31 ottobre 2006
CRIMINALITA' NAPOLI: LUMIA (DS), SI' A ESERCITO SE SERVE
PER SOLLEVARE FORZE ORDINE DA SORVEGLIANZA OBIETTIVI SENSIBILI
ROMA - ''Se per fare una lotta migliore
bisogna usare in minima parte l' esercito, non per militarizzare
la Campania ma per sollevare le forze dell' ordine dalla
sorveglianza degli obiettivi sensibili, si puo' anche fare,
purche' questo porti ad un supplemento di qualita' nel lavoro
investigativo e nelle attivita' di controllo del territorio''.
Lo sostiene Giuseppe Lumia (Ulivo).
''La valida relazione che la Dia torna ad offrire al
Parlamento - spiega Lumia - conferma l' urgenza di ridare forza,
risorse, investigatori capaci alla lotta alla criminalita'
organizzata. Il Governo e' in grado di dare una risposta forte a
questa domanda di cambiamento che parte dal Sud e deve farlo con
un supplemento di impegno che deve saper individuare le
priorita'''. I progetti del ministero dell' Interno, sottolinea,
''vanno gia' in questo senso cercando di sollevare i poliziotti
da lavori d' ufficio che possono benissimo svolgere impiegati
civili''.
''Dall' altra parte - prosegue il parlamentare - bisogna
investire perche' su Napoli, la sua provincia e sul casertano ci
sia una vera e propria svolta sociale che rinforzi le attivita'
di formazione alla legalita', dia fiducia agli imprenditori che
si ribellano al racket e individui strumenti rapidi per
sottrarre alla camorra le ricchezze accumulate con la violenza e
la sopraffazione''. (ANSA).
AGGUATO A NAPOLI, NUOVA SCISSIONE NEL CLAN MISSO
INDAGINI SU UCCISIONE DI PRESTIGIACOMO, PARENTE DEI BOSS MISSO
NAPOLI - L'agguato di ieri sera a Porta San
Gennaro, nel centro antico di Napoli, con l'uccisione del
pregiudicato Vincenzo Prestigiacomo, di 33 anni, e il ferimento
di una nomade rumena, Fraga Tudor, di 32, colpita di striscio
mentre era al bar, potrebbe essere il segno di una ulteriore
lacerazione all'interno del clan Misso, una della piu' potenti
organizzazioni camorristiche della citta'. E' una ipotesi sulla
quale stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile di
Napoli diretta da Vittorio Pisani.
Prestigiacomo, che aveva precedenti per associazione mafiosa,
era in rapporti di parentela e di ''affiliazione'' con gli
esponenti del clan. Era sposato con Celeste Misso, sorella di
Emiliano Zapata e Giuseppe Misso junior.
Sono tutti figli di Umberto Misso, fratello del capoclan
Giuseppe Misso, soprannominato 'o nasone, personaggio di rilievo
della camorra napoletana al centro di innumerevoli vicende
giudiziarie. Negli anni scorsi, tra l'altro, Giuseppe Misso (che
e' dunque lo zio e non il padre di Celeste, Emiliano e Giuseppe
junior, come erroneamente era stato comunicato ieri) fu tra
l'altro processato e assolto dall'accusa di essere uno dei
mandanti della strage del rapido 904 avvenuta nel 1984).
Giuseppe Misso e' uno degli uomini di punta della camorra da
oltre un ventennio. Negli ultimi anni, secondo quanto emerso da
diverse inchieste condotte dalla Dda di Napoli, aveva acquisito
un ruolo egemone tra i clan cittadini, entrando in conflitto con
il cartello di cosche che va sotto il nome di Alleanza di
Secondigliano. Uno scontro al quale sono attribuiti numerosi
omicidi, che si sarebbe concluso con una tregua stipulata con
uno dei leader dell'Alleanza, Eduardo Contini, detto 'o romano.
Di recente all'interno della organizzazione dei Misso,
proprio tra la malavita organizzata del rione Sanita', si e'
verificata una scissione capeggiata da un ex affiliato,
Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto sembrava tuttavia
essersi attenuato.
Il delitto di ieri sera potrebbe dunque significare la
ripresa della faida interna (ma tale ipotesi non troverebbe
molto credito tra gli investigatori) oppure il segno di una
nuova, ulteriore scissione. Presigiacomo - sottolineano gli
inquirenti - era legato soprattutto al gruppo che fa riferimento
a Emiliano Zapata e Giuseppe jr. Potrebbe essere stato punito
per qualche iniziativa ''autonoma'' che rischiava di alterare i
nuovi equilibri all'interno della criminalita' del rione. In
questo caso il delitto potrebbe anche restare un episodio
isolato, senza dare innesco a nuove vendette e regolamenti di
conto.
Appare molto difficile ricostruire la dinamica dell'agguato.
La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una
zona molto affollata, non avrebbe raccolto testimonianze
significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e'
stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di
un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22.
Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da
Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu'
sicari.
E' tuttora ricoverata all'ospedale Incurabili la nomade
rumena ferita di striscio a una gamba. La donna ha raccontato di
essere stata colpita mentre prendeva un caffe' nel bar dal quale
era appena uscito Prestigiacomo. In giornata il presidente del
consiglio comunale Leonardo Impegno si rechera' in ospedale a
portare la solidarieta' della citta' alla giovane rumena. (ANSA).
FAIDA SANITA'; CLAN MISSO, SETTE ARRESTI
NAPOLI - E' in corso da questa mattina
all'alba un' operazione dei carabinieri del Nucleo operativo del
comando provinciale di Napoli, che stanno eseguendo sette
ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Dda di
Napoli nei confronti di altrettante persone ritenute
appartenenti al clan camorristico dei Misso.
Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano
della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i
Misso ed una componente scissionista dello stesso clan.
Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in
carcere viene contestata, tra l'altro, l'associazione per
delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento aggravato.
L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di
febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca
latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso mese
di giugno di altrettanti affiliati al clan.
Ieri sera, in un agguato, in via Porta San Gennaro, a Napoli
e' morto il marito della figlia del boss Giuseppe Misso,
Vincenzo Prestigiacomo. Gli arrestati sono accusati in
particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata
Misso, catturato dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a
fuggire in aereo in Spagna.
L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una
indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione
Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo
scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro
concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo
tra le due organizzazioni.
Tra le fasi salienti dell'inchiesta, la Dda di Napoli e i
carabinieri ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente
del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di
Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito,
24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari
emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale
antimafia.
Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di
Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli
altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro
Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale
Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della
latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su
intercettazioni telefoniche. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO,IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA
NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di
un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli,
contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione
camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che
potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio'
soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San
Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33
anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il
ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore.
I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su
richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia.
Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano
della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i
Misso ed una componente scissionista dello stesso clan.
Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in
carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e
favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la
cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente
Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di
otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di
altrettanti affiliati al clan.
I sette arrestati sono accusati in particolare di aver
favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a
febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a
fuggire in aereo in Spagna.
L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una
indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione
Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo
scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro
concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo
tra le due organizzazioni.
Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano
l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso,
ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo
Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni,
e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal
gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di
Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli
altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro
Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale
Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della
latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su
intercettazioni telefoniche.
Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta
indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe
innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non
semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia,
nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto
affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze
significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e'
stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di
un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22.
Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da
Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu'
sicari.
Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone
tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza
di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei
boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna
con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino.
Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di
Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova
scissione. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO, IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA
SETTE ARRESTI DOPO L'AGGUATO DI IERI SERA TRA LA FOLLA
NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di
un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli,
contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione
camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che
potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio'
soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San
Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33
anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il
ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore.
I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su
richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia.
Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano
della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i
Misso ed una componente scissionista dello stesso clan.
Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in
carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e
favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la
cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente
Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di
otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di
altrettanti affiliati al clan.
I sette arrestati sono accusati in particolare di aver
favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a
febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a
fuggire in aereo in Spagna.
L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una
indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione
Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo
scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro
concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo
tra le due organizzazioni.
Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano
l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso,
ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo
Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni,
e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal
gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di
Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli
altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro
Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale
Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della
latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su
intercettazioni telefoniche.
Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta
indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe
innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non
semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia,
nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto
affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze
significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e'
stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di
un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22.
Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da
Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu'
sicari.
Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone
tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza
di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei
boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna
con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino.
Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di
Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova
scissione. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, DUE CLAN DOMINANO IN CITTA'
GRANDE IMPRENDITORIALITA' CAMORRA: 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI '06
ROMA - Due clan camorristici dominano a
Napoli: il cartello Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta
'Alleanza di Secondigliano'. A rilevarlo e' l' ultima relazione
semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata
oggi al Parlamento, che evidenzia come i due gruppi ''si sono
divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e della
provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e imposto
la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti''.
I DUE CLAN - Tra i fautori di questo assetto, rileva la
relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O' Scellone', uno
dei capi storici della camorra partenopea che avrebbe stretto
accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad essa collegati.
Una zona ancora ad alta tensione e' l' area controllata dal
clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo
semestre di quest'anno. Qualche ripercussione, nota la Dia,
''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di
Vincenzo Di Lauro, figlio del capo clan Paolo e suo alter ego,
avvenuta per un vizio di forma dell' ordinanza di custodia
cautelare''. La latitanza di Di Lauro potrebbe aiutare il
sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli
affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'.
Tensioni si sono poi registrate nella zona centrale di Napoli,
dove e' proseguita una guerra interna al clan Misso, del rione
Sanita', causata da una frangia di scissionisti facenti capo a
Salvatore Torino, detto 'O' Gassusaro'.
20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006 - Nel primo semestre del
2006, rileva ancora la Dia, la conflittualita' tra i vari gruppi
camorristici in Campania appare attenuta, come sembra indicare
il calo degli omicidi rispetto allo stesso periodo del 2005: 20
contro 38. L' esistenza di numerose aggregazioni criminali,
costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il
sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un
inasprimento delle tensioni tra clan, dall' altro ne accentua la
capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare
presenza nei quartieri cittadini.
