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31 ottobre 2006

di 'O SISTEMA (31/10/2006 - 08:28)

CRIMINALITA' NAPOLI: LUMIA (DS), SI' A ESERCITO SE SERVE
PER SOLLEVARE FORZE ORDINE DA SORVEGLIANZA OBIETTIVI SENSIBILI

ROMA - ''Se per fare una lotta migliore bisogna usare in minima parte l' esercito, non per militarizzare la Campania ma per sollevare le forze dell' ordine dalla sorveglianza degli obiettivi sensibili, si puo' anche fare, purche' questo porti ad un supplemento di qualita' nel lavoro investigativo e nelle attivita' di controllo del territorio''. Lo sostiene Giuseppe Lumia (Ulivo). ''La valida relazione che la Dia torna ad offrire al Parlamento - spiega Lumia - conferma l' urgenza di ridare forza, risorse, investigatori capaci alla lotta alla criminalita' organizzata. Il Governo e' in grado di dare una risposta forte a questa domanda di cambiamento che parte dal Sud e deve farlo con un supplemento di impegno che deve saper individuare le priorita'''. I progetti del ministero dell' Interno, sottolinea, ''vanno gia' in questo senso cercando di sollevare i poliziotti da lavori d' ufficio che possono benissimo svolgere impiegati civili''. ''Dall' altra parte - prosegue il parlamentare - bisogna investire perche' su Napoli, la sua provincia e sul casertano ci sia una vera e propria svolta sociale che rinforzi le attivita' di formazione alla legalita', dia fiducia agli imprenditori che si ribellano al racket e individui strumenti rapidi per sottrarre alla camorra le ricchezze accumulate con la violenza e la sopraffazione''. (ANSA).


AGGUATO A NAPOLI, NUOVA SCISSIONE NEL CLAN MISSO
INDAGINI SU UCCISIONE DI PRESTIGIACOMO, PARENTE DEI BOSS MISSO

NAPOLI - L'agguato di ieri sera a Porta San Gennaro, nel centro antico di Napoli, con l'uccisione del pregiudicato Vincenzo Prestigiacomo, di 33 anni, e il ferimento di una nomade rumena, Fraga Tudor, di 32, colpita di striscio mentre era al bar, potrebbe essere il segno di una ulteriore lacerazione all'interno del clan Misso, una della piu' potenti organizzazioni camorristiche della citta'. E' una ipotesi sulla quale stanno lavorando gli investigatori della squadra mobile di Napoli diretta da Vittorio Pisani. Prestigiacomo, che aveva precedenti per associazione mafiosa, era in rapporti di parentela e di ''affiliazione'' con gli esponenti del clan. Era sposato con Celeste Misso, sorella di Emiliano Zapata e Giuseppe Misso junior. Sono tutti figli di Umberto Misso, fratello del capoclan Giuseppe Misso, soprannominato 'o nasone, personaggio di rilievo della camorra napoletana al centro di innumerevoli vicende giudiziarie. Negli anni scorsi, tra l'altro, Giuseppe Misso (che e' dunque lo zio e non il padre di Celeste, Emiliano e Giuseppe junior, come erroneamente era stato comunicato ieri) fu tra l'altro processato e assolto dall'accusa di essere uno dei mandanti della strage del rapido 904 avvenuta nel 1984). Giuseppe Misso e' uno degli uomini di punta della camorra da oltre un ventennio. Negli ultimi anni, secondo quanto emerso da diverse inchieste condotte dalla Dda di Napoli, aveva acquisito un ruolo egemone tra i clan cittadini, entrando in conflitto con il cartello di cosche che va sotto il nome di Alleanza di Secondigliano. Uno scontro al quale sono attribuiti numerosi omicidi, che si sarebbe concluso con una tregua stipulata con uno dei leader dell'Alleanza, Eduardo Contini, detto 'o romano. Di recente all'interno della organizzazione dei Misso, proprio tra la malavita organizzata del rione Sanita', si e' verificata una scissione capeggiata da un ex affiliato, Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto sembrava tuttavia essersi attenuato. Il delitto di ieri sera potrebbe dunque significare la ripresa della faida interna (ma tale ipotesi non troverebbe molto credito tra gli investigatori) oppure il segno di una nuova, ulteriore scissione. Presigiacomo - sottolineano gli inquirenti - era legato soprattutto al gruppo che fa riferimento a Emiliano Zapata e Giuseppe jr. Potrebbe essere stato punito per qualche iniziativa ''autonoma'' che rischiava di alterare i nuovi equilibri all'interno della criminalita' del rione. In questo caso il delitto potrebbe anche restare un episodio isolato, senza dare innesco a nuove vendette e regolamenti di conto. Appare molto difficile ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto affollata, non avrebbe raccolto testimonianze significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e' stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22. Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu' sicari. E' tuttora ricoverata all'ospedale Incurabili la nomade rumena ferita di striscio a una gamba. La donna ha raccontato di essere stata colpita mentre prendeva un caffe' nel bar dal quale era appena uscito Prestigiacomo. In giornata il presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno si rechera' in ospedale a portare la solidarieta' della citta' alla giovane rumena. (ANSA).

