31 ottobre 2006
CRIMINALITA' NAPOLI: LUMIA (DS), SI' A ESERCITO SE SERVE
PER SOLLEVARE FORZE ORDINE DA SORVEGLIANZA OBIETTIVI SENSIBILI
ROMA - ''Se per fare una lotta migliore
bisogna usare in minima parte l' esercito, non per militarizzare
la Campania ma per sollevare le forze dell' ordine dalla
sorveglianza degli obiettivi sensibili, si puo' anche fare,
purche' questo porti ad un supplemento di qualita' nel lavoro
investigativo e nelle attivita' di controllo del territorio''.
Lo sostiene Giuseppe Lumia (Ulivo).
''La valida relazione che la Dia torna ad offrire al
Parlamento - spiega Lumia - conferma l' urgenza di ridare forza,
risorse, investigatori capaci alla lotta alla criminalita'
organizzata. Il Governo e' in grado di dare una risposta forte a
questa domanda di cambiamento che parte dal Sud e deve farlo con
un supplemento di impegno che deve saper individuare le
priorita'''. I progetti del ministero dell' Interno, sottolinea,
''vanno gia' in questo senso cercando di sollevare i poliziotti
da lavori d' ufficio che possono benissimo svolgere impiegati
civili''.
''Dall' altra parte - prosegue il parlamentare - bisogna
investire perche' su Napoli, la sua provincia e sul casertano ci
sia una vera e propria svolta sociale che rinforzi le attivita'
di formazione alla legalita', dia fiducia agli imprenditori che
si ribellano al racket e individui strumenti rapidi per
sottrarre alla camorra le ricchezze accumulate con la violenza e
la sopraffazione''. (ANSA).
AGGUATO A NAPOLI, NUOVA SCISSIONE NEL CLAN MISSO
INDAGINI SU UCCISIONE DI PRESTIGIACOMO, PARENTE DEI BOSS MISSO
NAPOLI - L'agguato di ieri sera a Porta San
Gennaro, nel centro antico di Napoli, con l'uccisione del
pregiudicato Vincenzo Prestigiacomo, di 33 anni, e il ferimento
di una nomade rumena, Fraga Tudor, di 32, colpita di striscio
mentre era al bar, potrebbe essere il segno di una ulteriore
lacerazione all'interno del clan Misso, una della piu' potenti
organizzazioni camorristiche della citta'. E' una ipotesi sulla
quale stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile di
Napoli diretta da Vittorio Pisani.
Prestigiacomo, che aveva precedenti per associazione mafiosa,
era in rapporti di parentela e di ''affiliazione'' con gli
esponenti del clan. Era sposato con Celeste Misso, sorella di
Emiliano Zapata e Giuseppe Misso junior.
Sono tutti figli di Umberto Misso, fratello del capoclan
Giuseppe Misso, soprannominato 'o nasone, personaggio di rilievo
della camorra napoletana al centro di innumerevoli vicende
giudiziarie. Negli anni scorsi, tra l'altro, Giuseppe Misso (che
e' dunque lo zio e non il padre di Celeste, Emiliano e Giuseppe
junior, come erroneamente era stato comunicato ieri) fu tra
l'altro processato e assolto dall'accusa di essere uno dei
mandanti della strage del rapido 904 avvenuta nel 1984).
Giuseppe Misso e' uno degli uomini di punta della camorra da
oltre un ventennio. Negli ultimi anni, secondo quanto emerso da
diverse inchieste condotte dalla Dda di Napoli, aveva acquisito
un ruolo egemone tra i clan cittadini, entrando in conflitto con
il cartello di cosche che va sotto il nome di Alleanza di
Secondigliano. Uno scontro al quale sono attribuiti numerosi
omicidi, che si sarebbe concluso con una tregua stipulata con
uno dei leader dell'Alleanza, Eduardo Contini, detto 'o romano.
Di recente all'interno della organizzazione dei Misso,
proprio tra la malavita organizzata del rione Sanita', si e'
verificata una scissione capeggiata da un ex affiliato,
Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto sembrava tuttavia
essersi attenuato.
Il delitto di ieri sera potrebbe dunque significare la
ripresa della faida interna (ma tale ipotesi non troverebbe
molto credito tra gli investigatori) oppure il segno di una
nuova, ulteriore scissione. Presigiacomo - sottolineano gli
inquirenti - era legato soprattutto al gruppo che fa riferimento
a Emiliano Zapata e Giuseppe jr. Potrebbe essere stato punito
per qualche iniziativa ''autonoma'' che rischiava di alterare i
nuovi equilibri all'interno della criminalita' del rione. In
questo caso il delitto potrebbe anche restare un episodio
isolato, senza dare innesco a nuove vendette e regolamenti di
conto.
