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13 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (13/10/2006 - 17:58)

VILLA CONFISCATA A BOSS DIVENTA CASA PER DISABILI
NEL NAPOLETANO, GRAZIE A PROGETTO PROMOSSO DALLA PROVINCIA

NAPOLI - Quello che una volta era il feudo
del boss di Giugliano (Napoli), Francesco Rea ora diventera' una
''casa alloggio'' per ragazzi disabili ed un campus della
seconda universita' di Napoli. Il progetto, realizzato dal
Consorzio Sole (Sviluppo occupazione legalita' economica),
promosso e coordinato dalla Provincia di Napoli, e' stato
presentato stamani nella sala giunta di Palazzo Matteotti alla
presenza del presidente della Provincia, Dino Di Palma,
dall'assessore provinciale alla Solidarieta', Maurizio Sibilio,
dal direttore del Consorzio, Lucia Rea, dall'attrice Serena
Autieri, testimonial dell'iniziativa, dal sindaco di Giugliano,
Francesco Tagliatatela e dal presidente del Consiglio
Provinciale, Enrico Pennella.
La villa bunker, circondata da dodici villette a schiera con
annessa piscina, parco ed una concessionaria, sorge su uno
spazio di 33000mq confiscati ai sensi della legge 109/96. La
casa alloggio sorgera' in una parte del complesso immobiliare.
La struttura, di 300mq su due livelli, potra' ospitare una
trentina di ragazzi diversamente abili affetti da patologie
simili, saranno assistiti da personale specializzato,
all'interno di una ''residenza protetta'' che ripropone un
modello di tipo familiare per evitare traumi quando non ci
saranno piu' i loro genitori.
La villa bunker centrale da 5000 mq sara' ristrutturata col
finanziamento di 4.800.000 euro di fondi PON- Sicurezza per lo
sviluppo del Mezzogiorno d'Italia ottenuto dal Consorzio
''Sole'' grazie al supporto della Prefettura di Napoli.
L'intero complesso immobiliare di 33.000mq e' oggetto del
progetto ''Cultura e Legalita''', finanziato dal Ministero degli
Interni e finalizzato alla costituzione di un campus
universitario, per lo svolgimento di corsi di laurea
territoriali e dotato di alloggi per oltre 100 studenti.
Nel progetto e' inoltre prevista la realizzazione di
strutture sportive e di aggregazione sociale che saranno a
disposizione della cittadinanza e di supporto all'Universita'.
''Attraverso le attivita' del consorzio Sole - ha evidenziato
Di Palma - vogliamo riaffermare sui nostri territori la
centralita' della legalita' come calore da promuovere e, al
tempo stesso, intendiamo far sviluppare sempre di piu' nella
popolazione il senso di appartenenza al territorio come elemento
essenziale di una reale crescita individuale e sociale. In tal
senso, mi sembra straordinariamente significati il recupero ed
il riutilizzo ai fini sociali dei beni confiscati alla
criminalita' organizzata''. (ANSA).