SPICCATA IMPRENDITORIALITA' CAMORRA - Le indagini condotte,
spiega la Relazione, ''confermano la capacita' imprenditoriale
della camorra, sempre piu' attiva nella gestione di attivita'
economiche e finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi
illeciti, soprattutto nel settore immobiliare ed edilizio
nonche' nella produzione e commercializzazione di prodotti
industriali contraffatti''. La Camorra, per la Dia, ''tenta di
controllare, direttamente o attraverso imprenditori che prestano
le loro strutture societarie ai clan, porzioni di mercato che
vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita
ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla
produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi''.
CICLO RIFIUTI NEL MIRINO - Anche nel ciclo dell' illecito
smaltimento dei rifiuti sono forti gli interessi della camorra,
che, frequentemente, vede coinvolti sia i produttori dei
rifiuti, sia i titolari dei siti di destinazione finale,
discarica o centri di recupero ambientale. Le aree campane
maggiormente colpite da reati ambientali, sono la zona compresa
tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la
provincia di Napoli e, per la provincia di Caserta, l' area
compresa tra i comuni di Casal Di Principe, Villa Literno,
Castelvolturno, Santa Maria La Fossa. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006
CAMORRA SEMPRE PIU' ATTIVA IN GESTIONE ATTIVITA' ECONOMICHE
ROMA - Nel primo semestre del 2006 la
conflittualita' tra i vari gruppi camorristici in Campania
appare attenuta, come sembra indicare il calo degli omicidi
rispetto allo stesso periodo del 2005: venti contro trentotto.
Lo rileva la relazione semestrale della Dia, consegnata oggi in
Parlamento.
L'esistenza di numerose aggregazioni criminali, nota la Dia,
costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il
sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un
inasprimento delle tensioni tra clan, dall'altro ne accentua la
capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare
presenza nei quartieri cittadini.
Le indagini condotte, osserva la relazione, ''confermano la
capacita' imprenditoriale della camorra, sempre piu' attiva
nella gestione di attivita' economiche e finanziarie finalizzate
al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel settore
immobiliare ed edilizio nonche' nella produzione e
commercializzazione di prodotti industriali contraffatti''. La
Camorra, prosegue, ''imponendosi con gli strumenti tipici dell'
associazione mafiosa, tenta di controllare, direttamente, o
attraverso imprenditori che prestano le loro strutture
societarie ai clan, porzioni di mercato che vanno dal parcheggio
abusivo al calcestruzzo, dalla vendita ambulante al commercio
della carne, dal mercato dei fiori alla produzione e vendita di
capi di abbigliamento falsi''.
Questa spiccata propensione imprenditoriale della camorra, ha
consentito ad alcuni sodalizi (tra i quali i clan napoletani Di
Lauro, Mazzarella, Misso, Licciardi, il gruppo casertano
Zagaria, il clan Panella-D'Agostino di Salerno) di raggiungere
posizioni di egemonia che in alcuni casi hanno travalicato i
confini nazionali. Gli interessi della Camorra, si legge
nella relazione, spaziano in tutti i settori dell'illecito, ma
in alcuni campi si assiste ad una modifica del modus operandi
rispetto al passato. Le estorsioni, ad esempio, sono oggi
praticate non piu' attraverso la richiesta a poche vittime di
consistenti forme di denaro, ma attraverso la sistematica
richiesta di somme meno ingenti a numerosi operatori economici.
Anche nel ciclo dell'illecito smaltimento dei rifiuti, sono
forti gli interessi della camorra, che, frequentemente, vede
coinvolti sia i produttori dei rifiuti, sia i titolari dei siti
di destinazione finale, discarica o centri di recupero
ambientale. Le aree campane maggiormente colpite da reati
ambientali, sono la zona compresa tra i comuni di Giugliano,
Qualiano e Villaricca, per la provincia di Napoli, e per la
provincia di Caserta, l'area compresa tra i comuni di Casal Di
Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa Maria La Fossa.
(ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: IMPEGNO, ESERCITO NON RISOLVE PROBLEMI
NECESSARIO RISVEGLIO COSCIENZE, POLITICA SUPERI LE DIVISIONI
NAPOLI - ''La vicenda esercito in quanto
tale, come hanno detto il sindaco ma anche il cardinale Sepe,
non risolve i problemi della citta'''. Cosi', il presidente del
Consiglio comunale di Napoli, Leonardo Impegno, interviene sul
dibattito degli ultimi giorni.
Secondo Impegno - che questa mattina e' andato a trovare la
donna rimasta ferita ieri sera in un agguato di camorra -
''certo, un uso intelligente dell'esercito potrebbe favorire un
miglioramento della qualita' dell'azione delle forze
dell'ordine. Penso ai siti di sicurezza e allora spostare
carabinieri, guardia di finanza, poliziotti dal presidio dei
posti di sicurezza e avere piu' uniformi in mezzo ai vicoli,
alle strade, alle piazze potrebbe essere utile. Ma questa -
aggiunge - e' una scelta che dovra' essere assunta di concerto
con il Governo e da questo punto di vista il sindaco sta
conducendo una trattativa, positiva spero, con il governo
affinche' l'emergenza Napoli venga considerata un'emergenza che,
come tutte le emergenze, richiede misure straordinarie e tra le
misure straordinarie dobbiamo chiedere piu' uomini ma
soprattutto piu' intelligence''.
Per il presidente del consiglio comunale, poi, ''c'e' il
compito della politica locale di creare un clima culturale
positivo. C' e' bisogno di un risveglio delle coscienze. Non e'
il momento delle divisioni. E' il momento dell'unita', anche tra
forze politiche differenti. Quando una ragazza di 32 anni viene
sparata ad una gamba e non c'entra niente, quando ci sono 8
morti in 8 giorni, non interessa cosa pensa il centrodestra e
cosa il centrosinistra, interessa quali sono le azioni da
mettere in campo''.
''Come consiglio comunale - prosegue Impegno - credo che
dovremmo essere tra i promotori di una mobilitazione. Insieme
agli studenti, alle parti sociali e ai sindacati, agli
imprenditori perche' tutti prendano le distanze da quella parte
marcia della nostra citta' che e' una piccola parte pero' si fa
sentire piu' dell'altra. Quella parte marcia che usa il megafono
della forza e della violenza che e' pero' minoranza. Quando
viene arrestato un rapinatore, un assassino, un camorrista, il
99,9 per cento della citta' plaude mentre solo una sparuta
minoranza si ribella alle forze dell'ordine, alle quali, va
tutta la nostra solidarieta'''.
''Noi - conclude - dobbiamo usare il megafono della cultura,
della solidarieta' del rispetto delle differenze per fare questo
dobbiamo far sentire la nostra voce, a volte anche in maniera
simbolica''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: MONS. RIBOLDI,ESERCITO? MEGLIO I MAESTRI
ROMA - Per risolvere il problema
criminalita' a Napoli occorre ''un piano'', ma e' meglio evitare
l'esercito: a Napoli occorrono piuttosto ''dei maestri, e dei
testimoni''. Cosi' commenta la drammatica spirale criminale nel
Napoletano monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra
(Napoli), famoso per le sue lotte per la legalita' prima nel
Belice, dove fu parroco, e, dal 1978, in Campania.
In un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it, in
cui definisce i camorristi dei ''quaqquaraqqua''', Riboldi
sostiene che la situazione non e' ancora precipitata del tutto:
''questi sono ancora 'dolci' rispetto a quelli dei primi Anni
'80 - ricorda - in cui, qui a Napoli, si fronteggiavano due
criminalita' bene organizzate, i cutoliani e i casalesi. Si
moriva a grappoli, anche qui ad Acerra''. E sull'esercito
all'ombra del Vesuvio, aggiunge: ''ho vissuto la Sicilia dei
tempi duri della mafia, di quando c'erano Chinnici, Falcone,
Borsellino, Caponnetto, il generale Dalla Chiesa, e non si e'
mai fatta repressione di questo tipo. La repressione di questo
tipo e' guerra alla guerra''.
A Bassolino, al sindaco Iervolino, a Napolitano, don Riboldi
suggerisce: '''fate una campagna di serieta' nella politica. Non
sono di nessuna parte - precisa -, ma quello che vediamo non
favorisce il clima necessario per un comune impegno''. E
continua: ''Mettiamo da parte destra e sinistra, impegniamoci
prima di tutto per l'uomo. Se potessi parlare a Bassolino,
direi: facciamo una politica che sia servizio di presenza sul
posto, facciamo sentire che lo Stato c'e', siamo noi e
collaboriamo con loro. Facciamo una politica diversa, non quella
del 'comando io', ma del 'costruiamo insieme'''.
''Ma che paura dobbiamo avere della criminalita'? - si chiede
poi mons. Riboldi - In fondo chi sono? Uomini come noi: ne ho
conosciuti tanti, e mi ha sempre stupito la loro pochezza, la
deformazione interiore. Soldi e basta, la vita non conta
nulla''. E se non abbiamo paura della criminalita', conclude, se
siamo ''pronti anche a denunciare il male, parlare, rischiare,
alla camorra tagliamo le unghie. Lo dico per esperienza''.
(ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: PARROCO FORCELLA, NO MILITARIZZAZIONE
NAPOLI - ''Non sono favorevole alla
militarizzazione della citta' ma auspico un maggiore e piu'
capillare controllo del territorio ed una ricetta che dia'
lavoro''. Lo ha detto don Luigi Merola, parroco di San Giorgio
ai Mannesi a Forcella, dopo gli ultimi fatti di sangue che hanno
interessato la citta'.
''Napoli - ha sottolineato - sembra essere in mano alla
camorra spietata, violenta, senza codice, ammesso che un codice
sia mai esistito, ed affamata solo di denaro. Ha ragione il
cardinale Crescenzio Sepe quando dice che in questa metropoli
c'e' bisogno di educazione dei valori. Il superfluo non puo' e
non deve diventare il necessario. Troppo spesso si ammazza per
un telefonino, un paio di scarpe e cose simili: si sta perdendo
il senso della vita. Per la nostra citta' serve una ricetta per
il lavoro, bisogna dare un'alternativa, solo cosi' si puo'
riuscire a sconfiggere la criminalita'''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: RELAZIONE DIA, DUE CLAN EGEMONI
MISSO-MAZZARELLA-SARNO E ALLEANZA DI SECONDIGLIANO
ROMA - A Napoli, i due cartelli
Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta alleanza di Secondigliano,
si sono divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e
delle provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e
imposto la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti. Lo rileva
l'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa
Antimafia (Dia) inviata oggi al Parlamento. Tra i fautori di questo assetto,
rileva la relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O'
scellone', uno dei capi storici della camorra partenopea che
avrebbe stretto accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad
essa collegati.