Appare molto difficile ricostruire la dinamica dell'agguato.
La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una
zona molto affollata, non avrebbe raccolto testimonianze
significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e'
stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di
un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22.
Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da
Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu'
sicari.
E' tuttora ricoverata all'ospedale Incurabili la nomade
rumena ferita di striscio a una gamba. La donna ha raccontato di
essere stata colpita mentre prendeva un caffe' nel bar dal quale
era appena uscito Prestigiacomo. In giornata il presidente del
consiglio comunale Leonardo Impegno si rechera' in ospedale a
portare la solidarieta' della citta' alla giovane rumena. (ANSA).
FAIDA SANITA'; CLAN MISSO, SETTE ARRESTI
NAPOLI - E' in corso da questa mattina
all'alba un' operazione dei carabinieri del Nucleo operativo del
comando provinciale di Napoli, che stanno eseguendo sette
ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Dda di
Napoli nei confronti di altrettante persone ritenute
appartenenti al clan camorristico dei Misso.
Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano
della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i
Misso ed una componente scissionista dello stesso clan.
Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in
carcere viene contestata, tra l'altro, l'associazione per
delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento aggravato.
L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di
febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca
latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso mese
di giugno di altrettanti affiliati al clan.
Ieri sera, in un agguato, in via Porta San Gennaro, a Napoli
e' morto il marito della figlia del boss Giuseppe Misso,
Vincenzo Prestigiacomo. Gli arrestati sono accusati in
particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata
Misso, catturato dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a
fuggire in aereo in Spagna.
L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una
indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione
Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo
scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro
concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo
tra le due organizzazioni.
Tra le fasi salienti dell'inchiesta, la Dda di Napoli e i
carabinieri ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente
del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di
Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito,
24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari
emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale
antimafia.
Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di
Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli
altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro
Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale
Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della
latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su
intercettazioni telefoniche. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO,IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA
NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di
un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli,
contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione
camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che
potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio'
soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San
Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33
anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il
ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore.
I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su
richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia.
Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano
della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i
Misso ed una componente scissionista dello stesso clan.
Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in
carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e
favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la
cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente
Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di
otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di
altrettanti affiliati al clan.
I sette arrestati sono accusati in particolare di aver
favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a
febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a
fuggire in aereo in Spagna.
L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una
indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione
Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo
scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro
concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo
tra le due organizzazioni.
Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano
l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso,
ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo
Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni,
e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal
gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di
Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli
altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro
Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale
Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della
latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su
intercettazioni telefoniche.
Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta
indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe
innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non
semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia,
nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto
affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze
significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e'
stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di
un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22.
Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da
Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu'
sicari.
Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone
tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza
di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei
boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna
con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino.
Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di
Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova
scissione. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO, IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA
SETTE ARRESTI DOPO L'AGGUATO DI IERI SERA TRA LA FOLLA
NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di
un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli,
contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione
camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che
potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio'
soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San
Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33
anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il
ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore.
I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su
richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia.
Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano
della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i
Misso ed una componente scissionista dello stesso clan.
Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in
carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e
favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la
cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente
Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di
otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di
altrettanti affiliati al clan.
I sette arrestati sono accusati in particolare di aver
favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a
febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a
fuggire in aereo in Spagna.
L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una
indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione
Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo
scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro
concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo
tra le due organizzazioni.
Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano
l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso,
ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo
Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni,
e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal
gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di
Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli
altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro
Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale
Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della
latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su
intercettazioni telefoniche.
Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta
indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe
innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non
semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia,
nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto
affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze
significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e'
stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di
un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22.
Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da
Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu'
sicari.
Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone
tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza
di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei
boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna
con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino.
Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di
Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova
scissione. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, DUE CLAN DOMINANO IN CITTA'
GRANDE IMPRENDITORIALITA' CAMORRA: 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI '06
ROMA - Due clan camorristici dominano a
Napoli: il cartello Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta
'Alleanza di Secondigliano'. A rilevarlo e' l' ultima relazione
semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata
oggi al Parlamento, che evidenzia come i due gruppi ''si sono
divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e della
provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e imposto
la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti''.
I DUE CLAN - Tra i fautori di questo assetto, rileva la
relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O' Scellone', uno
dei capi storici della camorra partenopea che avrebbe stretto
accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad essa collegati.
Una zona ancora ad alta tensione e' l' area controllata dal
clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo
semestre di quest'anno. Qualche ripercussione, nota la Dia,
''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di
Vincenzo Di Lauro, figlio del capo clan Paolo e suo alter ego,
avvenuta per un vizio di forma dell' ordinanza di custodia
cautelare''. La latitanza di Di Lauro potrebbe aiutare il
sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli
affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'.
