24 agosto 2006
LATITANTE DEI CASALESI ARRESTATO NEL CASERTANO
ERA TRA I 500 PIU' PERICOLOSI D'ITALIA
CASERTA - Un latitante, Nicola Zara, di
55anni, di Casal di Principe, ritenuto un elemento di spicco del
clan camorristico dei '' casalesi'', operante nel casertano e
nel basso Lazio, e' stato arrestato la notte scorsa dai
Carabinieri, a Cancello Arnone, nell'abitazione di Angelina
Diana, di 47 anni, pregiudicata e moglie di Francesco Verazzo,
ucciso in un agguato nel 1990. La donna e' stata arrestata per
favoreggiamento.
A scoprire il rifugio del boss, inserito tra i cinquecento
latitanti piu' pericolosi d'Italia sono stati i carabinieri del
Ros e del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Caserta.
Zara, da oltre due anni era cercato perche' nei suoi confronti
erano state emesse tre ordinanze di custodia cautelare in
carcere con l'accusa di associazione per delinquere di tipo
mafioso, estorsioni, omicidio,detenzione di armi da guerra e
ricettazione. In particolare l'arrestato e' accusato degli
omicidi di Salvatore Bidognetti, e dell'imprenditore di Casal di
Principe, Davide Corvino, uccisi in un agguato il 3 novembre del
1997 nonche' di Raffaele Piccolo, eliminato il 29 ottobre
dell'anno successivo.
Il rifugio del ricercato e' stato localizzato in uno degli
appartamenti di una palazzina di Cancello Arnone hanno
sottolineato nel corso di una conferenza stampa il comandante
del Comando Provinciale dei Carabinieri, col. Carmelo Burgio ed
il maggiore dei ROS, Roberto Casagrande, a conclusione di una
attivita' investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale
Antimafia, e basata anche su intercettazioni telefoniche e
continui appostamenti. L'edificio e' stato circondato dai
carabinieri nelle prime ore di oggi e quando alcuni militari,
agli ordini del magg. Ottavio Oro, comandante del Reparto
Operativo di Caserta, hanno forzato la porta d'ingresso
dell'appartamento, Nicola Zara stava uscendo dal bagno dopo
avere nascosto in una lavatrice una pistola SIG Sauer. E'
stato,poi, lo stesso boss ad indicare ai militari la presenza di
un fucile a canne mozzate nell'armadio della camera da letto e ,
in una scatola, 50 cartucce per armi di diverso calibro.
Zara, secondo i carabinieri aveva anche un piano di fuga nel
caso fosse stato scoperto il suo rifugio, ma e' stato colto di
sorpresa e non e' stato in grado di attuarlo. Parte della
latitanza il boss l'ha trascorsa sull'Aspromonte. Poi,dopo
l'arresto da parte dei carabinieri del figlio Tommaso, era stato
costretto, per tutelare gli interessi del suo gruppo criminale,
a rientrare in provincia di Caserta ed aveva trovato rifugio e
collaborazione, tra gli altri, in Angelina Diana, moglie di
Verazzo, ucciso dagli stessi ''casalesi'' nel '90.
La donna e' sorella di Giovanni, di 45 anni, detto ''o
bionde'', attualmente detenuto e imparentato con un altro
elemento di primo piano del clan, Michele Zagara, latitante da
tempo. Zara, secondo i carabinieri, sin dagli anni '80 e' stato
punto di riferimento dei vertici del clan dei ''casalesi''
succedutisi dal 1981 al 1991. Fu ritenuto coinvolto in numerosi
episodi estorsivi nel casertano e nel basso Lazio e, nel 1996 fu
destinatario di provvedimenti restrittivi del tribunale di
Napoli. Prima di essere arrestato nel 1999 riusci' a consolidare
il proprio ruolo ai vertici dell'organizzazione camorristica
sfruttando la contrapposizione interna al clan tra Francesco
Schiavone, detto '' Sandokan'' e Francesco Bidognetti,
soprannominato '' cicciotte e mezzanotte''. A Zara - hanno
spiegato i carabinieri - fu affidato il controllo delle
estorsioni e dei traffici illeciti nella zona di Villa Literno.
Il boss, che sul posto si avvaleva della collaborazione degli
affiliati al gruppo Tavoletta, riusci' nel 1997 a costringere,
con violenze e minacce, oltre 300 immigrati africani ad
abbandonare le campagne liternesi e a trasferirsi altrove. (ANSA).
SVENTATO ATTENTATO CONTRO CLAN RIVALE, SEI FERMI
NEL NAPOLETANO I SARNO VOLEVANO ELIMINARE REGGENTI DEI PANICO
NAPOLI - Avevano gia' preparato un attentato
dinamitardo contro i reggenti del clan rivale ma i carabinieri,
la scorsa notte, li hanno bloccati. Sei persone ritenute
affiliate al clan camorristico ''Sarno'' sono state sottoposte a
fermo in esecuzione di un provvedimento restrittivo della
Direzione distrettuale antimafia.
Attivi a Napoli e in provincia, i ''Sarno'' avevano
organizzato gia' nei dettagli un duro colpo contro il clan
opposto, i Panico.