Una zona ancora ad alta tensione e' l'area controllata dal
clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo
semestre di quest'anno. Qualche ripercussione - annota la Dia,
''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di
Vincenzo Di Lauro, figlio del capoclan Paolo e suo alterego,
avvenuta per un vizio di forma dell'ordinanza di custodia
cautelare. La latitanza del Di Lauro, potrebbe aiutare l'omonimo
sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli
affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'.
Tensioni, prosegue la relazione, si sono poi registrate nella
zona centrale del capoluogo campano, dove e' proseguita una
guerra interna al clan Misso, del rione Sanita', causata da una
frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore Torino, detto
'O' gassusaro'. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: SINDACO SALERNO, SERVE TOLLERANZA ZERO
SALERNO - L'escalation criminale nel
Napoletano e' ''una tragedia'', che rischia di produrre
''effetti disastrosi'' sull'immagine della Campania. Il sindaco
di Salerno, Vincenzo De Luca, diessino, ribadisce la strada
della ''tolleranza zero'', e punta l'indice contro i ''paraocchi
ideologici'' che a suo avviso il centrosinistra mantiene verso i
temi della sicurezza: ''Ordine e' una parola che fa ancora
paura, ma bisogna usarla''. Usarla come quando, poche settimane
fa, ha assegnato i manganelli ai suoi vigili urbani: ''Uno
strumento di autodifesa per chi decide di non fare marcia
indietro di fronte ai violenti''.
Diessino, 54 anni, avversario storico di Antonio Bassolino,
De Luca e' stato rieletto nel giugno scorso sindaco di Salerno,
dopo i due mandati del 1993-2001. E' contrario all'ipotesi di
impiegare l'esercito a Napoli, tranne che per sollevare polizia,
carabinieri e gdf da compiti d'ufficio. Quel che serve e' piu'
attivita' di ''contrasto, intelligence e repressione'', che
spetta alle forze dell'ordine: il sindaco di Salerno apprezza il
lavoro che stanno svolgendo Amato e Minniti, ma invita a fare
passi avanti sul piano del rafforzamento di organici e
tecnologie. ''Preferirei si parlasse meno di esercito, e piu' di
mezzi per poliziotti e magistrati''.
Al Governo nazionale, De Luca addebita l'aver gestito ''in
modo inaccettabile'' il rapporto con le autonomie locali nella
definizione della Finanziaria: ''C'e' gente che non ha idea di
quali problemi debba affrontare chi vive in trincea i problemi
dei quartieri popolari. Sarebbe meglio ridurre il taglio del
cuneo fiscale per non dover affrontare tagli durissimi ai fondi
per le politiche sociali e culturali''. E c'e', secondo il
sindaco di Salerno, un nodo di fondo che l'attuale maggioranza
deve sciogliere: ''La sicurezza oggi e' un bisogno primario per
i cittadini. Va garantita avendo il coraggio di dire che c'e'
anche bisogno di ordine e repressione. Invece il centrosinistra
sconta un ritardo tutto ideologico su questi temi''.
C'e' poi un versante che spetta alle istituzioni locali:
''Dare fiducia ai cittadini, altrimenti la guerra contro la
camorra diventa perdente, perche' non c'e' piu' nessuno disposto
a combattere in un clima di solitudine e di resa generale''.
Secondo il sindaco di Salerno sarebbe decisiva ''un'onda d'urto
psicologica, dare la sensazione che si riprende in mano il
territorio''. E allora, mano ferma contro ''le mille forme di
abusivismo, dai parcheggi agli irregolari di ogni tipo,
dimostrando che chi viola le regole del vivere civile e'
chiamato a pagare''. Ha un ruolo essenziale, secondo De Luca, la
polizia municipale, e bisogna ''motivare nel modo giusto chi ha
responsabilita' di ordine pubblico''.
L'analisi del caso Napoli fa ribadire al sindaco di Salerno
le sue abituali critiche alla gestione amministrativa e politica
del capoluogo. ''L'attuale situazione, che rischia di diventare
un elemento permanente di crisi per tutto il territorio campano,
e' chiara da anni, a chiunque avesse avuto onesta' intellettuale
nell'osservare i mali di Napoli e della sua area metropolitana.
Invece assistiamo a una oscillazione permanente tra l'oleografia
da cartolina e il grido di dolore dell'emergenza''. Critiche
all'''altro'' centrosinistra campano, quello di Bassolino e
Iervolino: ''Si dice che non tutto e' camorra, ma quali sono le
forze prevalenti? Ci si nasconde dietro la drammaticita' dei
problemi e le emergenze, dimenticando che il riconoscimento
dell'errore e' il primo passo verso la salvezza''. Che, tradotto
in soldoni, per De Luca vorrebbe dire ''combattere strenuamente
tutte le forme di illegalita' e di abusivismo, mandando i vigili
nelle strade invece che tenendoli negli uffici, e dotandoli come
abbiamo fatto noi di piccoli strumenti di autodifesa''.
E' questo il modello Salerno, secondo il suo sindaco: quello
della seconda citta' della Campania che - tiene a dire De Luca -
''e' pulita ed europea, e non ha mai avuto in queste settimane
sacchetti in strada. Lo ricordo ai potenziali investitori,
spaventati da altre notizie...''. Ma la differenza strutturale
tra i problemi delle due citta', cominciando dal ben diverso
livello di penetrazione criminale, non e' troppo alta per
pensare di fare paragoni o di esportare ricette? ''Chi obietta
questo attua una variante del giustificazionismo. Non c'e' nulla
di eccezionale nel mandare i vigili in strada, o nel costruire
un termovalorizzatore o aprire una discarica in 12 anni. Essendo
chiare le mie posizioni, mi sento poco vicino a chi oggi vuole
scatenare un uragano polemico su Napoli e la Campania''. Lui, De
Luca, infatti polemizza su questi temi da anni: ''Gia', e non
vorrei confondermi con gli altri. Viviamo in un Paese che
tollera di tutto, dagli stragisti agli stupratori, ma non chi
dice la verita'''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: SPIRALE SENZA FINE, OGGI 3 MORTI
GUERRE CLAN E MICROCRIMINE, 12 AMMAZZATI IN 10 GIORNI
NAPOLI - Seminano il terrore i sicari della
camorra: anche oggi tre morti, in due diversi agguati,
allungando il lugubre bollettino della guerra che insanguina
Napoli e la sua provincia. Ben 12 morti ammazzati in 10 giorni,
tra guerra di camorra e criminalita' di strada, una spirale
infernale che colpisce persone coinvolte in affari dei clan ma
che terrorizza anche i cittadini onesti.
Oggi a Torre del Greco l'assassinio di due pregiudicati, uno
dei quali - Adriano Cirillo, di 37 anni - era uscito di recente
grazie all'indulto, e' stata una sorta di sfida allo Stato che
si interroga se mandare o meno l'Esercito a Napoli: i killer
sono entrati in azione a poche decine di metri dalla sede della
compagnia della Guardia di Finanza a dimostrazione che le armi
non si placano nemmeno di fronte alle divise.
La sequenza di morte e' stata cadenzata anche oggi da una
sorta di botta e risposta a distanza tra due zone opposte della
provincia: a Torre del Greco, dove l'agguato sembra la risposta
appare la risposta all'omicidio di un altro pregiudicato, Luigi
Loffredo, venerdi' scorso nella citta' del corallo, e a
Sant'Antimo dove e' stato ammazzato Rodolfo Pacilio, di 36 anni,
titolare di una piccola azienda che da' in affitto videogiochi.
Quest'anno sono 75 le vittime. Negli ultimi giorni la
tragica recrudescenza. Il 22 ottobre i killer sparano e uccidono
tra la folla, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a
Napoli, Salvatore Attanasio, sorvegliato speciale di 37 anni. La
mattina del giorno dopo muore in ospedale, per le gravi ferite
riportate in un agguato poche ore prima, il cantante neomelodico
Antonio Invito, di 36 anni: un delitto, il suo maturato
nell'ambiente dello spaccio della droga ad Acerra. Passa un
giorno e nel parco Verde di Caivano, zona a nord del capoluogo,
viene trucidato il 25enne Umberto Autiero. Parenti ed amici
devastano la sala di rianimazione dell'ospedale di Frattaminore
dove l'uomo era arrivato gia' cadavere. Ciro De Falco, 42 anni,
sorvegliato speciale, esponente di spicco del clan De Sena-Di
Fiore rimane vittima di un agguato, il 26 ottobre, sempre ad
Acerra, ammazzato mentre viaggia in auto con la moglie incinta
che rimane illesa. L'uomo, pur gravemente ferito, riesce a
guidare ancora l'auto per cercare di raggiungere una vicina
clinica prima di perdere i sensi e tamponare alcune auto in
sosta.
Il 27 ottobre viene ammazzato tra la folla Luigi Loffredo, a
Torre del Greco, mentre il giorno dopo ad Arzano e' la volta di
Patrizia Marino, 65 anni, una famiglia segnata da lutti nella
guerra di camorra: due figli, vicini al clan Di Lauro, furono
ammazzati a giugno scorso, prima era toccato al marito. Ieri
sera, poi, un agguato in pieno centro a Napoli con l'assassinio
di Vincenzo Prestigiacomo, genero di Umberto Misso, fratello del
capoclan Giuseppe. A finire sotto i colpi dei killer anche una
passante incolpevole, una donna rumena. Il presidente del
Consiglio comunale, Leonardo Impegno, si e' recato oggi in
ospedale per chiedere alla donna scusa a nome della citta'.