FAIDA SANITA'; CLAN MISSO, SETTE ARRESTI

NAPOLI - E' in corso da questa mattina all'alba un' operazione dei carabinieri del Nucleo operativo del comando provinciale di Napoli, che stanno eseguendo sette ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Dda di Napoli nei confronti di altrettante persone ritenute appartenenti al clan camorristico dei Misso. Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i Misso ed una componente scissionista dello stesso clan. Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere viene contestata, tra l'altro, l'associazione per delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso mese di giugno di altrettanti affiliati al clan. Ieri sera, in un agguato, in via Porta San Gennaro, a Napoli e' morto il marito della figlia del boss Giuseppe Misso, Vincenzo Prestigiacomo. Gli arrestati sono accusati in particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a fuggire in aereo in Spagna. L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo tra le due organizzazioni. Tra le fasi salienti dell'inchiesta, la Dda di Napoli e i carabinieri ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su intercettazioni telefoniche. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO,IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA

NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli, contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio' soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33 anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore. I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i Misso ed una componente scissionista dello stesso clan. Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di altrettanti affiliati al clan. I sette arrestati sono accusati in particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a fuggire in aereo in Spagna. L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo tra le due organizzazioni. Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su intercettazioni telefoniche. Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e' stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22. Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu' sicari. Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova scissione. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: CLAN MISSO, IPOTESI DI UNA NUOVA FAIDA
SETTE ARRESTI DOPO L'AGGUATO DI IERI SERA TRA LA FOLLA

NAPOLI - Sette arresti: e' il bilancio di un'operazione dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli, contro presunti esponenti del clan Misso, l'organizzazione camorristica del Rione Sanita', nel centro antico di Napoli, che potrebbe essere lacerato da nuove faide e scissioni. Cio' soprattutto alla luce dell'agguato di ieri sera a Porta San Gennaro dove un esponente del clan, Vincenzo Prestigiacomo, 33 anni, e' stato ammazzato in un agguato che ha provocato anche il ferimento, non grave, di una nomade rumena colpita per errore. I carabinieri hanno eseguito ordinanza di custodia emesse su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Dal novembre 2005 al febbraio 2006, il quartiere napoletano della Sanita' e' stato teatro di una sanguinosa faida tra i Misso ed una componente scissionista dello stesso clan. Ai sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere vengono contestate le accuse di associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato. L'operazione di oggi segue la cattura, lo scorso mese di febbraio, dell'allora reggente Emiliano Zapata Misso, all'epoca latitante e l'esecuzione di otto decreti di fermo lo scorso giugno nei confronti di altrettanti affiliati al clan. I sette arrestati sono accusati in particolare di aver favorito la latitanza di Emiliano Zapata Misso, catturato a febbraio scorso dai carabinieri a Roma mentre si accingeva a fuggire in aereo in Spagna. L'operazione conclusa oggi rappresenta lo sviluppo di una indagine avviata a novembre 2005 quando comincio' al rione Sanita' una guerra di camorra tra i Misso e il gruppo scissionista che fa capo a Salvatore Torino. Uno scontro concluso nel marzo di quest'anno, probabilmente con un accordo tra le due organizzazioni. Tra le fasi salienti dell'inchiesta, gli inquirenti ricordano l'arresto di Luigi Esposito, un esponente del clan Misso, ritenuto esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo Benitozzi, appartenente al gruppo di Torino. Esposito, 24 anni, e' uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Un'altra ordinanza e' stata firmata nei confronti di Salvatore Savarese, 53 anni, noto esponente del clan Misso. Gli altri arrestati sono Vincenzo Persico, 26 anni, Alessandro Hudelka, 28, Marco Hudelka, 23, Alessandro Maisto,21, e Pasquale Conte, 19. Le indagini sull'attivita' di favoreggiamento della latitanza di Emiliano Zapata Misso sono basate soprattutto su intercettazioni telefoniche. Prosegue intanto l'attivita' della squadra mobile, che sta indagando sul delitto di ieri sera, un episodio che potrebbe innescare una nuova faida nel quartiere. Si configura non semplice ricostruire la dinamica dell'agguato. La polizia, nonostante il delitto sia avvenuto in strada in una zona molto affollata, non avrebbe infatti raccolto testimonianze significative per l'individuazione dei killer. Prestigiacomo e' stato ucciso con quattro colpi alla testa esplosi a poco piu' di un metro di distanza, probabilmente con un revolver calibro 22. Il pregiudicato era appena uscito a un bar a pochi metri da Porta San Gennaro quando e' stato affrontato da uno o piu' sicari. Negli ultimi anni i Misso avevano acquisito un ruolo egemone tra i clan cittadini. Dopo la guerra con le cosche dell'Alleanza di Secondigliano (conclusa con una tregua stipulata con uno dei boss avversari) si apri' un altro fronte, una scissione interna con il gruppo capeggiato dall'ex affiliato Salvatore Torino. Anche quest'ultimo conflitto si sarebbe attenuato. L'agguato di Porta San Gennaro potrebbe essere il segno di una nuova scissione. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, DUE CLAN DOMINANO IN CITTA'
GRANDE IMPRENDITORIALITA' CAMORRA: 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI '06

