antiproiettile nella casa di altro fiancheggiatore, un puntatore laser per arma da fuoco, un pugnale, una mazza da baseball ed un martello rompivetro nella casa di un 38enne pregiudicato. E' stata denunciata in stato di liberta' una donna che aveva occupato abusivamente un appartamento a Pazzigno. (ANSA).


SEQUESTRATI BENI AI CLAN PER 250 MILIONI DI EURO

NAPOLI - La sezione misure di prevenzione patrimoniali della questura di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Napoli nei confronti di Armando Del Core, 46 anni, detto 'o pastore', personaggio di spicco del clan Nuvoletta (e' stato condannato all'ergastolo per l'omicidio del giornalista Giancarlo Siani). Secondo gli inquirenti, i profitti illeciti di Del Core, erano stati investiti nell'acquisto di immobili intestati a un prestanome. In particolare e' stato sequestrato un immobile di sette vani a Marano, intestato alla moglie, e quote di un terraneo adibito a garage. Il valore del patrimonio sequestrato ammonta a circa 300.000 euro. Armando Del Core ha precedenti per associazione camorristica, omicidio, porto detenzione di armi e munizioni, ricettazione, associazione finalizzata al furto ed al riciclaggio di auto, falsita' materiale. Ma e' nel settore del traffico di sostanze stupefacenti che risulta essere particolarmente attivo prendendo parte, secondo quanto emerso dalle inchieste, ad operazioni finanziarie collegate ad attivita' illecite dei Nuvoletta, quali l'acquisto di grosse partite di stupefacenti dall'estero. Del Core fu riconosciuto colpevole di essere uno degli autori materiali dell'omicidio del cronista del Mattino Giancarlo Siani, avvenuto il 23 settembre 1985. E' stato condannato all'ergastolo con pena definitiva. (ANSA).

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24 ottobre 2004

di 'O SISTEMA (24/10/2006 - 09:45)

CATTURATO LATITANTE CAPO CLAN ESPOSITO

ROMA - I carabinieri della Compagnia di Mondragone, insieme con il personale della Dia di Napoli, hanno catturato ieri sera a Baia Domitia il latitante Gualtiero Esposito, elemento di vertice del clan omonimo (detto anche dei ''Muzzoni''), operante nell'alto Casertano e nel basso Lazio. Ricercato da circa dieci anni, Esposito, 40 anni detto Walter, deve scontare la pena definitiva di 30 anni ed era inserito nella lista dei 500 latitanti piu' pericolosi sul territorio nazionale. Esposito, inoltre, qualche anno fa e' stato raggiunto anche da un'ordinanza di custodia cautelare per l'omicidio di Castrese Di Tora, un esponente vicino al boss degli anni Settanta Alberto Beneduce di Sessa Aurunca. La vittima sarebbe stata punita per una sua presunta vicinanza al clan dei Casalesi dopo essersi rifiutato di allearsi con il clan locale degli Esposito-Muzzoni. Per questo delitto, vi sono stati vari gradi di giudizio per diversi esponenti del clan Sessano. Dopo l'arresto in Spagna del capo carismatico dei Muzzone, Mario Esposito, estradato dalla Spagna alcuni anni fa, a reggere le fila della cosca, secondo gli inquirenti, vi sarebbero Giovanni ed Emilio Esposito. La cattura di Gualtiero, stando a quanto si apprende, e' frutto di un lungo lavoro investigativo dei militari della compagnia dei carabinieri di Mondragone che hanno acquisito importanti elementi sul luogo monitorando, tra le altre cose, i movimenti di persone vicine alla moglie e alla famiglia del latitante. (ANSA).


NAPOLI - Gli agenti della sezione antiestorsioni della squadra mobile di Napoli hanno arrestato Alfonso Mazzarella, 24 anni, pregiudicato, con l'accusa di tentata estorsione aggravata. Le indagini hanno riguardato un cantiere edile sito a Piazza Calende, nel cuore di Forcella. I poliziotti, fingendosi operai, per giorni hanno atteso l'arrivo dell'emissario del clan. Oggi si e' presentato Mozzarella che, dopo aver minacciato le maestranze, ha richiesto la somma di 1.500 euro a titolo estorsivo. A quel punto i poliziotti sono intervenuti arrestandolo in flagranza di reato. Alfonso Mozzarella, pregiudicato per droga e armi, e' figlio di Vincenzo, cugino dei piu' noti fratelli Ciro, Vincenzo, e Gennaro Mozzarella, storici capi clan. Il giovane nell'aprile di quattro anni fa, fu arrestato dalla squadra mobile perche' possesso di un revolver cal.38. (ANSA).

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23 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (23/10/2006 - 12:59)

UCCISO IN AGGUATO CANTANTE NEOMELODICO

NAPOLI - Antonio Invito, un cantante neomelodico originario di Acerra (Napoli), è morto all'alba a causa delle ferite riportate in seguito ad un agguato avvenuto nella serata di ieri. L'uomo, 36 anni, era da poco sceso dalla sua abitazione quando, in piazza dei Martiri nel comune a nord di Napoli, è stato affrontato da uno sconosciuto che gli ha esploso u