Tensioni si sono poi registrate nella zona centrale di Napoli,
dove e' proseguita una guerra interna al clan Misso, del rione
Sanita', causata da una frangia di scissionisti facenti capo a
Salvatore Torino, detto 'O' Gassusaro'.
20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006 - Nel primo semestre del
2006, rileva ancora la Dia, la conflittualita' tra i vari gruppi
camorristici in Campania appare attenuta, come sembra indicare
il calo degli omicidi rispetto allo stesso periodo del 2005: 20
contro 38. L' esistenza di numerose aggregazioni criminali,
costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il
sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un
inasprimento delle tensioni tra clan, dall' altro ne accentua la
capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare
presenza nei quartieri cittadini.
SPICCATA IMPRENDITORIALITA' CAMORRA - Le indagini condotte,
spiega la Relazione, ''confermano la capacita' imprenditoriale
della camorra, sempre piu' attiva nella gestione di attivita'
economiche e finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi
illeciti, soprattutto nel settore immobiliare ed edilizio
nonche' nella produzione e commercializzazione di prodotti
industriali contraffatti''. La Camorra, per la Dia, ''tenta di
controllare, direttamente o attraverso imprenditori che prestano
le loro strutture societarie ai clan, porzioni di mercato che
vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita
ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla
produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi''.
CICLO RIFIUTI NEL MIRINO - Anche nel ciclo dell' illecito
smaltimento dei rifiuti sono forti gli interessi della camorra,
che, frequentemente, vede coinvolti sia i produttori dei
rifiuti, sia i titolari dei siti di destinazione finale,
discarica o centri di recupero ambientale. Le aree campane
maggiormente colpite da reati ambientali, sono la zona compresa
tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la
provincia di Napoli e, per la provincia di Caserta, l' area
compresa tra i comuni di Casal Di Principe, Villa Literno,
Castelvolturno, Santa Maria La Fossa. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006
CAMORRA SEMPRE PIU' ATTIVA IN GESTIONE ATTIVITA' ECONOMICHE
ROMA - Nel primo semestre del 2006 la
conflittualita' tra i vari gruppi camorristici in Campania
appare attenuta, come sembra indicare il calo degli omicidi
rispetto allo stesso periodo del 2005: venti contro trentotto.
Lo rileva la relazione semestrale della Dia, consegnata oggi in
Parlamento.
L'esistenza di numerose aggregazioni criminali, nota la Dia,
costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il
sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un
inasprimento delle tensioni tra clan, dall'altro ne accentua la
capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare
presenza nei quartieri cittadini.
Le indagini condotte, osserva la relazione, ''confermano la
capacita' imprenditoriale della camorra, sempre piu' attiva
nella gestione di attivita' economiche e finanziarie finalizzate
al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel settore
immobiliare ed edilizio nonche' nella produzione e
commercializzazione di prodotti industriali contraffatti''. La
Camorra, prosegue, ''imponendosi con gli strumenti tipici dell'
associazione mafiosa, tenta di controllare, direttamente, o
attraverso imprenditori che prestano le loro strutture
societarie ai clan, porzioni di mercato che vanno dal parcheggio
abusivo al calcestruzzo, dalla vendita ambulante al commercio
della carne, dal mercato dei fiori alla produzione e vendita di
capi di abbigliamento falsi''.
Questa spiccata propensione imprenditoriale della camorra, ha
consentito ad alcuni sodalizi (tra i quali i clan napoletani Di
Lauro, Mazzarella, Misso, Licciardi, il gruppo casertano
Zagaria, il clan Panella-D'Agostino di Salerno) di raggiungere
posizioni di egemonia che in alcuni casi hanno travalicato i
confini nazionali. Gli interessi della Camorra, si legge
nella relazione, spaziano in tutti i settori dell'illecito, ma
in alcuni campi si assiste ad una modifica del modus operandi
rispetto al passato. Le estorsioni, ad esempio, sono oggi
praticate non piu' attraverso la richiesta a poche vittime di
consistenti forme di denaro, ma attraverso la sistematica
richiesta di somme meno ingenti a numerosi operatori economici.
Anche nel ciclo dell'illecito smaltimento dei rifiuti, sono
forti gli interessi della camorra, che, frequentemente, vede
coinvolti sia i produttori dei rifiuti, sia i titolari dei siti
di destinazione finale, discarica o centri di recupero
ambientale. Le aree campane maggiormente colpite da reati
ambientali, sono la zona compresa tra i comuni di Giugliano,
Qualiano e Villaricca, per la provincia di Napoli, e per la
provincia di Caserta, l'area compresa tra i comuni di Casal Di
Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa Maria La Fossa.
(ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: IMPEGNO, ESERCITO NON RISOLVE PROBLEMI
NECESSARIO RISVEGLIO COSCIENZE, POLITICA SUPERI LE DIVISIONI
NAPOLI - ''La vicenda esercito in quanto
tale, come hanno detto il sindaco ma anche il cardinale Sepe,
non risolve i problemi della citta'''. Cosi', il presidente del
Consiglio comunale di Napoli, Leonardo Impegno, interviene sul
dibattito degli ultimi giorni.
Secondo Impegno - che questa mattina e' andato a trovare la
donna rimasta ferita ieri sera in un agguato di camorra -
''certo, un uso intelligente dell'esercito potrebbe favorire un
miglioramento della qualita' dell'azione delle forze
dell'ordine. Penso ai siti di sicurezza e allora spostare
carabinieri, guardia di finanza, poliziotti dal presidio dei
posti di sicurezza e avere piu' uniformi in mezzo ai vicoli,
alle strade, alle piazze potrebbe essere utile. Ma questa -
aggiunge - e' una scelta che dovra' essere assunta di concerto
con il Governo e da questo punto di vista il sindaco sta
conducendo una trattativa, positiva spero, con il governo
affinche' l'emergenza Napoli venga considerata un'emergenza che,
come tutte le emergenze, richiede misure straordinarie e tra le
misure straordinarie dobbiamo chiedere piu' uomini ma
soprattutto piu' intelligence''.
Per il presidente del consiglio comunale, poi, ''c'e' il
compito della politica locale di creare un clima culturale
positivo. C' e' bisogno di un risveglio delle coscienze. Non e'
il momento delle divisioni. E' il momento dell'unita', anche tra
forze politiche differenti. Quando una ragazza di 32 anni viene
sparata ad una gamba e non c'entra niente, quando ci sono 8
morti in 8 giorni, non interessa cosa pensa il centrodestra e
cosa il centrosinistra, interessa quali sono le azioni da
mettere in campo''.
''Come consiglio comunale - prosegue Impegno - credo che
dovremmo essere tra i promotori di una mobilitazione. Insieme
agli studenti, alle parti sociali e ai sindacati, agli
imprenditori perche' tutti prendano le distanze da quella parte
marcia della nostra citta' che e' una piccola parte pero' si fa
sentire piu' dell'altra. Quella parte marcia che usa il megafono
della forza e della violenza che e' pero' minoranza. Quando
viene arrestato un rapinatore, un assassino, un camorrista, il
99,9 per cento della citta' plaude mentre solo una sparuta
minoranza si ribella alle forze dell'ordine, alle quali, va
tutta la nostra solidarieta'''.
''Noi - conclude - dobbiamo usare il megafono della cultura,
della solidarieta' del rispetto delle differenze per fare questo
dobbiamo far sentire la nostra voce, a volte anche in maniera
simbolica''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: MONS. RIBOLDI,ESERCITO? MEGLIO I MAESTRI
ROMA - Per risolvere il problema
criminalita' a Napoli occorre ''un piano'', ma e' meglio evitare
l'esercito: a Napoli occorrono piuttosto ''dei maestri, e dei
testimoni''. Cosi' commenta la drammatica spirale criminale nel
Napoletano monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra
(Napoli), famoso per le sue lotte per la legalita' prima nel
Belice, dove fu parroco, e, dal 1978, in Campania.
In un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it, in
cui definisce i camorristi dei ''quaqquaraqqua''', Riboldi
sostiene che la situazione non e' ancora precipitata del tutto:
''questi sono ancora 'dolci' rispetto a quelli dei primi Anni
'80 - ricorda - in cui, qui a Napoli, si fronteggiavano due
criminalita' bene organizzate, i cutoliani e i casalesi. Si
moriva a grappoli, anche qui ad Acerra''. E sull'esercito
all'ombra del Vesuvio, aggiunge: ''ho vissuto la Sicilia dei
tempi duri della mafia, di quando c'erano Chinnici, Falcone,
Borsellino, Caponnetto, il generale Dalla Chiesa, e non si e'
mai fatta repressione di questo tipo. La repressione di questo
tipo e' guerra alla guerra''.
A Bassolino, al sindaco Iervolino, a Napolitano, don Riboldi
suggerisce: '''fate una campagna di serieta' nella politica. Non
sono di nessuna parte - precisa -, ma quello che vediamo non
favorisce il clima necessario per un comune impegno''. E
continua: ''Mettiamo da parte destra e sinistra, impegniamoci
prima di tutto per l'uomo. Se potessi parlare a Bassolino,
direi: facciamo una politica che sia servizio di presenza sul
posto, facciamo sentire che lo Stato c'e', siamo noi e
collaboriamo con loro. Facciamo una politica diversa, non quella
del 'comando io', ma del 'costruiamo insieme'''.