ROMA - Due clan camorristici dominano a Napoli: il cartello Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta 'Alleanza di Secondigliano'. A rilevarlo e' l' ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata oggi al Parlamento, che evidenzia come i due gruppi ''si sono divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e della provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e imposto la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti''.
I DUE CLAN - Tra i fautori di questo assetto, rileva la relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O' Scellone', uno dei capi storici della camorra partenopea che avrebbe stretto accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad essa collegati. Una zona ancora ad alta tensione e' l' area controllata dal clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo semestre di quest'anno. Qualche ripercussione, nota la Dia, ''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di Vincenzo Di Lauro, figlio del capo clan Paolo e suo alter ego, avvenuta per un vizio di forma dell' ordinanza di custodia cautelare''. La latitanza di Di Lauro potrebbe aiutare il sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'. Tensioni si sono poi registrate nella zona centrale di Napoli, dove e' proseguita una guerra interna al clan Misso, del rione Sanita', causata da una frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore Torino, detto 'O' Gassusaro'.
20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006 - Nel primo semestre del 2006, rileva ancora la Dia, la conflittualita' tra i vari gruppi camorristici in Campania appare attenuta, come sembra indicare il calo degli omicidi rispetto allo stesso periodo del 2005: 20 contro 38. L' esistenza di numerose aggregazioni criminali, costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un inasprimento delle tensioni tra clan, dall' altro ne accentua la capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare presenza nei quartieri cittadini.
SPICCATA IMPRENDITORIALITA' CAMORRA - Le indagini condotte, spiega la Relazione, ''confermano la capacita' imprenditoriale della camorra, sempre piu' attiva nella gestione di attivita' economiche e finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel settore immobiliare ed edilizio nonche' nella produzione e commercializzazione di prodotti industriali contraffatti''. La Camorra, per la Dia, ''tenta di controllare, direttamente o attraverso imprenditori che prestano le loro strutture societarie ai clan, porzioni di mercato che vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi''.
CICLO RIFIUTI NEL MIRINO - Anche nel ciclo dell' illecito smaltimento dei rifiuti sono forti gli interessi della camorra, che, frequentemente, vede coinvolti sia i produttori dei rifiuti, sia i titolari dei siti di destinazione finale, discarica o centri di recupero ambientale. Le aree campane maggiormente colpite da reati ambientali, sono la zona compresa tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la provincia di Napoli e, per la provincia di Caserta, l' area compresa tra i comuni di Casal Di Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa Maria La Fossa. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: DIA, 20 OMICIDI IN PRIMI 6 MESI 2006
CAMORRA SEMPRE PIU' ATTIVA IN GESTIONE ATTIVITA' ECONOMICHE


ROMA - Nel primo semestre del 2006 la conflittualita' tra i vari gruppi camorristici in Campania appare attenuta, come sembra indicare il calo degli omicidi rispetto allo stesso periodo del 2005: venti contro trentotto. Lo rileva la relazione semestrale della Dia, consegnata oggi in Parlamento. L'esistenza di numerose aggregazioni criminali, nota la Dia, costituite da pochi affiliati, disposte ad allearsi con il sodalizio al momento vincente, se da un lato determina un inasprimento delle tensioni tra clan, dall'altro ne accentua la capacita' di sopravvivenza in ragione della loro capillare presenza nei quartieri cittadini. Le indagini condotte, osserva la relazione, ''confermano la capacita' imprenditoriale della camorra, sempre piu' attiva nella gestione di attivita' economiche e finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel settore immobiliare ed edilizio nonche' nella produzione e commercializzazione di prodotti industriali contraffatti''. La Camorra, prosegue, ''imponendosi con gli strumenti tipici dell' associazione mafiosa, tenta di controllare, direttamente, o attraverso imprenditori che prestano le loro strutture societarie ai clan, porzioni di mercato che vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi''. Questa spiccata propensione imprenditoriale della camorra, ha consentito ad alcuni sodalizi (tra i quali i clan napoletani Di Lauro, Mazzarella, Misso, Licciardi, il gruppo casertano Zagaria, il clan Panella-D'Agostino di Salerno) di raggiungere posizioni di egemonia che in alcuni casi hanno travalicato i confini nazionali. Gli interessi della Camorra, si legge nella relazione, spaziano in tutti i settori dell'illecito, ma in alcuni campi si assiste ad una modifica del modus operandi rispetto al passato. Le estorsioni, ad esempio, sono oggi praticate non piu' attraverso la richiesta a poche vittime di consistenti forme di denaro, ma attraverso la sistematica richiesta di somme meno ingenti a numerosi operatori economici. Anche nel ciclo dell'illecito smaltimento dei rifiuti, sono forti gli interessi della camorra, che, frequentemente, vede coinvolti sia i produttori dei rifiuti, sia i titolari dei siti di destinazione finale, discarica o centri di recupero ambientale. Le aree campane maggiormente colpite da reati ambientali, sono la zona compresa tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la provincia di Napoli, e per la provincia di Caserta, l'area compresa tra i comuni di Casal Di Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa Maria La Fossa. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: IMPEGNO, ESERCITO NON RISOLVE PROBLEMI
NECESSARIO RISVEGLIO COSCIENZE, POLITICA SUPERI LE DIVISIONI

