7 novembre 2006
CONTRO LA MAFIA DON CIOTTI LANCIA GLI STATI GENERALI
DAL 17 AL 19 NOVEMBRE A ROMA APPUNTAMENTO DELLA SOCIETA' CIVILE
ROMA - Una tre giorni di ''idee, percorsi,
proposte per un rinnovato impegno'' di tutti - associazioni,
istituzioni, cooperative, scuole, parlamentari, magistrati,
forze dell'ordine, giornalisti, intellettuali e artisti - nella
lotta contro il crimine organizzato. L'iniziativa e' di
'Libera', l'associazione antimafia presieduta da don Luigi
Ciotti, e si svolgera' a Roma dal 17 al 19 novembre sotto l'alto
patronato del presidente della Repubblica che, il 15 novembre,
ricevera' al Quirinale cinquanta familiari di vittime della
mafia e venti rappresentanti dell'associazionismo in lotta
contro i clan. Ai lavori di 'Contromafie' prenderanno parte -
oltre alle 2.500 persone che hanno gia' assicurato la loro
presenza - anche il premier Romano Prodi e il presidente della
Camera Fausto Bertinotti.
''Siamo davanti a una vera e propria guerra - ha spiegato
oggi don Ciotti durante la presentazione della 'convention'
nella sede della Federazione nazionale della stampa - che negli
ultimi dieci anni ha ucciso, in Italia, 2.500 morti di mafia,
tra loro 155 vittime innocenti, dei quali 37 erano adolescenti e
bambini''. ''Ma questa situazione drammatica - ha proseguito -
non si risolve con la proclamazione delle varie situazioni di
emergenza, ma con una azione continua e contemporanea di tutti:
e' mai possibile che alcune migliaia di delinquenti riescano a
bloccare la liberta' di un intero paese come il nostro? Il
problema siamo noi, non la camorra, non la mafia''.
Per ''liberare la liberta', per ridare cittadinanza e
legalita' a intere regioni'', don Ciotti chiama a raccolta
''l'Italia di chi vuole fare la propria parte fino in fondo''.
Il lavoro di testimoni 'scomodi' - pagato con la vita da 17
cronisti, da Ilaria Alpi, a Enzo Baldoni, Peppino Impastato,
Giovanni Spampinato e Walter Tobagi - sara' ricordato nella
mostra 'Il giornalismo che non muore'. La necessita' di tenere
viva la fiaccola del giornalismo di inchiesta - specie per
illuminare le aree piu' colpite dal crimine - e' stata
sottolineata dal segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi e
da Roberto Morrione, ex direttore di Rai News 24. E nella 'tre
giorni' di don Ciotti ci sara' anche una 'notte bianca' - il 18
novembre dalle tre del pomeriggio alle tre del mattino, alla
Casa del cinema di Villa Borghese - con la proiezione di
documentari come 'La mattanza' di Carlo Lucarelli. Anche 57
vignettisti - da Vauro a Quino - daranno il loro sostegno, e la
loro ironia, con le tre mostre 'Mafiacarton'. Prenderanno la
parola, tra gli altri, tre sindaci che contro la mafia lavorano
tutti i giorni: Rosa Russo Iervolino a Napoli, Gianni Speranza a
Lametia Terme e Rosario Crocetta a Gela.
''Non vorrei piu' dover consolare nessuno al quale la mafia
ha tolto per sempre una persona cara - ha detto Stefania Grasso,
figlia del commerciante 'antiracket' Vincenzo, ucciso a Locri
nel 1989 - ma vedo purtroppo che, in questi giorni, l' elenco
delle persone innocenti uccise si sta allungando''. Parole
amareggiate anche quelle di Lorenzo Clementi, il marito di
Silvia Ruotolo, uccisa a Napoli dalla camorra nove anni fa. ''In
citta' - ha detto riferendosi al rischio che i riflettori si
spengano, un'altra volta, troppo presto - stiamo vivendo una
situazione in cui la camorra e le istituzioni ci stanno
trattando da sudditi, non da cittadini''. Un campanello d'
allarme per l'infiltrazione mafiosa nel Lazio - tra gli
'sponsor' di 'Contromafie' c'e' la Regione insieme al Comune e
alla provincia di Roma - e' stato suonato dall'assessore Luigi
Nieri che ha ricordato che nel territorio laziale ci sono
''segnali preoccupanti'' non solo per ''le zone del litorale
gia' commissariate ma anche per aree diverse che ormai, senza
dubbio, stanno dentro meccanismi molto particolari''.