''Ma che paura dobbiamo avere della criminalita'? - si chiede
poi mons. Riboldi - In fondo chi sono? Uomini come noi: ne ho
conosciuti tanti, e mi ha sempre stupito la loro pochezza, la
deformazione interiore. Soldi e basta, la vita non conta
nulla''. E se non abbiamo paura della criminalita', conclude, se
siamo ''pronti anche a denunciare il male, parlare, rischiare,
alla camorra tagliamo le unghie. Lo dico per esperienza''.
(ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: PARROCO FORCELLA, NO MILITARIZZAZIONE
NAPOLI - ''Non sono favorevole alla
militarizzazione della citta' ma auspico un maggiore e piu'
capillare controllo del territorio ed una ricetta che dia'
lavoro''. Lo ha detto don Luigi Merola, parroco di San Giorgio
ai Mannesi a Forcella, dopo gli ultimi fatti di sangue che hanno
interessato la citta'.
''Napoli - ha sottolineato - sembra essere in mano alla
camorra spietata, violenta, senza codice, ammesso che un codice
sia mai esistito, ed affamata solo di denaro. Ha ragione il
cardinale Crescenzio Sepe quando dice che in questa metropoli
c'e' bisogno di educazione dei valori. Il superfluo non puo' e
non deve diventare il necessario. Troppo spesso si ammazza per
un telefonino, un paio di scarpe e cose simili: si sta perdendo
il senso della vita. Per la nostra citta' serve una ricetta per
il lavoro, bisogna dare un'alternativa, solo cosi' si puo'
riuscire a sconfiggere la criminalita'''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: RELAZIONE DIA, DUE CLAN EGEMONI
MISSO-MAZZARELLA-SARNO E ALLEANZA DI SECONDIGLIANO
ROMA - A Napoli, i due cartelli
Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta alleanza di Secondigliano,
si sono divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e
delle provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e
imposto la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti. Lo rileva
l'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa
Antimafia (Dia) inviata oggi al Parlamento. Tra i fautori di questo assetto,
rileva la relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O'
scellone', uno dei capi storici della camorra partenopea che
avrebbe stretto accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad
essa collegati.
Una zona ancora ad alta tensione e' l'area controllata dal
clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo
semestre di quest'anno. Qualche ripercussione - annota la Dia,
''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di
Vincenzo Di Lauro, figlio del capoclan Paolo e suo alterego,
avvenuta per un vizio di forma dell'ordinanza di custodia
cautelare. La latitanza del Di Lauro, potrebbe aiutare l'omonimo
sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli
affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'.
Tensioni, prosegue la relazione, si sono poi registrate nella
zona centrale del capoluogo campano, dove e' proseguita una
guerra interna al clan Misso, del rione Sanita', causata da una
frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore Torino, detto
'O' gassusaro'. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: SINDACO SALERNO, SERVE TOLLERANZA ZERO
SALERNO - L'escalation criminale nel
Napoletano e' ''una tragedia'', che rischia di produrre
''effetti disastrosi'' sull'immagine della Campania. Il sindaco
di Salerno, Vincenzo De Luca, diessino, ribadisce la strada
della ''tolleranza zero'', e punta l'indice contro i ''paraocchi
ideologici'' che a suo avviso il centrosinistra mantiene verso i
temi della sicurezza: ''Ordine e' una parola che fa ancora
paura, ma bisogna usarla''. Usarla come quando, poche settimane
fa, ha assegnato i manganelli ai suoi vigili urbani: ''Uno
strumento di autodifesa per chi decide di non fare marcia
indietro di fronte ai violenti''.
Diessino, 54 anni, avversario storico di Antonio Bassolino,
De Luca e' stato rieletto nel giugno scorso sindaco di Salerno,
dopo i due mandati del 1993-2001. E' contrario all'ipotesi di
impiegare l'esercito a Napoli, tranne che per sollevare polizia,
carabinieri e gdf da compiti d'ufficio. Quel che serve e' piu'
attivita' di ''contrasto, intelligence e repressione'', che
spetta alle forze dell'ordine: il sindaco di Salerno apprezza il
lavoro che stanno svolgendo Amato e Minniti, ma invita a fare
passi avanti sul piano del rafforzamento di organici e
tecnologie. ''Preferirei si parlasse meno di esercito, e piu' di
mezzi per poliziotti e magistrati''.