NAPOLI - ''La vicenda esercito in quanto tale, come hanno detto il sindaco ma anche il cardinale Sepe, non risolve i problemi della citta'''. Cosi', il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Leonardo Impegno, interviene sul dibattito degli ultimi giorni. Secondo Impegno - che questa mattina e' andato a trovare la donna rimasta ferita ieri sera in un agguato di camorra - ''certo, un uso intelligente dell'esercito potrebbe favorire un miglioramento della qualita' dell'azione delle forze dell'ordine. Penso ai siti di sicurezza e allora spostare carabinieri, guardia di finanza, poliziotti dal presidio dei posti di sicurezza e avere piu' uniformi in mezzo ai vicoli, alle strade, alle piazze potrebbe essere utile. Ma questa - aggiunge - e' una scelta che dovra' essere assunta di concerto con il Governo e da questo punto di vista il sindaco sta conducendo una trattativa, positiva spero, con il governo affinche' l'emergenza Napoli venga considerata un'emergenza che, come tutte le emergenze, richiede misure straordinarie e tra le misure straordinarie dobbiamo chiedere piu' uomini ma soprattutto piu' intelligence''. Per il presidente del consiglio comunale, poi, ''c'e' il compito della politica locale di creare un clima culturale positivo. C' e' bisogno di un risveglio delle coscienze. Non e' il momento delle divisioni. E' il momento dell'unita', anche tra forze politiche differenti. Quando una ragazza di 32 anni viene sparata ad una gamba e non c'entra niente, quando ci sono 8 morti in 8 giorni, non interessa cosa pensa il centrodestra e cosa il centrosinistra, interessa quali sono le azioni da mettere in campo''. ''Come consiglio comunale - prosegue Impegno - credo che dovremmo essere tra i promotori di una mobilitazione. Insieme agli studenti, alle parti sociali e ai sindacati, agli imprenditori perche' tutti prendano le distanze da quella parte marcia della nostra citta' che e' una piccola parte pero' si fa sentire piu' dell'altra. Quella parte marcia che usa il megafono della forza e della violenza che e' pero' minoranza. Quando viene arrestato un rapinatore, un assassino, un camorrista, il 99,9 per cento della citta' plaude mentre solo una sparuta minoranza si ribella alle forze dell'ordine, alle quali, va tutta la nostra solidarieta'''. ''Noi - conclude - dobbiamo usare il megafono della cultura, della solidarieta' del rispetto delle differenze per fare questo dobbiamo far sentire la nostra voce, a volte anche in maniera simbolica''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: MONS. RIBOLDI,ESERCITO? MEGLIO I MAESTRI