Sei le tematiche che scandiranno i lavori degli 'stati
generali', tutte introdotte da 'testimonial' eccellenti: Sandro
Donati (per una parola di liberta'), Maria Falcone (per un
sapere di cittadinanza), Carlo Lucarelli (per un dovere di
informazione), Virginio Rognoni (per una politica di legalita'),
Giancarlo Caselli (per una domanda di giustizia), Tano Grasso
(per una economia di solidarieta'). Andrea Camilleri, Francesco
Rosi, Angelo Branduardi sono tra gli ospiti che hanno accolto l'
invito all'impegno rivolto da don Ciotti. Un saluto sara'
portato anche da Oscar Luigi Scalfaro, il primo presidente della
Repubblica che ha messo piede - in visita ufficiale - a
Corleone. (ANSA)
CRIMINALITA' NAPOLI: BASSOLINO, ERRORE E' MANCATO SVILUPPO
ROMA - L'errore, di tutti, istituzioni locali
e nazionali, e' stato quello di non far coincidere ad un
''risveglio della citta', che c'e' stato, uno sviluppo economico
adeguato''. E' questo, secondo il presidente della regione
Campania Antonio Bassolino, uno dei motivi per cui a Napoli e'
esplosa, ancora una volta, l'emergenza criminalita'.
''Ora la cosa importante e' collaborare - dice Bassolino
intervenuto alla trasmissione di Rai3 'Ballaro' - istituzioni
nazionali e locali devono muoversi insieme pur se su piani
paralleli. E insieme bisogna essere determinati ad espugnare i
santuari della camorra, per far sentire il polso dello Stato''.
In particolare, alle istituzioni locali, prosegue il presidente
della Regione Campania, ''spetta fare piu' politiche sociali e
culturali. A noi spetta salvare tanti ragazzi dalla strada con
questo tipo di politiche, mentre la competenza in materia di
ordine pubblico e' dello Stato, e cosi' deve essere''.
Bassolino ha poi difeso Napoli e i napoletani, facendo
riferimento, senza mai citarlo, alle accuse del vicepresidente
del Senato Roberto Calderoli. ''Le critiche sono benvenute,
c'e' pero' un limite da non superare. Un conto e' criticare, un
conto insultare. Perche' Napoli ha le risorse per reagire. La
citta' e' fatta di tante forze positive, oneste e perbene, che
sono la maggioranza dei cittadini''. (ANSA).
HERALD TRIBUNE: ONDATA VIOLENZA TERRORIZZA NAPOLI
ROMA - Dopo aver campeggiato per giorni
sulla prima pagina di tutti i giornali italiani, l'emergenza
criminalita' a Napoli guadagna anche l'apertura dell'Herald
Tribune.
L'edizione europea del New York Times pubblica infatti in
prima pagina due foto della guerra di camorra che sta
insanguinando la citta' partenopea e una corrispondenza dal
titolo: 'Troppo, anche per gli standard di Napoli'.
''Un'ondata di criminalita' che spara e accoltella sta
terrorizzando Napoli - si legge sul quotidiano - con circa un
omicidio al giorno nelle ultime due settimane. La situazione,
peggiorata dopo un'amnistia che ha fatto uscire oltre 2.700
piccoli criminali dalle prigioni locali, e' cosi' disastrosa che
il premier Romano Prodi ha visitato la citta' la scorsa
settimana per valutare se mandare o meno l'esercito''.
Secondo l'Herald, ''vivendo in una citta' che per lungo e'
stata sinonimo di criminalita' organizzata, i napoletani sono
abituati ad un certo livello di violenza'' nelle loro strade. Ma
ultimamente, i cambiamenti subiti dalla Camorra hanno portato la
violenza ad essere molto piu' frequente e imprevedibile, e
sempre piu' vicina alla vita quotidiana dei cittadini''.
Un tempo organizzazione ''disciplinata e verticale'' che
basava i suoi guadagni sulle ''estorsioni e il contrabbando di
sigarette'', ora la Camorra - osserva l'Herald - si presenta
come serie ''decentralizzata'' di gang in guerra tra di loro, il
cui principale interesse e' la droga, in primis la cocaina.
Percio' Napoli si trova al centro di una ''guerra di droga'',
un po' come accade a Los Angeles.
''Gli omicidi di cui noi siamo testimoni nelle nostre piazze
- dice al giornale il procuratore Franco Roberti che coordina le
operazioni anti-camorra nella metropoli campana - sono opera di
di diversi camorristi che cercano a tutti i costi di mantenere
il controllo dello spaccio in determinate aree della citta'. La
camorra infatti - dice Roberti - non e' piu' un'organizzazione
verticale ma orizzontale''.