Ma Napoli, nella morsa della camorra, e' stretta anche da
una opprimente criminalita' di strada: non si contano piu'
scippi e rapine. Nel tragico bilancio vanno inseriti anche la
reazione del tabaccaio che a Crispano, di fronte alle minacce
rivolte al figlio, ha ucciso un rapinatore e ferito il complice
sedicenne e la lite per gelosia nella quale un sedicenne (per il
quale e' stato disposto il trasferimento in comunita') ha ucciso
un diciottenne, intervenuto per difendere l'amico e coetaneo
rimasto ferito nella colluttazione. Domani a Pozzuoli si
svolgeranno i funerali del ragazzo morto. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: TRA LA GENTE, PAURA E SFIDUCIA
PARLANO I COMMERCIANTI DEL CENTRO DOPO OMICIDIO TRA LA FOLLA
NAPOLI - ''Qui lo Stato e' assente, non
servono i militari ma un piano occupazionale''. E' il grido
lanciato dai commercianti di via Foria, piazza Cavour e Porta
San Gennaro, a poco meno 24 ore dall'omicidio di Enzo
Prestigiacomo e del ferimento di una donna rumena, in un agguato
tra la folla.
''Napoli - dice Vittorio Carlino, titolare di un negozio di
borse - e' tornata indietro, sembra di rivivere gli anni '80 con
la sanguinosa guerra di camorra tra cutoliani e Nco''. L'uomo,
che ieri al momento della sparatoria non era nel negozio, ha
raccontato che qualche giorno fa fu improvvisamente costretto a
barricarsi nel negozio mentre nella banca accanto era in atto
una rapina. ''Con la militarizzazione - aggiunge il negoziante -
non otterremo nulla. C'e' bisogno di un lavoro sinergico per
combattere quel 'potere' che sempre piu' sta prendendo il
sopravvento''.
Accanto c'e' Stefania, una delle commesse del negozio. Lei,
al momento dell'omicidio c'era; anzi, dato il fuggi fuggi
generale, aveva pensato al terremoto. ''E' difficile vivere a
Napoli. Ieri, subito dopo il fatto, mi sono accorta che in zona
c'erano persone dai brutti volti che non facevano altro che
'controllare' la zona. Per paura ho deciso di chiudere in
anticipo il negozio''. L'esercizio cambia ma il discorso e' lo
stesso. Antonio, titolare di un bar della zona, e' amareggiato.
Nel negozio per tutta la giornata si e' parlato di quanto
accaduto il giorno prima. ''In questo quartiere lo Stato per
paura di subire ulteriori rapine ha chiuso un ufficio postale,
scappando. A questo punto mi chiedo: cosa possiamo fare per il
futuro? Parlano di militarizzare la citta', va bene; a patto che
pero' insieme agli uomini inviino anche numerosi carri
blindati'', e' la provocazione del titolare del bar''.
Anche Antonio nel raccontare la paura della sparatoria tra la
folla fa il paragone con il terremoto che nel 1980 colpi' la
Campania. ''Ho ancora davanti agli occhi l'immagine di donne con
bambini che fuggivano, borse della spesa buttate in terra ed
urla, tante urla. All'inizio non si capiva cosa fosse accaduto
ma poi... Bisogna che la gente cambi mentalita', dobbiamo tutti
insieme ribellarci e far sentire la nostra voce''.
Ancora scossa Giovanna Marino che insieme con suo padre
Salvatore gestisce il bar davanti al quale e' avvenuto
l'omicidio. Entrambi sollecitano una maggiore presenza delle
istituzioni ed un piano che porti lavoro ai tanti giovani
napoletani. Anche per Ferdinando Lombardi, gestore di una delle
piu' antiche pizzerie della zona, il vero problema e' la
mancanza ''di una politica atta a creare sviluppo ed
occupazione''.
Angoscia anche tra i genitori che oggi accompagnavano i
propri figli a scuola, nei pressi del luogo dell'agguato. ''Se
potessi fuggirei da Napoli, qui non si puo' piu' vivere -
commenta Anna, madre di due bambine - Ieri sera sono passata
nella zona di Porta San Gennaro intorno alle sei, poco prima che
ci fosse la sparatoria. Quando ho sentito dell'agguato al
telegiornale mi sono sentita morire, ho pensato che se avessi
tardato di poco avrei potuto trovarmi coinvolta. Ho paura, non
voglio che le mie figlie vivano in una citta' dove la vita conta
cosi' poco''. (ANSA).
RACKET: TANO GRASSO, A PIANURA CAMORRA MINACCIA ASSOCIAZIONI
NUOVA OFFENSIVA CRIMINALITA' IN QUARTIERE SIMBOLO GUERRA A PIZZO
NAPOLI - Rispuntano le sentinelle agli
angoli delle strade, a Pianura, quartiere della periferia ovest
di Napoli, dove la camorra starebbe muovendo i primi passi di
una nuova offensiva ai commercianti. La denuncia e' del
consulente per la lotta al racket e all'usura del Comune di
Napoli Tano Grasso, secondo il quale la malavita sceglie questa
volta come 'interlocutore' proprio le associazioni antipizzo.
Grasso ha incontrato la stampa al termine di un Comitato per
l'Ordine pubblico e per la Sicurezza che si e' tenuto oggi nella
sede dela Municipalita'. Un incontro a porte chiuse, al quale
hanno partecipato il questore di Napoli, Oscar Fioriolli e il
prefetto Renato Profili, che hanno lasciato la sede prima della
conferenza stampa, senza rispondere alle domande sulla emergenza
criminalita'. Presenti anche esponenti dei carabinieri della
compagnia del rione Traiano e della Guardia di Finanza.
''In questi ultimi mesi abbiamo segnalato un tentativo di
forte ripresa del controllo del territorio da parte di piccoli
gruppi criminali di nuova costituzione - ha detto il consulente
- Negli angoli del quartiere abbiamo rivisto le sentinelle
mentre assistiamo a una dinamica inedita nelle strategie della
malavita: per la prima volta la sfida della camorra si rivolge
direttamente alla societa' civile e non alle istituzioni,
mostrando di considerare propri interlocutori le associazioni
antiracket''.
Grasso ha ricordato che l'associazione di Pianura ha
contribuito alla sconfitta dei clan storici del quartiere nel
2005, proprio grazie alle denunce dei commercianti che si sono
alleati per fare muro contro la richiesta del pizzo. Al
comitato era presente anche l'imprenditrice Silvana Fucito, che
dopo aver subito l'incendio del suo negozio, nel 2002, denuncio'
i ricattatori, diventando successivamente presidente
dell'associazione san Giovanni per la Legalita'.
''Ci riprovano, ma noi non ci riteniamo affatto sconfitti - ha
concluso - la reazione della camorra non ci sorprende, stiamo
combattendo e andremo avanti. Del resto, le associazioni
esistono proprio per fronteggiare il rischio''. (ANSA).
30 ottobre 2006
UCCISO IN AGGUATO, E' COGNATO DEI BOSS MISSO
NAPOLI - E' imparentato con la potente
famiglia Misso del rione Sanita' Vincenzo Prestigiacomo, il
33enne pregiudicato, con precedenti per associazione mafiosa,
ucciso stasera in un agguato a Napoli. In particolare, a quanto
si e' appreso, l'uomo sarebbe cognato di Emiliano Zapata e
Giuseppe Misso junior, figli del boss del rione Sanita' Giuseppe
Misso.
I Misso, clan storico della Sanita', in passato sono stati in
conflitto con il cartello di clan che va sotto il nome di
Alleanza di Secondigliano e piu' di recente con un gruppo
scissionista interno al quartiere. Il delitto, secondo gli
inquirenti, potrebbe segnare la ripresa di uno scontro tra le
organizzazioni camorristiche cittadine.
Prestigiacomo e' stato ucciso con
quattro colpi di pistola alla testa esplosi a distanza
ravvicinata, da poco piu' di un metro. I sicari hanno utilizzato
uno o due revolver, calibro 22: sul luogo infatti non sono stati
trovati bossoli. La vittima aveva da poco parcheggiato il suo
motorino ed era entrato nel bar davanti porta San Gennaro, nel
centro storico di Napoli. All'uscita del locale, scesi i tre
gradini, e' stato affrontato dagli assassini.
Secondo gli accertamenti della squadra mobile, Prestigiacomo
aveva sposato Celeste Misso, figlia del boss Giuseppe Misso. Le
indagini sarebbero orientate soprattutto sullo scontro che negli
ultimi anni vede contrapposti i Misso a una fazione
scissionista. Il delitto e' avvenuto in una zona ritenuta
''territorio'' sotto il controllo dei Misso. (ANSA).
UCCISO PARENTE BOSS MISSO, RISCHIO NUOVA FAIDA
NAPOLI - Un delitto che potrebbe essere il
preludio a una nuova stagione della guerra tra i clan. E'
avvenuto stasera a Porta San Gennaro, nel centro storico di
Napoli, una zona sempre molto affollata. Obiettivo dei sicari
Vincenzo Prestigiacomo, 33 anni, imparentato con i boss del
potente clan Misso, del rione Sanita'. L'uomo, che ha precedenti
per associazione mafiosa, ha sposato una figlia del capoclan,
Giuseppe Misso, ed e' cognato di altri due esponenti di primo
piano Emiliano Zapata e Giuseppe Misso junior. I sicari lo hanno
affrontato mentre usciva da un bar. Quattro colpi alla testa
esplosi con un revolver, probabilmente una calibro 22.
Prestigiacomo e' morto all'istante. Una pallottola ha colpito di
striscio a una gamba una nomade rumena, Fraga Tudor, di 32 anni,
che era all'interno del bar.
I Misso negli anni scorsi erano in guerra con il cartello di
clan che va sotto il nome di Alleanza di Secondigliano. Di
recente e' in atto uno scontro con un gruppo scissionista,
composto cioe' da ex affiliati, attivi anch'essi al rione
Sanita'.
