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25 gennaio 2006

di 'O SISTEMA (25/01/2006 - 21:01)

INCHIESTA CLAN CASALESI,ARRESTI PER RACKET E OMICIDI

NAPOLI - Sono 34 le ordinanze di custodia
eseguite dalla squadra mobile di Caserta, dal commissariato di
Castelvolturno e dalla compagnia dei carabinieri di Mondragone
nell'ambito dell'inchiesta sul clan dei Casalesi. I
provvedimenti sono stati firmati dal gip Giovanna Ceppaluni su
richiesta dei pm della Dda di Napoli Raffaele Cantone, Giovanni
Conzo e Raffaele Marino.
   L'indagine riguarda l'attivita' del clan dei Casalesi
dall'inizio degli anni '90 sul litorale domizio e in particolare
nella zona di Castelvolturno. L'inchiesta ha preso avvio dalle
rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia sulla gestione
di numerose attivita' illecite da parte della organizzazione
camorristica. In particolare il clan, secondo quanto emerso
dalle indagini, ha imposto il pagamento di tangenti a
commercianti e imprenditori, ha gestito lo spaccio di
stupefacenti, il contrabbando di sigarette e il racket della
prostituzione: i Casalesi, tra l'altro, imponevano pagamento di
somme di denaro agli immigrati presenti nella zona per
consentire lo spaccio di droga e l'attivita' di prostituzione.
   Dalle indagini e' emerso anche che uomini del clan
''rubavano'' l'acqua potabile dalla rete idrica comunale per
rivenderla agli abitanti della zona destra del Volturno, dove
negli anni scorsi non c'era allacciamento con la rete. I
proprietari di villette del litorale erano inoltre costretti a
pagare tangenti per il servizio di vigilanza effettuato da
alcuni affiliati alla organizzazione.
   Le indagini hanno consentito di scoprire i presunti
responsabili di alcuni omicidi e tentativi di omicidio avvenuti
nel corso degli ultimi anni. Le vittime del racket che si
rifiutavano di pagare le tangenti venivano punite spesso con
furti e rapine per costringerli ad accettare la ''protezione''
della camorra.
 Tra gli arrestati figurano anche un
agente di polizia penitenziaria, accusato di aver procurato
cocaina a detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
(Caserta); ed un vigile urbano in servizio a Castelvolturno, che
e' ritenuto legato al clan e che avrebbe favorito la latitanza
di alcuni esponenti dell'organizzazione.
  L'inchiesta ha messo in luce in particolare il rapporto
esistente tra camorra e gli immigrati che si insediarono sul
litorale domizio negli anni scorsi. Inizialmente si tratto' di
un rapporto conflittuale: il clan, infatti, non gradiva la
presenza degli extracomunitari, il cui insediamento aveva
provocato la crisi del turismo locale e una conseguente
diminuzione degli affari della camorra. All'inizio degli anni
'90 risalgono una serie di episodi di intimidazione ai danni
degli immigrati, tra cui diversi incendi delle loro abitazioni e
un raid punitivo che si concluse con la morte di Carolina
Mocerino, ''accusata'' di aver fittato un appartamento a una
coppia di nigeriani. La donna mori' per le conseguenze delle
ustioni provocate dall'incendio della sua abitazione.
   Successivamente, il clan dei Casalesi giunse ad una sorta di
''accordo'' con alcuni gruppi di extracomunitari ai quali venne
consentito di svolgere attivita' illecite (droga e
prostituzione) in cambio di somme di denaro.
   Dalle indagini sono emersi anche condizionamenti della
camorra sulle attivita' delle amministrazioni pubbliche locali
che portarono, tra l'altro, nel 1998, allo scioglimento del
consiglio comunale di Castelvolturno.
   Per quanto riguarda gli episodi di sangue avvenuti a
Castelvolturno nella meta' degli anni '90, sono stati scoperti i
presunti autori di ferimenti ai danni di alcuni nomadi dediti a
furti.(ANSA).

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