ROMA - Per risolvere il problema criminalita' a Napoli occorre ''un piano'', ma e' meglio evitare l'esercito: a Napoli occorrono piuttosto ''dei maestri, e dei testimoni''. Cosi' commenta la drammatica spirale criminale nel Napoletano monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra (Napoli), famoso per le sue lotte per la legalita' prima nel Belice, dove fu parroco, e, dal 1978, in Campania. In un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it, in cui definisce i camorristi dei ''quaqquaraqqua''', Riboldi sostiene che la situazione non e' ancora precipitata del tutto: ''questi sono ancora 'dolci' rispetto a quelli dei primi Anni '80 - ricorda - in cui, qui a Napoli, si fronteggiavano due criminalita' bene organizzate, i cutoliani e i casalesi. Si moriva a grappoli, anche qui ad Acerra''. E sull'esercito all'ombra del Vesuvio, aggiunge: ''ho vissuto la Sicilia dei tempi duri della mafia, di quando c'erano Chinnici, Falcone, Borsellino, Caponnetto, il generale Dalla Chiesa, e non si e' mai fatta repressione di questo tipo. La repressione di questo tipo e' guerra alla guerra''. A Bassolino, al sindaco Iervolino, a Napolitano, don Riboldi suggerisce: '''fate una campagna di serieta' nella politica. Non sono di nessuna parte - precisa -, ma quello che vediamo non favorisce il clima necessario per un comune impegno''. E continua: ''Mettiamo da parte destra e sinistra, impegniamoci prima di tutto per l'uomo. Se potessi parlare a Bassolino, direi: facciamo una politica che sia servizio di presenza sul posto, facciamo sentire che lo Stato c'e', siamo noi e collaboriamo con loro. Facciamo una politica diversa, non quella del 'comando io', ma del 'costruiamo insieme'''. ''Ma che paura dobbiamo avere della criminalita'? - si chiede poi mons. Riboldi - In fondo chi sono? Uomini come noi: ne ho conosciuti tanti, e mi ha sempre stupito la loro pochezza, la deformazione interiore. Soldi e basta, la vita non conta nulla''. E se non abbiamo paura della criminalita', conclude, se siamo ''pronti anche a denunciare il male, parlare, rischiare, alla camorra tagliamo le unghie. Lo dico per esperienza''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: PARROCO FORCELLA, NO MILITARIZZAZIONE

NAPOLI - ''Non sono favorevole alla militarizzazione della citta' ma auspico un maggiore e piu' capillare controllo del territorio ed una ricetta che dia' lavoro''. Lo ha detto don Luigi Merola, parroco di San Giorgio ai Mannesi a Forcella, dopo gli ultimi fatti di sangue che hanno interessato la citta'. ''Napoli - ha sottolineato - sembra essere in mano alla camorra spietata, violenta, senza codice, ammesso che un codice sia mai esistito, ed affamata solo di denaro. Ha ragione il cardinale Crescenzio Sepe quando dice che in questa metropoli c'e' bisogno di educazione dei valori. Il superfluo non puo' e non deve diventare il necessario. Troppo spesso si ammazza per un telefonino, un paio di scarpe e cose simili: si sta perdendo il senso della vita. Per la nostra citta' serve una ricetta per il lavoro, bisogna dare un'alternativa, solo cosi' si puo' riuscire a sconfiggere la criminalita'''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: RELAZIONE DIA, DUE CLAN EGEMONI
MISSO-MAZZARELLA-SARNO E ALLEANZA DI SECONDIGLIANO

ROMA - A Napoli, i due cartelli Misso-Mazzarella-Sarno e la cosidetta alleanza di Secondigliano, si sono divisi buona parte dei traffici illeciti della citta' e delle provincia, dopo aver superato i conflitti del passato e imposto la pax mafiosa anche ai gruppi satelliti. Lo rileva l'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) inviata oggi al Parlamento. Tra i fautori di questo assetto, rileva la relazione, si colloca Ciro Mazzarella, detto 'O' scellone', uno dei capi storici della camorra partenopea che avrebbe stretto accordi con la famiglia Licciardi ed i gruppi ad essa collegati. Una zona ancora ad alta tensione e' l'area controllata dal clan Di Lauro, come attestano gli omicidi consumati nel primo semestre di quest'anno. Qualche ripercussione - annota la Dia, ''potra' avere la scarcerazione, avvenuta il 6 giugno scorso, di Vincenzo Di Lauro, figlio del capoclan Paolo e suo alterego, avvenuta per un vizio di forma dell'ordinanza di custodia cautelare. La latitanza del Di Lauro, potrebbe aiutare l'omonimo sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli affiliati sono transitati nel gruppo degli 'scissionisti'. Tensioni, prosegue la relazione, si sono poi registrate nella zona centrale del capoluogo campano, dove e' proseguita una guerra interna al clan Misso, del rione Sanita', causata da una frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore Torino, detto 'O' gassusaro'. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: SINDACO SALERNO, SERVE TOLLERANZA ZERO