Quanto accaduto stasera a Napoli e' l'ultimo episodio, in
ordine di tempo, della forte recrudescenza criminale,
soprattutto nella provincia, che da piu' parti sta facendo
invocare l'invio dell'esercito
Un 19enne, ieri sera, e' stato ferito ieri sera a coltellate
Poggiomarino (Napoli), durante una lite per futili motivi. ''Una
parola di troppo'', cosi' in sintesi estrema spiegano in paese
il motivo dell'aggressione. Michele Iervolino, 21 anni, autore
del ferimento, e' stato arrestato dai carabinieri con l'accusa
di tentato omicidio. ''Come sta Fabio? Ditemi che sta bene'',
sono le prime parole che ha detto ai carabinieri al momento
dell'arresto il 21enne, che ha precedenti per droga.
In pochi giorni e' accaduto di tutto e di piu': una donna di
63 anni, alla quale avevano gia' ucciso due figli e il marito,
ammazzata a Arzano in un agguato camorristico, un tabaccaio che
reagisce a un tentativo di rapina e uccide un pregiudicato e
ferisce il complice, e infine l'omicidio di Pozzuoli sabato sera
dove un 16enne ha accoltellato mortalmente un ragazzo di 18 anni
e ferito gravemente un altro giovane durante una lite per motivi
di gelosia. Salvatore si trova ora detenuto e domani mattina
comparira' davanti al gip del Tribunale per i minori per
l'udienza di convalida. Una vicenda che molti trovano
inspiegabile, soprattutto quanti conoscono il ragazzo, descritto
come uno studente modello. ''Un bravissimo ragazzo'', lo ricorda
l'istruttore della palestra di taekwondo di Pozzuoli che il
16enne frequentava con assiduita'.
''Non era uno dei nostri. I ragazzi del parco sono fatti e
pensano in altro modo. Le questioni sentimentali sono capitate
anche tra di noi. Le abbiamo chiarite con una discussione, forse
con qualche pugno. Nessuno di noi cammina con un coltello a lama
lunga in tasca'', dicono radunati davanti all'ospedale Santa
Maria della Grazie gli amici di Loris De Roberto, il 18enne
ferito sabato sera a coltellate. Rimangono stazionarie le
condizioni: e' stato sottoposto a tre interventi chirurgici
nelle ultime 36 ore per bloccare le emorragie interne, procurate
dalla lesione ai polmoni. ''Dai Loris lotta per noi! Ti
aspettiamo! Il tuo amico Vincenzo''. E' la scritta che campeggia
di fianco all'ingresso della rianimazione . Tra gli amici si e'
aperta una gara di solidarieta' per la donazione di sangue di
cui Loris ha bisogno. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: BASSOLINO, NON RUBI FUTURO RAGAZZI
POTENZIARE MEZZI FORZE ORDINE E MAGISTRATURA
NAPOLI - ''La camorra, la criminalita' di
strada e la violenza rischiano di rubare il nostro futuro, il
futuro dei nostri ragazzi. Noi pero' non dovremo consentire che
cio' accada: e' necessario andare avanti tutti insieme in una
grande battaglia di liberta' e solidarieta' ''. E' quanto ha
detto il presidente della giunta regionale della Campania,
Antonio Bassolino, ribadendo anche la necessita' di potenziare,
dove necessario, gli organici e le risorse di magistratura e
forze dell'ordine.
Bassolino e' intervenuto questa mattina alla presentazione
dell'iniziativa che vede insieme Rai e Regione Campania, in
collaborazione con l'ufficio scolastico regionale per la
Campania ed il ministero per i beni e attivita' culturali per la
realizzazione di un portale della cultura della regione dove i
giovani studenti saranno protagonisti.
Agli studenti Bassolino, riferendosi ai tre episodi di
criminalita' accaduti nei giorni scorsi, ha chiesto un impegno
per vincere ''la battaglia di liberta'''.
''Siamo di fronte a tre fatti diversi ma inquietanti - ha
proseguito Bassolino - una donna, sospettata di essere donna di
camorra, uccisa da agenti di camorra; un tabaccaio che ha
sparato dopo un colpo nel suo negozio; un ragazzo di 16 anni che
ha accoltellato un altro perche' evidentemente ha una concezione
proprietaria delle persone''. Da qui la necessita', a giudizio
di Bassolino, di far si' che i giovani abbiano sempre di piu'
rispetto ''delle identita' delle altre persone''.
Bassolino ha sottolineato che purtroppo camorra e
criminalita' di strada accomunano la Campania a tante altre
realta' del Sud, mentre quelli che si definiscono invece
'delitti civili' avvengono ''a Napoli come a Brescia''. Da qui
la necessita' ''del contributo di tutti, del cambiamento di idee
e di mentalita', con piu' cultura e valori veri'', ma senza
trascurare l'esigenza di ''piu' risorse alla magistratura, con
piu' polizia e carabinieri per le strade''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: DON PALMESE, SFIDUCIA? COLPA ISTITUZIONI
NON SANNO RISOLVERE PROBLEMI GENTE E ALIMENTANO RASSEGNAZIONE
NAPOLI - Se tra la gente serpeggia sfiducia
e' anche colpa delle istituzioni, ''che non riescono ad
affrontare i problemi e ad ascoltare i cittadini, contribuendo
ad alimentare la rassegnazione''. Don Tonino Palmese, religioso
salesiano e referente di Libera per la Campania, commenta cosi'
lo stato d'animo dei napoletani nelle giornate difficili legate
all'emergenza criminalita'.
''Oggi - sostiene don Palmese - il cittadino torna a casa con
lo stesso senso di sfiducia, sia che si scontri con la camorra,
sia che si incontri con le istituzioni. Questo non perche' le
istituzioni siano colluse, anzi, ma perche' non riescono a
rappresentare un punto di riferimento nella vita quotidiana, per
risolvere concretamente mille problemi, dai rifiuti alla
viabilita'''. Insomma, ''non basta che le istituzioni siano sane
nel senso di non subire infiltrazioni mafiose: si puo' non avere
il cancro, ma morire ugualmente per altre patologie non
curate''. Cio' che manca ''sono persone e istituzioni cosi'
autorevoli, nei fatti, da indicare un'alternativa e dare
speranza''.
Palmese cita un esempio: un recente incontro con un gruppo di
familiari di vittime della camorra, impegnatisi in iniziative
sociali e culturali. ''Molti di loro hanno la tentazione di
lasciar perdere, perche' non si sentono aiutati nel lavoro che
si ostinano a svolgere. Per la societa' civile sono un'enorme
risorsa, e' grave che avvertano questo senso di sfiducia''.
Quanto ai giovani che ormai uccidono per un nonnulla, il
salesiano non ha dubbi: ''Sono privi di radici, immersi in una
cultura che privilegia solo l'istinto. Purtroppo raccogliamo i
frutti del nulla che e' stato seminato''. Ma l'indice viene
puntato anche contro il disagio sociale: ''Quando si vive in
citta' disegnate a misura non d'uomo ma di bestia, diventa
tragicamente piu' facile estrarre il coltello''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: IERVOLINO, UNITI COME CONTRO TERRORISMO
NAPOLI - ''Le manifestazioni di violenza che
in questi giorni hanno colpito il nostro territorio sono gravi
e preoccupanti e rischiano di vanificare parte degli sforzi che
si stanno compiendo per il rilancio della citta''. Lo afferma il
sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo riferendosi a quanto
accaduto negli ultimi giorni
''Le cause sono molteplici ed il rafforzarsi della camorra,
attraverso il traffico di droga, costituisce l'asse portante
intorno al quale ruotano molti degli episodi di violenza. - ha
spiegato il sindaco - Occorre reagire con una mobilitazione
delle istituzioni e della societa' civile unite come al tempo
del terrorismo''.
''La repressione ed il controllo del territorio sono
indubbiamente importanti, ma e' fondamentale tener conto che la
radice del problema e' anche culturale e sociale. Ai giovani
dobbiamo essere in grado di offrire, testimoniandoli, valori di
rispetto della legalita', percorsi formativi e, soprattutto,
occasioni di lavoro ed una buona qualita' della vita. - ha
proseguito Iervolino - Nessuno puo' farcela da solo, occorre
impegnarsi tutti insieme, Governo centrale, Enti Locali e
societa' civile''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: IL PROF DI SCAMPIA, NO AD ESERCITO
BASTEREBBE PRESENZA PIU' FORTE DELLE FORZE DI POLIZIA
ROMA - L'esercito a Napoli? ''Non la vedo
un'ipotesi molto fattibile. Questa cosa viene tirata fuori ogni
qualvolta ammazzano qualcuno. Basterebbe una presenza piu'
massiccia delle forze di polizia, come e' stato fatto l'anno
scorso'': cosi' Nicola Finelli, il professore della Scuola Media
Carlo Levi di Scampia, che quattro anni fa ha 'armato' di
flauti, chitarre, microfoni e percussioni i Ragazzi di Scampia,
approdati l'anno scorso al Festival di Sanremo, interviene sullo
scontro sulla sicurezza a Napoli.
''Poi non significa niente - aggiunge - Non vedo l'utilita'
di farlo per un periodo breve. Non e' che possono tenere qui
l'esercito per un anno intero''. Per Finelli, ''ci sono sempre
state faide, camorra, non e' in 10 giorni che si risolve la
questione. Penso che potrebbe bastare una forte presenza delle
forze dell'ordine, come hanno fatto l'anno scorso''. Dopo aver
affermato che nel rione comunque ''non si sta vivendo questa
cosa, anche perche' e' avvenuta fuori'', il professore dice:
''In effetti ci sono commissariati e polizia, ma hanno bisogno
loro di qualcuno che li difenda, sono trincerati all'interno''.
Per quanto riguarda il progetto Ragazzi di Scampia, ''stiamo
continuando a portarlo avanti e ad allargarlo, anche in altre
scuole, in altri quartieri. Abbiamo chiesto una struttura al
Comune. E abbiamo bisogno di fondi perche' una scuola di musica
costa. La circoscrizione ci ha promesso che ce la dara'. Ma -
aggiunge il professore - le promesse dei politici lasciano
sempre a desiderare. Ad oggi ci sono state solo chiacchiere e
belle promesse. Finora ci ha aiutato solo RaiTrade'', che ha
prodotto il primo disco. E conclude: ''E' inutile fare retorica.