Al Governo nazionale, De Luca addebita l'aver gestito ''in
modo inaccettabile'' il rapporto con le autonomie locali nella
definizione della Finanziaria: ''C'e' gente che non ha idea di
quali problemi debba affrontare chi vive in trincea i problemi
dei quartieri popolari. Sarebbe meglio ridurre il taglio del
cuneo fiscale per non dover affrontare tagli durissimi ai fondi
per le politiche sociali e culturali''. E c'e', secondo il
sindaco di Salerno, un nodo di fondo che l'attuale maggioranza
deve sciogliere: ''La sicurezza oggi e' un bisogno primario per
i cittadini. Va garantita avendo il coraggio di dire che c'e'
anche bisogno di ordine e repressione. Invece il centrosinistra
sconta un ritardo tutto ideologico su questi temi''.
C'e' poi un versante che spetta alle istituzioni locali:
''Dare fiducia ai cittadini, altrimenti la guerra contro la
camorra diventa perdente, perche' non c'e' piu' nessuno disposto
a combattere in un clima di solitudine e di resa generale''.
Secondo il sindaco di Salerno sarebbe decisiva ''un'onda d'urto
psicologica, dare la sensazione che si riprende in mano il
territorio''. E allora, mano ferma contro ''le mille forme di
abusivismo, dai parcheggi agli irregolari di ogni tipo,
dimostrando che chi viola le regole del vivere civile e'
chiamato a pagare''. Ha un ruolo essenziale, secondo De Luca, la
polizia municipale, e bisogna ''motivare nel modo giusto chi ha
responsabilita' di ordine pubblico''.
L'analisi del caso Napoli fa ribadire al sindaco di Salerno
le sue abituali critiche alla gestione amministrativa e politica
del capoluogo. ''L'attuale situazione, che rischia di diventare
un elemento permanente di crisi per tutto il territorio campano,
e' chiara da anni, a chiunque avesse avuto onesta' intellettuale
nell'osservare i mali di Napoli e della sua area metropolitana.
Invece assistiamo a una oscillazione permanente tra l'oleografia
da cartolina e il grido di dolore dell'emergenza''. Critiche
all'''altro'' centrosinistra campano, quello di Bassolino e
Iervolino: ''Si dice che non tutto e' camorra, ma quali sono le
forze prevalenti? Ci si nasconde dietro la drammaticita' dei
problemi e le emergenze, dimenticando che il riconoscimento
dell'errore e' il primo passo verso la salvezza''. Che, tradotto
in soldoni, per De Luca vorrebbe dire ''combattere strenuamente
tutte le forme di illegalita' e di abusivismo, mandando i vigili
nelle strade invece che tenendoli negli uffici, e dotandoli come
abbiamo fatto noi di piccoli strumenti di autodifesa''.
E' questo il modello Salerno, secondo il suo sindaco: quello
della seconda citta' della Campania che - tiene a dire De Luca -
''e' pulita ed europea, e non ha mai avuto in queste settimane
sacchetti in strada. Lo ricordo ai potenziali investitori,
spaventati da altre notizie...''. Ma la differenza strutturale
tra i problemi delle due citta', cominciando dal ben diverso
livello di penetrazione criminale, non e' troppo alta per
pensare di fare paragoni o di esportare ricette? ''Chi obietta
questo attua una variante del giustificazionismo. Non c'e' nulla
di eccezionale nel mandare i vigili in strada, o nel costruire
un termovalorizzatore o aprire una discarica in 12 anni. Essendo
chiare le mie posizioni, mi sento poco vicino a chi oggi vuole
scatenare un uragano polemico su Napoli e la Campania''. Lui, De
Luca, infatti polemizza su questi temi da anni: ''Gia', e non
vorrei confondermi con gli altri. Viviamo in un Paese che
tollera di tutto, dagli stragisti agli stupratori, ma non chi
dice la verita'''. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: SPIRALE SENZA FINE, OGGI 3 MORTI
GUERRE CLAN E MICROCRIMINE, 12 AMMAZZATI IN 10 GIORNI
NAPOLI - Seminano il terrore i sicari della
camorra: anche oggi tre morti, in due diversi agguati,
allungando il lugubre bollettino della guerra che insanguina
Napoli e la sua provincia. Ben 12 morti ammazzati in 10 giorni,
tra guerra di camorra e criminalita' di strada, una spirale
infernale che colpisce persone coinvolte in affari dei clan ma
che terrorizza anche i cittadini onesti.
Oggi a Torre del Greco l'assassinio di due pregiudicati, uno
dei quali - Adriano Cirillo, di 37 anni - era uscito di recente
grazie all'indulto, e' stata una sorta di sfida allo Stato che
si interroga se mandare o meno l'Esercito a Napoli: i killer
sono entrati in azione a poche decine di metri dalla sede della
compagnia della Guardia di Finanza a dimostrazione che le armi
non si placano nemmeno di fronte alle divise.