Il quotidiano osserva poi come ''il governo italiano sembra
incerto sulla risposta da dare ai cambiamenti interni alla
camorra e alla recrudescenza della violenza'' mentre la gente
pensa che le cause vadano ricercate anche nell' ''inconsistenza
delle leggi locali'' sulla sicurezza e nella ''stagnazione
economica'' del Napoletano che offre ben poche opportunita' di
lavoro ai giovani che trovano invece soldi facili dalla camorra.
Prodi ha detto che non ha intenzione di mandare l'esercito ma
di voler rafforzare la polizia fornendo scooter extra per poter
affrontare le sfide della nuova camorra. ''Ma ora - conclude l'
Herald - la squadra coordinata dal procuratore Roberti ha solo
18 macchine vecchie e spesso rotte''.
(ANSA).
CRIMINALITA' NAPOLI: SEPE, CAMORRA TROVERA' PASSO SBARRATO
NAPOLI - ''Se siamo qui e' per affermare, e
gridare a voce alta, che le forze del male - la camorra, il
''sistema'', la malavita organizzata e no, i cultori, grandi e
piccoli, dei soprusi quotidiani- troveranno il passo
sbarrato''. Cosi' il cardinale Crescenzio Sepe nel corso dell'
omelia per la veglia di preghiera e digiuno da lui promossa
quest'oggi.
L'arcivescovo di Napoli ha esortato tutti a ''non dare tregua
al male della camorra'': ''Certamente quello che sta accadendo
nelle nostre citta', questa esplosione di violenza e di morte,
organizzata o meno che sia, ci interpella tutti: istituzioni
civili, Chiesa e tutti i cittadini di buona volonta' ''. Ben
vengano, percio', progetti a breve e lungo termine che siano
capaci di estirpare efficacemente e radicalmente ''i mali
profondi che deturpano la bellezza materiale, morale e religiosa
del nostro popolo'', ha detto Sepe.
Il cardinale si e' rivolto in particolare ai giovani
sottolineando che ''le vostre facce sono rattristate dai sorrisi
che mancano o sono spenti'' e dicendogli: ''Voi, carissimi,
venite indicati e lo siete davvero, come il futuro della
citta'. Oggi siete chiamati ad essere qualcosa in piu'. Vi si
chiede di essere anche il presente, la realta' piu' viva di
una citta' che dovete sentire vostra piu' che mai, ora che ha
piu' bisogno del vostro amore, delle vostre energie e del sano
orgoglio di sentirvi napoletani, cittadini di una comunita' che,
pur nei momenti piu' drammatici, ha saputo mettere mano alla
propria storia e costruirla grande, e degna di essere vissuta e
ammirata. In una parola, carissimi giovani - ha continuato il
cardinale Sepe -, siete chiamati, non solo a rappresentare, ma
ad essere il volto autentico di Napoli. Davanti alla vostra
generosita' e ai vostri impegni abbiamo il dovere di dare
ragione della nostra speranza''.
''La comunita' si estende anche
fuori, nelle strade, nella case, e in tutti i luoghi dove Napoli
opera e vive. Della comunita' fanno parte, a loro modo,
tradendola dal di dentro, anche gli uomini dediti alla violenza.
Anche ad essi deve arrivare il soffio, il calore di questa
nostra preghiera, perche' nessuno e' mai perduto alla causa di
Dio''. Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli si e'
rivolto cosi' agli uomini della camorra nel corso della sua
omelia per la veglia di preghiera e digiuno da lui promossa
quest'oggi.
''Ognuno di noi, soprattutto se cristiano, deve assumersi le
proprie responsabilita' senza delegare ad altri la soluzione di
ogni problema. Dobbiamo confessare che forse anche noi, invece
di testimoniare la carita' e la speranza contro le tante forme
di sfiducia e di disfattismo, di apatia, di indolenza o, peggio
ancora, di omerta', ci siamo resi colpevoli di quel peccato
sociale non opponendoci con coerenza e determinazione, a quella
cattiva condotta civile che hanno fatto del furto, dello
strozzinaggio, della violazione delle regole del vivere onesto e
civile quasi una mentalita' che giustifica i propri
atteggiamenti illegali con l'alibi che 'cosi' fan tutti''', ha
esortato l'arcivescovo di Napoli.