CALCIO: CHINAGLIA; VITA SPERICOLATA E AMICI UNGHERESI
EX IDOLO CURVA NORD DA BANCAROTTA AD ORDINE DI CUSTODIA

ROMA - Forte, potente, magari un po' ruvido
da calciatore, piu' abituato agli slalom e alle acrobazie nella
vita privata, da quando l'ex idolo laziale ha appeso gli
scarpini al chiodo. Giorgio Chinaglia e' bandiera indiscussa del
tifo biancoceleste e leader della squadra che vinse lo scudetto
nel 1974. Long John, soprannominato cosi' perche' e' nato in
Galles da genitori li' emigrati, e' passato attraverso i
gestacci al Mondiale in Germania 1974 a Valcareggi per una
sostituzione alle effimere glorie dei Cosmos nel campionato
americano: ma c'e' sempre la Lazio nel suo destino, dal primo
trionfale ritorno a Roma quando acquisi' il club nel 1985, al
tentativo odierno di prelevare la squadra di Lotito. In mezzo la
sua residenza newyorkese e i continui viaggi con l'Europa.
Ma i primi guai con la giustizia di Giorgio Chinaglia
risalgono al 1996, quando fu condannato a due anni di reclusione
dai giudici del Tribunale di Roma per bancarotta fraudolenta e
falso in bilancio per fatti risalenti agli anni 1986-87 e
riconducibili alla gestione della Fin Lazio, la finanziaria che
durante la presidenza di Chinaglia era proprietaria della
societa' biancoceleste.
Ed e' sempre attorno alla meta' degli anni '90 che nascono i
rapporti tra Long John e l'Ungheria, quando le cronache rivelano
l'interessamento  di Giorgio Chinaglia ad acquistare il
Ferencvaros, la piu' popolare squadra ungherese.
L' ex giocatore della Lazio in quel periodo e' vice
presidente del Dicobe International Associates, una societa' che
possiede gia' in Ungheria un' azienda agricola e una centrale
del latte: vorrebbero acquistare la squadra ungherese
l'americana International Management Group (IMG) e l'inglese
ENIC. Erano pronti circa 25 milioni di dollari, poi l'affare
sfumo'. Passano quattro anni e Chinaglia torna ad occuparsi del
calcio italiano: l' ex attaccante della Lazio rappresenta una
finanziaria svizzera per acquisire il Catania (allora in C1)
dagli eredi di Angelo Massimino. Ma la firma salto' per un
mancato accordo sulle cifre.
C'e' sempre Long John nell'acquisto del Marsala, avvenuto
nel giugno del 2000. Nella trattativa per il passaggio della
societa' c'e' l'intervento di Chinaglia: il Marsala passa ad una
finanziaria ungherese, la ''Befektetesi'', con sede a Budapest.
Chinaglia diventa presidente onorario.
Per poco, pero', perche' nell'ottobre dello stesso anno il
finanziere romano Marco Russo acquista il Foggia dai Sensi e
Giorgione diventa presidente: lo sara' dal novembre 2000 al
marzo 2001. Nel luglio verra' interrogato della procura di Roma
nell'ambito dell'inchiesta sul Foggia, finita sotto inchiesta
per riciclaggio e che porto' all'arresto di nove persone. Tra
gli arrestati c'e' anche l'amministratore delegato del Foggia
Marco Russo, accusato di riciclaggio di denaro di dubbia
provenienza. Chinaglia fu indagato insieme ad un'altra ventina
di persone perche' secondo l'accusa sarebbe stato consapevole
che i soldi impiegati dalla squadra pugliese quando lui era
presidente fossero di provenienza illecita.
Per un po' Chinaglia se ne resta tranquillo, cioe' in
America, poi rispunta nel luglio del 2004 con l'acquisizione del
Lanciano che milita in C1; l'accordo e' tra il presidente
uscente Riccardo Angelucci, e il gruppo che fa capo agli
imprenditori Carlo Di Cosimo e Alessandro De Angelisio.
''C'e' un grande gruppo chimico europeo che vuole la Lazio''.
E' con questo annuncio nell'ottobre 2005 che Long John ritorna
sulla ribalta romana come un terremoto. ''Confermiamo e
ribadiamo che il nome della banca di riferimento e' la Invest
Kredit Bank Ag di Budapest, noi siamo persone serie e non
facciamo nomi tanto per farne...'', dira' un portavoce di
Chinaglia. Ritorna la pista ungherese, ma ritornano anche le
polemiche; la curva nord e' contro il presidente Lotito,
Chinaglia riabbraccia i suoi vecchi tifosi e va perfino in mezzo
a loro a vedere una partita. Ma Lotito resiste. Fino a quando ad
aprile oltre alla Procura di Roma anche quella di Milano apre un
fascicolo di inchiesta per aggiotaggio sulla scalata in borsa
alla Lazio tramite la mediazione di Giorgio Chinaglia.
C'e' poi la 'bomba' lanciata all'ex n.9 della Lazio dalla
Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che indaga sull'ex
centravanti laziale ipotizzando nei suoi confronti il reato di
riciclaggio aggravato dall'articolo 7, ovvero per avere
agevolato l'attivita' della camorra per far entrare in Italia
dall'Ungheria una cospicua somma di denaro, pari a oltre 21
milioni di dollari con i quali gli indagati avrebbero in un
primo momento cercato di rilevare la societa' calcistica del
Lanciano. L'ultimo capitolo e' quello odierno, e riguarda le accuse
per estorsione ed aggiotaggio, con cui il nucleo valutario della
guardia di finanza ha eseguito 8 ordinanze di custodia
cautelare. Tra i colpiti dall' ordinanza c'e' anche Chinaglia,
attualmente all' estero. Si tratta dell'inchiesta della procura
della Repubblica di Roma sulla scalata alla societa' sportiva
Lazio, mediata nei mesi scorsi proprio da Chinaglia che aveva
parlato di un interessamento di un gruppo ungherese. Tra le
persone colpite da ordinanza anche quattro capi del gruppo
ultras degli Irriducibili della Lazio, ovvero Fabrizio Toffolo,
Juri Alviti, Fabrizio Piscitelli e Paolo Arcivieri.