La sequenza di morte e' stata cadenzata anche oggi da una
sorta di botta e risposta a distanza tra due zone opposte della
provincia: a Torre del Greco, dove l'agguato sembra la risposta
appare la risposta all'omicidio di un altro pregiudicato, Luigi
Loffredo, venerdi' scorso nella citta' del corallo, e a
Sant'Antimo dove e' stato ammazzato Rodolfo Pacilio, di 36 anni,
titolare di una piccola azienda che da' in affitto videogiochi.
Quest'anno sono 75 le vittime. Negli ultimi giorni la
tragica recrudescenza. Il 22 ottobre i killer sparano e uccidono
tra la folla, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a
Napoli, Salvatore Attanasio, sorvegliato speciale di 37 anni. La
mattina del giorno dopo muore in ospedale, per le gravi ferite
riportate in un agguato poche ore prima, il cantante neomelodico
Antonio Invito, di 36 anni: un delitto, il suo maturato
nell'ambiente dello spaccio della droga ad Acerra. Passa un
giorno e nel parco Verde di Caivano, zona a nord del capoluogo,
viene trucidato il 25enne Umberto Autiero. Parenti ed amici
devastano la sala di rianimazione dell'ospedale di Frattaminore
dove l'uomo era arrivato gia' cadavere. Ciro De Falco, 42 anni,
sorvegliato speciale, esponente di spicco del clan De Sena-Di
Fiore rimane vittima di un agguato, il 26 ottobre, sempre ad
Acerra, ammazzato mentre viaggia in auto con la moglie incinta
che rimane illesa. L'uomo, pur gravemente ferito, riesce a
guidare ancora l'auto per cercare di raggiungere una vicina
clinica prima di perdere i sensi e tamponare alcune auto in
sosta.
Il 27 ottobre viene ammazzato tra la folla Luigi Loffredo, a
Torre del Greco, mentre il giorno dopo ad Arzano e' la volta di
Patrizia Marino, 65 anni, una famiglia segnata da lutti nella
guerra di camorra: due figli, vicini al clan Di Lauro, furono
ammazzati a giugno scorso, prima era toccato al marito. Ieri
sera, poi, un agguato in pieno centro a Napoli con l'assassinio
di Vincenzo Prestigiacomo, genero di Umberto Misso, fratello del
capoclan Giuseppe. A finire sotto i colpi dei killer anche una
passante incolpevole, una donna rumena. Il presidente del
Consiglio comunale, Leonardo Impegno, si e' recato oggi in
ospedale per chiedere alla donna scusa a nome della citta'.
Ma Napoli, nella morsa della camorra, e' stretta anche da
una opprimente criminalita' di strada: non si contano piu'
scippi e rapine. Nel tragico bilancio vanno inseriti anche la
reazione del tabaccaio che a Crispano, di fronte alle minacce
rivolte al figlio, ha ucciso un rapinatore e ferito il complice
sedicenne e la lite per gelosia nella quale un sedicenne (per il
quale e' stato disposto il trasferimento in comunita') ha ucciso
un diciottenne, intervenuto per difendere l'amico e coetaneo
rimasto ferito nella colluttazione. Domani a Pozzuoli si
svolgeranno i funerali del ragazzo morto. (ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: TRA LA GENTE, PAURA E SFIDUCIA
PARLANO I COMMERCIANTI DEL CENTRO DOPO OMICIDIO TRA LA FOLLA
NAPOLI - ''Qui lo Stato e' assente, non
servono i militari ma un piano occupazionale''. E' il grido
lanciato dai commercianti di via Foria, piazza Cavour e Porta
San Gennaro, a poco meno 24 ore dall'omicidio di Enzo
Prestigiacomo e del ferimento di una donna rumena, in un agguato
tra la folla.
''Napoli - dice Vittorio Carlino, titolare di un negozio di
borse - e' tornata indietro, sembra di rivivere gli anni '80 con
la sanguinosa guerra di camorra tra cutoliani e Nco''. L'uomo,
che ieri al momento della sparatoria non era nel negozio, ha
raccontato che qualche giorno fa fu improvvisamente costretto a
barricarsi nel negozio mentre nella banca accanto era in atto
una rapina. ''Con la militarizzazione - aggiunge il negoziante -
non otterremo nulla. C'e' bisogno di un lavoro sinergico per
combattere quel 'potere' che sempre piu' sta prendendo il
sopravvento''.
Accanto c'e' Stefania, una delle commesse del negozio. Lei,
al momento dell'omicidio c'era; anzi, dato il fuggi fuggi
generale, aveva pensato al terremoto. ''E' difficile vivere a
Napoli. Ieri, subito dopo il fatto, mi sono accorta che in zona
c'erano persone dai brutti volti che non facevano altro che
'controllare' la zona. Per paura ho deciso di chiudere in
anticipo il negozio''. L'esercizio cambia ma il discorso e' lo
stesso. Antonio, titolare di un bar della zona, e' amareggiato.