I reggenti del clan Panico sarebbero stati eliminati da un
commando armato con cariche esplosive piazzate sull'auto
blindata usata per i loro spostamenti.
Durante l'operazione condotta dalla compagnia Castello di
Cisterna (Napoli) sono stati sequestrati a Somma Vesuviana
(Napoli) 5 kg di esplosivo ad alto potenziale, 15 kg di polvere
pirica e 3 pistole semiautomatiche di vario calibro.
L'attentato che il clan Sarno stava preparando contro la cosca rivale
era probabilmente la risposta all'omicidio di Danilo Laloe', il
34enne ucciso lo scorso 11 agosto a Sant'Anastasia (Napoli). Le
notizie sullo sventato agguato dinamitardo fanno crescere la
paura tra i cittadini dell'area, che temono una faida lunga e
sanguinosa tra le cosche dopo i due omicidi avvenuti a
Sant'Anastasia in poco meno di un mese.
Giuseppe Castiello, 41 anni, pregiudicato ritenuto dagli
inquirenti affiliato al clan Panico, al quale era unito da un
vincolo di parentela, fu ucciso in un agguato lo scorso 18
luglio, mentre era fermo a comprare frutta da un venditore
ambulante. L'11 agosto, invece, a morire sotto numerosi colpi di
pistola fu Danilo Laloe', 34 anni, ritenuto dagli inquirenti
vicino al clan Sarno, che avrebbe voluto vendicarne la morte con
l'attentato dinamitardo sventato dai carabinieri.
Episodi che fanno crescere la paura tra i residenti della
cittadina vesuviana, il cui sindaco, Vincenzo Iervolino, ha
partecipato proprio ieri, ad una riunione del comitato per
l'ordine e la sicurezza pubblica.''Sono soddisfatto di come e'
andato l'incontro - ha detto Iervolino - le forze dell'ordine
hanno garantito il controllo del territorio in continuita' al
lavoro svolto finora''. Cresce lo stato d'allerta anche nella
vicina Somma Vesuviana, potenzialmente nel mirino dei clan per
il completo predominio del territorio vesuviano. Il sindaco,
Raffaele Ferdinando Allocca, ha predisposto maggiori controlli
da parte dei vigili urbani, e chiesto piu' attenzione alle forze
dell'ordine. (ANSA).
SVENTATO ATTENTATO, POTEVA ESSERE STRAGE
NEL NAPOLETANO LOTTA TRA CLAN SARNO E PANICO. OPERAZIONE DEI CC
NAPOLI - L'obiettivo era quello di eliminare
i reggenti del clan opposto ma l'attentato dinamitardo che
avevano preparato poteva causare una vera e propria strage.
Sventato, in provincia di Napoli, dai carabinieri della
compagnia di Castello di Cisterna, un ennesimo colpo della
camorra: un attentato esplosivo che doveva entrare dritto nella
guerra tra il clan Sarno e il clan Panico, attivi tra la citta'
e la provincia. Sette i fermi disposti dalla Dda tra la scorsa
notte e le prime luci dell'alba.
Erano proprio i ''capi'' dei Panico, Antonio e Francesco, ad
essere nel mirino dell'agguato. Una dinamica, quella messa a
punto dai Sarno, che non gli avrebbe lasciato scampo.
Il luogo dell'attentato doveva essere nell'area di
Sant'Anastasia e avrebbe visto l'impiego di diversi automezzi e
moto. In particolare erano previste due moto di grossa
cilindrata con a bordo sicari coperti da caschi integrali che
avrebbero avuto il compito di attaccare, tramite calamite, i
candelotti esplosivi all'auto blindata che quotidianamente
utilizzano i fratelli Panico: un'auto precedentemente fermata a
colpi d'arma da fuoco sparati da altri automezzi.
Un colpo che doveva vendicare la morte di uno di loro, Danilo
Laloe', ucciso a Sant'Anastasia lo scorso 8 agosto.
Ingente, tanto da poter determinare una strage se ci fosse
stato qualche passante occasionale, la quantita' di esplosivo di
cui i Sarno si erano riforniti a Viterbo e che e'stato
sequestrato a Somma Vesuviana: 5 candelotti esplosivi da un 1 kg
ciascuno, 61 bombe carta per 15 kg complessivi di polvere pirica
e 3 pistole. Dagli artificieri antisabotaggio, in condizioni di
massima sicurezza, l'esplosivo e' stato fatto brillare in una
cava di inerti nel comune di Polvica di Nola: l'esplosione ha
formato una voragine di circa 2 metri di profondita' ed e' stata
udita anche a notevole distanza.
Ad essere fermati quali indiziati di delitto sono stati:
Raffaele Pasquariello, 38 anni, residente a Somma Vesuviana,
Sabato Nappa, 27 anni, residente a Sant'Anastasia, Giuseppe
Nappa, 46 anni, residente a Orte (Viterbo), Salvatore Coppola,
29 anni, residente a Sant'anastasia, Rosario Piccolo, 21 anni,
residente a Sant'Anastasia, unico incensurato. Tutti sono
ritenuti affiliati al clan Sarno. Ad essere fermato anche
Gianfranco Bartolucci, 49 anni, residente a Orte e Onofrio
Pasquariello, 34 anni, residente a Rieti. (ANSA).
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