INCHIESTA LAZIO: CHINAGLIA GIA'INDAGATO ANCHE PER RICICLAGGIO

ROMA - Giorgio Chinaglia nel marzo scorso fu
indagato per il reato di riciclaggio dalla procura della
Repubblica di Napoli. L'indagine coordinata dal procuratore
antimafia, Franco Roberti e dal pm Raffale Cantone fu oggetto di
un vertice alla procura di Roma nei mesi scorsi tra i pm
napoletani e quelli romani che coordinano l'indagine
sull'aggiotaggio e le minacce a Lotito. Tra le ipotesi
investigative della procura di Napoli, c'e' un riciclaggio,
attraverso la scalata alla Lazio, di soldi della camorra anche
tramite un gruppo ungherese, il medesimo gruppo di cui Chinaglia
si era detto mediatore per la 'scalata' alla Lazio. I pm di
Napoli seguono per ora, autonomamente, la traccia finanziaria
anche se questa dovesse portare a coinvolgere la scalata,
fallita,alla Lazio, salvo poi avere uno scambio di atti, con i
colleghi romani che seguono la pista di presunte manipolazioni
del mercato legate alla stessa scalata.
I pm della Dda di Napoli, il cinque maggio scorso avevano
delegato alla guardia di finanza un decreto di perquisizione nei
confronti di quattro persone, tra cui appunto Giorgio Chinaglia.
L'indagine ipotizzerebbe un tentativo della camorra di riciclare
denaro sporco attraverso l'acquisizione della Lazio. Per ora
solo una ipotesi investigativa come quella che fa riferimento a
un progetto nel quale l'ex campione biancoceleste avrebbe avuto
un ruolo importante, da promotore della scalata alla societa'
calcistica, fallita per il rifiuto opposto dalla attuale
dirigenza. I magistrati napoletani affidarono l' esecuzione di quattro
decreti di perquisizione, destinatari Giorgio Chinaglia
(indiziato per riciclaggio aggravato dall' articolo 7, ovvero
dall'aver agevolato l'attivita' di un clan), i promoter
finanziari Carlo Guido Di Cosimo (lo stesso arrestato oggi dalla
guardia di finanza) e Giancarlo Benedetti (indagati per lo
stesso reato) e l'imprenditore casertano Giuseppe Diana,
titolare di diverse aziende per la vendita di gas gpl, indagato
per associazione camorristica e estorsione e ritenuto elemento
chiave dell'inchiesta. (ANSA)

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