SALERNO - L'escalation criminale nel Napoletano e' ''una tragedia'', che rischia di produrre ''effetti disastrosi'' sull'immagine della Campania. Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, diessino, ribadisce la strada della ''tolleranza zero'', e punta l'indice contro i ''paraocchi ideologici'' che a suo avviso il centrosinistra mantiene verso i temi della sicurezza: ''Ordine e' una parola che fa ancora paura, ma bisogna usarla''. Usarla come quando, poche settimane fa, ha assegnato i manganelli ai suoi vigili urbani: ''Uno strumento di autodifesa per chi decide di non fare marcia indietro di fronte ai violenti''. Diessino, 54 anni, avversario storico di Antonio Bassolino, De Luca e' stato rieletto nel giugno scorso sindaco di Salerno, dopo i due mandati del 1993-2001. E' contrario all'ipotesi di impiegare l'esercito a Napoli, tranne che per sollevare polizia, carabinieri e gdf da compiti d'ufficio. Quel che serve e' piu' attivita' di ''contrasto, intelligence e repressione'', che spetta alle forze dell'ordine: il sindaco di Salerno apprezza il lavoro che stanno svolgendo Amato e Minniti, ma invita a fare passi avanti sul piano del rafforzamento di organici e tecnologie. ''Preferirei si parlasse meno di esercito, e piu' di mezzi per poliziotti e magistrati''. Al Governo nazionale, De Luca addebita l'aver gestito ''in modo inaccettabile'' il rapporto con le autonomie locali nella definizione della Finanziaria: ''C'e' gente che non ha idea di quali problemi debba affrontare chi vive in trincea i problemi dei quartieri popolari. Sarebbe meglio ridurre il taglio del cuneo fiscale per non dover affrontare tagli durissimi ai fondi per le politiche sociali e culturali''. E c'e', secondo il sindaco di Salerno, un nodo di fondo che l'attuale maggioranza deve sciogliere: ''La sicurezza oggi e' un bisogno primario per i cittadini. Va garantita avendo il coraggio di dire che c'e' anche bisogno di ordine e repressione. Invece il centrosinistra sconta un ritardo tutto ideologico su questi temi''. C'e' poi un versante che spetta alle istituzioni locali: ''Dare fiducia ai cittadini, altrimenti la guerra contro la camorra diventa perdente, perche' non c'e' piu' nessuno disposto a combattere in un clima di solitudine e di resa generale''. Secondo il sindaco di Salerno sarebbe decisiva ''un'onda d'urto psicologica, dare la sensazione che si riprende in mano il territorio''. E allora, mano ferma contro ''le mille forme di abusivismo, dai parcheggi agli irregolari di ogni tipo, dimostrando che chi viola le regole del vivere civile e' chiamato a pagare''. Ha un ruolo essenziale, secondo De Luca, la polizia municipale, e bisogna ''motivare nel modo giusto chi ha responsabilita' di ordine pubblico''. L'analisi del caso Napoli fa ribadire al sindaco di Salerno le sue abituali critiche alla gestione amministrativa e politica del capoluogo. ''L'attuale situazione, che rischia di diventare un elemento permanente di crisi per tutto il territorio campano, e' chiara da anni, a chiunque avesse avuto onesta' intellettuale nell'osservare i mali di Napoli e della sua area metropolitana. Invece assistiamo a una oscillazione permanente tra l'oleografia da cartolina e il grido di dolore dell'emergenza''. Critiche all'''altro'' centrosinistra campano, quello di Bassolino e Iervolino: ''Si dice che non tutto e' camorra, ma quali sono le forze prevalenti? Ci si nasconde dietro la drammaticita' dei problemi e le emergenze, dimenticando che il riconoscimento dell'errore e' il primo passo verso la salvezza''. Che, tradotto in soldoni, per De Luca vorrebbe dire ''combattere strenuamente tutte le forme di illegalita' e di abusivismo, mandando i vigili nelle strade invece che tenendoli negli uffici, e dotandoli come abbiamo fatto noi di piccoli strumenti di autodifesa''. E' questo il modello Salerno, secondo il suo sindaco: quello della seconda citta' della Campania che - tiene a dire De Luca - ''e' pulita ed europea, e non ha mai avuto in queste settimane sacchetti in strada. Lo ricordo ai potenziali investitori, spaventati da altre notizie...''. Ma la differenza strutturale tra i problemi delle due citta', cominciando dal ben diverso livello di penetrazione criminale, non e' troppo alta per pensare di fare paragoni o di esportare ricette? ''Chi obietta questo attua una variante del giustificazionismo. Non c'e' nulla di eccezionale nel mandare i vigili in strada, o nel costruire un termovalorizzatore o aprire una discarica in 12 anni. Essendo chiare le mie posizioni, mi sento poco vicino a chi oggi vuole scatenare un uragano polemico su Napoli e la Campania''. Lui, De Luca, infatti polemizza su questi temi da anni: ''Gia', e non vorrei confondermi con gli altri. Viviamo in un Paese che tollera di tutto, dagli stragisti agli stupratori, ma non chi dice la verita'''. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: SPIRALE SENZA FINE, OGGI 3 MORTI
GUERRE CLAN E MICROCRIMINE, 12 AMMAZZATI IN 10 GIORNI

