'O sistema, il libro, il film di Matteo Scanni

Novembre 2006

DLMM GVS
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Archivio Novembre 2006
Pagine:

17 novembre 2006

di 'O SISTEMA (17/11/2006 - 15:32)

NAPOLI - TRE OMICIDI IN POCHE ORE

Liveri, ore 18. I killer in moto individuano l’auto sulla quale viaggiano Luigi e Gerardo Nappi. Fanno fuoco senza lasciare scampo: trenta i proiettili esplosi. Boscotrecase, ore 20. Un’auto scarica il corpo di Umberto Somma davanti all’ospedale. L’uomo presenta una ferita da arma da fuoco alla nuca. Caivano, ore 20.30. In via delle Rose Andrea Vallo ferisce, per motivi di vicinato, Vincenzo Prece. I due sono pregiudicati. Le condizioni del ferito non sono gravi.


  TRENTA COLPI PER UCCIDERE PADRE E FIGLIO

LIVERI - La sequenza di bossoli è impressionante. Sulla Bmw grigia, sull’asfalto a ridosso dell’ufficio postale, sul marciapiede. Trenta colpi per massacrare padre e figlio al rientro a casa. Luigi Nappi, 28 anni, e il padre Gerardo sono cadaveri all’ospedale di Nola. Quando li hanno portati per le cure dei sanitari, le loro condizioni erano già disperate. Il tentativo del 118 di salvarli si è rivelato inutile. Via Cesare Soprano, strada residenziale di pochi metri stretta da pini. La sede della polizia municipale, al lato opposto l’ufficio postale, all’incrocio poco più avanti la merceria «Beautiful». Tutti chiusi a quell’ora, nessuno ha visto. Nessuno può testimoniare. Nel buio umido della sei di sera, Luigi e Gerardo Nappi rientravano a casa. In auto, come sempre. Di ritorno da un adempimento giudiziario cui Luigi era obbligato: la firma alla caserma dei carabinieri di San Paolo Belsito. Retaggio di una condanna e un delitto che, probabilmente, avevano segnato la vita del giovane: l’omicidio di un coetaneo alla festa patronale di Marzano. Dieci anni fa. Dinamica controversa, c’è chi disse che Nappi, all’epoca ancora minorenne, avesse fatto inginocchiare il coetaneo per freddarlo con la pistola. Altri hanno parlato di rissa, con colpo partito accidentalmente. Un contrasto tra bande di giovani per dei complimenti ad una ragazza: marzanesi contro sanpaolesi. Storie passate, con condanna ora al giudizio della Cassazione. Una macchia rimasta per sempre nei precedenti penali di Luigi Nappi. Il padre Gerardo era operaio alla fabbrica nolana «Polo manutenzione sud». Un lavoratore, che viveva a Liveri con la moglie e due figli. Il fratello di Luigi è minorenne. Rientrava in motorino a casa, ha visto l’auto del padre, i carabinieri. Ha capito. Ha abbandonato per strada il suo motociclo ed è corso su. Poi in ospedale con la mamma. I killer erano almeno due. In moto e con il casco che li rendeva irriconoscibili. Un agguato da professionisti. Hanno atteso l’auto, conoscevano perfettamente l’orario del rientro di padre e figlio. Hanno sparato quando la Bmw aveva svoltato per entrare nel garage in discesa, a lato dell’ufficio postale. Gerardo Nappi ha fermato l’auto, c’è stato un tentativo di uscire. Fuggire. Magari nel garage, per scampare agli assassini. Ma chi doveva colpire aveva una missione di morte da compiere. Tanti spari, con almeno tre pistole. I carabinieri del nucleo operativo territoriale, guidati dal maggiore Fabio Cagnazza, hanno individuato bossoli di una pistola calibro nove e di una 7,65. La raffica di proiettili non ha dato scampo alle vittime. Poi, la fuga in moto dei killer. Tutt’attorno, il buio e il silenzio. In quel fascio di strada, solo tre palazzine bipiani. In una c’era l’abitazione dei Nappi. Poi le strutture con le sedi degli uffici pubblici. Nessuna telecamera. Secondo gli inquirenti, il bersaglio dell’agguato era soprattutto Luigi Nappi. Era già sfuggito ad un agguato sette anni fa. Era stato più svelto del killer: gli aveva strappato un fucile a canne mozze ed era subito fuggito. Ieri, di ritorno dalla caserma dei carabinieri, non poteva che essere disarmato. Inerme. Rapporti investigativi definiscono Luigi Nappi, disoccupato e descritto come giovane dal carattere deciso, vicino al clan Cava, il gruppo da decenni in guerra con il clan Graziano in tutta l’area del Vallo di Lauro. Estorsioni, intromissioni nei piccoli appalti locali, clima di intimidazione e rispetto, per una faida di camorra che sconfina in un radicato contrasto tra famiglie e loro amici. Il 18 ottobre scorso, dopo due anni di latitanza, Biagio Cava era finito di nuovo in carcere. Ora l’agguato. Un segnale ai Cava, indeboliti dall’arresto? Per ora sono solo ipotesi d’indagine. Per una faida infinita. Che insanguina tutti i centri del Vallo.


  Chiudi   Colpito alla nuca e scaricato in ospedale

BOSCOTRECASE - Lo hanno abbandonato esanime sul ciglio della strada, nei pressi dell’ospedale civile di via Lenze. Una delle guardie giurate addette alla sorveglianza del presidio sanitario ha notato un via vai sospetto e si è precipitata all’esterno, dando immediatamente l’allarme. Umberto Somma, 35 anni, di Torre Annunziata, un modesto precedente per ricettazione, è stato trasferito d’urgenza al Loreto Mare di Napoli, ma non ce l’ha fatta. Lo hanno freddato con un colpo d’arma da fuoco alla nuca. Una esecuzione in piena regola, dunque. Un segnale inquietante. Ancora sangue sulle strade dell’hinterland vesuviano, anche se, al momento, non è stato ancora individuato il luogo preciso dell’agguato. L’auto dalla quale è stato gettato via il corpo sarebbe una citroen. Difficile stabilire il modello ed il colore, perché la zona, oltre che isolata, è scarsamente illuminata. I carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, alle dipendenze del capitano Pasquale Sario e del tenente Valentino Nevosi, giunti sul posto nel giro di pochi minuti, lo hanno identificato tra mille difficoltà. L’uomo non aveva con sé alcun documento di riconoscimento. All’interno della giacca, tuttavia, i militari del presidio di Trecase, coordinati, sul campo, dal maresciallo capo Luigi Marletta, hanno rinvenuto due telefonini cellulari. Le schede sono risultate intestate a persone diverse. Gli inquirenti avrebbero a disposizione pochi elementi per ricostruire la esatta dinamica dei fatti ed il movente. Il colpo alla nuca e la circostanza che il 35enne non avesse uno spessore criminale di rilievo inducono a ritenere che il delitto potrebbe essere maturato nel quadro di un regolamento di conti nel mondo dello spaccio. Somma potrebbe aver commesso qualche «sgarro» pagato con la vita. I carabinieri, comunque, mantengono il massimo riserbo e non lasciano trapelare alcuna ipotesi. Non appena è giunta la notizia, dalla centrale operativa dei carabinieri sono partite tutte le gazzelle disponibili nel tentativo, rivelatosi vano, di individuare il killer o chi ha scaricato il corpo davanti all’ospedale. Quando i tutori dell’ordine sono riusciti a risalire alla identità dell’uomo hanno provveduto ad avvisare i familiari,. La sorella dell’ucciso è stata condotta al Loreto mare per il riconoscimento di rito.


Vota questo post