31 gennaio 2006
CLAN CONTROLLAVA ASTE MONTE DEI PEGNI, 32 ARRESTI
NAPOLI - Il clan camorristico capeggiato da
Giuseppe Misso esercitava un controllo assoluto sulla vendita
all' asta del monte dei pegni che si svolgono a Napoli nelle
agenzie del Banco di Napoli e della Banca di Roma. E' quanto e'
emerso da una inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale
antimafia di Napoli.
La Guardia di finanza di Napoli ha eseguito 32 ordinanze di
custodia e circa 50 perquisizioni, sequestrando gioielli,
negozi, automobili, e danaro in contanti e titoli per un valore
di 3 milioni e 100mila euro. Tra i destinatari dei provvedimenti
diversi esponenti del clan Misso, la potente organizzazione
camorristica attiva nel centro storico di Napoli.
Le ordinanze sono state emesse dal gip Sergio Marotta su
richiesta dei pm della Dda, Filippo Beatrice e Giuseppe
Narducci. Dalle indagini e' emerso che i camorristi anche
attraverso la complicita' di due funzionari delle banche e
grazie a prestanome entravano in possesso di gioielli pignorati
e non riscattati dai legittimi proprietari. Gli altri potenziali
acquirenti che intendevano partecipare alle gare venivano
estromessi con minacce e altre forme di intimidazione. Una volta
entrati in possesso dei preziosi i camorristi portavano i
gioielli in un locale a piano terra in via San Gregorio Armeno
adibito a ''Circolo per anziani''. Qui si svolgeva un'altra asta
per la distribuzione dei gioielli che venivano destinati alla
rivendita a gioiellieri della citta' oppure avviati alla fusione
per l'immissione in nero nel circuito orafo. Tra le persone
coinvolte nell'inchiesta figurano anche alcuni gioiellieri. E'
stato stimato che l'organizzazione dal 2000 ad oggi ha investito
per l'acquisto degli articoli di oreficeria, gioielleria ed
orologeria circa quattro milioni di euro all'anno.
I reati contestati sono di associazione camorristica e
turbativa d'asta. A quattro dipendenti delle banche oltre alla
turbativa d'asta e' contestato il concorso esterno in
associazione camorristica e ad uno dei funzionari il reato di
ricettazione.
Le indagini sono scaturite dalle rivelazioni di alcuni
pentiti del clan Giuliano che avevano rivelato come i Misso
controllassero le aste delle banche. Gli elementi di accusa sono
basati, tra l'altro, su intercettazioni telefoniche e riprese
video. (ANSA).
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