NAPOLI - Seminano il terrore i sicari della camorra: anche oggi tre morti, in due diversi agguati, allungando il lugubre bollettino della guerra che insanguina Napoli e la sua provincia. Ben 12 morti ammazzati in 10 giorni, tra guerra di camorra e criminalita' di strada, una spirale infernale che colpisce persone coinvolte in affari dei clan ma che terrorizza anche i cittadini onesti. Oggi a Torre del Greco l'assassinio di due pregiudicati, uno dei quali - Adriano Cirillo, di 37 anni - era uscito di recente grazie all'indulto, e' stata una sorta di sfida allo Stato che si interroga se mandare o meno l'Esercito a Napoli: i killer sono entrati in azione a poche decine di metri dalla sede della compagnia della Guardia di Finanza a dimostrazione che le armi non si placano nemmeno di fronte alle divise. La sequenza di morte e' stata cadenzata anche oggi da una sorta di botta e risposta a distanza tra due zone opposte della provincia: a Torre del Greco, dove l'agguato sembra la risposta appare la risposta all'omicidio di un altro pregiudicato, Luigi Loffredo, venerdi' scorso nella citta' del corallo, e a Sant'Antimo dove e' stato ammazzato Rodolfo Pacilio, di 36 anni, titolare di una piccola azienda che da' in affitto videogiochi. Quest'anno sono 75 le vittime. Negli ultimi giorni la tragica recrudescenza. Il 22 ottobre i killer sparano e uccidono tra la folla, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a Napoli, Salvatore Attanasio, sorvegliato speciale di 37 anni. La mattina del giorno dopo muore in ospedale, per le gravi ferite riportate in un agguato poche ore prima, il cantante neomelodico Antonio Invito, di 36 anni: un delitto, il suo maturato nell'ambiente dello spaccio della droga ad Acerra. Passa un giorno e nel parco Verde di Caivano, zona a nord del capoluogo, viene trucidato il 25enne Umberto Autiero. Parenti ed amici devastano la sala di rianimazione dell'ospedale di Frattaminore dove l'uomo era arrivato gia' cadavere. Ciro De Falco, 42 anni, sorvegliato speciale, esponente di spicco del clan De Sena-Di Fiore rimane vittima di un agguato, il 26 ottobre, sempre ad Acerra, ammazzato mentre viaggia in auto con la moglie incinta che rimane illesa. L'uomo, pur gravemente ferito, riesce a guidare ancora l'auto per cercare di raggiungere una vicina clinica prima di perdere i sensi e tamponare alcune auto in sosta. Il 27 ottobre viene ammazzato tra la folla Luigi Loffredo, a Torre del Greco, mentre il giorno dopo ad Arzano e' la volta di Patrizia Marino, 65 anni, una famiglia segnata da lutti nella guerra di camorra: due figli, vicini al clan Di Lauro, furono ammazzati a giugno scorso, prima era toccato al marito. Ieri sera, poi, un agguato in pieno centro a Napoli con l'assassinio di Vincenzo Prestigiacomo, genero di Umberto Misso, fratello del capoclan Giuseppe. A finire sotto i colpi dei killer anche una passante incolpevole, una donna rumena. Il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno, si e' recato oggi in ospedale per chiedere alla donna scusa a nome della citta'. Ma Napoli, nella morsa della camorra, e' stretta anche da una opprimente criminalita' di strada: non si contano piu' scippi e rapine. Nel tragico bilancio vanno inseriti anche la reazione del tabaccaio che a Crispano, di fronte alle minacce rivolte al figlio, ha ucciso un rapinatore e ferito il complice sedicenne e la lite per gelosia nella quale un sedicenne (per il quale e' stato disposto il trasferimento in comunita') ha ucciso un diciottenne, intervenuto per difendere l'amico e coetaneo rimasto ferito nella colluttazione. Domani a Pozzuoli si svolgeranno i funerali del ragazzo morto. (ANSA).