''Non daremo tregua, con la parola, con la denuncia, con il
contrasto delle opere, a chi attenta, con la violenza e il
malaffare, alla speranza e al futuro della citta''', ha
proseguito il cardinale Sepe ricordando quel 'Mai piu' la
violenza' pronunciato da Giovanni Paolo II a Scampia, che
''sara' il marchio a fuoco del nostro impegno. E continueremo,
come Chiesa, con l'apporto dei nostri sacerdoti, a percorrere
la citta' passo per passo per esserle piu' accanto e per capire
meglio i suoi bisogni, pronti a colmare anche i nostri
ritardi'', ha concluso l'arcivescovo di Napoli.
''Non daremo tregua, con la parola,
con la denuncia, con il contrasto delle opere, a chi attenta,
con la violenza e il malaffare, alla speranza e al futuro della
citta' ''; a Napoli ''le forze del male - la camorra, il
'sistema', la malavita organizzata e no, i cultori, grandi e
piccoli, dei soprusi quotidiani - troveranno il passo
sbarrato''. E' quanto ha detto il cardinale Crescenzio Sepe nel
corso dell'omelia per la veglia di preghiera e digiuno da lui
stesso promossa. Sepe si e' anche rivolto agli ''uomini dediti
alla violenza'', ricordando loro che ''nessuno e' mai perduto
alla causa di Dio''.
''Se siamo qui - ha detto l'arcivescovo di Napoli parlando ai
fedeli - e' per affermare, e gridare a voce alta, che le forze
del male - la camorra, il 'sistema', la malavita organizzata e
no, i cultori, grandi e piccoli, dei soprusi quotidiani -
troveranno il passo sbarrato''. ''Certamente quello che sta
accadendo nelle nostre citta', questa esplosione di violenza e
di morte, organizzata o meno che sia - ha aggiunto - ci
interpella tutti: istituzioni civili, Chiesa e tutti i cittadini
di buona volonta'''. Ben vengano, percio', progetti a breve e
lungo termine che siano capaci di estirpare efficacemente e
radicalmente ''i mali profondi che deturpano la bellezza
materiale, morale e religiosa del nostro popolo'', ha detto
Sepe.
Il cardinale si e' rivolto in particolare ai giovani
sottolineando che ''le vostre facce sono rattristate dai sorrisi
che mancano o sono spenti'' e dicendogli: ''Voi, carissimi,
venite indicati e lo siete davvero, come il futuro della
citta'. Oggi siete chiamati ad essere qualcosa in piu'. Vi si
chiede di essere anche il presente, la realta' piu' viva di
una citta' che dovete sentire vostra piu' che mai, ora che ha
piu' bisogno del vostro amore, delle vostre energie e del sano
orgoglio di sentirvi napoletani, cittadini di una comunita' che,
pur nei momenti piu' drammatici, ha saputo mettere mano alla
propria storia e costruirla grande, e degna di essere vissuta e
ammirata. In una parola, carissimi giovani - ha continuato il
cardinale Sepe -, siete chiamati, non solo a rappresentare, ma
ad essere il volto autentico di Napoli. Davanti alla vostra
generosita' e ai vostri impegni abbiamo il dovere di dare
ragione della nostra speranza''.
Il cardinale ha poi rivolto il suo pensiero ''agli uomini
dediti alla violenza'' che - ha detto - tradiscono la comunita'
dal di dentro. ''Anche ad essi deve arrivare il soffio, il
calore di questa nostra preghiera, perché nessuno e' mai perduto
alla causa di Dio''. Ai napoletani ha detto: ''Ognuno di noi,
soprattutto se cristiano, deve assumersi le proprie
responsabilita' senza delegare ad altri la soluzione di ogni
problema. Dobbiamo confessare che forse anche noi, invece di
testimoniare la carita' e la speranza contro le tante forme di
sfiducia e di disfattismo, di apatia, di indolenza o, peggio
ancora, di omerta', ci siamo resi colpevoli di quel peccato
sociale non opponendoci con coerenza e determinazione, a quella
cattiva condotta civile che hanno fatto del furto, dello
strozzinaggio, della violazione delle regole del vivere onesto e
civile quasi una mentalita' che giustifica i propri
atteggiamenti illegali con l'alibi che 'cosi' fan tutti'''.
Il cardinale Sepe ha poi ricordato quel 'Mai piu' la
violenza', pronunciato da Giovanni Paolo II a Scampia, che - ha
detto - ''sara' il marchio a fuoco del nostro impegno. E
continueremo, come Chiesa, con l'apporto dei nostri sacerdoti,
a percorrere la citta' passo per passo - ha concluso
l'arcivescovo di Napoli - per esserle piu' accanto e per capire
meglio i suoi bisogni, pronti a colmare anche i nostri
ritardi''. (ANSA).
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