Abbiamo dato opportunita' a dei giovani di fare nuove esperienze
di vita, senza tante velleita'. Sanremo (dove hanno presentato
un brano firmato da Gigi D'Alessio e da Mogol, ndr.) e' stata
una parentesi, che e' servita molto, il disco ha venduto bene''.
L'anno scorso al teatro Politeama i Ragazzi di Scampia sono
stati protagonisti di un concerto con grandi nomi del panorama
musicale italiano, al quale hanno partecipato oltre mille
persone arrivate da Scampia con i pullman. All'inizio dell'anno
prossimo, sempre a Napoli, si replichera' l'evento. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: L'ESERCITO? ISTITUZIONI DICONO NO
MA CHI PENSA A SOLDATI LI VUOLE PER PRESIDIO OBIETTIVI SENSIBILI
NAPOLI - I no classici e i si' che non ci si
aspetterebbe all'ipotesi dell'arrivo dell'esercito, mentre il
sangue aumenta nelle ultime ore a Napoli: per la verita' il
bollettino si aggiorna al minuto, con una rumena ferita per
errore in un ennesimo agguato di camorra, in piazza Cavour, e un
cadavere eccellente, un uomo imparentato con i boss Misso.
E' il guardasigilli Clemente Mastella a mettere fine al
''tabu'', accettando di discutere sulla proposta avanzata ieri
dal leghista Roberto Calderoli. Insomma: Napoli vuole davvero i
militari per le strade? La citta' si divide, sembra prevalgano i
no, ma non mancano i consensi alla prospettiva della 'tolleranza
zero'.
Chi vuole che l'eventualita' arretri, risponde provando ad
immaginarselo, l'esercito per strada: ''Un omicidio, che fa un
soldato, spara?''. I militari ''sarebbero un corpo estraneo''.
Di piu', ''una provocazione'', ''un trauma'', ''Napoli come
Baghdad''. Chi risponde ''si''' immagina di liberare gli
obiettivi sensibili in modo da avere piu' forze dell'ordine in
strada. E da piu' parti il richiamo ad Alto Impatto:
l'esperimento che porto' 1000 uomini in piu' alle forze
dell'ordine, consentendo alla citta' di respirare, nel 2003.
All'esercito sono contrari i vertici delle istituzioni: il
sindaco Rosa Russo Iervolino, il presidente della Campania
Antonio Bassolino, il presidente della Provincia Dino di Palma.
E anche il procuratore della Repubblica Giovandomenico Lepore e
il cardinale Crescenzio Sepe. Tacciono il questore Oscar
Fioriolli e il comandante dei carabinieri Gaetano Maruccia.
Mentre il rettore del primo ateneo cittadino Guido Trombetti
accetta che a decidere sia chi ne ha la competenza. Non
risolverebbe il problema, secondo il presidente della Camera di
Commercio, Gaetano Cola.
''Ci sono diversi problemi: c'e' la criminalita' organizzata
e c'e' la criminalita' di strada. Che farebbe l' esercito?'',
aveva ribattuto Bassolino replicando all'ipotesi di Calderoli.
Al freno di ieri aggiunge oggi: ''La camorra, la criminalita' di
strada e la violenza rischiano di rubare il nostro futuro, il
futuro dei nostri ragazzi. Noi pero' non dovremo consentire che
cio' accada: e' necessario andare avanti tutti insieme in una
grande battaglia di liberta' e solidarieta'''.
Iervolino insiste sulle strategie di controllo del territorio
cui si lavora con il ministero dell'Interno: ''La repressione ed
il controllo del territorio sono indubbiamente importanti, ma e'
fondamentale tener conto che la radice del problema e' anche
culturale e sociale. Nessuno puo' farcela da solo, occorre
impegnarsi tutti insieme, Governo centrale, Enti Locali e
societa' civile''.
Bocciata l'ipotesi dal cardinale Sepe: ''Serve una formazione
alla cultura della legalita. Le forze dell'ordine lavorano tanto
per rispondere a tutte le emergenze''. Senza la prevenzione
pero' ''non troveremo alcuna soluzione nell'esercito o in altre
forme di repressione''.
Per il procuratore Lepore, da sempre contrario, ''sarebbe
molto piu' opportuno che i soldi utilizzati per una manovra del
genere fossero spesi invece nell' aumento delle risorse per le
attivita' investigative, per la giustizia, e per un controllo
piu' capillare del territorio da parte delle forze
dell'ordine''. ''Puo' anche essere utile, ma non risolve il
problema - e' l'opinione di Cola - Lo abbiamo gia' sperimentato
in passato e non mi pare che ci siano stati cambiamenti
sostanziali''.
Qualche sociologo si', Domenico De Masi, ''la sinistra non
proceda con schemi ideologico, servirebbe a liberare gli
obiettivi''; qualche sociologo no, Enrico Pugliese, ''una
proposta razzista, sarebbe per la citta' una prova evidente
della sconfitta''; qualcun altro non esclude l'ipotesi, Enrica
Morlicchio, ''potrebbe servire a ridare sicurezza alla gente,
assieme a politiche sociali inclusive''. No per lo scrittore
Erri De Luca, ''servirebbe a fare riempire posti letto, sarebbe
interessante forse l'indotto - provoca - ma risulterebbe
totalmente inefficace alla causa''. No per un sacerdote di
frontiera, che vive a Scampia, Fabrizio Valletti: ''Resterebbe
un corpo estraneo, la criminalita' organizzata e' troppo
raffinata per l'esercito. A che servirebbe allora?''. Risponde
anche l'ex questore Franco Malvano: ''Sarebbe un trauma per il
turismo e per la citta'. I militari possono venire a Napoli
soltanto a presidiare obiettivi sensibili, per liberare le forze
dell'ordine. Sarebbe dannoso averli in giro per le strade di
Napoli. Meglio riproporre Alto impatto''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI:SERVIZI, RISCHIO SANGUINOSE FAIDE
DIA: CLAN IN CONTINUO FERMENTO, AGGRESSIVITA' ACCESA
ROMA - Il rischio di ''sanguinose faide'' di
camorra nell' area napoletana era stato segnalato nell' ultima
Relazione semestrale dei servizi segreti inviata dal Cesis al
Parlamento.
L' attivita' informativa dell' intelligence, rileva la
Relazione, ''ha individuato nei quartieri centrali partenopei le
situazioni di maggior tensione, che potrebbero far registrare la
rivitalizzazione di sanguinose faide''. Nell' hinterland
vesuviano, proseguono i servizi, ''contrassegnato da modelli
operativi improntati ad un forte radicamento sul territorio e
all' infiltrazione dell' economia legale, le operazioni condotte
dalla Direzione investigativa antimafia il 15 ed il 26 maggio
hanno fortemente ridimensionato il gruppo egemone, delineando
mire espansionistiche da parte di altri sodalizi''. E proprio la
crisi delle principali alleanze, un tempo capaci di controllare
le bande polverizzate sul territorio, notano gli 007, ha offerto
inediti spazi a gruppi emergenti e favorito ripetuti cambi di
fronte.
Anche la Dia, nella sua ultima Relazione inviata al
Parlamento, evidenzia il ''continuo fermento'' dei gruppi
mafiosi campani e la peculiarita' della realta' delinquenziale
locale, caratterizzata da ''un' accesa aggressivita'''. Rileva
inoltre la ''stretta correlazione esistente tra la capacita' di
controllo dei traffici illeciti ed il numero dei fatti di
sangue''. Laddove, infatti, il clan criminale si vede messo in
discussione da un altro clan, osserva la Dia, ''scatena faide
per l' affermazione della supremazia, tanto piu' violente quanto
piu' rilevanti sono gli interessi criminali in gioco''.
A Napoli, secondo la Direzione investigativa antimafia, il
'''cartello' dominante continua ad essere quello costituito dai
sodalizi Misso-Mazzarella-Sarno, che opera nell' area
metropolitana e in diversi comuni limitrofi del capoluogo
campano, direttamente o attraverso gruppi mafiosi alleati''. Ma
alcuni fatti di sangue che hanno riguardato frange del
'cartello' dimostrano che ''la densita' criminale di alcuni
quartieri continua a generare aspri contrasti tra le
organizzazioni mafiose in cerca di maggiori spazi di azione''.
(ANSA).
29 ottobre 2006
DONNA UCCISA: SPUNTA IPOTESI TERZO CLAN IN AREA FAIDA
GESTIVA PIAZZE DROGA DI 2 FIGLI UCCISI, VICINI AL CLAN DI LAURO
NAPOLI, 29 OTT - Gestiva lo spaccio e organizzava
personalmente il mercato della droga nelle piazze ereditate dai
suoi figli, due giovani vicini al clan Di Lauro, uccisi nel
giugno scorso dalla camorra: e forse, proprio in questi ultimi
mesi, Patrizia Marino, 45 anni, freddata ieri dai proiettili di
un sicario, ad Arzano (Napoli), aveva dato fastidio a qualcuno,
con pretese ritenute eccessive da chi avrebbe per questo deciso
di farla fuori.
L'ennesimo omicidio, avvenuto nella serata di ieri nella
periferia nord del capoluogo campano, in un negozio di articoli
sportivi, riaccende l'attenzione anche sulla faida scatenata dai
cosiddetti scissionisti del clan di Lauro, per la contesa del
'supermercato' degli stupefacenti attivo fra i quartieri
popolari di Scampia e Secondigliano. La donna era fra l'altro
imparentata con un collaboratore di giustizia, Domenico Rocco,
un nipote: elemento preso naturalmente in considerazione dalla
dda della Procura di Napoli, coordinata dal pm Franco Roberti.
Su questo caso prende corpo pero' nelle ultime ore l'ipotesi
di un terzo clan, stuzzicato proprio da una donna ormai lanciata
in una 'carriera' pericolosa, titolare di una attivita'
massiccia, che gestiva probabilmente da sola, avvicinandosi
troppo all'area di interessi controllati da un altro gruppo
criminale. Troppe richieste, la donna insomma si sarebbe
avvicinata troppo a chi ne ha voluto poi la morte.