CRIMINALITA' NAPOLI: TRA LA GENTE, PAURA E SFIDUCIA
PARLANO I COMMERCIANTI DEL CENTRO DOPO OMICIDIO TRA LA FOLLA

NAPOLI - ''Qui lo Stato e' assente, non servono i militari ma un piano occupazionale''. E' il grido lanciato dai commercianti di via Foria, piazza Cavour e Porta San Gennaro, a poco meno 24 ore dall'omicidio di Enzo Prestigiacomo e del ferimento di una donna rumena, in un agguato tra la folla. ''Napoli - dice Vittorio Carlino, titolare di un negozio di borse - e' tornata indietro, sembra di rivivere gli anni '80 con la sanguinosa guerra di camorra tra cutoliani e Nco''. L'uomo, che ieri al momento della sparatoria non era nel negozio, ha raccontato che qualche giorno fa fu improvvisamente costretto a barricarsi nel negozio mentre nella banca accanto era in atto una rapina. ''Con la militarizzazione - aggiunge il negoziante - non otterremo nulla. C'e' bisogno di un lavoro sinergico per combattere quel 'potere' che sempre piu' sta prendendo il sopravvento''. Accanto c'e' Stefania, una delle commesse del negozio. Lei, al momento dell'omicidio c'era; anzi, dato il fuggi fuggi generale, aveva pensato al terremoto. ''E' difficile vivere a Napoli. Ieri, subito dopo il fatto, mi sono accorta che in zona c'erano persone dai brutti volti che non facevano altro che 'controllare' la zona. Per paura ho deciso di chiudere in anticipo il negozio''. L'esercizio cambia ma il discorso e' lo stesso. Antonio, titolare di un bar della zona, e' amareggiato. Nel negozio per tutta la giornata si e' parlato di quanto accaduto il giorno prima. ''In questo quartiere lo Stato per paura di subire ulteriori rapine ha chiuso un ufficio postale, scappando. A questo punto mi chiedo: cosa possiamo fare per il futuro? Parlano di militarizzare la citta', va bene; a patto che pero' insieme agli uomini inviino anche numerosi carri blindati'', e' la provocazione del titolare del bar''. Anche Antonio nel raccontare la paura della sparatoria tra la folla fa il paragone con il terremoto che nel 1980 colpi' la Campania. ''Ho ancora davanti agli occhi l'immagine di donne con bambini che fuggivano, borse della spesa buttate in terra ed urla, tante urla. All'inizio non si capiva cosa fosse accaduto ma poi... Bisogna che la gente cambi mentalita', dobbiamo tutti insieme ribellarci e far sentire la nostra voce''. Ancora scossa Giovanna Marino che insieme con suo padre Salvatore gestisce il bar davanti al quale e' avvenuto l'omicidio. Entrambi sollecitano una maggiore presenza delle istituzioni ed un piano che porti lavoro ai tanti giovani napoletani. Anche per Ferdinando Lombardi, gestore di una delle piu' antiche pizzerie della zona, il vero problema e' la mancanza ''di una politica atta a creare sviluppo ed occupazione''. Angoscia anche tra i genitori che oggi accompagnavano i propri figli a scuola, nei pressi del luogo dell'agguato. ''Se potessi fuggirei da Napoli, qui non si puo' piu' vivere - commenta Anna, madre di due bambine - Ieri sera sono passata nella zona di Porta San Gennaro intorno alle sei, poco prima che ci fosse la sparatoria. Quando ho sentito dell'agguato al telegiornale mi sono sentita morire, ho pensato che se avessi tardato di poco avrei potuto trovarmi coinvolta. Ho paura, non voglio che le mie figlie vivano in una citta' dove la vita conta cosi' poco''. (ANSA).


RACKET: TANO GRASSO, A PIANURA CAMORRA MINACCIA ASSOCIAZIONI
NUOVA OFFENSIVA CRIMINALITA' IN QUARTIERE SIMBOLO GUERRA A PIZZO

NAPOLI - Rispuntano le sentinelle agli angoli delle strade, a Pianura, quartiere della periferia ovest di Napoli, dove la camorra starebbe muovendo i primi passi di una nuova offensiva ai commercianti. La denuncia e' del consulente per la lotta al racket e all'usura del Comune di Napoli Tano Grasso, secondo il quale la malavita sceglie questa volta come 'interlocutore' proprio le associazioni antipizzo. Grasso ha incontrato la stampa al termine di un Comitato per l'Ordine pubblico e per la Sicurezza che si e' tenuto oggi nella sede dela Municipalita'. Un incontro a porte chiuse, al quale hanno partecipato il questore di Napoli, Oscar Fioriolli e il prefetto Renato Profili, che hanno lasciato la sede prima della conferenza stampa, senza rispondere alle domande sulla emergenza criminalita'. Presenti anche esponenti dei carabinieri della compagnia del rione Traiano e della Guardia di Finanza. ''In questi ultimi mesi abbiamo segnalato un tentativo di forte ripresa del controllo del territorio da parte di piccoli gruppi criminali di nuova costituzione - ha detto il consulente - Negli angoli del quartiere abbiamo rivisto le sentinelle mentre assistiamo a una dinamica inedita nelle strategie della malavita: per la prima volta la sfida della camorra si rivolge direttamente alla societa' civile e non alle istituzioni, mostrando di considerare propri interlocutori le associazioni antiracket''. Grasso ha ricordato che l'associazione di Pianura ha contribuito alla sconfitta dei clan storici del quartiere nel 2005, proprio grazie alle denunce dei commercianti che si sono alleati per fare muro contro la richiesta del pizzo. Al comitato era presente anche l'imprenditrice Silvana Fucito, che dopo aver subito l'incendio del suo negozio, nel 2002, denuncio' i ricattatori, diventando successivamente presidente dell'associazione san Giovanni per la Legalita'. ''Ci riprovano, ma noi non ci riteniamo affatto sconfitti - ha concluso - la reazione della camorra non ci sorprende, stiamo combattendo e andremo avanti. Del resto, le associazioni esistono proprio per fronteggiare il rischio''. (ANSA).

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