Nel negozio per tutta la giornata si e' parlato di quanto
accaduto il giorno prima. ''In questo quartiere lo Stato per
paura di subire ulteriori rapine ha chiuso un ufficio postale,
scappando. A questo punto mi chiedo: cosa possiamo fare per il
futuro? Parlano di militarizzare la citta', va bene; a patto che
pero' insieme agli uomini inviino anche numerosi carri
blindati'', e' la provocazione del titolare del bar''.
Anche Antonio nel raccontare la paura della sparatoria tra la
folla fa il paragone con il terremoto che nel 1980 colpi' la
Campania. ''Ho ancora davanti agli occhi l'immagine di donne con
bambini che fuggivano, borse della spesa buttate in terra ed
urla, tante urla. All'inizio non si capiva cosa fosse accaduto
ma poi... Bisogna che la gente cambi mentalita', dobbiamo tutti
insieme ribellarci e far sentire la nostra voce''.
Ancora scossa Giovanna Marino che insieme con suo padre
Salvatore gestisce il bar davanti al quale e' avvenuto
l'omicidio. Entrambi sollecitano una maggiore presenza delle
istituzioni ed un piano che porti lavoro ai tanti giovani
napoletani. Anche per Ferdinando Lombardi, gestore di una delle
piu' antiche pizzerie della zona, il vero problema e' la
mancanza ''di una politica atta a creare sviluppo ed
occupazione''.
Angoscia anche tra i genitori che oggi accompagnavano i
propri figli a scuola, nei pressi del luogo dell'agguato. ''Se
potessi fuggirei da Napoli, qui non si puo' piu' vivere -
commenta Anna, madre di due bambine - Ieri sera sono passata
nella zona di Porta San Gennaro intorno alle sei, poco prima che
ci fosse la sparatoria. Quando ho sentito dell'agguato al
telegiornale mi sono sentita morire, ho pensato che se avessi
tardato di poco avrei potuto trovarmi coinvolta. Ho paura, non
voglio che le mie figlie vivano in una citta' dove la vita conta
cosi' poco''. (ANSA).
RACKET: TANO GRASSO, A PIANURA CAMORRA MINACCIA ASSOCIAZIONI
NUOVA OFFENSIVA CRIMINALITA' IN QUARTIERE SIMBOLO GUERRA A PIZZO
NAPOLI - Rispuntano le sentinelle agli
angoli delle strade, a Pianura, quartiere della periferia ovest
di Napoli, dove la camorra starebbe muovendo i primi passi di
una nuova offensiva ai commercianti. La denuncia e' del
consulente per la lotta al racket e all'usura del Comune di
Napoli Tano Grasso, secondo il quale la malavita sceglie questa
volta come 'interlocutore' proprio le associazioni antipizzo.
Grasso ha incontrato la stampa al termine di un Comitato per
l'Ordine pubblico e per la Sicurezza che si e' tenuto oggi nella
sede dela Municipalita'. Un incontro a porte chiuse, al quale
hanno partecipato il questore di Napoli, Oscar Fioriolli e il
prefetto Renato Profili, che hanno lasciato la sede prima della
conferenza stampa, senza rispondere alle domande sulla emergenza
criminalita'. Presenti anche esponenti dei carabinieri della
compagnia del rione Traiano e della Guardia di Finanza.
''In questi ultimi mesi abbiamo segnalato un tentativo di
forte ripresa del controllo del territorio da parte di piccoli
gruppi criminali di nuova costituzione - ha detto il consulente
- Negli angoli del quartiere abbiamo rivisto le sentinelle
mentre assistiamo a una dinamica inedita nelle strategie della
malavita: per la prima volta la sfida della camorra si rivolge
direttamente alla societa' civile e non alle istituzioni,
mostrando di considerare propri interlocutori le associazioni
antiracket''.
Grasso ha ricordato che l'associazione di Pianura ha
contribuito alla sconfitta dei clan storici del quartiere nel
2005, proprio grazie alle denunce dei commercianti che si sono
alleati per fare muro contro la richiesta del pizzo. Al
comitato era presente anche l'imprenditrice Silvana Fucito, che
dopo aver subito l'incendio del suo negozio, nel 2002, denuncio'
i ricattatori, diventando successivamente presidente
dell'associazione san Giovanni per la Legalita'.
''Ci riprovano, ma noi non ci riteniamo affatto sconfitti - ha
concluso - la reazione della camorra non ci sorprende, stiamo
combattendo e andremo avanti. Del resto, le associazioni
esistono proprio per fronteggiare il rischio''. (ANSA).
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