La Marino conduceva gli affari ereditati dai due figli, Ciro
e Domenico Girardi, di 22 e 26 anni, vicini al clan Di Lauro:
fino alla fine, arrivata ieri sera, in via Volpicelli, dove si
trovava con la figlia, una bambina di 12 anni, che ha fatto in
tempo a fuggire.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti, a far fuoco
ripetutamente - sul posto sono stati trovati quattro bossoli a
terra - sarebbe stata una sola persona, a volto coperto, poi
scappata. Sul fatto procede la squadra mobile della questura di
Napoli.
Due piste dunque, secondo gli inquirenti, che non
tralasciano naturalmente l'ipotesi di una 'coda' della faida di
Secondigliano, e della classica vendetta trasversale, movente
che, a meno di 24 ore dall'omicidio, sembra meno convincente
agli investigatori. (ANSA).
27 ottobre 2006
DUE ERGASTOLI PER OMICIDIO NEL NAPOLETANO
NAPOLI - Antonio Di Buono e Michele Di
Lauro, ritenuti affiliati al clan camorristico dei Crimaldi,
sono stati condannati all'ergastolo per l'omicidio di Pasquale
Castaldo, presunto esponente dell'omonimo clan, avvenuto a
Caivano, in provincia di Napoli, il 19 settembre 2003, e per il
reato di associazione mafiosa. La sentenza e' stata emessa
dalla quinta sezione della Corte di Assise che ha accolto le
richieste del pm della Dda Carmine Esposito. Il delitto, secondo
la ricostruzione degli inquirenti bastata soprattutto su
intercettazioni telefoniche e ambientali, e' da inquadrare
nell'ambito dello scontro tra le due organizzazioni per il
controllo degli affari illeciti, soprattutto il traffico di
droga. Assolti dall'accusa di omicidio, ma condannati
a 13 e 10 anni di reclusione Domenico La Montagna e Antonio
Aloia, riconosciuti responsabili di associazione camorristica,
traffico di droga e detenzione di armi. Cinque anni, infine,
sono stati inflitti a Salvatore Giordano Pacilio, che avrebbe
dato alle fiamme l'auto utilizzata dal commando omicida. (ANSA).
OMICIDIO AI QUARTIERI SPAGNOLI, DUE ERGASTOLI
CONDANNATO BOSS SALVATORE CARDILLO, DETTO BECKENBAUER
NAPOLI - Il boss della camorra Salvatore Cardillo, detto Beckenbauer,
e Gennaro Sola sono stati condannati all'ergastolo quali
mandante ed esecutore materiale dell'omicidio di Raffaele Scarnato,
avvenuto a Napoli, ai Quartieri Spagnoli, il 27 novembre 1989.
La sentenza e' stata emessa oggi dalla seconda sezione della
Corte di Assise, che ha accolto le richieste del pm della Dda.
Otto anni di reclusione sono stati inflitti al collaboratore
di Giustizia Ciro Ruggiero, anch'egli ritenuto esecutore
materiale, che ha dato un forte contributo alle indagini. La
Corte, su richieste della Dda, ha emesso una nuova ordinanza di
custodia cautelare nei confronti di Cardillo, capo storico del
clan di S. Anna di Palazzo e leader del gruppo scissionista del
clan Marian. Cardillo era stato scarcerato nei mesi scorsi
avendo beneficiato dell'indulto. (ANSA).
RIFIUTI:BERTOLASO SOTTO SCORTA
NAPOLI - Smaltimento dei rifiuti: la Campania e' la grande ammalata.
Guido Bertolaso, capo del dipartimento della Protezione civile,
non esita a dire che ci ''troviamo dinanzi ad un ammalato che e' in sala
di rianimazione''. A Bertolaso, che da poco piu' di tre settimane
ha assunto anche l'incarico di commissario di governo per
l'emergenza rifiuti in Campania, e' stata assegnata una scorta
anche se, come egli stesso ha assicurato, non ha subito minacce.
Una sorveglianza che pero' viene considerata come un segnale del
clima teso che si continua a respirare in regione.
Bertolaso pero' ha avvertito che la camorra ''non deve
diventare un alibi per coprire disfunzioni'' e che e' necessario
continuare a lavorare per trovare la soluzione ad una crisi
senza fine, iniziata appunto dodici anni fa. E' questo il quadro
della situazione emerso oggi nel corso delle audizioni, svoltesi
negli uffici della prefettura di Napoli, da parte della
commissione ambiente del Senato.
Al momento nella regione e' attiva solo una discarica,
quella di Villaricca. La macchina del commissariato ha
provveduto alla rimozione di circa 30mila tonnellate di
spazzatura che nelle scorse settimane si sono accumulate lungo
le strade che sono state stoccate in siti provvisori. Al momento
e' stato deciso di far ricorso al trasferimento fuori regione
(sono state portate poco piu' di 8000 tonnellate) e si ipotizza
di portare la spazzatura anche all'estero. Ma si tratta, e'
stato ribadito, di soluzioni provvisorie anche perche'
eccessivamente costose: ogni mese il commissariato di governo
segna un deficit di 5 milioni di euro.
''L'emergenza dura ormai da 12 anni ma si e' drammaticamente
aggravata negli ultimi cinque'', ha denunciato invece Tommaso
Sodano, presidente della commissione ambiente del Senato,
evidenziando che l'unica soluzione al momento e' quella del
ricorso alle discariche. Una scelta che amareggia: dodici anni
fa le discariche furono chiuse ''perche' si disse che erano
controllate dalla camorra e ora siamo costretti a riaprirle
senza aver eliminato la camorra dal ciclo dei rifiuti'', dice il
parlamentare. Sodano ha chiesto che sia redatto un piano non in
contrasto con le linee di sviluppo economico della regione, con
una impiantistica compatibile; piano che sia redatto di intesa
con le comunita' locali e con il quale si possa verificare la
disponibilita' offerta da alcune realta'.
Duro il commento di alcuni esponenti di minoranza della
commissione che hanno parlato di ''vergogna nazionale''. Il
senatore Pasquale Giuliano (Forza Italia) ha detto che a sua
giudizio ''il problema non ha immediate soluzioni'' e che dalle
audizioni tenute oggi si e' avuta ''la conferma che c'e stata
una gestione scandalosa della emergenza''. Giuliano si e'
soffermato sul mancato utilizzo degli addetti Lsu per la
differenziata, sul passaggio di mano delle aree utilizzate come
discariche e delle ''tante consulenze delle quali non vi era
bisogno''. (ANSA).
RIFIUTI: CAMPANIA; SODANO, DISCARICHE PER USCIRE DA CRISI
AUDIZIONI A NAPOLI COMMISSIONE AMBIENTE SENATO
NAPOLI - La gestione dell'emergenza rifiuti
in Campania e' stata fallimentare e per uscire dall'emergenza,
al momento, l'unica strada e' quella di ricorrere alle
discariche, anche con provvedimenti straordinari, nonostante
dodici anni fa ne fosse stata decisa la chiusura. E' quanto ha
detto il presidente della Commissione ambiente del Senato,
Tommaso Sodano, in una conferenza stampa nel corso
dell'audizione tenuta oggi negli uffici della prefettura di
Napoli. ''L'emergenza dura ormai da 12 anni ma si e'
aggravata negli ultimi cinque'', ha denunciato Sodano che e'
tornato a criticare la decisione, assunta negli anni passati, di
far ricorso a un gestore unico del ciclo - ovvero la Fibe -
decisione che e' stata superata. Sodano pero' ha rilevato che la
societa' ha di fatto ancora rapporti con il commissariato di
governo e che ha fatturato nei primi 10 mesi dell'anno ''circa
80 milioni di euro per i servizi prestati''; servizi previsti
dal decreto legge approvato nel novembre 2005 e poi convertito
nel febbraio scorso.
Per Sodano e' necessario verificare concretamente la
disponibilita' offerta oggi nel corso dell'audizione da parte
degli enti locali (come le province di Salerno, Benevento e
Avellino e le citta') coinvolgendo le comunita' locali per la
stesura del piano rifiuti, che ''non puo' essere redatto da chi
viene da fuori'' e deve essere in sintonia con le linee di
sviluppo. Quindi il presidente della commissione ambiente ha
anche rivolto un appello alla Regione ''che non puo' continuare
a rimanere in silenzio come ha fatto in questi anni''.
A giudizio di Sodano e' impensabile continuare pensare di far
ricorso ancora alla solidarieta' di altre regioni, alcune delle
quali sono gia' in una fase di pre-emergenza.
''Nel febbraio del '94 si chiusero le discariche perche' si
disse che erano controllate dalla camorra - ha aggiunto Sodano -
e ora dopo dodici anni siamo costretti a riaprirle senza aver
eliminato la camorra dal ciclo dei rifiuti''. Di positivo per
Sodano c'e' il decreto emesso recentemente dal governo ma ''il
clima non e' migliore: non si comprende perche' periodicamente
si debba discutere periodicamente dell'emergenza della Campania
in Parlamento. Se questa regione non riesce a dimostrare di aver
voltato pagina noi avremo difficolta' anche a far convertire il
decreto''. I rappresentanti dell'opposizione in commissione (Mauro
Libe', Gennaro Coronella e Pasquale Giuliano) invece hanno
stigmatizzato l'assenza del presidente della Giunta regionale
della Campania, Antonio Bassolino. ''Le audizioni di oggi sono
state di grande interesse - ha detto Pasquale Giuliano - perche'
abbiamo preso atto di quella che e' una vera vergogna nazionale.
Il problema non ha immediate soluzioni, abbiamo la conferma che
c'e stata una gestione scandalosa della emergenza''. Giuliano si
e' soffermato sul mancato utilizzo degli addetti Lsu, sul
passaggio di mano delle aree utilizzate come discariche e delle
''tante consulenze delle quali non vi era bisogno''. (ANSA).
RAPINATORE UCCISO DA TABACCAIO
NAPOLI - Un rapinatore ucciso, il complice
16enne ferito e catturato dai carabinieri: e' accaduto stasera a
Crispano, comune dell'hinterland settentrionale di Napoli, dove
un tabaccaio ha reagito a un tentativo di rapina messo in atto
poco prima della chiusura del negozio. Un bandito armato
spalleggiato da un complice ha fatto irruzione nella
tabaccheria; forse per intimidire la vittima, il rapinatore ha
esploso un colpo che ha mandato in frantumi la vetrina.
La dinamica deve essere ancora ricostruita nei dettagli dai
carabinieri, che stanno interrogando il negoziante. La reazione
del tabaccaio, un ex poliziotto, e' stata fulminea. L'uomo ha
sparato piu' colpi all'indirizzo degli aggressori: Francesco
Amura, 35 anni, con diversi precedenti penali, che impugnava
l'arma, e' morto all'istante. Il complice sedicenne, G.D.G., e'
stato raggiunto da un proiettile a un fianco; il ragazzo ha
provato a fuggire, ma e' stato bloccato poco dopo dai
carabinieri. I medici non ritengono che le sue condizioni siano
gravi, anche se in serata e' stato disposto il ricovero al piu'
attrezzato ospedale Cardarelli di Napoli.
Davanti alla tabaccheria si sono radunati numerosi amici e
parenti dell'ucciso, che hanno inveito contro il tabaccaio
mentre quest'ultimo veniva ascoltato dai carabinieri all'interno
del negozio. La recrudescenza della criminalita' in provincia
di Napoli ha fatto anche registrare in mattinata, a Torre del Greco, un
omicidio di chiaro stampo camorristico: un uomo con precedenti
penali, Luciano Loffredo, e' stato assassinato a colpi di arma
da fuoco in via Circumvallazione. La vittima era a bordo della
sua ''Smart'' quando e' stato avvicinato da due persone in sella
ad uno scooter. Ha abbandonato l'auto nel traffico e ha provato
a fuggire, ma e' stato raggiunto, non lontano dalla caserma dei
carabinieri, e freddato con diversi colpi di arma da fuoco. (ANSA).
26 ottobre 2006
ESTORSIONE A COMMERCIANTI, DUE FERMI A NAPOLI
NAPOLI - Due uomini - Achille Esposito, 39
anni e Claudio Sorrentino, 43 anni - sono stati fermati dagli
agenti della squadra mobile di Napoli e del commissariato di
Bagnoli, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura
della Repubblica, perche' indiziati di aver avanzato richieste
estorsive ad alcuni commercianti di viale Campi Flegrei.
Achille Esposito scarcerato di recente, e' gia' noto alle forze
dell'ordine. Nel 2004 fu arrestato per tentata estorsione
aggravata, per aver chiesto la somma di 2000 euro al
proprietario di un autolavaggio di Agnano. Sorrentino, invece.
nel 2003 venne denunciato per tentata estorsione aggravata in
concorso con un esponente di spicco del clan capeggiato da
Domenico D'Ausilio, alias ''Mimi o'sfregiato'', capo clan di
Bagnoli, scarcerato il 22 dicembre scorso ed attualmente
sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza
speciale della P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di
Villaricca.
NAPOLI; POLIZIA SEQUESTRA BENI PER 250MILA EURO
NAPOLI - Gli agenti della questura di Napoli
hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di
Napoli - sezione misure di prevenzione (presidente Vincenzo
Lomonte, giudici Lucia La Posta e Paola Faillace) ai sensi della
normativa antimafia, nei confronti di Gennaro Formigli, 60 anni,
napoletano, ritenuto legato dapprima all' organizzazione
malavitosa facente capo a Giovanni Alfano e poi, dopo l'arresto
di quest'ultimo avvenuto nel 1997, a quella capeggiata da Luigi
Cimmino, operante nella zona alta di Napoli, Vomero, Arenella,
Torretta e Posillipo. Il decreto di sequestro e' stato emesso
in accoglimento di una proposta del Questore. In particolare,
sono stati sequestrati, a Marano di Napoli un appartamento
ed un box, intestati ad un familiare dell'uomo.
Il valore complessivo del patrimonio posto sotto sequestro
ammonta a circa 250mila euro. Formigli ha precedenti penali per
associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e
traffico di sostanze stupefacenti. (ANSA).
25 ottobre 2006
SEQUESTRATE TELECAMERE A PROTEZIONE CASE BOSS
NAPOLI - Tre impianti di videosorveglianza
collocati a protezione delle abitazioni di personaggi ritenuti
contigui al clan Mazzarella sono stati sequestrati dai
carabinieri nel quartiere San Giovanni a Teduccio, alla
periferia orientale di Napoli. La vasta operazione di controllo
e' stata disposta dal Comando Provinciale dei carabinieri di Napol,
con l'intervento della compagnia di Poggioreale, il Nucleo operativo,
le CIO (Compagnie di Intervento Operativo) dei Battaglioni Toscana,
Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, artificieri antisabotaggio e
unita' cinofile di Napoli e un elicottero del 7ø elinucleo di
Pontecagnano (SA). I militari hanno eseguito numerose
perquisizioni domiciliari nel rione Pazzigno e nel rione Villa,
quest'ultimo roccaforte del clan camorristico dei Reale-Rinaldi
contrapposto ai Mazzarella per il controllo degli affari
illeciti. Sono stati sequestrati anche due giubbotti
antiproiettile nella casa di altro fiancheggiatore, un puntatore
laser per arma da fuoco, un pugnale, una mazza da baseball ed un
martello rompivetro nella casa di un 38enne pregiudicato. E'
stata denunciata in stato di liberta' una donna che aveva
occupato abusivamente un appartamento a Pazzigno. (ANSA).
SEQUESTRATI BENI AI CLAN PER 250 MILIONI DI EURO
NAPOLI - La sezione misure di prevenzione patrimoniali della
questura di Napoli ha eseguito un decreto di
sequestro emesso dal Tribunale di Napoli nei confronti di
Armando Del Core, 46 anni, detto 'o pastore', personaggio di
spicco del clan Nuvoletta (e' stato condannato all'ergastolo per
l'omicidio del giornalista Giancarlo Siani). Secondo gli inquirenti,
i profitti illeciti di Del Core, erano stati investiti nell'acquisto
di immobili intestati a un prestanome. In particolare e' stato
sequestrato un immobile di sette vani a Marano, intestato
alla moglie, e quote di un terraneo adibito a garage.
Il valore del patrimonio sequestrato ammonta a circa 300.000 euro.
Armando Del Core ha precedenti per associazione camorristica,
omicidio, porto detenzione di armi e munizioni, ricettazione,
associazione finalizzata al furto ed al riciclaggio di auto,
falsita' materiale. Ma e' nel settore del traffico di sostanze
stupefacenti che risulta essere particolarmente attivo prendendo
parte, secondo quanto emerso dalle inchieste, ad operazioni
finanziarie collegate ad attivita' illecite dei Nuvoletta, quali
l'acquisto di grosse partite di stupefacenti dall'estero.
Del Core fu riconosciuto colpevole di essere uno degli autori
materiali dell'omicidio del cronista del Mattino Giancarlo
Siani, avvenuto il 23 settembre 1985. E' stato condannato
all'ergastolo con pena definitiva. (ANSA).
24 ottobre 2004
CATTURATO LATITANTE CAPO CLAN ESPOSITO
ROMA - I carabinieri della Compagnia di
Mondragone, insieme con il personale della Dia di Napoli, hanno
catturato ieri sera a Baia Domitia il latitante Gualtiero
Esposito, elemento di vertice del clan omonimo (detto anche dei
''Muzzoni''), operante nell'alto Casertano e nel basso Lazio.
Ricercato da circa dieci anni, Esposito, 40 anni detto
Walter, deve scontare la pena definitiva di 30 anni ed era
inserito nella lista dei 500 latitanti piu' pericolosi sul
territorio nazionale.
Esposito, inoltre, qualche anno fa e' stato raggiunto anche
da un'ordinanza di custodia cautelare per l'omicidio di Castrese
Di Tora, un esponente vicino al boss degli anni Settanta Alberto
Beneduce di Sessa Aurunca. La vittima sarebbe stata punita per
una sua presunta vicinanza al clan dei Casalesi dopo essersi
rifiutato di allearsi con il clan locale degli Esposito-Muzzoni.
Per questo delitto, vi sono stati vari gradi di giudizio per
diversi esponenti del clan Sessano.
Dopo l'arresto in Spagna del capo carismatico dei Muzzone,
Mario Esposito, estradato dalla Spagna alcuni anni fa, a reggere
le fila della cosca, secondo gli inquirenti, vi sarebbero
Giovanni ed Emilio Esposito. La cattura di Gualtiero, stando a
quanto si apprende, e' frutto di un lungo lavoro investigativo
dei militari della compagnia dei carabinieri di Mondragone che
hanno acquisito importanti elementi sul luogo monitorando, tra
le altre cose, i movimenti di persone vicine alla moglie e alla
famiglia del latitante. (ANSA).
NAPOLI - Gli agenti della sezione
antiestorsioni della squadra mobile di Napoli hanno arrestato
Alfonso Mazzarella, 24 anni, pregiudicato, con l'accusa di
tentata estorsione aggravata. Le indagini hanno riguardato
un cantiere edile sito a Piazza Calende, nel cuore di Forcella.
I poliziotti, fingendosi operai, per giorni hanno atteso l'arrivo
dell'emissario del clan. Oggi si e' presentato Mozzarella che,
dopo aver minacciato le maestranze, ha richiesto la somma di
1.500 euro a titolo estorsivo. A quel punto i poliziotti sono
intervenuti arrestandolo in flagranza di reato.
Alfonso Mozzarella, pregiudicato per droga e armi, e' figlio
di Vincenzo, cugino dei piu' noti fratelli Ciro, Vincenzo, e
Gennaro Mozzarella, storici capi clan. Il giovane nell'aprile di
quattro anni fa, fu arrestato dalla squadra mobile perche'
possesso di un revolver cal.38. (ANSA).
23 ottobre 2006
UCCISO IN AGGUATO CANTANTE NEOMELODICO
NAPOLI - Antonio Invito, un cantante neomelodico
originario di Acerra (Napoli), è morto all'alba a causa delle
ferite riportate in seguito ad un agguato avvenuto nella serata
di ieri. L'uomo, 36 anni, era da poco sceso dalla sua abitazione
quando, in piazza dei Martiri nel comune a nord di Napoli, è stato
affrontato da uno sconosciuto che gli ha esploso u


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